Emancipata ante litteram: la donna del XVIII secolo in un libro dei fratelli Goncourt

donnaCi sono libri che una volta terminati di leggere vien voglia di riprendere in mano e ricominciare la lettura dalla prima pagina. Sono i libri che sfamano la mente e danno quel particolare piacere del testo che è unico, irripetibile, talvolta incomunicabile. La donna nel XVIII secolo (Sellerio, 2010) dei fratelli Edmond e Jules de Goncourt  è uno di questi libri. Pubblicato nel 1882 e scritto come un complesso ricamo conserva intatta la sua freschezza per la capacità di parlare al nostro mondo postmoderno. Lo nota in una breve e pregnante Introduzione la curatrice del volume (468 pagg, 20 euro) Francesca Sgorbati Bosi. La quale ci avvisa che la parabola della donna francese nel ‘700, così come è dipinta dai Goncourt, non è una carrellata di ritratti da relegare rispettosamente in un museo. Al contrario, molti dei nostri comportamenti collettivi, trasgressivi e non, prendono forma proprio in quel secolo. Ed è la donna che se ne fa portatrice assumendo un ruolo sociale egemone. Ruolo  ancor più avanzato di quello che possiamo oggi osservare nel mondo occidentale che si fa vanto di tante liberazioni.

La nobildonna francese del XVIII secolo è culturalmente emancipata, intellettualmente onnivora: è una donna che pensa. Non c’è grande uomo (Voltaire, Rousseau e tanti altri) che non abbia alle spalle una protettrice o una mecenate. I salotti culturali dell’epoca sono promossi e tenuti dalle dame di un’aristocrazia che solo il pregiudizio ci presenta come superficiali e dissolute. Proprio in uno dei capitoli sociologicamente più riusciti i Goncourt ribaltano la sentenza sulla caillette (donna frivola e chiacchierona) presentandola invece come colei che in virtù della sua semplicità si ribella al narcisismo imperante, alla smania di stupire, farsi notare, inseguire mode: “Confrontandosi con le donne della migliore società più belle di lei, dotate di maggiori attrattive, animate dal vivo desiderio di piacere e chiedendosi da dove veniva la sua superiorità su di loro, Mlle de Lespinasse si rispondeva, giustamente, che il suo successo era dovuto al fatto che <<ha sempre conosciuto la verità di tutto>> e che a questo merito ella ha unito quello di <<essere vera in tutto!>>”.

All’estremo opposto della caillette troviamo la donna mondana: personaggio cinico, seducente e intrigante della vita nobiliare francese. La marchesa di Merteuil delle Relazioni pericolose per intenderci. Alla corte di Luigi XV e Luigi XVI la donna libertina, impudica e manipolatrice, condiziona in più momenti la vita politica della Francia arrivando a decidere se licenziare o meno un ministro e come disporre l’esercito in guerra. Questa donna gode del privilegio di avere la giornata tutta per sé e affonda la propria vita nel lusso sfrenato, nella cura maniacale del corpo, nell’arte della danza, nelle mode sempre più raffinate, bizzarre e mutevoli. Quando con la rivoluzione industriale il tempo libero sarà a portata delle masse, milioni di donne imiteranno -e imitano ancora oggi- quei costumi e quel modo d’essere senza però avere il potere, le belle maniere e l’eloquenza di una Mme de Pompadour.

Lungo gli opposti della donna semplice, che scopre il sentimento, e la freddezza calcolatrice della donna mondana, che dialoga col potere, lo sguardo dei Goncourt si posa su una nutrita serie di tipi psicologici: dalle figlie del popolo che entrano nell’alta società all’infaticabile scrittrice di lettere e memorie, dall’appassionata cultrice di scienza e filosofia alla donna statista. Tuttavia tra lo sfarzo di feste indimenticabili e il luccichio di castelli da favola, tra l’invenzione della coppia aperta e la smodata vita notturna della gaudente nobiltà francese i Goncourt individuano i mali che affliggono la donna del 700: insonnia, malinconia, horror vacui, terrore di invecchiare. La stessa panoplia di patologie dell’anima che affliggono le donne, e ormai anche gli uomini, dei nostri tempi.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 6 novembre 2010.

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