La religione scettica di Schellenberg. Un bel volume curato dal filosofo Adriano Fabris

scetticismoSe esistono ancora lettori interessati a sfide culturali di altissimo livello allora il piccolo tascabile di John L. Schellenberg è il libro che fa per loro. Il volume si intitola: Lo scetticismo come inizio della religione (73 pagg, 10,00 euro). E’ curato da Adriano Fabris, che introduce al pensiero filosofico di Scellenberg con una breve e chiarissima premessa, e appena pubblicato dalla ETS di Pisa. Che il lettore sia credente o ateo, interessato o meno al tema della fede poco importa. Al di là del dibattito sulla filosofia della religione Schellenberg è in grado di affascinare chiunque sia dotato di curiosità intellettuale. Va detto subito che questo tascabile, redatto sotto forma di relazione per un convegno tenutosi a Claremont nel febbraio di quest’anno, rappresenta un po’ la summa del pensiero del filosofo canadese. Summa in cui riprende i temi sviluppati in tre precedenti libri pubblicati dalla Cornell U.P. (Ithaca and London): Prolegomena to a Philosophy of Religion (2005); The Wisdom to Doubt. A Justification of Religious Skepitcism (2009); The Will to Imagine. A Justification of Skeptical Religion (2009).

Avendo alle spalle una lunga riflessione Lo scetticismo come inizio della religione è un libro che turba per l’audacia del suo autore nello smontare razionalmente posizioni culturali ritenute inconciliabili e rimontarle secondo una nuova logica. Come ben sintetizza Fabris il filosofo canadese <unisce approccio scettico, interpretazione evolutiva degli esseri umani e ripensamento dell’esperienza di fede a partire dall’immaginazione>. In parole povere Schellenberg mette insieme il diavolo con l’acqua santa facendoli in qualche modo colloquiare tra loro. Forse non può essere che così per un filosofo che vive la religione come un’opera di redenzione, la considera ancora all’inizio di un percorso evolutivo e a partire da questo sentire ipotizza un nuovo stadio di quel particolare tipo di esperienza interiore che è appunto l’esperienza religiosa. Nuovo stadio che per essere concepito necessita di un aggiornamento radicale degli strumenti analitici. Da qui la piena riabilitazione del dubbio, lo spostamento del pilastro della fede dalla credenza all’immaginazione, il disinvolto utilizzo della teoria evoluzionista. Dinanzi a un programma finalizzato a ridefinire l’esperienza religiosa va da sé che immergendosi nella lettura del volume in molte pagine ci si trova davanti a potenti suggestioni e connessioni inusitate. Insomma non si riesce a lasciare il libro se non dopo averlo finito.

La proposta di Schellenberg si può condensare nell’idea di una <religione scettica>. In cosa consiste questa visione alternativa? Lasciamogli la parola: <Si tratta di una posizione che abbraccia lo scetticismo, ovvero l’incertezza, in maniera piena e senza equivoci, sostenendo che è solo quando facciamo questo che possiamo guadagnare un vero e proprio punto di partenza in cose di religione. […] possiamo giungere a concepire noi stessi come in qualche modo prossimi all’inizio di un lungo viaggio di scoperta intrapreso dalla nostra specie (messa a confronto forse con altre specie) invece che vicini alla fine di esso, e segnalare il modo in cui una religione scettica, animata dall’immaginazione, viene ad essere una forma di religione più adatta, in questo luogo e in questo tempo, di quanto non lo sia una religione basata sul credere>.

Ci sarebbe molto da aggiungere per illustrare a fondo la complessità della riflessione di Schellenberg, in particolare sul versante del cambiamento di mentalità che il filosofo propone in rapporto all’ultimismo (<qualcosa di ultimo tanto nella realtà quanto nel valore, in relazione a cui può essere realizzato un bene ultimo per l’umanità e per il mondo>). Ma lo spazio è tiranno e ci limitiamo ad affrontare un ultimo punto: il ruolo giocato dall’immaginazione nella costruzione analitica del filosofo canadese. Diamogli ancora una volta la parola: <Penso che, per quanto riguarda la visione religiosa del mondo, una modalità immaginativa, non doxastica di avere fede può essere realizzata quando non si crede che quella visione riflette la realtà, ma ci si accorge che sarebbe bene che essa fosse vera e si considera questo sue essere epistemicamente possibile… Si tratta di una condizione in cui, grazie al potere dell’immaginazione, si rappresenta il mondo a se stessi come conforme alla visione di cui parlavo, invece che essere soggetti a una rappresentazione involontaria di esso>.

Le implicazioni filosofiche di questo passaggio sono notevoli e il lettore le intuisce da solo. Al di là di questo aspetto riteniamo che una delle principali lezioni di Schellenberg consista principalmente nel metodo. Un metodo che fa piazza pulita di ogni dogmatismo e che permette di parlare a tutti coloro che si occupano della vita mentale degli esseri umani. Una feconda fioritura epistemologica che ridisegna la mappa di paradigmi vecchi e nuovi indicando un orientamento conoscitivo aperto al mondo.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del lavoro, 18 dicembre 2010.

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