Libertà di stampa e censura. La nascita del diritto a comunicare liberamente nell’Europa del ‘700

NZOààààChe cosa è la censura? Apparentemente è facile rispondere: censurare significa proibire. Per esempio, censurare un libro significa vietarne, in tutto o in parte, la pubblicazione. Ovviamente c’è del vero in questa risposta del senso comune. E tuttavia la censura costituisce un processo molto più complicato del semplice dire no. A introdurci nella complessità delle regole e delle ragioni della censura è un bel libro dello storico Edoardo Tortarolo: L’invenzione della libertà di stampa. Censura e scrittori nel Settecento, Carocci editore, Roma 2011, 223 pagg., 17 euro.

Per avere un’idea della complessità sociale della censura si pensi al rapporto che essa instaura con il diritto: quando è lecito censurare un libro? Prima o dopo la sua pubblicazione? La pena capitale è una misura proporzionata rispetto a un reato commesso con le parole? Con la religione: qual è il confine che separa la blasfemia da un’interpretazione differente rispetto a quella canonica? E addirittura con il linguaggio:  fino a che punto un discorso, un’opinione sono cause di disordine sociale? Non è forse più opportuno considerare una molteplicità di cause per spiegare la contestazione dell’ordine costituito?

A questi temi, per così dire di carattere dottrinario, va collegato l’immenso capitolo della pratica quotidiana con cui si realizza un sistema di controllo dell’opinione. E in questa direzione la ricerca di Tortarolo è una vera e propria miniera di piccole e grandi strategie messe in atto da autori e censori per il raggiungimento dei propri obiettivi. Basti considerare il principio di relatività da cui l’indagine storica deve partire. Principio secondo il quale le realtà istituzionali mai aderiscono in toto ai modelli ideali di controllo. Ciò significa, ad esempio, che tra il sistema della censura e l’autore si instaura una battaglia sotterranea combattuta sia fuori dalle norme, sia tra le pieghe delle norme e oggetto di un’infinita negoziazione per giungere a un compromesso soddisfacente per entrambe le parti. Montesquieu – che vede mettere all’Indice le sue Lettere persiane – non cade nella stessa trappola con Lo spirito delle leggi. Pubblica quest’ultima opera fuori dai confini nazionali, a Ginevra, si assicura il parere favorevole di Champeaux, residente francese nella città elvetica, e soprattutto lima di continuo il testo (eliminando persino un intero capitolo) pur di non urtare la monarchia assoluta. Nel 1749 riesce così ad ottenere la permission tacite che consente la stampa del suo nuovo libro a Parigi e Lione (ma con un falso luogo di edizione). Ciononostante le numerose precauzioni del filosofo per evitare ogni scontro con i poteri costituiti non sono sufficienti e nel 1752 la Congregazione dell’Indice condanna Lo spirito delle leggi. Chiamato rispondere dei passi condannati Montesquieu guadagna più tempo possibile sforzandosi di fornire risposte concilianti che però non rinnegano le sue intime convinzioni. Diverso è il caso di Buffon, che pur godendo di alte protezioni si trova anch’esso a dover rendere conto di affermazioni sospette contenute nella sua Histoire naturelle. A differenza di Montesquieu lo scienziato ritratta, ma intanto l’opera circola liberamente in tutta Europa.

Il libro di Tortarolo tratta a lungo il caso francese e inglese ed è molto più ricco di quanto una recensione possa esprimere. Non solo. In particolare nell’Introduzione apre ampi squarci sul nostro presente fornendo un concetto esteso di censura: ogni forma di vita sociale sulla quale si può esercitare un controllo da posizioni di forza. Salta subito in mente la stretta sorveglianza cui è attualmente oggetto la comunicazione, in particolare quella televisiva. Oggi in Europa occidentale nessuno è costretto all’esilio per le proprie idee come invece capitò all’illuminista La Mettrie. Ma la censura esiste ancora. Anche sotto forma di autocensura e tramite la produzione di una massa enorme di pseudo-informazioni che con il loro “rumore” impediscono di distinguere il vero dal falso.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 9 luglio 2011.

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