Céline e le donne. Le lettere a Maria Canavaggia: un epistolario lungo quasi trent’anni

mcana

Marie Canavaggia (1935, circa)

Il rapporto di Céline con le donne è controverso così come è controversa la personalità dello scrittore: uomo ambivalente, capace di comportamenti opposti e tuttavia dalle sicurezze inossidabili. L’opinione dello scrittore sull’altro sesso muta spesso. Di volta in volta le donne possono essere: dee e scocciatrici, eccezionali medici e bugiarde impenitenti, protagoniste del domani e sciocche, esseri in contatto con un altro mondo e barbose, vacche o serve. A prima vista si direbbe che abbiamo a che fare con un soggetto ondivago. Non è così. Pur essendo un egocentrico di prima grandezza il linguaggio e il comportamento di Céline si adattano strategicamente all’interlocutore e alle circostanze. Insomma, Céline è un uomo dalle tante maschere. Quest’uomo però non passerà un solo giorno della sua vita senza una donna a fianco. Non solo: per un periodo della sua esistenza avrà diverse partner contemporaneamente. Ma non si può vivere sempre con la febbre addosso e il voyage di Céline nell’universo femminile ha dei punti fermi: uno di questi è  Marie Canavaggia (1896-1976), la sua <assistente>, così come lei si firma. Una relazione che va avanti dal 1936 al 1961 (anno della morte dello scrittore). A gettare ulteriore luce su questo rapporto, almeno per il lettore italiano, è la recente traduzione della corrispondenza tra i due pubblicata da Archinto: Lettere a Maria Canavaggia. Lettere scelte 1936-1960, a cura di Jean-Paul Louis. Traduzione e Postfazione di Elio Nasuelli, 170 pagine, 17 euro.

La quasi totalità del libro si sofferma sul periodo più buio dell’esistenza di Céline: i sei anni (dal ’45 al ’51) trascorsi in Danimarca tra clandestinità, prigione e soggiorno obbligato. Anni durissimi in cui l’autore del Voyage è condannato in contumacia dalla Giustizia francese per la sua collaborazione con gli occupanti nazisti e deve combattere su più fronti: evitare di essere estradato in Francia, preparare la difesa al processo che si tiene in patria, pubblicare i suoi vecchi successi letterari sottoposti ad una sorta di embargo editoriale, scrivere nuovi libri, riconquistare la credibilità perduta dopo l’uscita di Bagatelles e dei libelli pubblicati tra il ’37 e il ‘41, sopravvivere all’isolamento di Klarskovgaard, paesello danese sul Mar Baltico in cui si trova confinato. E’ in questa terribile contingenza che Marie esce allo scoperto e si dichiara allo scrittore. Ma Céline la gela: <Io le voglio bene ma lasciamo perdere questo dannato cica­lare attorno al culo! al cuore! a tutto quel che le pare!>. Lo scrittore è un pragmatico che sa ben gestire le relazioni interpersonali e se risponde in maniera così pesante è perché sa di poterselo permettere. Tant’è che Marie continuerà ad essere la fedele assistente che è sempre stata.

Non si deve pensare che Marie sia una persona passiva. Tutt’altro. E’ intelligente, professionalmente affermata (vince un premio nazionale per la traduzione) e, come rileva Jean-Paul Louis, <è una di quelle donne eccezionali che hanno fatto di tutto per ribellarsi agli stereotipi sociali della loro epoca, incardinati sul predominio maschile>. Tuttavia sul piano sentimentale la musica è un’altra: Marie non si sposerà mai e forse morirà con il rimpianto di un grande amore non corrisposto. Anche Céline, d’altra parte, avrà sempre nel cuore Elizabeth Craig, attraente ballerina americana dalla forte individualità a cui il Voyage è dedicato e che abbandonerà lo scrittore prima della sua pubblicazione, nel 1932, per un’esistenza più sicura di quella che l’inquieto medico della banlieue poteva offrirle. A parte questa coincidenza Marie è profondamente diversa dall’autore del Voyage e per certi aspetti somiglia a Lucette Almanzor, la terza moglie di Céline. Anch’essa danzatrice, è una donna moderna e volitiva ma che dinanzi allo scrittore si scioglie in un’adorazione sconfinata. Adorazione prima di tutto intellettuale, ma non solo. Entrambe, Marie e Lucette, sono irresistibilmente affascinate dalla personalità di Céline: uomo intransigente, dominante e che gestisce i propri rapporti sentimentali con accortezza e ponderazione. A parte Elizabeth, che Céline inseguirà fino in America nell’inutile tentativo di riportarla a Parigi, con le altre donne della sua vita Céline rifugge dal coinvolgimento fusionale. Abbandona bruscamente e violentemente la seconda moglie, assume il ruolo di amante paterno con la studentessa tedesca Erika Irrgang spingendola nelle braccia di altri uomini, vagheggia un  matrimonio che non si farà con la splendida ballerina danese Karen Marie Jensen. E sono solo tre esempi.

Dinanzi a un uomo che concede poco o nulla alla propria partner la tardiva dichiarazione d’amore di Marie Canavaggia non ha speranza alcuna. Tanto più che Céline è concentrato ad ottenere la propria rivincita sul mondo. Il carteggio con la sua assistente conferma che lo farà a suo modo: litigando con tutti e calcolando ogni mossa che gli permetta di riconquistare la reputazione perduta. Scrive nell’aprile del ’47 a Marie: <Non so ancora bene come ma non creperò sconfitto>. Così sarà.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 19 febbraio 2011.

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