Sui treni pendolari né solidarietà né buone maniere

25072011212Roma, luglio 2008, stazione Termini, ore 17,00 circa. Sotto una terribile canicola percorro i soliti 400 metri che mi separano dai cosiddetti laziali. Ossia i binari di alcuni treni locali che dalla capitale trasportano i pendolari alle loro rispettive città.

Non ricordo perché ma sono in forte anticipo. Salgo nella carrozza di testa ancora quasi vuota e destinata a Civitavecchia. Mentre mi sto riprendendo dalla marcia noto un anziano che si trascina lungo il corridoio. Mi guarda negli occhi e capisco che chiede aiuto. Mi rendo disponibile. Per farla breve il pover’uomo sta cercando un bagno. Ha percorso l’intero treno e tutte le toilette sono chiuse per guasto. Rimane l’ultima: quella della carrozza di testa ma il poveretto ormai quasi non riesce più a camminare.

Com’è, come non è, lo accompagno in bagno: chiuso anche questo per guasto. E così scendiamo. All’anziano signore non resta che far pipì sui binari davanti ai passeggeri che si stanno approssimando. Mentre accompagno lo sfortunato passeggero in carrozza vedo giungere conduttore e capotreno. Li avviso dell’inconveniente chiedendo che almeno un bagno venga aperto. Ma i due fanno spallucce. A quel punto inizio a protestare. Scendo dal treno e mi piazzo davanti alla locomotiva. Arriva l’ora di partenza e sono ancora davanti alla locomotiva. L’indolente capotreno di prima si avvicina per chiedermi che intenzioni ho e a muso duro gli rispondo che non mi muovo dal binario finché non viene aperto un bagno. Intanto il treno si è riempito e i passeggeri delle prime carrozze capiscono cosa sta accadendo. Arriva la polizia. Spiego la situazione. Mi chiedono i documenti. Tiro fuori il tesserino da giornalista e sempre lo stesso capotreno all’improvviso si rammenta che un bagno può essere aperto. Lo apre. Salgo in carrozza sedendomi vicino all’anziano e finalmente partiamo.

Ho raccontato questa vicenda non tanto per denunciare lo scandaloso “servizio” offerto a prezzi non indifferenti da Trenitalia, ma per invitare alla riflessione su quel che è seguito dopo che il treno è partito (con 20 minuti di ritardo a causa della mia protesta). In poche parole: diversi passeggeri mi aggrediscono verbalmente. Affermano con toni accesi di essere stanchi, di aver lavorato tutto il giorno ed è troppo a fine giornata trovarsi tra i piedi uno come me che blocca il treno perché i bagni sono chiusi. I treni servono per viaggiare non per andare in bagno ringhia uno dei pendolari più aggressivi. Cerco di spiegare le ovvie ragioni per le quali un treno con centinaia di persone a bordo deve avere delle toilette agibili, ma non mi fanno parlare. L’anziano seduto al mio fianco si fa piccolo piccolo e non dice una parola: sa di essere la pietra dello scandalo. Comunque dopo un po’ gli arrabbiati finiscono di strapazzarmi e ognuno si chiude in se stesso come al solito.

Dopo anni di pendolarismo avevo già avuto modo di osservare l’azzeramento del senso di solidarietà tra chi viaggia tutti i giorni sulla stessa linea. Il fenomeno è interessante perché lungo le tratte dei pendolari saltano parecchie regole della civiltà che caratterizzano le nostre società dopo secoli di evoluzione delle buone maniere. Una delle più macroscopiche: chi riesce a conquistare un posto a sedere non lo cede a nessuno. Capita così che le donne che salgono sul treno ormai pieno restino in piedi per tutta la durata del viaggio senza che a nessuno dei colleghi maschi salti in mente di offrire loro il posto. Né il posto è ceduto a suore, a qualche rara donna anziana che per necessità si avventura sulle nostre rotte e persino le donne incinta si fa finta di non vederle (ovviamente lo stesso trattamento vale anche per anziani maschi e bambini).  Ma ancora: in una situazione così desocializzata saltano persino le regole del corteggiamento: nessuna delle tante ragazze-pendolari è oggetto di cortesie particolari da parte dei colleghi maschi. In sostanza vige il principio per il quale l’ultimo che arriva male alloggia. E tale principio è accettato universalmente: sia dagli avvantaggiati che dagli svantaggiati. Insomma, noi pendolari mettiamo in atto una strategia difensiva di cecità per resistere alla nostra preoccupazione più grande: arrivare troppo stanchi al lavoro o in aula.

L’episodio di cui sono stato protagonista e l’imbarbarimento dei comportamenti collettivi sui treni dei pendolari hanno punti di contatto con situazioni estreme. Ad esempio, durante la guerra il senso di solidarietà tra le persone precipita verticalmente e lo stesso fenomeno si registra nei periodi di acuta crisi economica. Realtà in cui vige la regola del si salvi chi può. Evidentemente i dirigenti di Trenitalia sono meno incapaci di quel che sembra. Rendono il servizio di trasporto incivile certi che più incivile è meno i passeggeri se la prenderanno con loro ma tra di loro. E’ una vecchia tecnica del potere che nelle democrazie fagocitate dal mercato funziona egregiamente. Perciò Trenitalia continuerà ad aumentare i prezzi dei biglietti e abbassare la qualità dei servizi.

PATRIZIO PAOLINELLI, Venerdì 14 Gennaio 2011.

http://www.bignotizie.it/news/rubriche/le-opinioni/3061-sui-treni-pendolari-ne-solidarieta-ne-buonemaniere-quella-volta-che-bloccai-il-treno-a-termini-per-chiedere-un-bagno-aperto.html

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...