Ultime notizie. Il pendolare è un non-viaggiatore

PENDOLARI_(5)-2-2La ben pasciuta dirigenza di Trenitalia sa perfettamente che fare il pendolare sulla tratta Civitavecchia-Roma è una vera e propria odissea. Il che richiama alla mente il mito del viaggiatore par excellence: Ulisse. Paragone così illustre che in qualche maniera dovrebbe consolare il fustigato pendolare. Purtroppo per lui (e per noi) abbiamo una brutta notizia: per Trenitalia il pendolare non è un viaggiatore. E spieghiamo perché.

Come è noto Ulisse ci mette vent’anni (conditi da innumerevoli peripezie) per arrivare a Itaca, ma alla fine giunge a destinazione. Per quanto lungo è stabilito un limite temporale. E così può essere definito viaggio solamente un percorso nel tempo e  nello spazio che ha un inizio e una fine. Da questa conclusione risulta chiaro che il pendolare non è un viaggiatore perché il suo spostarsi da una destinazione all’altra è quotidiano e non ha fine (se non quando conclude la propria carriera di lavoratore o di studente). Si tratta di una perennità non priva di conseguenze interessanti. La più importante: trattandosi di un non-viaggiatore il pendolare può essere sottoposto a qualsiasi vessazione da parte di Trenitalia. E Trenitalia non si fa certo pregare. Naturalmente il pendolare mugugna sistematicamente contro i soprusi che è costretto a subire e reagisce con fiammate di rabbia solo quando i disservizi di Trenitalia raggiungono livelli inenarrabili. Il giorno dopo però tutto torna come prima e si va avanti così da generazioni. Ripetitività che fa venire in mente un altro mito della Grecia classica: quello di Sisifo. Condannato da Zeus a spingere un pesante masso sulla cima di un monte, una volta raggiunta la vetta ecco che il masso precipita a valle. Sisifo deve iniziare il suo lavoro daccapo e così via all’infinito.

Ancora una volta il mito suggerisce un’interpretazione: fare il pendolare significa essere condannati a un lavoro senza fine. La novità rispetto a Sisifo è che il pendolare deve pagare per la punizione che subisce. E come lo schiavo del mondo antico ci ha messo secoli prima di prendere coscienza della propria condizione e liberarsi, così il pendolare accetta da tempo immemore di pagare per lavorare. Quando uscirà da questa trappola? Non si sa. Certo, il lavoro del pendolare non è di tipo tradizionale: è un lavoro assurdo. Categoria letteral-filosofica che giunti a questo punto di irrazionalità è forse l’unica che può aiutarci spiegare la quotidiana inefficienza di Trenitalia e la cultura della rassegnazione del pendolare. Ecco un paio prove.

Supponiamo che il nostro Sisifo parta da Civitavecchia e faccia tappa a Ostiense (terza stazione della capitale per numero di passeggeri). Voilà il primo ostacolo da superare: le due scale mobili di accesso al sottopassaggio per la metropolitana sono bloccate. Un blocco da record: dura da oltre cinque anni mentre un furbissimo cartello di Trenitalia avvisa che il più presto possibile saranno ripristinate. Un tedesco avrebbe già fatto la rivoluzione. Il pendolare italiano inghiotte il rospo. Scese a piedi le scale tra spintoni, colleghi pendolari già nervosi di primo mattino e viaggiatori patentati, ben sei tapis-roulant attendono il nostro Sisifo dato che il percorso per i tornelli del métro è  piuttosto lungo. Peccato che personalmente in quasi otto anni di onorata carriera da pendolare i primi due non li ho mai visti funzionare. Gli altri quattro spesso sono guasti e ovviamente oggetto di lucrose manutenzioni. Morale: il più delle volte pendolari e viaggiatori se la devono fare a piedi. Ma non tutti i mali vengono per nuocere e anche nel mondo dell’assurdo si possono cogliere dei benefici: ti sgranchisci le gambe e compi un sacco di buone azioni trasportando i bagagli di anziani esausti. Evidentemente tali esercizi del corpo e dello spirito rientrano nei progetti dei crudeli dirigenti di Trenitalia perché i guasti del disastrato sottopassaggio della stazione Ostiense si moltiplicano regolarmente nei fine-settimana e nei periodi festivi. Intorno a Natale 2011 per parecchi giorni non una scala mobile e non un solo tapis-roulant erano in funzione. Punizione collettiva per gli aziendali pacchi-regalo da trasportare? Non una protesta si è levata. E’ comprensibile: chi vive nell’assurdo sa che il mondo è un muro impenetrabile e immodificabile.

Finalmente il nostro pendolare giunge sulla banchina del métro. Trasportato sulla cima dal monte il masso-Trenitalia (regolarmente precipitato a valle) lo attende un’altra memorabile fatica targata Atac Roma. La metropolitana capitolina è poco efficiente, assai bruttina, non propriamente pulita, oggetto di continui lavori, sottodimensionata in una maniera incredibile per una metropoli di oltre tre milioni di abitanti e diverse centinaia di migliaia di visitatori al giorno. Rassegnato alla sua condanna Sisifo-Pendolare attende sovraffollati vagoni. Quando arriveranno? La regolarità non è un diritto che spetta a chi è senza speranza. E così come ogni giorno si sopporta. D’altra parte, è vero o non è vero che i colleghi pendolari costretti a prendere il bus se la passano anche peggio? E’ vero. Però non c’è da consolarsi troppo. Supponiamo che da Ostiense Sisifo-Pendolare debba andare a Termini. Qui da novembre 2010 sono in corso lavori di ammodernamento della stazione metropolitana. Lavori che obbligano a una vera e propria corsa a ostacoli per risalire in superficie. Una corsa che si svolge tra orrendi corridoi, gradinate da salire e scendere a piedi, scale mobili nuove fiammanti già in riparazione, paurosi ingorghi umani e percorsi che spesso vengono modificati disorientando la folla di passeggeri del métro romano. All’epoca assurdi cartelli assicuravano che i lavori sarebbero stati ultimati ad aprile 2011 (non si specificava il giorno ma insomma conoscere almeno il mese era già qualcosa). Siamo ad agosto e la ristrutturazione continua. Nel frattempo sono spariti i cartelli informativi. Quando finiranno questi lavori? Nessuno lo sa. Intanto sono iniziati altri lavori: quelli per l’ampliamento della linea C. Il che comporta il blocco pressoché totale della linea A fino al 30 di agosto. Così assicura Atac Roma. Credergli? Non credergli? Non ha importanza. I non-viaggiatori non hanno diritto a viaggiare decentemente figuriamoci ad essere informati. Lato anestetico dell’intera vicenda: il pendolare che ha a che fare con i trasporti della capitale percepisce che anche i romani sono suoi fratelli nella sventura. Dunque non è solo al mondo. Il che fa crescere la sua capacità di adattamento all’assurdo. Con grande soddisfazione per Atac e Trenitalia.

Patrizio Paolinelli, 1 agosto 2011.

http://www.bignotizie.it/news/rubriche/le-opinioni/7437-ultime-notizie-il-pendolare-non-e-da-ritenersi-un-viaggiatore.html

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