Ingiustizie del viaggiare

067Se vuoi sapere cosa è la tristezza basta che ti fermi  a qualsiasi ora del giorno o della notte alla stazione ferroviaria di Roma Tuscolana. Se vuoi farti un’idea di cosa è l’alienazione è sufficiente prendere la linea A della metro capitolina e scendere ad Anagnina. Se invece ti interessa avere uno shock culturale vai a Piazza di Spagna. Uscirai da una delle fermate del métro più brutte del mondo per fare il tuo ingresso in una delle piazze più belle del mondo.

Non c’è bisogno di essere sociologi, giornalisti, o esperti in qualche disciplina umanistica per provare queste sensazioni. E’ talmente traumatico l’incontro con questi luoghi da farne delle esperienze negative per chiunque. Se poi questo chiunque è un pendolare l’esperienza negativa di un momento si trasforma in esperienza di vita e c’è da chiedersi quali sono gli effetti psicologici di tale condizione esistenziale.

Il problema ovviamente non interessa nessuno dei decisori politici, né la burocrazia che ha la responsabilità di gestire métro e ferrovie. E il motivo è semplice. In Italia la maggioranza delle persone che usano treni e metropolitane non sono ricche perciò non è necessario occuparsi della loro salute psichica. Esiste una spiegazione che aiuta a cogliere questa indifferenza. I mezzi di trasporto pubblici hanno come scopo finale lo spostamento della forza-lavoro e qualche volta della forza-consumo (vacanze estive ad esempio), ossia di non-persone, ma masse da amministrare nel loro movimento così come si amministra il movimento di un allevamento bovino.

Tuttavia il disinteresse del potere per la qualità della vita degli altri non può limitarsi a girare la testa da un’altra parte perché il disagio interiore del pendolare e del viaggiatore (di seconda classe, of course)  è reale e prima o poi potrebbe venir fuori. Occorre dunque una tecnica. La tecnica a sua volta non può fondarsi sul nulla, ma esige una solida base d’appoggio. E qual è questa base? Quella che governa ogni rapporto nella nostra società: il denaro. Muovendo sapientemente questa leva la sofferenza psicologica del viaggiatore non abbiente e soprattutto del pendolare come d’incanto è accantonata dallo stesso viaggiatore e dallo stesso pendolare. I quali alla fine non si sognano minimamente di pretendere un sistema di trasporti meno triste, alienante e psicologicamente disturbante.

La riuscita di questa tecnica di controllo di grandi numeri di persone si fonda sui prezzi alti. Alto è il costo del biglietto o dell’abbonamento del treno e del métro, alti sono i costi di qualsiasi tipo di servizio. Esempio: nelle stazioni ferroviarie la ristorazione è più cara che altrove. Eppure non ci sarebbe alcun bisogno di pagare di più una bottiglia d’acqua o un cappuccino rispetto qualsiasi altro bar perché per il gestore la clientela è assicurata dal flusso continuo di passeggeri. Pertanto non è necessario fare pubblicità, né essere granché  gentili con gli avventori, né badare troppo alla qualità dei prodotti. Insomma come tutti sanno un bar alla stazione è una miniera d’oro.

Far pagare prezzi alti per prodotti/servizi di bassa/mediocre qualità è un esercizio molto praticato dalla borghesia italiana (probabilmente la più irresponsabile dell’Europa occidentale). Si tratta di un esercizio che non solo svuota le tasche a milioni di persone ma ne deprime l’esistenza obbligandole a muoversi in luoghi di transito spiacevoli ai sensi. Luoghi dove la vista è offesa, l’olfatto costretto a sopportare cattivi odori, il tatto obbligato a fare i conti con sporcizia e inquinamento, l’udito stressato da annunci pubblicitari e da quelli che informano sui soliti ritardi e cancellazioni.

Una pressione simile dovrebbe essere sufficiente a mantenere il sistema di ingiustizia in cui è costretto a muoversi il viaggiatore e il pendolare. Eppure ai poteri che gestiscono ferrovie e métro non basta. E così le sale d’attesa vengono progressivamente smantellate (anche per tenere lontana la massa di diseredati che ruota attorno alle stazioni) e, solo per fare un esempio, a Termini per utilizzare i bagni pubblici devi pagare addirittura un euro. Ma non finisce qui. Nelle stazioni ferroviarie e nei métro italiani la presenza di guardie armate  – pubbliche e private – e addirittura dell’esercito è ossessiva e introvabile in qualsiasi altra realtà europea. La funzione latente di tutti questi uomini in divisa non è quella di garantire la sicurezza del passeggero, ma di dissuaderlo da qualsiasi protesta. Insomma l’alto costo del viaggio e tutte le ingiustizie che ne seguono ha le sue pattuglie schierate giorno e notte. In Italia il mercato realizza così il proprio assolutismo.

di Patrizio Paolinelli, Venerdì 26 Agosto 2011.

http://www.bignotizie.it/news/rubriche/appunti/7801-le-ingiustizie-del-viaggiare.html

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