Manolis Glezos, l’ultimo partigiano

Manolis-Glezos

Manolis Glezos

In Grecia tutte le manifestazioni hanno qualcosa in comune: si svolgono in piazza Syntagma e la maggior parte dei manifestanti sono cittadini pacifici, scandalizzati dai piani di rigore e dall’incapacità della classe politica di gestire una catastrofe finanziaria senza precedenti.

Ma c’è anche un’altra similitudine. Ogni volta c’è un vecchio manifestante scatenato, sempre in prima fila anche se non è un capo. È una figura di primo piano ma anche di un semplice cittadino. È anziano e debole, ma impegnato come tutti gli altri e spesso si trova nelle situazioni più complicate.

Nel marzo 2010 un poliziotto gli ha sparato contro del gas lacrimogeno e ha dovuto essere portato al sicuro. Anche questo mese ha subito la stessa aggressione, nello stesso posto. È svenuto e hanno dovuto portarlo all’infermeria del parlamento. La polizia lo considerata un agitatore. Si chiama Manolis Glezos e da 70 anni conduce la stessa battaglia. Oggi ne ha 89.

Quattro grandi eventi hanno caratterizzato la storia contemporanea della Grecia: l’occupazione nazista, la guerra civile, la dittatura militare e il crollo del sistema finanziario. Glezos li ha vissuti tutti e quattro.

L’evento che lo ha segnato per sempre riguarda la sua giovinezza. Nella notte del 30 maggio 1941, mentre i nazisti occupavano il paese, Glezos è salito di nascosto in cima all’Acropoli passando per una grotta con Lakis Santas, compagno di lotta e amico. Insieme sono riusciti ad ammainare la bandiera nazista dal pennone e a scappare senza che le guardie si rendessero conto di nulla.

Il valore simbolico del gesto fu enorme. Questo semplice atto di sfida, durante uno dei periodi più oscuri della guerra, si è trasformato in una luce di speranza per tutte le nazioni occupate del mondo.

La fine della Seconda guerra mondiale non ha però significato la fine delle sofferenze per la Grecia. Fu seguita da una guerra civile di quattro anni fra l’esercito della nuova repubblica greca e i partigiani comunisti. Il conflitto ha lasciato il paese ancora più diviso e debole.

Glezos era un membro di spicco del Partito comunista e il direttore del suo giornale ufficiale. In quanto tale è stato più volte incarcerato, per due volte è stato condannato a morte ed è stato eletto deputato quando era ancora in prigione. In totale ha passato quasi 16 anni in carcere o in esilio.

“Manolis Glezos è il simbolo della coscienza collettiva greca”, spiega Nilos Marantzidis, che insegna scienze politiche all’università di Macedonia a Salonicco. “Il suo gesto rivoluzionario durante la guerra è stato il momento decisivo della sua carriera. Ma le sue idee sono cambiate nel tempo. Il Glezos degli anni cinquanta era molto diverso da quello degli anni ottanta. Ma durante tutto il suo percorso politico si può osservare una costante: per lui la Grecia è una nazione unita che deve sempre lottare contro nemici esterni”.

Negli anni ottanta Glezos, all’epoca membro dell’Eda (un partito di sinistra), si è presentato a tre elezioni nelle liste del Pasok, il partito socialista di Andreas Papandreou, che ha governato la Grecia per gran parte degli anni Ottanta. È durante questo periodo che lo stato ha cominciato ad accumulare debiti enormi.

“Negli anni ottanta il paese ha sviluppato un nuovo discorso per descriversi e affrontare il passato”, dice Marantzidis. “Glezos era l’uomo giusto per diventare il personaggio principale di questa storia”.

Forse è per questo motivo che Glezos è riuscito a rimanere così a lungo una figura politica attuale. Poche persone sono riuscite a essere presenti in tutti i momenti cruciali della storia della Grecia contemporanea.

La crisi finanziaria è arrivata a un momento decisivo. Da due anni una serie continua di misure di rigore ha distrutto l’economia e i cittadini hanno perso la pazienza e scendono in piazza. E Glezos è sempre presente, accompagnato dal suo compagno di lotta Mikis Theodorakis, compositore 87enne.

I sogni dei caduti

Glezos è anziano ma difficilmente si potrebbe immaginare che festeggerà i 90 anni il prossimo settembre. Parliamo di quello di cui parlano tutti i greci, la crisi finanziaria. “Attualmente l’unica soluzione è organizzare delle elezioni generali”, sostiene Glezos. “Il nostro sistema politico è nel caos. Il governo è del tutto scollegato da quello che vuole il popolo. Ci vogliono delle elezioni e i partiti di sinistra si devono unire, lasciare da parte le loro divergenze e cogliere l’occasione per governare”.

Glezos ha idee molto chiare sul futuro del paese. Per lui la Grecia dovrebbe rifiutare di pagare anche un solo euro del suo “odioso” debito. Questo ex partigiano ha una strategia in cinque punti per riformare l’economia; sa esattamente quello che bisogna fare per resuscitare l’industria pesante e ha fatto delle proposte per riformare la sua infrastruttura energetica. Infine è convinto che la Grecia debba esigere dalla Germania le riparazioni per i danni di guerra subiti.

Glezos è sempre stato un sostenitore della democrazia assoluta, del diritto del popolo ad autogovernarsi. Nel 1986, quando era sindaco del suo villaggio natale, Apiranthos sull’isola di Naxos, ha organizzato per un breve periodo un sistema di autogoverno. Si possono criticare alcune delle sue idee e considerarle farneticazioni senili (come fanno alcuni), ma nessuno può negare la potenza delle idee che rappresenta.

Quando gli si chiede che cosa lo motiva, che cosa mantiene vivo il suo impegno dopo tutti questi anni, Glezos risponde: “118 amici. Ho perso 118 compagni, giustiziati durante la guerra civile. A quell’epoca prima di ogni battaglia ci confidavamo i nostri sogni e le nostre idee, perché sapevamo che non tutti sarebbero tornati vivi. Volevamo che i sopravvissuti riuscissero a realizzare qualcuno dei nostri sogni. E io sono l’ultimo rimasto”.

22 febbraio 2012

Thodoris Georgakopoulos, El Mundo Madrid

http://www.presseurop.eu/it/content/article/1538011-manolis-glezos-l-ultimo-partigiano

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