Nuova vita per i Beagle. A casa i liberatori della domenica

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Gli animalisti di Occupy Green Hill, i «pericolosi eversori» che hanno salvato trenta cuccioli di Beagle dalla sperimentazione, hanno atteso i loro amici fermati dalla polizia sotto la pioggia davanti al Canton Mombello, casa circondariale di Brescia.

Avevano ombrellini a pois e uno striscione: «Siete grandi» con un cuore disegnato con lo spray rosso. Quando «le ragazze e i ragazzi», dodici persone in totale e di età compresa tra i 20 e i 50 anni, sono finalmente usciti dal carcere hanno avuto abbracci e applausi. Applausi anche virtuali della Rete che ha seguito il blitz animalista a Montichiari facendo il tifo tra post e tweet.

Però per i dodici che hanno sfidato la Green Hill per salvare trenta cagnolini dalla sperimentazione, il futuro non sarà proprio una passeggiata. Per tre donne fermate con in braccio i piccoli Beagle il pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto gli arresti domiciliari per rapina impropria.

Il Gip ha poi disposto per alcuni l’obbligo di dimora e per altri il divieto ad avvicinarsi al territorio di Montichiari. Per tutti, comunque, i reati contestati sono pesantissimi: furto in concorso, danneggiamento, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Ancora più pesanti se si considera l’identikit degli indagati. Gente comune che arriva da tutta Italia, che si è autorganizzata sul web, che ha preso un giorno di ferie dal lavoro ed è partita affittando un pulmino.

Gente normale, qualcuno con il proprio cane al seguito in questa trasferta strana nel Bresciano, dove ha sede l’allevamento dei Beagle, razza docilissima e per questo usata come cavia per i test sui cosmetici e su alcuni tipi di farmaci. Una trasferta strana contro una sorta di Crudelia Demon che, nella fattispecie, non indossa pellicce. È una storia lunga, una storia tormentata. Come quella della Green Hill, unica azienda in Italia specializzata nell’allevamento di cani da laboratorio.

«La sperimentazione è fondamentale per la ricerca. Noi agiamo nel rispetto della legge», dicono dalla sede dell’azienda a Montichiari. E aggiungono: «Quella di sabato è stata un’azione criminale che ha messo in pericolo anche la vita degli animali». Frase che suona stonata visto che la vita degli animali, quegli animali, è inesorabilmente segnata.

Così quando il primo Beagle «rapito» è passato di mano in mano, oltre il filo spinato della Green Hill, l’Italia animalista ha applaudito. Legale o illegale che sia stata quell’azione. Il problema è che il nostro Paese, dove la vivisezione è vietata, è in attesa della nuova direttiva europea in materia di sperimentazione scientifica e medica con animali che, per fortuna, dovrebbe introdurre nuove restrizioni.

Nel frattempo la gente, gente comune, manifesta. Come può, come sa, spesso senza regia. Improvvisando pulmini per una trasferta organizzata sull’onda dell’emozione, del cuore, lasciando che le telecamere riprendessero i volti dei «liberatori di cuccioli» (ci avete fatto caso? Nessuno aveva caschi, foulard o sciarpe a coprire i connotati, a differenza di quanto accade ogni domenica nei nostri stadi).

I dodici attivisti sono stati scarcerati dopo gli interrogatori dove tutti si sarebbero avvalsi della facoltà di non rispondere, ad eccezione di una donna romana di 51 anni che ha detto di non aver partecipato al blitz. Alla ministro Severino ha scritto Brigitte Bardot perché si interessasse della sorte degli indagati.

«Questi cittadini – si legge nella missiva di BB – sono oggi dei resistenti, possono contare sul mio sostegno più totale perché non è possibile accettare questa scandalosa vivisezione, non abbiamo il diritto di chiudere gli occhi davanti all’inferno promesso a milioni di animali sacrificati per una scienza senza coscienza». Resistenti. Sui social network i dodici di Green Hill sono questo. E i trenta cuccioli di Beagle liberati una piccola speranza. Per un Paese migliore.

di Daniela Amenta

2 maggio 2012

http://www.unita.it/ambiente/nuova-vita-per-i-beagle-foto-br-storia-dei-liberatori-della-domenica-1.406778

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