Affresco della decadenza. Quando cadono gli angeli di Tracy Chevalier

NZOMolta tecnica e occhio fisso sull’asta del successo. Questo l’approdo raggiunto dagli scrittori di best seller. D’altra parte, ogni epoca declina i prodotti culturali in base alla propria struttura socio-economica: il nostro mondo obbedisce alle leggi di mercato, perciò lo scrittore è prima di tutto un uomo d’affari il cui successo si misura sul volume delle vendite. Il resto è accessorio.

Dato il contesto culturale odierno, il romanzo si adatta al gusto del pubblico (e lo plasma) con risultati che vanno dall’intrattenimento scacciapensieri all’intrigante leggerezza. Lungo questa scala il romanzo Quando gli angeli cadono (Beat edizioni, 363 pagg., 9 euro) di Tracy Chevalier è puro divertissement.

L’autore di best seller per differenziarsi deve innovare il più possibile. E va detto che gli espedienti letterari della Chevalier danno come un’impressione di originalità. Innanzitutto l’idea: il romanzo (termine ormai acciaccato) è un affresco dell’Inghilterra agli inizi del secolo scorso e ruota essenzialmente intorno a Kitty Coleman, una benestante madre di famiglia insoddisfatta del marito e della propria vita domestica. La tecnica: ogni personaggio si racconta da solo e il libro è un susseguirsi di brevi monologhi interiori (a volte meno di un pagina). L’intreccio: presenta diverse scorciatoie e proprio per il suo andare di corsa risulta su misura per il lettore postmoderno a corto di tempo e di attenzione. Lo stile: nessun volo pindarico ma grande mestiere. Profilo psicologico dei personaggi: nell’insieme riuscito se la Chevalier vuole dirci che la società dell’epoca (come quella attuale, d’altra parte) è fatta di individui soli, chiusi in se stessi e incapaci di comprendersi. Meno riuscito sul piano dell’approfondimento psicologico dei singoli personaggi perché non sono indagate a fondo le cause del loro essere quel che sono e non altrimenti.

La trama. Kitty Coleman è una bella donna sposata con il facoltoso Richard Coleman, dal quale ha una figlia, Maude. Come capita in molti matrimoni, dopo l’iniziale fase di innamoramento il rapporto tra i due non va. Per vivacizzarlo lui, ad ogni capodanno, organizza scambi di coppia ai quali Kitty aderisce senza troppo entusiasmo, ma neppure protesta. Allo stesso tempo la signora Coleman non disdegna relazioni extraconiugali. Da una di queste si procura una gravidanza indesiderata che viene subito interrotta con la complicità di una domestica, Jenny Whitby, anch’essa rimasta incinta senza volerlo (ma, a differenza di Kitty, Jenny terrà il figlio). Dopo l’aborto Kitty va in crisi. Dalla quale si riprende sposando anima e corpo la causa delle suffragette. Ovviamente Kitty diventa la pietra dello scandalo. Finisce persino in prigione dopo una manifestazione. Esperienza che non solo non la induce a ritornare al focolare domestico ma, al contrario, fortifica la sua adesione alla causa del diritto al voto delle donne. Il che apre un nuovo capitolo di incomunicabilità familiare. Per continuare a svolgere l’attività politica Kitty ricatta il marito minacciandolo di parlare ai comizi delle suffragette esponendo ancor più il cognome dei Coleman alla critica dell’ambiente perbenista in cui vivono. Richard fa buon viso a cattivo gioco dimostrando la propria passività e la dipendenza psicologica da una madre ultraconservatrice. Quali siano le cause di tale dipendenza non è dato sapere. Mentre più elaborato è il disagio adolescenziale di Maude. Il rapporto con la madre è fatto di lontananze, ma non è conflittuale, e passa da un’incomprensione all’altra. Per sfuggire all’opacità dei rapporti familiari Maude si rifugia nell’amicizia di alcuni coetanei che si incontrano prevalentemente in un cimitero. Il tutto sullo sfondo dell’Impero inglese di cui la dissestata famiglia Coleman anticipa lo sfaldamento. Ovviamente Kitty muore per la causa. E’ colpita al petto dal calcio di un cavallo spaventato dal lancio di alcuni petardi durante un corteo di suffragette diretto a Hyde Park. Nella stessa occasione muore una bambina di dieci anni, Ivy, della combriccola di Maude. Il giorno dopo sparano in testa all’innocente cavallo. L’Impero sopravvivrà ancora per una quarantina d’anni.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro del 27 maggio 2012.

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