Le ombre del tempo. Una conferenza sulle immagini

Copertinario LVF 4-2011.qxp:Layout 1Qualche volta poche pagine riescono a rispondere a grandi interrogativi. Ci riferiamo al saggio di Jean-Christophe Bailly, Il tempo fermato. Piccola conferenza sulle immagini.

Noto in Italia ad una ristretta cerchia di specialisti, Bailly è un autore difficile da catalogare. E’ un filologo che scrive racconti, poesie, si occupa di teatro e insegna in Francia alla Ecole nationale supérieure de la nature et du paysage di Blois. Questo caleidoscopio di saperi produce un raffinatissimo studioso dello sguardo, meglio: dei modi di guardare e dunque del rapporto tra tempo e immagine. Proprio su tale rapporto si sofferma la sua conferenza appena pubblicata. Naturalmente Bailly ha trattato in altri suoi lavori il significato delle immagini e il lettore italiano può trovare due importanti traduzioni: L’istante e la sua ombra, (Bruno Mondadori, 2010); L’immagine assoluta. Tempo e fotografia, in Elio Grazioli (a cura di) Del contemporaneo. Saggi su arte e tempo (Bruno Mondadori 2007).

Una delle caratteristiche di Bailly è quella di scrivere con un linguaggio accessibile su argomenti profondi e sottili. Tale virtù è confermata nella sua Piccola conferenza sulle immagini. Qui lo stile è pienamente discorsivo ma il contenuto di portata universale. In poche e comprensibili parole Bailly ci dice che cosa sono le immagini, perché affascinano così tanto l’umanità sin dai tempi più remoti, quali tensioni nascondono. Risposte di cui noi abitanti della società dell’immagine abbiamo bisogno per comprendere il nostro mondo ultramediatizzato.

Un affresco, un quadro, una fotografia costituiscono una sorta di fermo-immagine del tempo. Non sono più la realtà, eppure rinviano ad essa. Le immagini sono dunque una realtà irreale: gli animali delle pitture rupestri sono davvero esistiti migliaia anni fa ed esistono ancora oggi benché di loro non siano rimaste che linee, incisioni, colori. A questo punto ecco la domanda cruciale: cosa vediamo davanti a un dipinto che ci mostra qualcosa che esiste ma che non c’è? Per rispondere Bailly si sofferma sul ritratto di un ragazzo egiziano risalente a 1.900 anni fa. In prima istanza il dipinto non è che un’imitazione della realtà, la sua copia per così dire. Ma perché imitare qualcosa che già esiste? Per trattenere il reale. In qualche modo quel ragazzo sopravvive al divenire grazie al suo ritratto. L’immagine dunque conserva qualcosa. E questo qualcosa è un sentimento: continuare a vedere l’assente.

Da sempre e sotto qualsiasi latitudine la struttura del nostro rapporto con l’immagine presenta le medesime caratteristiche: stessa pulsione di riprodurre e stessa volontà di catturare il mondo qualsiasi sia la sua forma. Analizzando il quadro di John Constable, Tramonto d’autunno, Bailly ne osserva i colori, le sfumature, le ombre. Il paesaggio è rappresentato in una superficie pura e tuttavia contiene una profondità che ci dice molto del rapporto tra ciò che è prossimo e ciò che è distante. Come in musica la pittura crea un accordo tra ciò che è vicino e ciò che è lontano producendo un effetto di realtà. Ma l’opera di Constable è del 1812, eppure quel tramonto è fissato nel tempo a duecento anni di distanza da noi.

La stessa ossessione di fermare il tempo la ritroviamo nella fotografia. Ciò che spinge a fotografare è il medesimo impulso originario che ha spinto il pittore egiziano di 1.900 anni fa a ritrarre un ragazzo: estrarre qualcosa dal tempo per impedire che scompaia. Bailly prende in esame una foto di Robert Frank del 1951 in cui sono colti un gruppo di bambini in una strada periferica di Londra. Uno di loro gioca su un’altalena. Altri lo guardano. Un altro ancora sembra passare di lì per caso. In lontananza una donna cammina per i fatti suoi. L’immagine ci invia dal passato un piccolo spaccato di vita. Davvero, come afferma Bailly, si potrebbe parlare per ore di questa foto. Il suo silenzio fa proliferare discorsi potenzialmente infiniti. E questa è un’altra delle funzioni dell’immagine: sviluppare l’interpretazione.

J.C. Bailly, Il tempo si è fermato. Piccola conferenza sulle immagini, Book Time, Milano 2012, pp. 61, euro 8.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 14 luglio 2012.

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