Ridefinire il concetto di anima

James-Hillman2010

James Hillman

Anima è un rivista monografica annuale fondata e curata dallo psicoanalista junghiano Francesco Donfrancesco. Il primo numero è stato pubblicato nel 1988. Nel 2000 la rivista ha cambiato veste e da allora esce nella collana di saggi Il Tridente della casa editrice Moretti & Vitali. L’ultimo volume si intitola James Hillman. Verso il sapere dell’anima (430 pagg., 20 euro). Come noto Hillman è scomparso l’anno scorso all’età di 85 anni e alla luce del suo percorso nella psicologia analitica è abbastanza naturale che Anima gli abbia dedicato il venticinquesimo numero (che peraltro è anche l’ultimo, come ci informa Donfrancesco, in attesa che qualcuno raccolga il testimone e apra altri sentieri).

Hillman è nato negli Usa nel 1926, ma la sua formazione culturale è europea e in Europa ha vissuto per circa trent’anni. Ha studiato alla Sorbona, si è laureato al Trinity College di Dublino, è stato allievo di Jung e alla morte del maestro direttore dello Jung Institute di Zurigo. Abbiamo dunque a che fare con un intellettuale cosmopolita. Intellettuale che ci ha lasciato un gran numero di libri, molti dei quali tradotti in italiano. Dalla sua vasta produzione non si può fare a meno di ricordare Il codice dell’anima: carattere, vocazione, destino (Adelphi, Milano 1997). In questo lavoro Hillman riprende il mito platonico di Er (l’anima di ognuno di noi sceglie il proprio daimon, l’essere divino che ci accompagna nel nostro viaggio terreno) per indagare modelli umani tra loro diversissimi: dal vorticoso Quentin Tarantino alla pensosa Hannah Arendt, dal guerrafondaio Henry Kissinger al pacifista Gandhi. Un altro libro importante per comprendere la svolta che Hillman ha impresso alla psicologia analitica è senz’altro Il mito dell’analisi (Adelphi 1991). La domanda radicale che si pone è: quale mito sta alle spalle dell’analisi e la condiziona? La risposta è articolata: la terapia non basta, possiede anch’essa un’attitudine mitopoietica e, riprendendo il passo di una lettera del 1819 di John Keats, è necessario “fare anima”, connettere cioè l’anima al mito.

Con queste tesi Hillman non rompe con Jung. Rimane nel solco della psicologia analitica allargandone la prospettiva. Allargandola di molto a dire il vero, perché la sua psicologia è una terapia delle idee e non solo di un singolo individuo. Meglio ancora: una psicologia archetipica che recupera in senso vasto nozioni universali come quella di anima. Per Hillman l’anima è un fattore umano sconosciuto che rende possibile il significato, trasforma gli eventi in esperienza e si comunica nell’amore. L’individuo è così proiettato nel mondo e la conseguenza è un modo radicalmente differente di osservarlo. Jung disse più volte che la psiche non è dentro di noi, siamo noi dentro la psiche. Partendo da questo presupposto Hillman ci dice che il rapporto psichico dell’individuo è con tutte le cose, siano esse un tortuoso sentiero di campagna o il traffico stradale all’ora di punta. Un peso gravoso, non c’è dubbio. Ma è tramite questa consapevolezza che l’anima si fa nel mondo. E si fa nel mondo perché l’anima non è nel corpo ma è il corpo che passeggia nel giardino dell’anima.

Come si percepisce la sensibilità umana e culturale di Hillman è predisposta a uscire dal rapporto individuale per sfociare nel sociale. E così è stato come dimostra la sua codificazione del concetto di anima. E’ quasi scontato notare che inerpicandosi per questa strada a un certo punto la psicologia di Hillman assume una prospettiva filosofica. Per essere più precisi una prospettiva che tenta di portare alla coscienza collettiva le origini del nostro approccio al mondo. Origini che si ritrovano nei miti. Hillman tenta così di condividere con i contemporanei le radici culturali che ci legano agli archetipi più remoti. Questo perché il malessere dell’anima soggettiva è parte di un malessere dell’anima del mondo. E tra i mali che la affliggono individua: l’ingiustizia sociale, il declino della religione, la devastazione ambientale e la piaga della depressione. Ragionando su questa patologia dei nostri tempi Hillman si chiede come si faccia a non essere depressi quando attorno a noi tutto si estingue: specie animali e vegetali, saperi e linguaggi, culture e mestieri, comunità e storie. Per forza l’anima dell’individuo prova un sentimento di perdita, perché ciò che accade all’anima del mondo accade anche a noi.

I venti saggi che compongono l’ultimo numero della rivista Anima approfondiscono e sviluppano i principali nodi tematici di Hillman, pensatore che ha sintonizzato la psicoanalisi con la realtà postmoderna.

Patrizio Paolinelli. VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 2 febbraio 2013.

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