Elezioni politiche febbraio 2013. Gli italo-argentini al voto

Elezioni-2013Nel caldo afoso di febbraio, circa 600 mila italo-argentini sono stati chiamati a partecipare all’elezione del futuro Parlamento italiano. Quanti di questi risponderanno all’appello, nel cuore delle ferie estive, non è dato saperlo. L’Argentina comunque – il secondo paese dopo la Germania per numero di cittadini italiani all’estero – ha avuto finora buoni risultati di affluenze nelle tornate elettorali precedenti, sicuramente un riflesso della norma che rende obbligatorio il voto nelle elezioni autoctone. Nemmeno è possibile fare pronostici sui risultati locali di queste elezioni. La politica italiana qui ha logiche specifiche, spesso completamente estranee ai dibattiti nella penisola.

Per una parte significativa degli iscritti alle liste, italiani per ascendenza generazionale o comunque di vecchissima emigrazione, il volto più vicino dell’Italia sono le associazioni regionali ancora presenti nel territorio, le sedi dei patronati che li accolgono molto più affabilmente dei consolati per sbrigare alcune pratiche, o altre forme di aggregazione  mutualistica, religiosa o culturale promossa dall’emigrazione storica. Molti altri non hanno nemmeno un contatto diretto con queste realtà e, nello sforzo per orientarsi nel voto, conta molto la provenienza ‘argentina’ del candidato o gli appoggi più o meno espliciti ottenuti dai politici o partiti autoctoni di loro preferenza.  Soltanto dalla minoranza arrivata di recente per svariati motivi o di argentini con forti vincoli familiari, di lavoro o di studio con la penisola, si possono aspettare comportamenti similari all’elettore italiano, tuttavia neanche questo è scontato.

E’ dunque comprensibile che i programmi e la propaganda di quasi tutti i partiti che fanno la loro offerta elettorale si soffermi esclusivamente sugli interessi particolaristici della collettività all’estero: le pensioni in primo luogo (riscossione in euro invece di pesos argentinos), ma anche le borse di studio per i discendenti, il supporto agli scambi commerciali e allo sviluppo di piccole imprese, il sostegno alla cultura italiana e – richiesta molto sentita – il potenziamento della rete consolare per migliorare i servizi ai residenti.

Non solo non si menziona proposta politica alcuna per l’Italia, anzi, si sottolinea quasi sempre il non allineamento della lista, la sua autonomia rispetto ai partiti politici italiani e il carattere prettamente ‘corporativo’ di rappresentazione delle istanze comuni e specifiche degli emigrati del Sudamerica. Anche se quasi mai questo è vero, i partiti italiani e le sue diramazioni sudamericane riescono nell’impegno di confondere l’elettore locale, disorientato tra le facce sorridenti dei candidati che tappezzano con i loro manifesti le strade di Buenos Aires e delle altre città argentine.

L’esempio più clamoroso della strategia della confusione è quello del MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), che vuole ripetere il successo elettorale del 2008 rieleggendo il loro leader Ricardo Merlo per la terza volta alla Camera e collocando a Claudio Zinal Senato.

Il MAIE è nato nel 2008 come scissione ‘di sinistra’ della lista indipendente AISA (Associazioni Italiane in Sudamerica), la stessa con la quale era arrivato al Senato nel 2006 Luigi Pallaro, il grande boss della comunità italiana in Argentina, presidente di Feditalia (la Confederazione che riunisce le federazioni dell’associazionismo dell’emigrazione a livello consolare, regionale o settoriale) e dellaCamera di Commercio Italo-argentina e che aveva fatto eleggere deputato per la prima volta MerloPallaro, che si riconosceva come democristiano, si era impegnato a dare il voto di fiducia e a sostenere la coalizione vincente, qualsiasi essa fosse stata e a prescindere dalle posizioni politiche, perché – dichiarava allora – per portare avanti le istanze degli emigrati non era conveniente essere all’opposizione.

Nel 2008, oltre alla rielezione di Merlo, il MAIE portò in Parlamento la senatrice Mirella Giai, di Rosario,  donna di vecchia militanza nella sinistra. In queste settimane è curioso osservare come il popolarissimo giornale Clarin continui a presentare il MAIE come opzione di centrosinistra per l’Italia, mentre il candidato che sostituisce la Giai al Senato, Claudio Zin, è definito dall’agenzia EFE come un “indipendente, di destra, moderato e cristiano”.  Ha acquisito notorietà in Italia quando la sua presenza e il suo voto in Senato è diventato determinante per la sopravvivenza del governo Prodi, tanto è vero che fu accusato come responsabile della sua caduta (ingiustamente, visto che i responsabili furono in diversi dentro l’Unione).

Il MAIE è un movimento indipendente e autonomo dai partiti politici italiani. Non desideriamo andare a Roma per discutere ideologie o entrare in interne questioni partitiche. Il nostro principale obiettivo è difendere i diritti degli italiani e i loro discendenti fuori dall’Italia”, recita il volantino firmato da Merlo che mi è stato spedito questa settimana a casa. Questo slogan di campagna elettorale vale in realtà soltanto per l’America Meridionale, visto che nel resto delle circoscrizioni lo stesso Merlo si presenta invece come integrante in solido della Lista Monti attraverso l’alleanza del MAIE con l’UDC di Pierferdinando Casini. Meraviglie della politica italiana per il consumo sudamericano…

Il deputato Ricardo Merlo si è impegnato questi anni nella costruzione del suo movimento a livello mondiale, allargandolo a tutte le circoscrizioni estere. Questa sarebbe la ragione, secondo quanto afferma, del suo assenteismo alla Camera (solo 28% di presenze alle votazioni), secondo l’insolita spiegazione che ha fornito giorni fa al giornale argentino Perfilche lo ha interrogato sul punto: “Mi sono occupato di costruire il Movimento Associativo degli Italiani all’Estero. Ci sono dibattiti ai quali è importante esserci e altri dove è meglio approfittare per essere vicino ai cittadini italiani. Quelli che hanno più presenza in Parlamento sono quelli che meno potere hanno, visto che non è stata approvata nessuna legge dei rappresentanti all’estero. Che cosa vanno a fare tutti i giorni? Io per riscaldare una sedia e fare il bravo bambino a scuola non ci vado in Italia” (Perfil, 11/2).

Nel MAIE internazionale convivono tuttavia alcune figure discutibili, come il responsabile per l’Europa Gianluigi Ferretti, già legato al senatore PdL in quota n’drangheta Di Girolamo, che fu  arrestato e condannato. Ferretti è stato inoltre “responsabile del CTIM, l’organismo politico per l’estero promosso dall’allora MSI; è anche il direttore del giornale di estrema destra L’Italiano, organo fondato e gestito assieme a Stefano Andrini, esponente di estrema destra, con una condanna a 4 anni e mezzo per tentato omicidio e l’arresto per l’assalto ad un concerto antirazzista a La Sapienza”, secondo quanto denuncia Luciano Neri, Responsabile della Consulta Italiani nel Mondo (in Cambia il Mondo/Nuova Emigrazione, 10/1/2013).

A sua volta Claudio Zin, il candidato al Senato per Sudamerica, si era già presentato per l’UDC nelle elezioni del 2008. E’un noto medico televisivo che è stato funzionario del governo di Carlos Menem ed ex Ministro della Salute della Provincia di Buenos Aires, incarico dal quale si è dovuto dimettere per esser stato coinvolto in indagini giudiziarie legate all’acquisto di medicinali adulterati (la denominata ‘mafia dei medicinali’) e altri fatti di corruzione nella gestione dai quali in parte è stato assolto.

Nonostante questi antecedenti, esiste la convinzione che il MAIE sarà una delle liste che raccoglierà più consensi in Argentina. Per il giornale della comunità L’Eco d’Italia, dopo la scandalosa esperienza dei brogli elettorali innescati dai rappresentanti del PdL nel 2008, la contesa elettorale si definirà questa volta all’interno dell’associazionismo. L’avversario principale in quest’ambito è l’USEI (Unione Sudamericana di Emigrati Italiani) di Eugenio Sangregorio, un imprenditore italiano del settore immobiliare che prova per la terza volta a entrare in Parlamento.

Sangregorio, che è anche coordinatore del Movimento per la Libertá, nel 2008 era corso come alleato dell’UDC e fino a qualche anno fa era il responsabile del PdL per l’Argentina. Dalle cronache impariamo che ha rotto con Casini a causa dei rimborsi elettorali promessi e non corrisposti, per presentarsi in questa nuova fase come partito “indipendente, né di destra, né di sinistra, né di centro. Non guardiamo le ideologie perché non sono queste che fanno crescere i paesi bensì la buona volontà e gli uomini”, secondo la sua definizione.

L’Eco d’Italia segnalava alcuni mesi indietro che la fortuna di Sangregorio sarebbe dipesa dalla sua capacità di trovare compagni di strada di peso nel subcontinente, visto che a Buenos Aires può superare il MAIE, che deve scontare la potenziale perdita di voti del segmento di elettorato più sensibile a sinistra (votanti dell’ex senatrice Mirella Giai che non si ricandida e di altre dirigenti di provenienza sindacal-patronale, come Filomena Narducci dell’Uruguay). (L’Eco d’Italia, 18/9/2012- art. di Alessandro Cario).

In effetti, Eugenio Sangregorio è riuscito nella sua campagna acquisti: sono suoi nuovi compagni di lista Eduardo Pollastri, l’ex-senatore proveniente del Brasile che era entrato alla Camera per l’Ulivo nel 2006 e l’avvocato argentino Dario Ventimiglia, anche lui candidato della coalizione di centro-sinistra in passate elezioni come rappresentante d’Italia dei Valori. Un altro esempio paradigmatico del modus operandi opportunistico e lo stile voltagabbana che primeggia nella politica italiana locale.

Riguardo alla collocazione rispetto alle scelte di politica nazionale, l’USEI propone una strategia simile a quella che aveva reso famoso il vecchio senatore Pallaro: “voterei per il Governo che cerchi di dare una soluzione ai nostri problemi (di italiani all’estero); discuteremo: se un primo ministro vuole l’appoggio io, ad esempio, voglio in cambio …”, dichiara un candidato in lista proveniente dall’Uruguay. (Lacio Drom, 9/2/2013. Intervista a Graziano Pascale).

Il principale beneficiario dei brogli elettorali del 2008 nel consolato di Buenos Aires, l’allora uomo forte di Silvio Berlusconi in Sudamerica, il dirigente (o presidente) della Fondazione del PdL “Italiani nel Mondo” nella bella compagnia di Nicola Di Girolamo eSergio De Gregorio, l’uomo coinvolto nell’inchiesta Finmeccanica, l’ex ambasciatore argentino in Vaticano conosciuto come ‘il vescovo’ per i suoi eccellenti rapporti oltretevere, l’unico vero gentiluomo del Papa in America Latina, Cavaliere dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, pluri-funzionario menemista che vuole ancora candidarsi alla presidenza della Repubblica Argentina, cioè, il Senatore Esteban Caselli, ha fondato anche lui per l’occasione, un partito ‘indipendente’ alla ricerca di una sua rielezione: Italiani per la Libertà è il nome.

Per tentare un’altra volta un ‘colpo di fortuna’ si accompagna a una figura popolare del mondo dello spettacolo e dei reality-show argentini: la soubrette, vedette, attrice di commedia e cantante Ileana Calabrò.  Ileana assicura di non appartenere al partito del Cavaliere e caratterizza il suo movimento come orientato a una “democrazia sociale” senza vincoli di appartenenza con le formazioni politiche tradizionali italiane, poiché invece “si è costituito con l’obiettivo di rappresentare la minoranza costituita dalle collettività italiane residenti all’estero”. (Dichiarazioni al quotidiano argentino Perfil 11/2/2013).

Il Popolo della Libertà (PdL) risulta ufficialmente rappresentato dalla candidature dell’imprenditore Giuseppe Angeli (Rosario), che insegue un’altra rielezione come deputato, e dall’avvocato e giornalista Tullio Zembo, direttore per l’Argentina del già menzionato giornale di destra L’Italiano. Comunque anche se l’appartenenza di partito è apertamente dichiarata ed appare ben in vista nel simbolo la dicitura “centrodestra italiano”, si evita accuratamente di associare la loro sigla a Berlusconi e non si esprimono in nessun modo sulla scelta del Primo Ministro.

In questo panorama il Partito Democratico è un eccezione, dal momento che esplicita il suo carattere di partito italiano, diffonde la immagine di Bersani nei manifesti appesi per strada e fa arrivare alle nostre case volantini che fanno anche riferimento alla proposta generale di governo per l’Italia.

La loro strategia elettorale ha cercato piuttosto di rendere manifesti i vincoli di amicizia con le forze di sinistra al governo in Sudamerica (ilkirchnerismo in Argentina, il Frente Amplio in Uruguay, ecc), per evidenziare i vantaggi che si prospettano per questi paesi da una vittoria del centrosinistra in Italia.  L’inviato dell’agenzia di stampa ufficiale argentina Telam a coprire le elezioni in Italia, Pedro Brieger, sottolinea come il candidato Fabio Porta, del PD del Brasile e che tenta un secondo mandato alla Camera “si presenta come un’opzione maggiormente in sintonia con i governi latinoamericani che il suo collega argentino, Esteban Caselli, antico alleato di Berlusconi”.

La provenienza da un altro paese della circoscrizione America Meridionale, infatti, costituisce un handicap in Argentina (e l’Argentina è decisiva per passare), e rende in sostanza sconosciute altre opzioni di sinistra e lo stesso Movimento 5 Stelle (che propone una lista di brasiliani, mentre la Lista “Rivoluzione Civile”- Antonio Ingroia non si presenta in questa ripartizione). Intervistato dall’agenzia stampa nazionale, Porta “assicura che soltanto il suo partito è in grado di offrire una politica globale per l’America Latina che vada oltre le domande puntuali che hanno i discendenti d’italiani”, che “soltanto un governo di Bersani può collaborare con i governi progressisti per pensare progetti politici ed economici comuni”. Il candidato PD è stato anche ricevuto dalle principali figure del governo argentino – il Vicepresidente della Repubblica A. Boudou, il capo-gabinetto  J. M. Abal Medina, il presidente del blocco di deputati del partito di governo (FPV- Frente para la VictoriaAgustin Rossi, cosi come da prestigiose personalità vicine a Cristina Kirchner, come Estela Carlotto la Presidente dell’associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo.

Comunque sia, anche il PD ha voluto trarre profitto dalla capacità d’incidenza elettorale delle figure riconosciute dell’associazionismo dell’emigrazione, alleandosi niente di meno che con l’ex senatore Luigi Pallaro, presidente dell’AISA (Associazioni Italiane in Sudamerica). “Con Pallaro Bersani al Governo”, recita il manifesto che presenta i candidati dell’associazionismo nella lista, conFrancisco Nardelli (rappresentante della comunità dei trentini, di Bahia Blanca) al primo posto nella proposta PD per il Senato. In più, anche il centrosinistra ha fatto ricorso a figure dello spettacolo delle quali non si conoscevano antecedenti in campo politico o sociale. E’ il caso di Gino Renni, cantante e attore comico di TV e di film commerciali che si presenta come candidato a deputato in quota SEL.

Le possibilità per la coalizione di centro-sinistra appaiono, in linea teorica, molto promettenti. Il PD candida inoltre figure riconosciute nel mondo sociale e politico dei paesi vicini, come Renato Palermo in Uruguay; sempre in quel paese, ha recuperato Filomena Narducci, che si era presentata nel 2008 con il MAIE, quando questo movimento di diceva orientato a sinistra, ma oggi torna disgustata dagli accordi con l’UDC e dalla confluenza con gli ex-fascisti della lista Fini tra i sostegni internazionali (ma anche nazionali) alla Lista Monti (cfr. Intervista in Lacio Drom, 9/2/2013). I giochi sono aperti e risultati ancora incerti. Nel frattempo agli elettori sudamericani restano pochi giorni per districarsi in questo groviglio.

di Adriana Bernardotti (Buenos Aires)

http://cambiailmondo.org/2013/02/19/voto-allestero-gli-italo-argentini-al-voto/

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