Nel secolo del pudore

9788877994905Il grottesco, la cifra stilistica della “Lettera alla Presidentessa” di Théophile Gautier

Tra il 2007 e il 2010 la casa editrice La Vita Felice ha pubblicato tre volumi di Théophile Gautier (1811-1872) che contengono il diario del viaggio in Italia compiuto dallo scrittore nel 1850. Proseguendo questo tour la stessa casa editrice ha recentemente dato alle stampe ”Lettera alla Presidentessa” (78 pagg., 8,50 euro). Si tratta di un testo che a suo tempo fece scandalo per i contenuti sessuali e il linguaggio osceno. A dire la verità dovrebbe suscitare qualche sussulto ancor oggi non tanto per contenuti e linguaggio quanto per la forza di uno stile che si ribella al conformismo ottocentesco. Il mittente della lettera, che si firma “Il Maiale Immaginario, ovvero il Porco senza saperlo”, è in Italia alla perenne ricerca di esperienze erotiche nei bassifondi delle città che visita: Milano, Venezia, Padova, Firenze, Roma, Napoli. Ma andiamo con ordine.

Per prima cosa, chi è la Presidentessa a cui è indirizzata la lettera? E’ Madame Apollonie Sabatier (1822-1890), bella e intelligente cortigiana parigina il cui vero nome è Aglaé-Josephine. Di carattere aperto e amante dell’arte di conversare, Apollonie è tra le poche “Grandi Orizzontali” a istituire nella propria abitazione, al numero 4 di Rue Frochot, un salotto letterario. Come noto i salotti dell’epoca erano spazi di ricerca intellettuale, discussione aperta e senza troppe formalità. Insomma erano luoghi in cui regnava una grande libertà di espressione. Si poteva parlare di tutto senza remore né censure e, dove ammesso, si poteva conversare con il linguaggio che si desiderava, anche quello più scurrile.

Musa ispiratrice di poeti come Baudelaire, la Presidentessa (così chiamata perché protettrice del salotto) coltivò con Gautier un’amicizia che durò tutta la vita. Ed è anche in nome della libertà di parola che l’autore del popolare “Capitan Fracassa” usava con Apollonie il turpiloquio. Non ci si deve quindi lasciare ingannare dalle pagine oscene della “Lettera” perché nel secolo del pudore (così come è stato definito l’800) il suo obiettivo principale è quello di esplorare le possibilità della parola. Non solo testo di letteratura erotica la “Lettera” rappresenta molte altre cose. E’ un modo “impossibile” di scrivere a una donna, di criticare il perbenismo dell’epoca, di esplorare mondi ai margini della società e di fare letteratura.

A proposito di letteratura, meglio, di scrittura, come noto Gautier è stato un autore estremamente prolifico. La sua produzione ammonta a circa trecento volumi. Buona parte dei quali sono costituiti da feuilleton e articoli di critica letteraria, artistica e teatrale scritti per La presse. L’attività di giornalista serviva a Gautier per sbarcare il lunario e nonostante l’assorbisse parecchio riuscì a pubblicare quelli che restano due classici della letteratura francese: “Mademoiselle de Maupin” (del 1836) e il già citato “Capitan Fracassa” per la cui stesura occorsero trent’anni (venne poi pubblicato a puntate, dal 25 dicembre 1861 al 30 giugno 1863, sulla Revue Nationale et Etranger).

Dinanzi alla sterminata produzione di Gautier, la “Lettera” (per quanto “longue comme trois feuilletons”) è davvero poca cosa in termini quantitativi. Ma bene ha fatto La Vita Felice a proporla un’altra volta al pubblico italiano (esiste un’introvabile edizione della Savelli risalente al 1981 e inserita in un volume di Gautier intitolato “Poesie libertine”). Presentare oggi la “Lettera” costituisce un’interrogazione per una società ossessionata dal sesso come la nostra. Nel mondo occidentale l’eros vive all’insegna dell’apparenza e della prestazione atletica trasformandosi in un vero e proprio lavoro in termini di tempo speso ed energie investite. La “Lettera” ci presenta invece una sessualità plebea, sboccata, istintiva. Il suo estensore frequenta quartieri poveri, soggetti equivoci e prostitute di strada. Nel descrivere personaggi e situazioni tutto si amplifica fino a diventare grottesco. Ecco è proprio il grottesco la cifra della “Lettera”. Grottesche sono le case di appuntamenti e le prostitute e grottesco è il bestiario che le circonda: ruffiani, garzoni, vetturini. Tutti pronti a trovare donne per i forestieri (e a lucrarci sopra ovviamente).

Di eccesso in eccesso la scrittura di Gautier si trasforma in uno stile letterario. Uno stile che al turpiloquio somma raffinate citazioni e un’impietosa osservazione delle miserrime condizioni di vita dei ceti popolari. Contrariamente a ciò che potrebbe apparire a una lettura ingenua, una lettura che si lascia tramortire dalla violenza del linguaggio, con la “Lettera” Gautier dimostra tutta la forza di uno stile che in virtù di una volgarità esagerata uccide la volgarità. Uno stile che oggi manca. Sembra che sia rimasta solo la volgarità.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 27 luglio 2013.

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