Il mistero del quinto incisivo

I denti di MichelangeloI denti di Michelangelo, un volume dello storico dell’arte Marco Bussagli

Chi si è accorto che la Sibilla Delfica della Cappella Sistina ha un quinto incisivo che spicca al centro della bocca? Pochissimi. E tra i pochissimi c’è lo storico dell’arte Marco Bussagli che a questa anomalia anatomica, presente in varie opere di Buonarroti, ha dedicato un libro: I denti di Michelangelo. Un caso iconografico (Edizioni Medusa, 2014, 175 pagg., 19,00 euro). Perché soffermarsi su un dettaglio così singolare? Per diversi motivi: perché secondo Bussagli riflette il tormento interiore del grande artista toscano, evoca i significati che ha attribuito al bene e al male, contribuisce a rivelare il codice simbolico del maestro. Altri studiosi si sono accorti della difformità dentistica in alcuni lavori di Michelangelo. Ma nessuno ha dato troppo peso alla contrapposizione tra denti “normali” e il quinto incisivo. Per Bussagli invece tale contrapposizione ha forti implicazioni religiose e teologiche. Implicazioni che si possono rinvenire nei testi sacri del cristianesimo, per il quale il corpo è il “tempio” che ospita l’anima e lo spirito a cui tuttavia si contrappone. Implicazioni che ritroviamo in poeti come Dante, per il quale il batter dei denti delle anime finite all’inferno costituisce una metafora della condizione umana con tutti i limiti corporei e intellettuali ch’essa comporta.

La ricerca di Bussagli parte dalla concezione classica di bellezza come simmetria e dalla sua relazione col concetto di bene. E’ evidente che il quinto incisivo inserito al centro della chiostra dentaria, fra i due mediali, testimonia l’incrinatura dell’armonia sulla quale è costruito il corpo umano. Un esempio di tale incrinatura possiamo osservarlo nel celeberrimo disegno di Michelangelo intitolato “Furia infernale” o “Anima dannata”, databile tra il 1525 e il 1528. Il disegno raffigura un uomo urlante che mostra tutta l’arcata dentaria in cui è presente il mesiodens. Il dente soprannumerario denuncia l’assenza di armonia e bellezza del corpo e dell’anima. L’idea di Michelangelo è insomma quella di rappresentare un’anima priva della Grazia divina e devastata dalla pena eterna. In un altro disegno, databile intorno al 1531, e passato alla storia come “Il sogno”, Michelangelo aggiunge altri significati al simbolismo del mesiodens. Nel disegno sono infatti raffigurate delle maschere che rappresentano la falsità e la menzogna e una di queste mostra l’incisivo al centro della chiostra dentaria. Nella Sibilla Delfica e in Giona, affrescati nella Cappella Sistina, l’eccezione anatomica del quinto incisivo rappresenta invece il loro appartenere a generazioni precedenti alla Rivelazione e alla Grazia.

Lo sguardo di Bussagli si sofferma su diversi personaggi della Cappella Sistina in cui è presente la deformazione dentale causata dalla presenza del quinto incisivo. Per ognuno di essi sviluppa tesi rapportate al dibattito teologico dell’epoca e all’influenza esercitata dal pensiero di Gioacchino Fiore su Buonarroti. Tuttavia, se nelle opere del Michelangelo pittore è relativamente facile individuare delle spiegazioni coerenti con la sua visione del bene e del male, il Michelangelo scultore richiede un supplemento di indagine. Come spiegare infatti la presenza del mesiodens nella bocca di Gesù della Pietà Vaticana? Nelle precedenti opere l’asimmetria è riferita al concetto di peccato, in evidente contrasto con le conformazioni dentali che alludono invece all’armonia del corpo e dunque allo stato di Grazia. Come può Gesù, che è il Sommo Bene, avere un aspetto macchiato dal segno del male? La risposta di Bussagli è convincente e si articola su tre ipotesi. La prima – Michelangelo si è sbagliato – è da scartare immediatamente data la profonda conoscenza dell’anatomia umana da parte del genio toscano. La seconda – Gesù è identificato col male – si esclude da sola data la grande fede religiosa di Michelangelo. Il quale vede nel sacrificio di Cristo un elemento centrale nel disegno di Dio per la salvezza dell’umanità. La terza spiegazione – Cristo è colui che prende su di sé il male del mondo – è quella più plausibile. Michelangelo ha posto sulla bocca del Salvatore il segno dell’iniquità perché sia chiaro il motivo del risarcimento progettato da Dio. Ipotesi confortata, tra i tanti, dal profeta Isaia: “Il castigo esemplare che ci rende la pace è su di lui, per mezzo delle sue piaghe è data la guarigione”. Purificarci dal peccato: questo è il motivo per cui Michelangelo ha posto sulla bocca di Cristo il quinto incisivo, perché sia evidente che si assume tutte le nostre colpe. In virtù di tali interpretazioni “I denti di Michelangelo” costituisce una ricerca che può aprire la strada per ulteriori approfondimenti del vocabolario visivo di Michelangelo e conferma quanto nel maestro toscano il testo scritto sia sostituito da un’invenzione figurativa che coniuga pensiero e bellezza.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 6 dicembre 2014.

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