Quando la casa diventa un incubo

Una ricerca di Eugenia Porro su donne e violenza domestica

paradisi crudeliPerché nelle società avanzate la violenza di genere persiste e non accenna a diminuire? Quali sono i meccanismi che nel tempo la producono e riproducono? Allo scopo di affrontare scientificamente queste domande Eugenia Porro, dottore di ricerca in sociologia alla Sapienza, ha realizzato uno studio recentemente pubblicato da Franco Angeli e intitolato: “Paradisi crudeli: donne e violenza domestica. Una ricerca sociologica in Italia e in Polonia” (202 pagg., 25 euro).

Un chiarimento sul titolo del libro: “paradisi crudeli” è un efficace ossimoro che rivela come il luogo degli affetti per eccellenza, l’ambiente domestico, si possa trasformare per molte donne in un vero e proprio incubo a causa dell’aggressività del partner. Il volume contribuisce ad aprire le scienze sociali a un tema ancora poco trattato da tali discipline ed è suddiviso in due parti. La prima presenta le teorie di riferimento (differenti rispetto all’approccio e alle conclusioni), le evoluzioni del quadro normativo e la descrizione del campo di osservazione. La seconda parte del libro è dedicata all’analisi empirica e dà voce, in Italia e in Polonia, alle testimonianze di chi conosce a fondo la problematica della violenza domestica, testimoni privilegiati e key informant. Va detto subito che rispetto a quello italiano il contesto culturale polacco è più conservatore, che la legislazione in tema di diritti delle donne è meno avanzata e che non si hanno dati statistici attendibili.

In Italia invece i dati statistici sono affidabili e preoccupanti. Nel 2006 l’Istat ha stimato in 6 milioni e 743 mila le donne italiane che, almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenza, fisica o sessuale, ossia il 31,9% dell’intera popolazione femminile. Se si considera solo lo stupro la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). Se invece guardiamo alle donne che hanno subito violenza psicologica la cifra supera i 7 milioni. Per quanto concerne gli aggressori il 14,3% delle intervistate ha dichiarato di essere stata oggetto di violenze da parte del partner e il 24,7% da parte di conoscenti o estranei. Particolarmente significativo sul piano socio-culturale è il fatto che il 93% delle violenze perpetrate dal coniuge non viene denunciata, percentuale che sale al 96% se l’autore non è il partner.

Per la sua forma estrema di brutalità Eugenia Porro dedica una specifica riflessione al femminicidio. Neologismo che include tra l’altro l’attentato alla vita di una donna allo scopo di annientarne l’identità. Nel 2005 Amnesty International ha dichiarato che la violenza sulle donne costituisce “la prima causa di morte al mondo, la violazione dei diritti umani più diffusa, la più pervasiva e la più strisciante, ma anche la più sottovalutata”. Il fenomeno è globale. In Francia, nazione che ha elaborato la nozione di diritti umani, ogni quattro giorni una donna perde la vita a causa delle percosse subite dal partner. E nel Sud Africa di oggi sempre il partner è responsabile di ventotto donne uccise ogni settimana. Per quanto riguarda l’Italia, dal trend 2005-2013 risulta che il numero delle donne assassinate conosce una quasi costante progressione: da 84 vittime nel 2005 si passa a 129 nel 2011 per registrare un lieve calo nel 2012 (124): “E’ inquietante constatare come nel 2012 si sia avuta una vittima di femminicidio ogni due giorni, con un incremento di quasi il 50% in appena sette anni”. Nel 2013 le donne uccise sono state 128 e quest’anno siamo già oltre quota 100. Questa macabra contabilità diventa ancora più problematica se si considera che in Italia il numero degli omicidi è in calo mentre quello dei femminicidi rimane stabile negli anni, anzi spesso è in crescita.

Nel loro insieme le statistiche danno la misura di una situazione che ormai si caratterizza come un vero e proprio dramma sociale. Un dramma da affrontare sul piano normativo e della sicurezza. Ma si tratta anche di un conflitto familiare che va compreso andando alle sue radici per rintracciarne cause e ragioni. Ad esempio c’è da riflettere sul fatto che il femminicidio sia sempre meno concentrato nelle aree meridionali, un tempo tristemente celebri per i delitti passionali. “Non solo: ciò che spaventa di più è proprio la relativa imprevedibilità del problema. Non esistono infatti fasce d’età o classi sociali significativamente più esposte di altre al fenomeno”. Dunque l’aggressività dell’uomo può scatenarsi per cause diverse: perché ha difficoltà a relazionarsi con l’emancipazione della donna, per ristabilire un’egemonia di tipo patriarcale, oppure perché incapace di sostenere i cambiamenti di ruolo in una società in continuo mutamento.

La ricerca di Eugenia Porro ha il pregio di affrontare parecchie dinamiche relative alla violenza domestica. Non poteva dunque mancare un capitolo dedicato ai media. Dei quali si mettono in luce ambiguità e oscillazioni. Da un lato infatti i media denunciano la violenza sulle donne, mentre dall’altro insistono nel presentarle come oggetti sessuali. E’ pur vero che la Rai ha approvato un Codice Etico per i propri dipendenti e che la sua presidente, Anna Maria Tarantola, ha annunciato la firma della “policy di genere”, in virtù della quale l’immagine della donna non può esaurirsi “in una gradevole figura di contorno, ma deve essere trattata con rispetto e dignità”. Resta il problema sottolineato dalla Presidentessa della Camera, Laura Boldrini, che, commentando la decisione della Rai di non trasmettere Miss Italia 2013, ha constatato come “solo il 2% delle donne in Tv parla, il resto è muto e svestito”. C’è poi da aggiungere l’atteggiamento del mondo dell’informazione: attento all’audience e alle vendite tende a spettacolarizzare i crimini sulle donne o, peggio ancora, li associa ad altre “piaghe sociali” come l’alcolismo e la prostituzione. Ciò non toglie che le testate giornalistiche non si dedichino talvolta a campagne di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Oscillazioni che si spiegano con l’effetto totalizzante della comunicazione. La quale mastica tutto e il contrario di tutto finendo per giustificare la realtà così com’è.

La parte qualitativa di “Paradisi crudeli” dà la parola agli intervistati italiani e polacchi: persone impegnate nei centri antiviolenza, responsabili di associazioni per i diritti delle donne, di Amnesty International, della Caritas e così via. Attraverso la codificazione della loro esperienza sul campo Eugenia Porro traccia dei percorsi interpretativi per comprendere il fenomeno della violenza domestica. La quale per sua stessa natura non può avere una sola spiegazione ed è letta dai vari testimoni sotto molteplici aspetti: come tendenza innata all’aggressività, incapacità dell’uomo di gestire emozioni negative, strumento distorto di comunicazione, risultato di una socializzazione orientata a mantenere le diversità di genere e soprattutto come relazione asimmetrica di potere, in particolare quando intervengono variabili di tipo economico. Una delle maggiori differenze registrate nei due contesti nazionali è che la Polonia deve misurarsi col rischio di una sorta di interiorizzazione della “naturalità della violenza” conducendo così le vittime alla rassegnazione, mentre in Italia prevale l’effetto di politiche sociali e programmi di welfare inadeguati a garantire le donne che hanno subito soprusi. Merito di “Paradisi crudeli” è senz’altro quello di chiarire i termini del problema violenza domestica in modo da aiutare i decisori, politici e non, a porsi le domande giuste.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 21 febbraio 2015.

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