La costruzione dell’identità europea

image005Colporteurs. I venditori di stampe e libri e il loro pubblico

Spesso i cataloghi delle mostre sono oggetti di pregio e opere ricche di contenuti. Non fa eccezione “Colporteurs. I venditori di stampe e libri e il loro pubblico” (Edizioni Medusa, 180 pagg., 25 euro). Il volume, curato da Alberto Milano, è un incantevole catalogo di illustrazioni accompagnato da una stimolante ricognizione storica sul ruolo socio-culturale delle immagini e dei loro primi distributori in Europa, i colporteur. La mostra si tiene al Castello Sforzesco di Milano dal 25 al 29 marzo di quest’anno; è organizzata dal Comune e dalla Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” in collaborazione con la Fondazione Trentina “Alcide De Gasperi”.

Attraverso una nutrita selezione di stampe che va dal XVI al XIX secolo la rassegna ricostruisce la vita e l’attività dei colporteur. Girovagando di città in città, di villaggio in villaggio, di mercato in mercato questi commercianti vendevano in buona parte dell’Europa e a prezzo modico libretti popolari non rilegati e di poche pagine. Il loro campionario comprendeva anche testi di canzoni per lo più sentimentali, stampati di carattere informativo, decorativo e culturale. Proponevano inoltre lunari, calendari, almanacchi, immagini sacre e profane (quelle sacre accompagnate da rosari e crocifissi) o piccoli oggetti per la cura della persona quali ventole, nastri e pettini. Tali prodotti godevano di un’accoglienza assai favorevole fra diversi strati della popolazione ed erano destinati a rendere più piacevole la vita quotidiana educando esteticamente lo sguardo, abituando il pubblico alla lettura, stimolando sogni a occhi aperti. L’importanza dei colporteur risiede dunque nell’aver stimolato lo spirito d’impresa nel senso borghese del termine e nell’aver contribuito a costruire il moderno immaginario collettivo europeo. Un immaginario che inizierà a prendere forma durante il Rinascimento e che sfocerà in maniera estremamente amplificata alcuni secoli dopo con l’avvento dell’industria editoriale, dei mezzi comunicazione di massa e della pubblicità.

Oltre a essersi occupato del catalogo Alberto Milano ha curato anche la mostra facendo alcune scelte significative. Nella rassegna ha affiancato ai colporteur altre due figure di commercianti: i venditori ambulanti che non trattavano materiali a stampa e gli intrattenitori che facevano uso della scatola ottica e della lanterna magica. I primi commerciavano in manufatti quali i busti in gesso rispondendo così alla domanda di raffigurazioni devozionali, decorative e di personaggi illustri. Vendevano anche biglietti delle lotterie o per assistere a spettacoli teatrali, circensi e persino a esecuzioni. I secondi stupivano il pubblico con i loro spettacoli caratterizzandosi come antesignani della fotografia. Nella scatola ottica l’impresario ambulante mostrava vedute di città e stampe che offrivano un effetto di profondità grazie alla prospettiva molto marcata e i colori intensi. Mentre il lanternista ambulante proiettava su uno schermo figure umoristiche o terrificanti così come racconti e avvenimenti molto noti.

Tra gli esclusi dalla mostra troviamo i ciarlatani. Ossia coloro che imbonivano il pubblico offrendo prodotti che non corrispondevano ai pregi tanto decantati. Ovviamente una discreta capacità persuasiva era necessaria anche ai colporteur per piazzare i propri articoli e battere la concorrenza stanziale che certo non li vedeva di buon occhio. Ma in genere i venditori di libri e stampe godevano di una buona reputazione per la serietà del loro comportamento e l’affidabilità commerciale. Non solo. Il loro passaggio in diversi momenti dell’anno era atteso perché per gli abitanti dei villaggi rappresentava l’occasione di avere notizie su quanto avveniva in altre parti del mondo e per conoscere nuovi prodotti. E così, col passare del tempo, la vendita itinerante diventò un’attività pianificata. Nel XVIII secolo prese forma un colportage organizzato allestito nelle Alpi di Briançon, nel Cotentin in Normandia, nella Valle del Tesino e nel XIX secolo in alcuni villaggi delle alte valli dei Pirenei.

Il riconoscimento sociale del colporteur generò la domanda di stampe che rappresentavano diverse tipologie di commercianti itineranti. Domanda che la nascente editoria si premurò di soddisfare con una copiosa produzione di immagini. Tali immagini talvolta erano idealizzate, altre volte crudamente realistiche, altre ancora delle vere e proprie messe in posa. Ma durante il XVIII secolo i venditori ambulanti erano ormai così familiari che gli editori francesi e tedeschi li inserirono nelle loro serie caricaturali. Tuttavia, al di là delle rappresentazioni iconografiche, la vita dei colporteur non era affatto facile. In un capitolo del catalogo dedicato ai colporteur dell’Altopiano del Tesino emerge quanto fosse dura la loro attività. Si iniziava a lavorare da ragazzi. Per risparmiare sui costi e per raggiungere le fattorie più sperdute si andava quasi sempre a piedi portando sulle spalle la pesante valigia di legno, la celebre cassella, contenente le illustrazioni da piazzare. Durante il viaggio le incognite erano tante: il maltempo, i briganti, i lupi, le malattie. Ma nonostante il ritorno a casa non fosse assicurato i tesini non si arresero e non si limitano a girare l’Europa. Nell’800 attraversarono l’oceano e si avventurano in America percorrendola da cima a fondo.

Naturalmente la storia del colportage è molto articolata e il catalogo della mostra la ricostruisce nei suoi molteplici aspetti. Oltre a quello sui commercianti tesini il libro indaga l’epopea della “Bibliothèque bleu” (librettini in brossura con una copertina muta in carta azzurra che circolarono in Francia a decine di milioni tra fine del ‘500 sino alla metà dell’800), le attività tipografiche lecite e illecite che si realizzarono a Venezia tra il XVI e il XVII secolo e le complesse vicende del colportage in Alsazia tra il 1600 e il 1880. Il catalogo della mostra milanese offre così uno spaccato di storia economica e sociale che riporta alla luce alcune linee costitutive dell’identità occidentale.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 17 aprile 2015.

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