L’alchimia del quotidiano

downloadIn libreria “Il metodo dell’antroposofia” di Rudolf Steiner

La casa editrice Medusa ha recentemente pubblicato un importante libro di Rudolf Steiner “Il metodo dell’antroposofia” (128 pagg., 14,00 euro). Come osserva Laura Salvarani nell’Introduzione al volume applicare la nozione di metodo al pensiero antroposofico può apparire a prima vista improprio. In realtà non è così perché lungo il suo percorso conoscitivo Steiner arriva a proporre la relativizzazione della contrapposizione tra metodo (razionalità) e creatività (irrazionalità) e il superamento delle tradizionali barriere disciplinari. Va sottolineato che Steiner non solo non ha nulla contro la scienza ma ne tiene gran conto. Obietta però che la riduzione del pensiero alla sola facoltà dell’intelletto rappresenta un errore. Per Steiner il pensiero razionale consiste in una fase; una fase che attende di essere superata a favore di una conoscenza più larga. La ricerca antroposofica si caratterizza dunque per un metodo che è post-cartesiano e meta-scientifico.

 

Nell’approccio antroposofico possiamo rinvenire echi della profonda insoddisfazione per la prevalenza della ragione strumentale sulla vita quotidiana. Insoddisfazione espressa sia dalla critica alla modernità tra fine ’800 e primi decenni del ‘900 che dall’affermazione della psicanalisi all’interno della cultura occidentale (affermazione avvenuta proprio negli anni in cui Steiner diffonde le proprie idee). Caratteristica saliente di Steiner è quella di presentarsi sulla scena pubblica come un iniziato. E in quanto tale non abbraccia nessuna corrente culturale della propria epoca. Ne propone una tutta sua: l’antroposofia. Prima di formalizzare questo metodo di ricerca spirituale Steiner aderisce alla Società Teosofica (fondata a New York nel 1875). Nel 1902 è presidente della Società teosofica tedesca. Ma la direzione orientaleggiante presa dai teosofi d’oltreoceano spinge Steiner a separarsi progressivamente dal gruppo fondatore per guardare a una spiritualità occidentale, che poi chiamerà antroposofia.

Steiner possiede una solida preparazione scientifica. Ma in base alle esperienze con forze soprasensibili, vissute sin da bambino, è convinto che la scienza tradizionale non sia in grado di afferrare l’elemento vitale presente nei fenomeni naturali. L’antroposofia rappresenta così la chiave di volta per rendere essoterico il sapere di epoche remote, se non addirittura mitiche, in un mondo dominato dalla razionalità scientifica e dall’individualismo. La spiritualità di Steiner è lucida, poco profetica e tende a fare dell’antroposofia una scienza umana a fianco delle altre scienze umane. Come si intuisce facilmente si tratta di un approccio pragmatico, calato nella realtà di tutti i giorni e che affronta i problemi della vita umana nella sua interezza. Tale approccio ha permesso a Steiner di presentarsi sotto molteplici vesti: quelle dell’esoterista, del filosofo e del pedagogista. Ma Steiner è stato anche l’ispiratore di uno stile architettonico, di uno pittorico e ha posto le basi dell’euritmia (un’arte di movimento).

Se si considera la concezione steineriana del mondo non c’è dubbio ch’essa presenta una discreta dose ingenuità. La “triarticolazione sociale” di cui parla il fondatore dell’antroposofia in tempi di grandi terremoti sociali non tiene infatti conto dei rapporti di forza tra le classi, né della centralità del lavoro e neppure della complessità delle vicende storiche. Per Steiner la cultura, la politica e l’economia sono sfere autonome ma in armonica relazione tra loro e debbono tradurre in pratica gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza (senza per questo abbracciare le idee della Rivoluzione francese). Purtroppo il mondo sembra refrattario a questa ipotesi anche se è necessario tenere conto che la visione della storia di Steiner è quella di un esoterico. E in quanto tale interpreta la realtà attraverso saperi che la scienza ufficiale, compresa la storia, non condivide affatto. Basti ricordare che Steiner crede nel mito di Atlantide, nel continente scomparso di Lemuria e da qui costruisce una sua personale teoria della civiltà. Nelle sue opere descrive l’uomo visibile e quello invisibile, afferma che la morte e’ un passaggio dalla vita terrena a quella spirituale e presenta un’originale dottrina della reincarnazione adattata al cristianesimo.

Rudolf Steiner è snobbato dalla cultura accademica. Tuttavia quando era in vita non le ha mai dichiarato guerra. Al contrario: il suo obiettivo è sempre stato quello di integrare le discipline ufficiali con la scienza dello spirito in nome di una nuova epistemologia. In parte dobbiamo ammettere che c’è riuscito. Alcuni aspetti fondamentali del suo pensiero hanno fatto breccia nella società e trovano oggi applicazioni concrete: nell’agricoltura biodinamica, nelle 900 scuole, 1.700 giardini d’infanzia e 9.300 istituti sparsi in tutto il pianeta e nelle altrettanto sparse cliniche e case di cura che diffondono la medicina antroposofica in 67 nazioni. E’ evidente che l’affermazione del metodo antroposofico è dovuta alla crisi della scienza (oggi peraltro ridotta a tecno-scienza) e al suo essere ormai anche una fonte di problemi sociali e ambientali. La scienza in poche parole non ha mantenuto la sua promessa di realizzare un mondo migliore. Quest’insuccesso ha aperto la società alla ricerca di alternative. E il pensiero steineriano è una di queste.

Patrizio Paolinelli, VIAPO, inserto culturale del quotidiano Conquiste del Lavoro, 28 febbraio 2015.

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