Breve storia del libro in Italia

51dNdkPe35L._SX351_BO1,204,203,200_Una piccola, coraggiosa e raffinata casa editrice – dal programmatico nome, La Vita Felice – ha dato alle stampe un prezioso documento che, appunto, farà felici molte persone: bibliografi innanzitutto, ma anche storici, studiosi dei media e più in generale coloro che amano la carta stampata. Ci riferiamo a Per la storia del libro in Italia di Guido Biagi (a cura di Paolo di Branco, 2015, 175 pagg., 11,50 euro).
Il volume risale al 1900 e venne presentato dal governo italiano in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi. Si trattava di un catalogo che conteneva oltre duecento riproduzioni fotografiche di libri stampati in Italia dalla seconda metà del XV secolo e per tutto il XVI. Lo scopo era quello di offrire al cosmopolita pubblico che affollava l’Esposizione la storia delle origini della stampa italiana.

A commissionare l’opera fu l’allora ministro alla Pubblica Istruzione, Guido Baccelli. A realizzarla venne chiamato Guido Biagi (Firenze, 1855-1925) direttore della Biblioteca Marucelliana e poi della Medicea-Laurenziana. Riteniamo sia utile tracciare un breve profilo di questo personaggio perché è stato uno di quegli intellettuali al servizio della cultura su cui talvolta poggiano le fortune dei grandi libri. Basti ricordare che nel 1881, in qualità di direttore del “Giornale dei bambini”, accettò di pubblicare il primo capitolo di “Pinocchio”, sollecitando poi Collodi a continuare nell’impresa.

Sperando di non apparire troppo riduttivo agli occhi di bibliografi ed esperti di biblioteconomia, l’altra grande qualità di Biagi fu quella di essere, se così si può dire, un grande gestore dell’informazione: fu infatti un bibliotecario di fama internazionale a cui si debbono diverse opere specialistiche come, ad esempio, la Bibliografia dantesca e fondò nel 1888 la Rivista delle biblioteche e degli archivi, che diresse fino alla morte. Inoltre, nel 1908, concepì e presentò per la prima volta al lettore italiano un Annuario biografico sulle persone note intitolato Chi è?. Toscano benedetto, è il caso di dirlo, non si limitò a porsi il problema della raccolta delle informazioni e a tentare di risolverlo con gli strumenti dell’epoca. Come si direbbe oggi fu anche uno straordinario manager pubblico che con intelligenza e tenacia riorganizzò le biblioteche statali in un Paese con un tasso di analfabetismo superiore al 70%. Non basta. Biagi si misurò con la scrittura, il giornalismo e la filologia: lasciò testi di vita fiorentina, Fiorenza, fior che sempre rinnovella e di aneddotica letteraria, Aneddoti letterari, Passatisti; curò l’edizione critica del Novellino (raccolta fiorentina di cento novelle, composta verso la fine del Duecento); diede alle stampe, in collaborazione con Lando Passerini, il Codice diplomatico dantesco; e La Vita Felice ha pubblicato nel 2013 il suo Gli ultimi giorni di P.B. Shelley.

Per la storia del libro in Italia rappresenta il Biagi bibliotecario. Va detto che il volume pubblicato oggi non è una copia dell’originale, il cui costo sarebbe stato proibitivo per il lettore medio. E’ un piccolo tascabile assai dissimile nella forma dall’imponente Albo per la Storia del Libro presentato all’Esposizione parigina oltre cent’anni fa e le cui dimensioni erano di 54×62 cm per un peso di parecchi chilogrammi. Il testo attuale non contiene immagini ma ha il merito di riportare la notevole quantità di informazioni bibliografiche raccolte da Guido Biagi tra le biblioteche pubbliche dell’epoca suddividendole per località. Il Piemonte occupa lo spazio maggiore ma, come avvisa lo stesso Biagi, ciò è dovuto semplicemente al fatto che le biblioteche di quella regione possedevano più materiale rispetto alle altre.

L’Albo presenta gli incunaboli in ordine cronologico. E, anche se ci sono annose controversie tra i bibliografi, per Biagi la tecnica tipografica è stata introdotta in Italia nel 1465 da due stampatori tedeschi che impiantarono a Subiaco la prima officina, per poi spostarsi a Roma; mentre non è oggetto di controversia alcuna il fatto che nel XVI secolo sia stata Venezia la capitale della stampa in Italia. Anzi, si può affermare tranquillamente che la città lagunare fu una capitale europea. E giusto per confermarne il suo ruolo Biagi ricorda che l’antesignano del moderno editore, Aldo Manuzio, scelse intorno al 1490 la Serenissima come sede per installare la sua tipografia.

Il catalogo di Guido Biagi non si limita a passare in rassegna le opere pubblicate agli albori della stampa in Italia. Seppure a volo d’uccello narra anche la cronaca di un’attività industriale come quella della stampa. Cronaca che vede susseguirsi il nomadismo di protoimprenditori che impiantavano officine tipografiche ovunque fosse possibile, movimenti finanziari, innovazioni tecnologiche, ricercatezze stilistiche, notizie di economia locale e vicissitudini familiari. Viene così brevemente ricostruito il ricco succedersi di avvenimenti nella vicenda tipografica di Mondovì, oppure si cerca di far luce sulle oscure origini della tipografia milanese e così via. Per la storia del libro in Italia non è dunque un freddo catalogo ma un’occasione per riflettere sulla nascita e la complessità di uno strumento di comunicazione come il libro cartaceo; strumento dato oggi come prossimo alla morte. Effettivamente molti fattori concorrono alla sua dipartita. Giusto per fare un esempio ci concediamo una nota personale: chi scrive vive in una piccola città di provincia dove un gruppo di studenti del locale liceo alla fine di ogni anno scolastico si riunisce in spiaggia e fa un bel falò dei libri utilizzati in aula.

Indubbiamente dinanzi a così tanta disaffezione c’è di che essere scoraggiati: davvero è vicina l’estinzione del libro cartaceo? Umberto Eco pensava di no e lo collocava tra le “tecnologie eterne” come la ruota, il coltello e la bicicletta perché la sua forma è determinata dalla nostra anatomia. Con tutta probabilità aveva ragione. Perciò pubblicare oggi il lavoro di Guido Biagi non è un’operazione nostalgica, ma un modo per riflettere sulle origini del libro e capire dove sta andando.

Patrizio Paolinelli, via Po cultura, inserto del quotidiano Conquiste del Lavoro, 30 aprile 2016.

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