Da dove nasce la violenza? Una riflessione dello psicoterapeuta junghiano Stefano Baratta

51CoS6XLJJL._SX335_BO1,204,203,200_Nelle scienze sociali l’aggressività umana è oggetto d’indagine da parte di numerosi studiosi appartenenti a differenti discipline. Le loro spiegazioni del fenomeno muovono da un presupposto: se siamo in grado di comprendere le radici della violenza siamo anche in grado di prevederla, contenerla, metterla in qualche modo sotto controllo e avanzare così nel processo di civilizzazione. Nonostante le nobili intenzioni degli studiosi non sembra che quest’equazione funzioni molto bene vista la realtà che ci circonda. E tuttavia, a dispetto dei continui insuccessi, non abbiamo altra strada per sperare di frenare la distruttività umana se non l’ostinata volontà di capire e di tramutare poi la comprensione in azioni individuali e collettive volte alla soluzione pacifica dei conflitti siano essi interiori, interpersonali o sociali.


E’ su questa scia di pensiero che ci sembra si collochi l’ultimo libro dello psicoterapeuta junghiano Stefano Baratta intitolato “L’immaginario della violenza. Sogni, ragioni, terapia” (Moretti & Vitali, Bergamo, 2015, 209 pagg., 15 euro). La domanda da cui parte l’intera riflessione contenuta nel suo lavoro è la seguente: la violenza costituisce un comportamento irrazionale o possiede in qualche modo una sua ragionevolezza? Passando dall’astrazione al vissuto concreto di individui artefici o vittime di violenza – e che Baratta ha avuto come pazienti – lo stupro, l’incesto, il matricidio sono comportamenti indecifrabili, rinviabili ad esempio a un’impenetrabile pulsione di morte, o possiedono un loro significato, una loro logica per quanto esecrabile essa sia?
E’ evidente che a un interrogativo del genere non si può rispondere frettolosamente. Infatti, nell’Introduzione Baratta precisa per prima cosa la concezione della libido di Jung. Una precisazione necessaria perché orienta lo sviluppo successivo dell’intera riflessione sulla violenza. Per il fondatore della psicologia analitica la libido è una forma di energia psichica neutra e non esclusivamente sessuale come invece riteneva Freud. Tale energia può infatti percorrere diversi canali: biologico, culturale, morale, spirituale e così via. Se arginata “può passare secondo modalità predeterminate archetipicamente al canale opposto”. Ad esempio, l’energia bloccata in una perversione sessuale può transitare nel canale morale “alla ricerca di un equilibrio psicologico inconsciamente predeterminato”. I diversi flussi possono andare in due direzioni: progressivamente, ossia verso l’esterno, adattandosi così all’ambiente; o regressivamente, ossia verso l’interno, scavando così nell’inconscio. Tuttavia, le due direzioni non costituiscono movimenti di segno contrario. L’una necessita dell’altra “alla ricerca di un ottimale equilibrio psichico, lungo la strada che porta all’individuazione: processo per cui una persona diventa se stessa, unica, diversa sia dagli altri che dai modelli ideali della psicologia collettiva”.

A partire da tale concezione della libido Baratta formula due ipotesi di lavoro che affronta nel corso del libro: 1) verificare se i comportamenti aggressivi abbiano un fine prospettico (sviluppo storico della psiche individuale) e teleologico (osservare i fini ultimi anziché le cause immediate); 2) verificare se attraverso l’analisi dei sogni si può ottenere un quadro della psicopatologia in atto e indicazioni sia sul piano della prognosi sia sul piano terapeutico. Ovviamente, per la loro centralità nei processi psichici, i sogni rivestono un ruolo centrale nell’indagine di Baratta perché è tramite l’interpretazione dei simboli in essi contenuti che è possibile reperire le cause, le condizioni e le finalità di comportamenti aggressivi di chi ha subito violenza o l’ha esercita su altri.

E’ a questo punto che prende corpo l’indagine dello psicoterapeuta sull’immaginario dei suoi pazienti e che rende particolarmente originale la sua ricerca. Nel libro sono infatti stampate una gran quantità di figure e osservandole si rimane sorpresi dalla loro eterogeneità. Ad esempio, insieme alle immagini archetipiche della Grande Madre, del Toro e della Coppia (quest’ultima elaborata dallo stesso Baratta) si trovano dipinti di Picasso, Magritte, Klimt e Schiele; a loro volta affiancati a personaggi dello sport, come lo pseudoermafrodita Caster Semenya, dello spettacolo, come la drag queen Conchita Wurst, e addirittura a una vignetta dei Peanuts. Quest’associazione tra immagini originarie che si perdono nella notte dei tempi, pittura e figure della cultura di massa rendono la riflessione di Baratta particolarmente interessante proprio perché, pur mantenendosi rigorosamente nell’alveo della psicologia analitica, si apre alle forme simboliche dei nostri tempi collegandole con quelle archetipiche dell’inconscio collettivo.

Trova così spiegazione il titolo del libro, L’immaginario della violenza. Un immaginario che partendo dai sogni dei pazienti risale, attraverso il colloquio terapeutico, all’interpretazione dei simboli onirici collegando le immagini universali con quelle del presente. Una parola chiave di questa tecnica è amplificazione. Parola che ricorre spesso nel testo di Baratta. Insieme all’associazione, si tratta di un metodo interpretativo del sogno che comporta l’uso di equivalenti mitici, storici e culturali il cui scopo è quello di spiegare e, appunto, ampliare il contenuto metaforico del simbolo onirico. Ecco perché nell’analisi dei sogni del matricida Nunzio, dell’abusata Giorgia, dell’insicuro Lorenzo, della colpevolizzata Carmen e degli altri casi presentati nel libro, Baratta procede per successivi sconfinamenti disciplinari. Rivelando un’erudizione non comune, oltre alla psicologia e alla psichiatria, Baratta si rivolge infatti a diversi altri campi del sapere: dalla poesia alla musica, dalla biologia all’etologia, dalla pittura al cinema e così via. L’obiettivo è quello di uscire dal linguaggio-gabbia della diagnosi per far emergere un pensiero emotivo. Un pensiero che non classifichi ma amplifichi.

Ben consapevole dei rischi di smarrimento che si possono correre lungo i tanti crocevia dell’amplificazione, Baratta non perde mai la rotta pur conducendoci spesso lontano rispetto allo specifico tema dell’aggressività. Dopo aver fatto viaggiare il lettore nelle profondità di miti e dei più disparati saperi eccolo ribadire in una maniera o nell’altra che razionalità e irrazionalità, conscio e inconscio non sono separabili. Il carrierista Marco, ad esempio, odia le donne nonostante sia sposato con figli e abbia numerose amanti. Il suo odio deriva sostanzialmente dalla mancata accettazione della parte femminile che è in lui, come peraltro in ogni maschio. Paga questo squilibrio con incontrollabili attacchi di panico e finisce per chiedere aiuto all’analista. Alla fine del percorso terapeutico rinasce a nuova vita perché accetta gli opposti che sono il lui. La violenza nasce anche da questa mancanza di accettazione delle polarità di cui ognuno di noi è composto. Il compito fondamentale del terapeuta è allora quello di aiutare il paziente a trovare la strada che porta al proprio principium individuationis, alla scoperta del Sé.

Patrizio Paolinelli, via Po cultura, inserto del quotidiano Conquiste del Lavoro, 14 maggio 2016.

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