Un’estate con Proust

image_bookCiò che in genere caratterizza i libri da leggere sotto l’ombrellone è la leggerezza. Ma c’è leggerezza e leggerezza. Da un lato, può significare superficiale passatempo. In questo caso è il libro che sceglie il lettore in virtù della promozione commerciale e il testo costituisce soprattutto un antidoto alla noia. Dall’altro lato, la leggerezza può significare intrattenimento intelligente. In quest’altro caso è il lettore che sceglie il libro in base a un effettivo bisogno culturale e il testo costituisce una fonte di arricchimento personale. A questa seconda categoria di libri da leggere in spiaggia appartiene senz’altro Un’estate con Proust (a cura di Laura El Makki, Carocci, 2015, 214 pagg., 15,00 euro). Il volume è un piccolo e gustoso tascabile e costituisce la riduzione degli interventi di otto lettori d’eccezione che nell’estate del 2014 si sono succeduti ai microfoni di “France Inter” – una delle maggiori radio pubbliche francesi – per parlare dell’opera dell’autore della Recherche.


Un’estate con Proust presenta una struttura omogenea che si ripete geometricamente capitolo dopo capitolo. Innanzitutto ogni autore tratta un tema circoscritto: Antoine Compagnon si occupa del tempo; Jean-Yves Tadié dei personaggi; Jérôme Prieur del mondo di Proust; Nicolas Grimaldi dell’amore; Julia Kristeva dell’immaginario; Michel Erman dei luoghi; Raphaël Enthoven del rapporto di Proust con la filosofia; infine, Adrien Goetz dell’amore di Proust per le arti. In secondo luogo, ogni sezione tematica inizia con un Ritratto di lettore. Ritratto con cui gli otto lettori spiegano le ragioni della loro vicinanza a Proust e quel che ne hanno ricavato sia sul piano intellettuale che, talvolta su quello personale. In terzo luogo, ogni capitolo occupa circa tre pagine e segue il medesimo cliché: 1) una breve citazione di Proust posta in esergo; 2) poche righe in corsivo che collocano il tema scelto nella vita e nell’opera dell’autore della Recherche; 3) segue un testo critico di commento al corsivo di circa una pagina e mezzo; 4) riproduzione di un brano tratto dai lavori di Proust (inesorabilmente lungo rispetto all’economia complessiva del libro, dato lo stile dello scrittore francese).

Un’organizzazione del testo così disciplinatamente ritmata facilita molto il lavoro del lettore, esperto o inesperto che sia. Il quale può scegliere a piacimento il capitolo da leggere senza che la comprensione del tema oggetto d’indagine ne risenta minimamente. Ma cosa si tratta di comprendere? Per la curatrice, Laura El Makki, Un’estate con Proust è anche “un invito a conoscersi a fondo”. E sulla stessa lunghezza d’onda sembra essere Antoine Compagnon. Il quale nutre ancora piena fiducia nella capacità del libro di trasformare il lettore. Un’ottimistica apertura di credito nei confronti del pubblico contemporaneo sempre meno abituato alla presa della scrittura sulla propria coscienza. Ben venga dunque l’iniezione di ottimismo e se anche avesse poco effetto Un’estate con Proust costituisce comunque un’eccellente introduzione allo scrittore francese e alla sua opera. Va detto che si tratta di un’introduzione non scolastica e scritta da ammiratori di Proust. Potremmo forse definirla una sorta di ritratto intellettuale con cui sono proposte e affrontate questioni che riguardano l’esistenza di tutti noi: l’amore, la gelosia, l’ambizione, il desiderio, la memoria, la pluralità dell’Io (diviso tra una parte sociale e un’altra dalle profondità faticosamente rischiarabili). Come si vede, si tratta di questioni per così dire eterne, ma integralmente calate nelle trasformazioni imposte dalla modernità alla struttura del sentire di ogni singolo individuo. Una mutazione antropologica che condurrà alla scoperta della memoria involontaria da parte di Proust e alla scoperta dell’inconscio da parte di Freud.

E’ risaputo che Proust non ebbe solo critici entusiasti. Gide fu impietoso e lo tacciò di essere uno snob autore di testi mal scritti. Valéry dichiarò di conoscerlo poco e di sentirsi lontano da lui a causa della propria avversione al romanzo. Céline quasi lo derise, mentre i surrealisti si proibirono addirittura di leggerne l’opera. Un’estate con Proust va in direzione opposta proseguendo la lunghissima stagione di recupero e valorizzazione dello scrittore francese. Una valorizzazione che continua tutt’oggi perché finora non sono state date risposte soddisfacenti ad alcuni dilemmi emersi con la modernità e che Proust sottopose al rigore analitico del suo personalissimo laboratorio di scrittura: l’impossibilità di conoscere definitivamente l’altro, l’impossibilità di fermare lo scorrere del tempo, l’impossibilità di separare l’amore dalla sofferenza. Come si vede si tratta di impossibilità che angustiano ancora la nostra vita interiore e a volte ce la rendono terribilmente complicata. In poche parole, con i processi di modernizzazione l’intimità è diventata un problema enorme la cui soluzione esige la lunghezza e la lentezza della Recherche. Gli esistenzialisti giudicarono l’opera di Proust come una cronaca della vecchia società. Forse si sbagliavano. Ma forse no. Nel senso che la smania di novità che contraddistingue la modernità di ieri e di oggi non ha chiuso i conti con la storia. Probabilmente il Novecento continua a pesare sulla nostra cultura e sull’economia dei nostri sentimenti più di quanto non immaginiamo.

Patrizio Paolinelli, via Po cultura, inserto del quotidiano Conquiste del Lavoro, 30 luglio 2016.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...