La post-verità è il frutto avvelenato della democrazia

post-veritaLa post-verità o meglio la post-fattualità sembra accreditarsi come il nuovo mantra che tutto spiega. Il rivoluzionario paradigma che permetterebbe, secondo intellettuali, analisti, commentatori e altri entusiasti, di chiarire i misteri della politica e di decifrare la complessità dei fenomeni sociali, oltre che fornire una plausibile spiegazione della crisi inedita del sistema democratico e delle sue istituzioni.

La rivoluzione tecnologica introdotta nei paesi occidentali comporta, oltre ai tanti benefici, anche l’aberrante inquinamento delle menti dei cittadini dovuto all’affermarsi di una cultura della falsità e della diffamazione. L’invasione inarrestabile di una comunicazione bugiarda sta minando le relazioni tra i paesi e tra le persone. Gli esempi sono molti e tutti con effetto devastante sulla vita della gente.

La post-verità è servita al repubblicano Trump come efficace strumento per divenire presidente degli Usa. Il candidato repubblicano, accusando di ogni nefandezza la democratica Clinton, è riuscito a convincere gli americani che la sua avversaria era una sporca affarista che meritava solo la galera. Come è servita al dottor Hamer in campo oncologico per continuare a fare proseliti con l’invenzione di una scuola medica presentata come radicale alternativa alla medicina ufficiale nonostante la sua espulsione dall’Ordine dei medici.

In realtà, la vittoria di Trump e la credibilità di Hamer come di altri leader o guru, sono da imputare non solo alla falsificazione della comunicazione ma soprattutto alla crisi del sistema democratico. La presa sull’opinione pubblica della balla è il frutto amaro proprio della democrazia e della civiltà dell’occidente. Per questa ragione si può sostenere che non siamo ancora entrati nell’era totalizzante della manipolazione e della finzione.

Non siamo ancora arrivati alla realtà che cede il passo alla falsità e all’illusione che diviene fattualità. Il dato che la menzogna, la bugia o la balla vengano presentate e percepite come realtà attraenti del mondo in cui viviamo, è un fenomeno proprio della libertà di espressione e di comunicazione.

Non possiamo improvvisamente scoprire che la realtà è fatta da chi promette sogni o miracoli, da chi vuole essere illuso o si lascia abbagliare, e da chi, rinunciando al proprio ruolo istituzionale di controllo e sanzione, permette che tutto possa scorrere.
È scontato che in ogni epoca sono sempre esistiti i furbi e i bari, come gli ingenui e i creduloni. Però, oggi i primi impongono la loro irresponsabilità come virtù del potere, e i secondi il loro abbaglio come ribellione del suddito.

Se così stanno le cose, bisogna dire che dietro al termine post-verità si nasconde una questione vera e drammatica. Quella della crisi della governance in democrazia e quella della mancanza di strumenti nella difesa personale. Stiamo per essere invasi da una nuova miseria, umana e culturale prima che economica e finanziaria.

Non è più possibile lasciare che circolino liberamente le idee di una persona senza che questi se ne assuma la responsabilità degli effetti che provocano.
Non è più possibile tollerare la diffusione della smancerosa esibizione che il potente o il guru fa del proprio pensiero, anche quando contraddice una documentata evidenza e contravviene alla buona regola.

Non è più possibile lasciare al leader una libertà smisurata e indecente, quando sa che la sua recita fa presa su chi quella libertà non ha e quella indecenza la patisce.
Cosa fare? La sinistra tace e i progressisti balbettano, mentre i conservatori si esaltano e i reazionari festeggiano.

È sperabile che i soggetti del lavoro, dello studio, delle professioni, dei mestieri, della cultura, e di chi è ancora portatore di un pensiero critico, si attivino e sappiano ritrovarsi uniti nel superamento dell’indifferenza e nell’affermazione di un progetto sociale credibile. La credibilità è data dal farsi costruttori a partire dalla propria realtà di una nuova società, non permettendo che la verità venga falsificata e come tale assolutizzata, e che la responsabilità venga omessa e come tale divenire licenza.

Giovanni De Plato, il manifesto, 5 gennaio 2017.
http://ilmanifesto.info/la-post-verita-e-il-frutto-avvelenato-della-democrazia/

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One thought on “La post-verità è il frutto avvelenato della democrazia

  1. Caro Pat,

    il tema della cosiddetta “post-verità” mi sta a cuore. Infatti ho girato ai miei figli il link di un articolo sullo stesso tema uscito su Internazionale, commentandolo così:

    *Come distinguere una bugia da una stronzata* Il mondo cambia e voi, figli, ne siete interpreti più di me che ho già detto la mia. Questo articolo di Internazionale mi regala una riflessione, già fatta seppure non in maniera così organica, che coinvolge voi giovani… più che me. Buona lettura. Papà

    Se non temessi di mettere a dura prova la loro capacità di attenzione su questi temi gli girerei anche il tuo di articolo… bello!

    Vico

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