Uno stile di vita sobrio

In libreria l’ultimo libro di Manlio Brusatin su una virtù dimenticata

Stile sobrio. Breve storia di un’utile virtù. Questo è il titolo dell’ultimo libro di Manlio Brusatin (Marsilio, Venezia, 2016, 236 pagg., 16,50 euro). Un titolo che di per sé dà molto da pensare visto che viviamo in una società in cui dominano la morale della competizione e quella del divertimento. Con la prima gli individui sono messi gli uni contro gli altri dentro e fuori il mondo del lavoro in una sorta di guerra di tutti contro tutti. Con la seconda si ricompensano quegli stessi individui per la loro vita spesa a lottare quotidianamente contro il prossimo tramite premi quali, ad esempio, la cosiddetta movida (lontana anni luce dal suo significato originario legato a feste popolari fortemente vissute dalla collettività) e le cui gesta sono poi immortalate sui social network. Alla morale della concorrenza e del divertimento lo stile sobrio oppone quella che forse potremmo definire una morale dell’autoregolazione. Morale che a partire da se stessi si irradia verso gli altri e proprio Brusatin nel suo libro richiama virtù cardinali quali la prudenza e soprattutto la temperanza. Tanto è così che in una recente intervista radiofonica Brusatin indica Papa Francesco come un esempio di stile sobrio.

Nella ricostruzione di Brusatin tutto comincia con un ricco proprietario terriero, il veneziano Alvise Cornaro (1484-1566). Il quale, a causa di giovanili dissolutezze, intorno ai quarant’anni si ammala gravemente. Anziché ricorrere a salassi e clisteri, rimedi tipici della medicina dell’epoca, Cornaro decide di curarsi da sé mettendo in pratica uno stile di vita equilibrato che gli permetterà di recuperare la salute e di arrivare alla ragguardevole età di 82 anni. Nel 1558 Cornaro teorizza il proprio modo di prolungare l’esistenza e dà alle stampe un trattatello intitolato Discorso sulla vita sobria, il cui successo tra i ceti dominanti dell’epoca è consacrato da innumerevoli edizioni. A parere di Brusatin si deve a Cornaro l’invenzione della dieta alimentare moderna (quattro morigerati pasti al giorno da consumarsi a orari precisi) e della villeggiatura (da effettuarsi quattro volte all’anno per rigenerarsi mentalmente). Come noto, entrambe le invenzioni saranno fatte proprie dalla modernità. Peccato che verranno completamente stravolte nel loro significato: la dieta è oggi trasformata nell’ossessione estetica del corpo e la vacanza in uno spossante tour de force alla ricerca di ogni piacere. L’esatto contrario di quanto consigliava Cornaro.

A parte gli esiti storici delle invenzioni di Cornaro già ai suoi tempi non tutti erano d’accordo con l’idea di sobrietà che il ricco veneziano proponeva. Tant’è che, pur senza vis polemica, Sperone Speroni (1500-1588) pubblicò un pamphlet intitolato “Contro la sobrietà” in cui smontò la maniacale concentrazione sul cibo da parte dell’amico Cornaro, sottolineando come il vero problema fosse quello di chi ha fame e non ha da mangiare, anziché quello di chi ha da mangiare e non ha fame. Inoltre, “Speroni elogia la vita delle stelle cadenti (erranti) che illuminano il buio lasciando qualche traccia di meraviglia in chi le guarda, e poi nulla”. Fuor di metafora ciò significa che una vita metodica è una vita piatta, alla fin fine vana, mentre tanti personaggi dalla vita breve hanno lasciato un segno nella storia. Osservazione che ci permette di collegarci al presente e alla continua incitazione da parte della cultura di massa a eccedere in ogni cosa, tra cui il sesso, di cui Brusatin, per scelta, non si occupa nel suo libro. Ma la cultura di massa non ha solo egemonizzato l’eros. Ostenta anche una filosofia di vita all’insegna della trasgressione, promuove il gusto per la provocazione, spinge all’abbattimento del senso civico. Rotture che a lungo andare si sono rovesciate in uno sconfortante conformismo e paradossalmente oggi una vita sobria è assai più ribelle di una vita spericolata.

Artigiano è una delle parole chiave di “Stile sobrio“. E Cornaro è presentato da Brusatin come un “artigiano di sé”. Colui che grazie alla conduzione di uno stile di vita senza eccessi si assicura la longevità. Per Brusatin questa quotidiana disposizione alla cura del corpo e della mente è un atteggiamento che dal cibo, dall’abbigliamento e dall’abitare si estende nel mondo del lavoro e in particolare del lavoro manuale, oggi così svalutato in un’epoca di finanziarizzazione dell’economia. Il mito originario è quello di Dedalo, costruttore di labirinti, che secondo Brusatin “può rappresentare in forma esemplare le scene del progresso del lavoro artigiano nel contemporaneo”. Dopo aver richiamato la figura di Adriano Olivetti, precursore dell’idea di responsabilità sociale dell’impresa privata, Brusatin si confronta con l’analisi di Richard Sennett contenuta nel libro L’uomo artigiano (Feltrinelli, Milano, 2008). Libro in cui il sociologo statunitense rilancia l’idea dell’homo faber rivalutando così il lavoro del produttore che quotidianamente perfeziona i suoi saperi e le sue realizzazioni così come un tempo facevano orafi e liutai.

Restituire valore al lavoro svolto sia con le mani sia col cervello in un’epoca caratterizzata dal ruolo centrale delle tecnologie digitali conduce Brusatin a individuare l’alto livello di artigianalità nelle professioni legate ai software: “Non più craftsman ma maker, potrebbe essere la guarigione e la conquista di una sobrietà nascosta da quella corsa alla celebrità, diffusa come la peste nella ‘società dell’apparire’, che si lascia dietro la scia di un’umanità insufficiente a tutto”. I maker sono una comunità internazionale organizzata intorno alla condivisione delle conoscenze attraverso il Web e la cui filosofia è appunto quella del fare insieme utilizzando software e hardware open source per semplificare la vita dei cittadini, mentre le multinazionali fanno di tutto per complicarla. Pare che grazie a questi artigiani 2.0 nel 2030 ognuno di noi sarà in grado di costruirsi una casa con una stampante 3D. Ed è con questo auspicio che si conclude “Stile sobrio”. Una virtù utile a migliorare la qualità della vita di tutti.

Se le speranze di Sennett e di Brusatin si concretizzeranno sarà il futuro a dircelo. Personalmente nutriamo qualche dubbio dato che in entrambi gli autori è assente un’analisi sull’attuale potere economico e dunque sulla sua capacità di reazione a qualsiasi tentativo di minacciarne l’egemonia. Al di là di questo aspetto politico, prima di chiudere ci pare utile segnalare una scelta di Brusatin: quella di non stampare nel libro le tante opere d’arte e immagini che commenta suggerendo al lettore di scaricarle da Internet. Scelta curiosa perché in linea con il marketing delle grandi aziende, che chiede al cliente di collaborare alla produzione, ad esempio tramite l’home banking o tramite la trasformazione dell’avventore in cameriere all’interno dei fast food. E tuttavia si tratta anche di una scelta che fa riflettere rispetto allo statuto del libro. Il quale, nel caso di Stile sobrio rinuncia esplicitamente ad essere un oggetto totale e totalizzante. Un oggetto assoluto nel senso etimologico del termine; ossia sciolto, libero, indipendente da legami, vincoli, limitazioni. Il che dovrebbe valere ancor più per Brusatin che ama scrivere libri-biblioteca, libri che aspirano a essere tutti i libri e in cui l’erudizione diventa affastellamento iperbolico di citazioni.

Patrizio Paolinelli, via Po cultura, inserto del quotidiano Conquiste del Lavoro, 29 aprile 2017.

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One thought on “Uno stile di vita sobrio

  1. ok ma anche la tesi di speroni non e’ male per il suo tempo ma anche sopratutto dal come si vedono le cose di oggi. a.todesco

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