Il mondo nuovo di Sapelli

E’ tornata l’era della ragion di stato. In un brillante pamphlet le originali tesi dello storico Giulio Sapelli sulle relazioni internazionali

Chi vuol fare una rapida e sorprendente immersione nei rapporti tra le nazioni ha a disposizione il nuovo libro di Giulio Sapelli, Un mondo nuovo. La rivoluzione di Trump e i suoi effetti globali, (Guerini e Associati, Milano, 2017, pagg., 140, 15,50 euro). Sapelli si muove con estrema abilità tra geopolitica e relazioni internazionali senza nulla concedere al linguaggio accademico. Al contrario – a tutto vantaggio dei lettori – lo stile di Un mondo nuovo è decisamente quello del pamphlet: vibrante, polemico, accessibile. Sul piano dei contenuti possiamo definire l’ultima fatica di Sapelli come una sorta di anatomia dell’attuale situazione internazionale. Ma per essere più precisi sulla sua ipotesi di lavoro conviene lasciargli la parola: Un mondo nuovo costituisce “un tentativo di interpretare il rapido cambiamento degli assetti internazionali, degli equilibri di potenza e la ridefinizione delle reti di connessione e dei confronti del potere mondiale, rendendo esplicita una posizione predittiva, ossia quella secondo la quale il modello di esportazione della sicurezza e del dominio economico nordamericano sarebbe andato incontro a severe sconfitte, militari e diplomatiche”.

Come si vede il compito che Sapelli si è assegnato non è affatto facile. E tuttavia lo assolve perché uno dei pregi principali del suo libro è quello di dare un ordine alle vicende del mondo, per meglio dire al complicato gioco di interessi e conflitti che anima i rapporti tra le grandi potenze. Il punto di vista è quello di uno storico dell’economia che si fa beffe proprio dell’economia, la quale, ricordiamolo, è considerata la scienza par excellence dei fenomeni sociali nonostante i suoi limiti e i suoi fallimenti. A questo proposito ci sia consentito riportare un gustoso passaggio dal libro di Sapelli: Quello che verrà “sarà un decennio terribile per il normale cittadino e nel contempo meraviglioso per lo scienziato sociale, purché resista, non cada nella cupa disperazione e sappia leggere e scrivere: cioè, non sia un economista di professione”.

Chiusa con questa divertente battuta la querelle col discorso economico resta da spiegare come mai nella precedente citazione Sapelli sostenga che per il normale cittadino i prossimi anni saranno assai bui. E qui si colloca una delle pietre angolari della sua riflessione. A parere dello storico è infatti iniziato un processo mondiale di deistituzionalizzazione. Fenomeno che si può osservare con l’annientamento di intere strutture statali nell’area mesopotamica, col golpe bianco in Brasile, con la Brexit, con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli USA e con l’avanzata dei partiti di destra antieuropei in tutto il Vecchio continente. Per Sapelli tale fenomeno ha come conseguenza l’inizio di un ritorno planetario alla ragion di stato, in primis in politica estera. E’ proprio tale ritorno che determinerà nel prossimo futuro la deistituzionalizzazione della tecnocrazia europea. Di conseguenza si assisterà a un inizio del crollo del dominio dell’euro con conseguenze disastrose in particolare per i ceti non abbienti. La responsabilità? Interamente a carico della politica deflazionistica tedesca. La cui azione è “economicamente imperialista” con la conseguenza di abbassare sul piano internazionale tanto il potere della Germania quanto quello dell’Europa.

Individuata la responsabilità resta la brutta notizia: per i ceti non abbienti del Vecchio continente si profilano tempi duri. Ma la partita è ancora aperta. Per Sapelli la via d’uscita al disastro che ci aspetta è raccogliere il sogno gaullista di un’Europa dall’Atlantico agli Urali. E qui l’attenzione del lettore è immediatamente catturata dalla comparsa della Russia come co-protagonista dell’uscita europea dalle proprie molteplici crisi. Una tesi audace dato che sono ancora in piedi le sanzioni economiche dell’UE contro la Russia la quale, dopo anni di propaganda da parte dei principali media occidentali, è percepita dal grande pubblico come nostalgica, minacciosa, espansionista. Invece, per Sapelli, non solo l’Europa dovrà risolvere il rapporto con la Russia, ma la stessa Russia è inevitabilmente destinata a diventare l’interlocutore principale degli Sati Uniti sullo scacchiere internazionale. E’ questa una delle sorprendenti tendenze che per Sapelli andranno a disegnare il volto del nuovo mondo.

E la Cina? Non si limiterà a guardare l’inevitabile abbraccio tra USA e Russia e cercherà di entrare nel ristrettissimo club dei decisori. In subordine vorrà l’egemonia sull’Asia. Ma c’é un ma grande come una casa: il duopolio USA-Russia si fonderà più sulle ragioni della tattica che su quelle della strategia, perciò sarà instabile. Di conseguenza le alleanze delle due superpotenze con altri paesi e con la stessa Cina saranno a geometria variabile, mentre gli impegni presi faranno presto a trasformarsi in carta straccia e la lealtà internazionale diventerà un ricordo. D’altra parte su quest’ultimo aspetto i precedenti non mancano. Ad esempio, c’era un accordo tra statunitensi e russi secondo il quale nessun paese confinante con la Russia sarebbe mai entrato nell’Unione Europea. Come è noto così non è stato. E tuttavia il bipolarismo USA-Russia potrebbe portare alla pace in Medio Oriente permettendo una ricostruzione che segnerebbe anche per noi europei l’inizio della ripresa economica.

Come si vede per Sapelli grande è il disordine sotto il cielo e tale sembra resterà per gli anni a venire. Le ragioni principali sono due: 1) la fine della spinta propulsiva dell’economia cinese; 2) la caduta geostrategica degli Stati Uniti, i quali non controllano più gli alleati asiatici e non sanno governare il mondo così come hanno dimostrato con i catastrofici errori commessi in Iraq, Afghanistan e con le cosiddette primavere arabe – solo per citare qualche caso. La Cina ha già iniziato a rivolgersi al mercato interno e, mentre assiste al ritorno nelle rispettive patrie di grandi aziende occidentali dell’hi-tech, si sta armando fino ai denti a tutela dei prevedibili contenziosi, commerciali e non, con gli USA. Questi ultimi hanno ancora la forza economico-militare per occuparsi dei destini del mondo, ma non abbastanza per poterlo fare da soli così come facevano fino a ieri. Si tratta di un cambiamento epocale dal quale, almeno nei prossimi anni, non scaturirà un nuovo ordine mondiale. Al contrario, l’instabilità è destinata ad aumentare non solo per il declino della potenza statunitense ma anche a causa di quello che Sapelli definisce “il crollo della diplomazia internazionale”. Di che si tratta? E’ semplice. A livello mondiale la politica ha perso il suo potere unificante ottenuto proprio per mezzo della diplomazia internazionale. La quale, ad esempio, dopo l’implosione dell’URSS non è stata in grado di costruire un dialogo, una politica di integrazione con la potenza che aveva perso la guerra fredda. All’idea della politica come minaccia dell’uso della forza e alla capacità strategica di non concepire mai la disintegrazione dell’avversario – ma semmai il suo inserimento in un nuovo equilibrio internazionale – si preferisce invece la distruzione di interi stati per non dire di intere società (Iraq, Libia, Siria) sconvolgendo così il sistema delle relazioni internazionali e risvegliando antichi appetiti. La Francia per esempio sta rimettendo le mani sull’Africa. Continente che a parere di Sapelli vedrà la destabilizzazione di parecchie nazioni e una nuova stabilizzazione basata su criteri precoloniali o forse addirittura pre-ottomani.

All’interno di un mondo nuovo segnato dal disordine internazionale come si muove l’Italia? Sembrerebbe non bene. Intanto perché fa parte di un Occidente in declino e di un’Europa soffocata dalla Germania. In secondo luogo, perché è imbrigliata da istituzioni europee che sono state create per favorire la finanza globale anziché la diplomazia globale (il caso greco è definito da Sapelli il “collasso di una civilizzazione diplomatica”). Infine, perché l’Italia non è in grado di esercitare neppure quella leadership di secondo o terzo livello che gli USA le concedono. In questo senso la vicenda libica è esemplare. E’ a partire dal 2011 che Francia e Inghilterra stanno impedendo all’Italia di estendere la propria influenza sull’ex colonia e sembra ci stiano riuscendo. Ovviamente ciò ha generato e continuerà a generare frizioni e divisioni all’interno di un’Unione Europea già di per sé traballante. La soluzione proposta da Sapelli in merito al rapporto tra Italia e Libia è quella di coordinare la nostra azione con la strategia USA e col blocco militare egiziano. Questa proposta, come altre contenute nel libro di Sapelli, può essere condivisa o meno. Ma comunque la si pensi Un mondo nuovo impone di aprire gli occhi sulle vicende internazionali perché tali vicende, per quanto lontane siano, non sono estranee alla nostra vita.

Patrizio Paolinelli, via Po economia, inserto del quotidiano Conquiste del Lavoro, 2 maggio 2017.

Via Po del 2 maggio 2017

 

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