Baudrillard e l’estasi della scrittura

Pubblicata una raccolta di saggi dello studioso francese sul rapporto tra media e terrorismo

Il terrorismo è purtroppo un tema di straordinaria attualità ed è di questi giorni la pubblicazione di una raccolta di testi scritti da Jean Baudrillard (1929-2007) intitolata Pornografia del terrorismo (Angeli, Milano, 2017, 80 pagg., 14,00 euro, a cura di Vanni Codeluppi). Il libro mette insieme le riflessioni dello studioso francese su un aspetto particolare: il rapporto tra media e terrorismo. Prima di entrare nell’argomento è necessario considerare che la parabola intellettuale di Baudrillard può essere sommariamente divisa in due fasi. La prima, critica e connotata da venature marxiste. Durante questa fase il sociologo francese ha pubblicato libri ancor oggi in grado di offrire chiavi di lettura della nostra contemporaneità quali ad esempio Il sistema degli oggetti (1968) e La società dei consumi (1974). La seconda fase segna una netta sterzata rispetto alla precedente. Possiamo etichettarla come estetica e connotata da venature nichiliste. Durante questa fase Baudrillard si occupa del terrorismo e pubblica numerosi libri tra cui quello che alcuni considerano la sua opera maggiore, Lo scambio simbolico e la morte (1976).

Detto questo, la domanda da porsi è: Pornografia del terrorismo aiuta a comprendere il fenomeno terrorismo nel suo rapporto con i mass-media? Solo in parte. Solo in parte perché nella sua seconda fase di ricerca Baudrillard smette quasi del tutto i panni del sociologo dedicandosi a riflessioni dall’altissimo livello di astrazione ma spesso assai discutibili. Si prenda ad esempio questo passaggio: “Si è sempre creduto – è l’ideologia stessa dei mass media che i media irretiscano le masse. Si è cercato il segreto della manipolazione in una semiologia scatenata dei mass-media. Ma si è dimenticato, in questa logica ingenua della comunicazione, che le masse sono il medium più forte di tutti i media, che sono le masse a irretire e ad assorbire i media – o che, almeno, non vi è predominanza dell’uno sull’altro. Quello della massa e quello dei media è un solo e medesimo processo. Mass(age) is message”. Il ragionamento di Baudrillard poggia interamente sulla teoria del flusso a due fasi della comunicazione. In origine tale teoria aveva lo scopo di spiegare l’influenza e la persuasione attraverso i media, tant’è che poi ha trovato larga applicazione nella comunicazione commerciale. L’uso che ne fa Baudrillard è esattamente quello del marketing con la favola del “Consumatore sovrano”. Ma mettere sullo stesso piano produttori e consumatori di immagini è come dire che chi guarda la pubblicità di una Fiat ha lo stesso potere di Marchionne.

Baudrillard resta, anche nella fase estetica che caratterizza Pornografia del terrorismo, un autore a cui si devono illuminazioni folgoranti, intuizioni premonitrici e originali connessioni. Certo, quando azzarda che “Siamo tutti degli ostaggi, siamo tutti dei terroristi” ci getta in una spirale di senso. Proviamo a ritrovare la strada attraverso un fatto. Dell’attuale rappresentazione del terrorismo noi lettori, ascoltatori, spettatori, in una parola, noi grande pubblico, siamo i bersagli di un’informazione pressoché a senso unico, in particolare quella televisiva. Assistiamo passivamente a tragici eventi che i media spettacolarizzano. E’ vero che è proprio di questa spettacolarizzazione che si occupa Baudrillard. Ma nella nostra società i mezzi di comunicazione di massa sono potentissimi strumenti di potere. Perciò se si esclude la realtà del potere non si coglie neanche la funzione concreta dello spettacolo. Terrorismo e lotta al terrorismo sono guerre opache la cui rappresentazione mediatica è parte delle strategie militari dei contendenti. Pertanto è inaffidabile sotto ogni profilo. Anzi, oggi si configura come una raffinata forma di propaganda da parte dei vari attori in campo. Così, mentre l’Isis pubblica fogli di ottima fattura tecnica, la grande stampa si guarda bene dall’uscire fuori dal seminato delle versioni ufficiali. D’altra parte, non va mai dimenticato che: a) le immagini sono sempre accompagnate da parole; b) le stesse immagini sono un discorso il cui senso varia a seconda di come è tecnicamente realizzato.

Per continuare con i fatti, ma che in questo caso si svolgono senza risonanza mediatica, resta da accennare al ruolo dei servizi segreti occidentali. I quali da anni finanziano, armano e sostengono gruppi terroristici di matrice islamica per rovesciare governi sgraditi. Gruppi terroristici che possono passare da “Combattenti per la libertà” a mostri da sbattere in prima pagina quando sfuggono al controllo o quando hanno esaurito la loro funzione. La vicenda di Al-Kaida in questo senso è esemplare. Così come sono esemplari le campagne mediatiche occidentali a favore delle cosiddette primavere arabe; dietro le quali poi sono venuti fuori gli interessi delle grandi potenze. Ma la lotta al terrorismo ha anche diverse funzioni interne: innanzitutto seminare paure collettive nelle società occidentali, all’occasione limitare i diritti civili e per quanto possibile attutire le proteste contro la continua riduzione dei diritti sociali.

In un suo saggio Baudrillard parla esplicitamente del terrorismo di Stato partendo dalla tragedia avvenuta allo stadio Heysel di Bruxelles il 29 maggio 1985 in occasione dell’incontro di calcio Liverpool – Juventus. In quella circostanza morirono 39 persone (di cui 32 italiani) e i feriti furono oltre 600. L’ecatombe avvenne prima dell’inizio della partita perché la polizia belga tagliò a colpi di manganello la fuga verso il campo del pubblico italiano attaccato dagli hooligan inglesi. I nostri connazionali furono così costretti ad ammassarsi addosso a un muro dello stadio; muro che alla fine cedette. La partita si tenne comunque. Con tutta probabilità quella tragedia poteva essere evitata se la polizia belga non fosse intervenuta in maniera così maldestra. Certo, come rileva Baudrillard, è possibile che gli hooligan abbiamo aggredito i tifosi italiani perché consapevoli di essere in mondovisione. Ma equiparare la violenza consumata allo stadio di Heysel al modello terrorista comporta parecchie acrobazie. Acrobazie che indubbiamente stregano il lettore, ma una volta finito l’incanto si ha la sensazione di essere tornati al punto di partenza. Come considerare volteggi di questo tipo? “”In fondo, piuttosto che un evento, (la tragedia di Heysel, ndr) questa violenza, come il terrorismo, è la forma esplosiva che prende l’assenza di evento. O meglio la forma implosiva: è il vuoto politico (più che il risentimento di tale o talaltro gruppo), è il silenzio della storia (e non il rimosso psicologico degli individui), sono l’indifferenza e il silenzio di tutti che implodono in questo evento. Non si tratta dunque di un episodio irrazionale nella nostra vita sociale: si trova in pieno nella logica della sua accelerazione nel vuoto”.

Baudrillard conduce la scrittura all’estasi e pagina dopo pagina offre al lettore continue vertigini intellettuali. Il terrorismo finisce così per entrare in un mondo metafisico. Si legga questo brano: “Non c’è messaggio di fronte alla presa dell’ostaggio, essa non ha senso, né efficacia politica. E’ un evento senza conseguenze (sbocca sempre su un binario morto). Ma gli avvenimenti politici offrono da parte loro qualcosa che non sia una falsa continuità? E’ la soluzione di continuità a essere interessante. Un tempo si presentava come rivoluzione, oggi non porta ad altro che a degli effetti speciali. E lo stesso terrorismo non è che un gigantesco effetto speciale”. Si potrebbe continuare a lungo con citazioni di questo tenore e ancora più estreme. Il cui esito però è di esaurirsi in scoppiettanti esercizi di stile. Tanto per dirne una, è opinabile che gli Stati non si facciano più la guerra. Per concludere, nella sua riflessione sul rapporto tra media e terrorismo Baudrillard ha smarrito gran parte del senso storico e del senso politico degli eventi di cui parla. Peccato. E allora, Baudrillard da buttare? Nient’affatto. Si tratta di riportare le sue analisi coi piedi per terra. E questo è il gravoso compito del lettore.

Patrizio Paolinelli, via Po cultura, inserto del quotidiano Conquiste del Lavoro, 6 maggio 2017.

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