Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Il processo unitario avviato dai sindacati deve essere condotto non per contarsi ma per contare

Catanzaro, 22 giugno 2019. Manifestazione Cgil, Cisl, Uil Ripartiamo dal Sud

Per i leader di Cgil Cisl e Uil la manifestazione dello scorso Primo Maggio a Bologna è stata l’occasione per lanciare l’avvio di un vero processo unitario. Crede che sindacato sia pronto per affrontare questa sfida?

Penso di sì. Questi ultimi due mesi sono stati ricchi di iniziative unitarie: ci sono state manifestazioni, diversi scioperi e l’ultimo, quello dei metalmeccanici, ha avuto un grande successo. E poi in calendario c’è l’iniziativa sul Mezzogiorno a Reggio Calabria. Da quanto vedo mi sembra che il sindacato si stia attrezzando per superare in via definitiva antiche divisioni. Noto anche una linea più precisa nel sollecitare il governo e il mondo politico a dare risposte concrete ai problemi del lavoro. Certo, è probabile che in questa fase la spinta all’unità sindacale sia più forte ai vertici, ma complessivamente mi sembra che sia in atto una svolta. Va detto che l’unità è un processo lento. Man mano che avanzerà riguarderà anche la contrattazione, che cambierà, e riguarderà la discussione sul welfare. Verosimilmente il processo unitario passerà attraverso momenti federativi, poi si dovranno studiare nuove formule organizzative, anche perché l’unità non dovrà essere solo tra apparati ma tra lavoratori. Sono convinto che se prevarrà l’unificazione il sindacato saprà trovare degli strumenti all’altezza dei tempi. Non per contarsi, ma per contare.

C’è chi sostiene che oggi i grandi sindacati confederali vogliono unirsi per nascondere la propria debolezza. E’ d’accordo con questa tesi?

No. Sul piano organizzativo, economico e della rappresentanza non mi sembra affatto che i sindacati siano deboli. Certo fanno meno notizia. Ad esempio lo sciopero unitario dei metalmeccanici non ha avuto il riscontro mediatico che avrebbe meritato. Se invece CGIL, CISL e Uil avessero litigato tra loro di sicuro i giornali ne avrebbero parlato di più. Comunque sia, i sindacati confederali godono di buona salute. Nelle fabbriche le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie sono ampiamente partecipate dai lavoratori, nell’ordine dell’80% e oltre. Un dato di gran lunga superiore a tante elezioni politiche. In Sardegna, qualche giorno fa, ha votato un elettore su due.

Lei è stato protagonista dell’unità sindacale avviata alla fine degli anni ’60 e poi interrotta col divorzio di San Valentino. Quali sono le differenze con la situazione attuale? E’ possibile trovare dei punti di contatto fra due progetti unitari separati da una distanza di cinquanta anni?

Direi di no. Quella a cui lei fa riferimento era una stagione diversa. Il mondo era diviso in blocchi, c’erano i partiti di massa, l’Europa in quanto istituzione non aveva il peso che ha oggi, la fabbrica era ancora fordista e poi non c’erano le delocalizzazioni a tutto spiano e il precariato non era diffuso com’è invece oggi. In poche parole vivevamo in un’altra società. Questo non significa che sia un tempo da dimenticare. Al contrario. Il periodo a cui lei fa riferimento resta ricco di insegnamenti. Allora si parlava con i cittadini, il sindacato teneva consultazioni con i lavoratori sulle piattaforme, si valutavano le ipotesi di contratto. Questo patrimonio di democrazia e la ricerca dell’unità sindacale di quegli anni devono oggi trovare modalità di espressione adeguate ai tempi della globalizzazione. E’ necessario dunque fare uno sforzo per affrontare i profondi cambiamenti in atto nel mondo del lavoro per partecipare sia alla modernizzazione della società sia alla realizzazione di nuove forme di uguaglianza.

Patrizio Paolinelli, jobsnews.it, 22 giugno 2019.

Patrizio Paolinelli. Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Il processo unitario avviato dai sindacati deve essere condotto non per contarsi ma per contare

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