La metafora de l’animali pe’ dì de no ar razzismo

Quanno ch’ebbe finita la creazione
capì che mancava quarcosa pe’ la conclusione

Allora Dio volle colora’ de celeste er cielo
d’azzuro er mare, de verde i prati e er melo
poi usò er giallo p’er girasole e er
rosso pe’ tutti li tramonti
e de grigio pitturò l’arte cime delli monti

Quinni cor pennello carezzette l’animali
argento pe’ li pesci, marrone pe’ i cinghiali
finché ne inventò uno pe’ ciascuno
senza scordassene nessuno

Però pe’ l’orsi je ne servirono ben tre
er bianco, er nero e er bruno e sai perché?

Perché siccome bene lui già ce lo sapeva
quello che ner tempo i fiji d’Adamo ed Eva
avrebbero combinato sui colori della pelle
scordannose d’esse’ tutti noi … frati e sorelle

Quello che c’è dentro, anima , cervello e core
so’ stati creati dallo stesso Amore

E come l’orsi che so’ de più colori
anche l’ommini e le donne so’ diversi solo fori

Purtroppo però ce stanno lì razzisti
sordidi, ignoranti, maledetti e tristi
che hanno d’odio e violenza pieni l’occhi
cor cervello magnato dai pidocchi

A ‘sto quarcuno la cultura della gioia nu’ j’appartiene
perché nun so’ creature angeliche: so’ iene!

Pasquino il Templare, fondazionenenni.blog, 16 ottobre 2020.

La metafora de l’animali pe’ dì de no ar razzismo

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