Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Congresso Mondiale delle Famiglie, Rom di Torre Maura, Papa Francesco

Il Congresso Mondiale delle Famiglie tenuto recentemente a Verona ha sollevato forti polemiche fra tradizionalisti e innovatori, se così possiamo sintetizzare. La sua opinione qual è?

Rispetto a quanto pensavano gli organizzatori il Congresso è stato un flop. Nel senso che ho avuto la netta sensazione che le loro posizioni siano largamente minoritarie nel Paese. Infatti c’è stata un’immediata reazione da parte di tanti cittadini, dell’opinione pubblica e di diversi organi di informazione. Tutti hanno sostenuto che sui diritti delle donne indietro non si torna. Vorrei poi aggiungere che, ad onta dell’immagine di politico infallibile, anche il ministro Salvini ha steccato: si aspettava un trionfo e si è trovato con decine di migliaia di cittadini in piazza che protestavano. Questa vicenda fa capire che se si scende in piazza Salvini non solo non è inarrestabile ma rappresenta una minoranza. In altre parole, lo si può battere a patto che le opposizioni, PD per primo, abbiano idee, capacità di mobilitarsi e di ascoltare i cittadini. Continua a leggere

Annunci

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Voto in Basilicata, Zingaretti, Nuova Via della Seta

Il recente voto alle regionali della Basilicata ha segnato l’ennesima sconfitta del centro-sinistra e del PD in particolare. Qual è la tua opinione in proposito?

La sconfitta purtroppo era scontata, e ciò fa capire che una rimonta non è facile. Certo, ci sono stati dei problemi di carattere locale, ma il vero problema è che il PD è del tutto disattento ai problemi sociali. Per citarne solo alcuni penso al problema del lavoro, ai giovani costretti a emigrare, all’aumento delle disuguaglianze, al costante abbassamento del potere d’acquisto di stipendi e salari. A ciò si aggiunga la stallo politico del PD da un anno a questa parte. Stallo dovuto al fatto che il partito ha vissuto contandosi internamente tra le varie correnti. Per dirla con uno slogan, quando passi il tempo a contarti non conti. Insomma, nella ultima serie di sconfitte ha pesato la mancanza di una proposta sui temi che toccano la vita quotidiana dei cittadini, i quali di anno in anno stanno sempre peggio. Detto in termini politici si ha la diffusa sensazione che manchi un’opposizione. Non basta criticare il governo, dove peraltro si scontrano continuamente posizioni differenti, ma sulle singole questioni occorre avere progetti alternativi. Progetti che il PD non esprime. In ultima analisi manca un’idea di società. Continua a leggere

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Tav, elezioni europee, vento di destra

La questione del Tav ha occupato per settimane il dibattito politico nazionale e continuerà a occuparlo in futuro. Qual è la sua opinione in proposito?

Sulle opere infrastrutturali l’Italia deve rimboccarsi le maniche e recuperare il tempo perduto. Credo sia una scelta obbligata sia per la complessità geografica del nostro Paese sia per rilanciare l’immenso patrimonio di competenze professionali che abbiamo. Mi riferisco all’ingegneria italiana che è stata capace, e lo è tuttora, di fare nel mondo cose eccezionali. Se abbiamo una responsabilità è proprio quella di aver privilegiato troppo il trasporto su gomma e di aver ignorato, rallentato e rinviato il trasporto su rotaia. Non che uno escluda l’altro, ma è necessario trovare l’equilibrio che oggi manca. Sono stato parlamentare in Piemonte per tre legislature e non ho mai avuto tentennamenti sul Tav. In merito alle obiezioni di ambientalisti, di esponenti della sinistra e persino di amministratori della cosa pubblica non le ritengo convincenti. Mentre noi discutiamo la Cina ha realizzato al suo interno opere straordinarie. Per di più ha lanciato il progetto della nuova Via della seta, ossia un ciclopico piano transnazionale di infrastrutture dei trasporti. Si guardi al Pireo, i cinesi lo hanno preso in mano e lo hanno trasformato in un porto straordinario. Insomma, la tutela dell’ambiente non può avere un valore ideologico ma concreto perché può e deve conciliarsi con il progresso. Oggi abbiamo l’esperienza e le capacità per farlo. Continua a leggere

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Governo Conte, PD, elettorato di sinistra

Luigi Di Maio, Giuseppe Conte, Matteo Salvini

Come giudica i primi nove mesi del governo Conte?

Nove mesi sprecati. È il governo del rinvio. Basti pensare allo scarto tra le cose dette e quelle realizzate come ben dimostra la vicenda del reddito di cittadinanza. È stato talmente ridimensionato che ancora oggi non si sa bene cosa sia. Certo, va detto che il governo tiene conto dello stato di malessere sociale che c’è in Italia, ma le leggi che vara non tengono conto dell’impatto complessivo che producono né sono programmati i momenti di attuazione. In sostanza, Conte e i suoi ministri hanno una visione assai semplificata dell’andamento normativo: pensano che fatta la legge questa diventi immediatamente operativa. Così non è come ben sa chiunque abbia dimestichezza con processi di questo tipo. Nonostante l’improvvisazione del governo, abbiamo ancora tutti nelle orecchie frasi come “Siamo alla vigilia di un nuovo boom economico”. Ma diamo i numeri? Nella realtà fanno impressione l’aumento del debito pubblico, il dilagare della sottoccupazione e i cantieri fermi. Insomma, azioni e inazioni del governo alla fin fine sono contro il lavoro. Prova ne sia il blocco delle opere per le infrastrutture e la mancanza di misure per la crescita del Paese. Il mio rammarico è che di fronte a un governo che non decide l’opposizione non è efficace. Continua a leggere

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Populismo, riformismo, Europa

Come interpreti il fenomeno del populismo?

Il populismo è frutto della globalizzazione e della rivoluzione comunicativa. Dunque non è un fenomeno semplice da analizzare e da comprendere. Semplificando si può dire che sul piano politico è il frutto di tanti pensieri distinti, tanti quanto sono i motivi per protestare. Tant’è che in questi primi mesi di governo i populisti di casa nostra sembrano inseguire ogni contestazione. Ma in questo modo si uccide il riformismo. Che invece è progetto, coinvolgimento, dialogo. In sostanza col riformismo si affrontano i problemi tramite una strategia, una tempistica e non semplicemente schiacciando un bottone. E’ questo il modo per governare una società complessa. Continua a leggere

Debito di ossigeno

Per molti motivi e per un reddito mediamente scarso l’umanista finisce in una tale rete di dipendenze da cui fino a ieri trovava parziale evasione nelle stanze del sapere (cosa c’è di più entusiasmante che lavorare con concetti, idee, parole che un giorno potrebbero tramutarsi in prassi?). Però, man mano che procede l’americanizzazione del mondo, il prestigio dell’umanista precipita agli occhi del pubblico: mediamente guadagnano poco e i cassetti della fantasia sono stipati dei loro sogni. Come rimediare? Ecco allora i ritorni di fiamma del filosofo prêt-à-porter che miete applausi ai festival di varia cultura e “mi piace“ su YouTube. Se non bastasse, ecco il quarto d’ora di celebrità per sociologo star intervistato dal Gr. In tutti i casi, anche quelli più fortunati, il pubblico trova conforto nella conferma della propria opinione e, viceversa, l’opinione trova conforto nella presenza del pubblico. Poi si va a pranzo o a cena e tutto resta come prima. In quest’allegra vetrina i grandi editorialisti dei grandi giornali consigliano ai giovani di darsi all’ingegneria.

Patrizio Paolinelli, 9 febbraio 2019.

http://www.jobsnews.it/2019/02/il-bastion-contrario-la-critica-a-360-gradi-6/

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Dal sindacato proposte a tutto campo, centralità del lavoro

Manifestazione nazionale CGIL CISL UIL, Roma, 9 febbraio 2019

Come considera la manifestazione nazionale delle confederazioni sindacali?

Era ora. Finalmente, non dimentichiamo che il governo Monti e quelli successivi hanno considerato il sindacato, e in generale i corpi intermedi, come qualcosa di superato. Con questo governo la musica non è cambiata: continua il monologo. Per questo le confederazioni sono scese in piazza. In merito alla manifestazione condivido l’impostazione: non di protesta, non di lamentele, non di rampogne. In questa occasione il sindacato avanza proposte a tutto campo. Per esempio chiede di investire nella ricerca, nelle persone. D’altra parte noi non abbiamo materie prime e per tale motivo dobbiamo impegnarci a formare capitale umano. Ma per riuscirci occorre investire sui giovani, sulla loro intelligenza, le loro capacità. Lo esige l’economia sempre più globalizzata. Continua a leggere