Un’economia dal volto umano. Mauro Fabi intervista Giulio Sapelli

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Il reddito di base non è un’utopia

Philippe Van Parijs

Il filosofo della politica belga Philippe Van Parijs è in Italia per presentare il suo ultimo libro uscito per Il Mulino e per partecipare al meeting del Basic Income Network-Italia sul reddito di base oggi a Roma

«L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro». Lo ha detto l’ex ministra del lavoro Elsa Fornero nel 2012. A Philippe Van Parijs, il più noto dei teorici del reddito di base, autore con Yannick Vanderborght del monumentale Reddito di base. Una proposta radicale (Il Mulino, pp.488, euro 29), abbiamo chiesto di rispondere a questa obiezione classica.

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Ottobre rosso. Buzgalin: «Fu vera rivoluzione, restano nazionalismo e nostalgia acritica»

Alexander Buzgalin

 Intervista a Alexander Buzgalin, organizzatore della tre-giorni internazionale tenutasi a Mosca in questi giorni sull’Ottobre rosso: «Avvenne dentro una guerra, morte e fame erano la normalità, e in un paese arretrato»

Mosca. Alexander Buzgalin è stato l’infaticabile organizzatore della tre giorni internazionale di studio e dibattito tenutasi a Mosca tra il 3 e il 5 novembre sulla rivoluzione d’Ottobre. Luciana Castellina, nel ringraziarlo per la straordinaria iniziativa, ha espresso la speranza che incontri come questi a Mosca si possano tenere ogni anno, per creare un collegamento permanente e sinergico tra le sinistre del mondo e quella russa.
Buzgalin, 63 anni, membro dell’ultimo Comitato Centrale del Pcus gorbacioviano, professore all’Università Lomanosov di Mosca, fondatore del movimento «Alternative» e della corposa rivista omonima quadrimestrale, si dichiara ancora orgogliosamente marxista e comunista. E malgrado i tanti impegni, trova il modo per incontrarci. Continua a leggere

Toni Negri: «Il nuovo Palazzo d’inverno sono le banche centrali»

Toni Negri

Intervista esclusiva a Toni Negri in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro “Assembly” scritto con Michael Hardt. A cento anni dalla rivoluzione sovietica, a cinquanta dal Sessantotto, uno dei filosofi più discussi al mondo propone una politica oltre i populismi

Quando ci sediamo a un lungo tavolo del suo appartamento a Parigi Toni Negri, 84 anni, ha in mano appunti fitti, lo sguardo teso, l’aria esigente. L’influenza che lo ha assillato dal ritorno da un viaggio in Brasile dove ha presentato Assembly, da poco pubblicato in inglese per Oxford University Press – quarta parte della ricerca comune scritta con il filosofo americano Michael Hardt dopo Impero, Moltitudine e Comune – lo rende impaziente: «Non riesco a lavorare come vorrei» dice. Filosofo discusso a livello mondiale, ora sta lavorando alla seconda parte dell’autobiografia – la prima ha un titolo emblematico: Storia di un comunista. E già progetta un nuovo volume a quattro mani con Hardt. Desiderio spinozista, pratica marxista, con Negri non è tempo di ricordi, ci si ritrova a parlare dall’interno di una tendenza.

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La cura degli altri ci salverà. Intervista a Naomi Klein

Un incontro con la scrittrice e attivista, in Italia per il libro «Shock Politics», edito da Feltrinelli. «Trump è solo il ceppo di un’epidemia globale. Ce ne sono tanti come lui in giro per il mondo, ognuno ha la sua specificità regionale»

«Cerco di capire come si sia finiti in questa surreale congiuntura politica, come essa potrebbe addirittura peggiorare, e come invece potremmo conquistare un futuro radicalmente migliore». L’edizione italiana del quarto libro di Naomi Klein, tradotto da Giancarlo Carlotti per Feltrinelli col titolo Shock Politics. L’incubo Trump e il futuro della democrazia (pp. 288, euro 18), sarà nelle librerie da giovedì. Si presenta come un testo assai differente dalle opere precedenti. Non è il frutto di lunghi anni di ricerche, con un lavoro capace di combinare giornalismo d’inchiesta ed elaborazione di concetti nuovi in ampi affreschi narrativi. Muove invece dall’urgenza di intervenire nella situazione americana e globale, a un anno dall’elezione di Donald J. Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Continua a leggere

Un campo di sogni interrotti. Intervista a Darwin Pastorin

Il calcio giocato sui campi spelacchiati di periferia è la miglior risposta al calcio folle e globalizzato. Darwin Pastorin, cronista sportivo di lungo corso, lodevole per averci risparmiato l’ennesima biografia di una stella del calcio, scrive Lettera a un giovane calciatore (chiarelettere, euro 13,00). Un manifesto del calcio come scuola di vita e l’invito ad abbandonare gli stadi faraonici per tornare sui campi di periferia, perché è lì che si formano i giovani calciatori.

Perché hai scelto un con un giovane calciatore?

Rappresenta il presente e soprattutto il futuro. E’ stato importante accompagnarlo su un campo di periferia, dove ho giocato da ragazzo, ma anche l’occasione per ricordare il mio lungo cammino come inviato della carta stampata, raccontando, attraverso il pallone, non soltanto gli stadi, ma anche le persone, i popoli, le nazioni, cercando di capire le speranze future del calcio, gli acquisti da capogiro, penso a Neymar, al ragazzo Neymar, che forse non c’è più, perché è difficile restare ragazzo se a quell’età hai tutto.

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Pedagogia. La felicità scorre tra i banchi

Céline Alvarez, linguista e maestra, autrice del libro «Le leggi naturali del bambino», è in Italia ospite del festival Torino Spiritualità. ««Il mio approccio è aperto, senza metodi prefissati. In futuro, mi concentrerò sul rapporto con la natura e il gioco libero»

Si può essere felici a scuola? Secondo la linguista e maestra Céline Alvarez, divenuta un caso in Francia per il suo approccio educativo che coniuga insieme Montessori e neuroscienze, provare gioia imparando non sarebbe neanche tanto difficile. Sarebbe anzi la norma. Purtroppo, la vita fra i banchi dei più piccoli somiglia molto a uno spreco. Lei, però, nei suoi tre anni di sperimentazione nelle classi materne di Gennevilliers, luogo socialmente problematico, ha sparigliato la noia e sorpreso i genitori. «A casa, i loro bambini guardavano meno la televisione, volevano apprendere, aiutare i loro fratelli e sorelle o i loro cugini, leggere in continuazione», scrive nel suo libro Le leggi naturali del bambino (Mondadori, pp. 352, euro 20). Nonostante i suoi metodi siano stati considerati controversi dal sistema ufficiale e da diversi docenti, Alvarez ha vinto sul campo. Il problema è semmai per quanto tempo, dato che quegli stessi alunni, lasciate le materne per avviarsi verso altri gradi di istruzione, sono dovuti tornare nelle spire della scuola classica, quella che genera tristezza.
Ospite al festival Torino Spiritualità (sabato incontrerà il pubblico, alle 17, presso il Circolo dei lettori), Céline Alvarez è convinta che, siccome ogni bambino è programmato per imparare, ami profondamente farlo. Continua a leggere