Un’economia dal volto umano. Mauro Fabi intervista Giulio Sapelli

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La costruzione del nemico pubblico

Uno stralcio dal discorso del filosofo francese, Etienne Balibar,  in occasione del conferimento del premio Hannah-Arendt per il pensiero politico 2017

Una comunità politica non può durare, né svilupparsi, se i fondamenti della sua legittimità e della sua efficacia non vengono riattivati in permanenza. Questa tesi è valida anche per l’Unione europea. Ma l’esame della situazione attuale porta a una contraddizione flagrante a chiedersi per quanto tempo potrà durare. Da un lato è chiaro che «noi», cittadini europei (degli stati membri e l’insieme dei residenti nel «territorio» europeo) abbiamo bisogno della costruzione europea sul lungo periodo, nella forma attuale o modificata: una garanzia perché i conflitti non degenerino in ostilità violenta, al limite dello sterminio. In gioco non è solo un «principio di precauzione», ma la capacità collettiva dell’Europa a costruire una via collettiva che porti da un passato, pieno di violenze contro se stessa e contro gli altri, verso un avvenire pieno di incertezze e di sfide, nel contesto della mondializzazione dove l’Europa non occuperà mai più una posizione «centrale», tenuta lontana dal «grande gioco» dell’egemonia che si svolge ormai tra l’America e l’Asia. Continua a leggere

L’esistenza fittizia di un «noi» senza conflitti

«Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra» di Alessandro Dal Lago, per Cortina editore. Quale forma di partecipazione si offre con la promessa dell’agire collettivo e dell’appartenenza?

«Questa è l’essenza di ciò che si chiama populismo: parlare per conto di un popolo che non c’è». Proviamo a prendere le mosse da questa affermazione di pregevole nettezza tratta dal primo capitolo del nuovo libro di Alessandro Dal Lago (Populismo digitale, Raffaello Cortina, pp. 170, euro 14). Nella sua semplicità la definizione ha il merito di mettere a fuoco la coincidenza tra l’idea di popolo e il suo uso politico, di cui l’autore ripercorre sommariamente la storia fino alla nostra contemporaneità digitale. Continua a leggere

Sulla pelle degli ultimi, la costruzione di un disciplinamento

«Il governo dei poveri all’inizio dell’età moderna», un saggio di Lorenzo Coccoli edito da Jouvence. Come l’Europa del Cinquecento può interrogare il buio e disumano presente

Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso, grazie alle indagini di storici come il futuro eurodeputato polacco Bronisław Geremek, riemerse un dibattito poco noto che aveva diviso i fronti nel lontano secolo della Riforma. Protagonisti della disputa alcuni teologi, umanisti e giuristi celebri e meno celebri (un nome per tutti: quello di Thomas More). Il tema discusso era la gestione della povertà e della carità in anni di crescita urbana e di incipiente inflazione, quando cioè la miseria aveva cominciato ad apparire sempre più come una minaccia all’ordine, e la mobilità come il veicolo di infezioni al tempo stesso medicali e sociali. Continua a leggere

Il reddito di base non è un’utopia

Philippe Van Parijs

Il filosofo della politica belga Philippe Van Parijs è in Italia per presentare il suo ultimo libro uscito per Il Mulino e per partecipare al meeting del Basic Income Network-Italia sul reddito di base oggi a Roma

«L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro». Lo ha detto l’ex ministra del lavoro Elsa Fornero nel 2012. A Philippe Van Parijs, il più noto dei teorici del reddito di base, autore con Yannick Vanderborght del monumentale Reddito di base. Una proposta radicale (Il Mulino, pp.488, euro 29), abbiamo chiesto di rispondere a questa obiezione classica.

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Ottobre rosso. Meglio conquistare la società

Forum Internazionale «Ottobre, rivoluzione, futuro», Mosca, novembre 2017. Un momento dei lavori

Abbiamo bisogno di una nuova dialettica movimenti/partito. Il mondo è molto cambiato, esistono tante istanze diverse, non si può ridurre tutto ad uno, ma questo non si significa che il problema della strategia ce lo si possa mettere alle spalle. Una società che non solo protesta ma anche costruisce: c’è bisogno di forme di organizzazione permanenti della democrazia

Intervento al Forum Internazionale «Ottobre, rivoluzione, futuro», Mosca 5 novembre 2017.

Inizio ponendomi una domanda: quali sono ora, a cento anni esatti dalla rottura bolscevica, i compiti di una/un militante comunista occidentale nella sua attività giorno per giorno? E quale è il soggetto non solo puramente politico ma sociale, che può svolgere un ruolo rivoluzionario? La classe proletaria, ciò che eravamo abituati a pensare come soggetto, non esiste più nelle forme che conoscevamo. Quella classe è stata sconfitta, è stata frantumata socialmente, economicamente, culturalmente. È geograficamente dispersa, i contratti collettivi sono sempre più sostituiti da quelli individuali. Contratti individuali attraverso i quali il lavoratore ha l’illusione di svolgere una attività autonoma e libera. L’individualismo ormai la fa da padrone dovunque. Come ricomporre quel soggetto sociale è un compito dei comunisti. Continua a leggere

Ottobre rosso. Buzgalin: «Fu vera rivoluzione, restano nazionalismo e nostalgia acritica»

Alexander Buzgalin

 Intervista a Alexander Buzgalin, organizzatore della tre-giorni internazionale tenutasi a Mosca in questi giorni sull’Ottobre rosso: «Avvenne dentro una guerra, morte e fame erano la normalità, e in un paese arretrato»

Mosca. Alexander Buzgalin è stato l’infaticabile organizzatore della tre giorni internazionale di studio e dibattito tenutasi a Mosca tra il 3 e il 5 novembre sulla rivoluzione d’Ottobre. Luciana Castellina, nel ringraziarlo per la straordinaria iniziativa, ha espresso la speranza che incontri come questi a Mosca si possano tenere ogni anno, per creare un collegamento permanente e sinergico tra le sinistre del mondo e quella russa.
Buzgalin, 63 anni, membro dell’ultimo Comitato Centrale del Pcus gorbacioviano, professore all’Università Lomanosov di Mosca, fondatore del movimento «Alternative» e della corposa rivista omonima quadrimestrale, si dichiara ancora orgogliosamente marxista e comunista. E malgrado i tanti impegni, trova il modo per incontrarci. Continua a leggere