Il tunnel della paura si chiama austerità

«Dacci il nostro debito quotidiano» di Marco Bersani pubblicato da DeriveApprodi

Sul debito è costruita la narrazione della paura collettiva, le politiche di tagli e austerità, l’espropriazione finanziaria dei beni comuni, la precarizzazione della vita e del lavoro. Per Marco Bersani, già fondatore di Attac Italia e del comitato per l’abolizione dei debiti illegittimi, la «truffa del debito» è il cuore della politica dei dominanti, oggi considerata inevitabile come l’Ananke, il destino degli antichi greci. In un libro agile ed efficace come Dacci il nostro debito quotidiano (DeriveApprodi, pp.172, euro 12), Bersani smonta la retorica del «non c’è alternativa» e prospetta un orizzonte opposto: «Di fronte a chi vuole disciplinate il futuro con il debito – scrive – si tratta di riaprire l’orizzonte delle possibilità».

IL PRIMO PASSO per decostruire l’ideologia del debito consiste nel dimostrare che il debito delle banche private è stato trasformato in debito pubblico degli Stati che, a loro volta, lo hanno scaricato sui cittadini. Questo è accaduto in particolare con la crisi dal 2008 a oggi, di cui Bersani ricostruisce genesi e dettagli. Se ora il debito dev’essere pagato da chi non lo ha contratto, allora che i cittadini si approprino degli strumenti finanziari e politici che permettono di conoscerlo e decidere cosa farne. Lo strumento si chiama audit popolare sul debito, un primo esperimento è stato fatto dal movimento «Decide Roma» sul gigantesco debito che soffoca la Capitale.

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Il rapporto tra cinema e videogiochi in un libro di Riccardo Fassone

L’incontro tra cinema e videogiochi è stato segnato da un clamoroso fallimento. Correva l’anno 1982 e con “E.T. l’extra-terrestre” Steven Spielberg sbancava i botteghini. Nello stesso anno i videogiochi costituivano la moda del momento. Sulla scorta dello straordinario successo del film di Spielberg, Atari, una sussidiaria di Warner, pensò bene di fare quattrini in fretta producendo ancora più in fretta un videogioco ispirato alle avventure del piccolo extraterreste da vendere sotto Natale. La qualità del prodotto era molto scarsa e fu un fiasco. Lo stesso dicasi per tanti altri videogiochi. La sovrabbondanza di prodotti scadenti mandò in crisi l’intera industria e l’evento fu ricordato come il videogame market crash. Questa vicenda offre lo spunto a Riccardo Fassone per una riflessione complessiva sul rapporto tra i due media in un libro intitolato “Cinema e videogiochi” (Carocci, Roma, 2017, 111 pagg., 11,00 euro).

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Hitler, discepolo di Platone

Storia moderna. Contro la tradizione di Humboldt e Schlegel, che situava la culla della civiltà in oriente, il nazismo ne assegnò la Urheimat al nord: Johann Chapoutot, «6», Einaudi

Nel prologo di Olympia, il lungometraggio che Leni Riefenstahl girò sui giochi olimpici di Berlino, nell’agosto 1936, una fitta bruma lentamente si dissolve e ne emergono i lineamenti di un tempio greco; poi, a seguire, le immagini di statue di marmo antico, figure di dei e di eroi. Lo sguardo scivola sulle superfici bianche e mostra come, pian piano, la pietra marmorea si animi trasformandosi in carne viva: in particolare, la figura del discobolo, copia del famoso originale in bronzo del V secolo a.C. (andato perduto) di Mirone, si trasforma nel decathleta tedesco Erwin Huber.

La regista non indugia sul discobolo per caso. Tutti sapevano quanto Hitler fosse affascinato da quella statua e infatti in quello stesso anno, superata la concorrenza del Metropolitan Museum di New York, comprò il famoso «discobolo Lancellotti», straordinaria copia romana di età antonina (II sec. d. C.) che venne esposta al pubblico alla Glyptothek di Monaco come dono del Führer al popolo tedesco. Nell’importante discorso di presentazione, Hitler sostenne che «potremo parlare di progresso solo quando raggiungeremo tale bellezza e se possibile quando l’avremo superata».

Il libro del giovane e brillante storico francese Johann Chapoutot, Il nazismo e l’antichità, appena uscito da Einaudi (traduzione di Valeria Zini, pp. 526, euro 34,00) si interroga sulle ragioni profonde della fascinazione nazista per l’antichità classica: molto più significativa di una semplice predilezione estetica, essa si rivelò, com’è noto, parte del nocciolo duro dell’ideologia razzista.

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Lo stato postmoderno dove regna la paura

«Terrore sovrano» di Marina Calculli e Francesco Strazzari per il Mulino. Il libro è un’ottima bussola per evitare le trappole della propaganda e i discorsi geopolitici reazionari, addentrandosi nel mondo arabo

Tra terrore ed entità statale esistono diversi nessi e proprio la storia degli stati arabi lo dimostra: la violenza – nel tempo – è stata utilizzata tanto per controllare territori, quanto per dare vita a nuove strutture di potere e per reclamare nuove forme di autorità e sovranità. Analogamente, il legame tra stato e terrore appare in grado di autoalimentarsi attraverso un rapporto ravvicinato tra la violenza usata per reprimere il terrore e la sospensione dei valori «liberali» delle nostre società, per creare «stati di eccezione» proprio in contrasto alla violenza dei terrorismi.

Se è vero che spesso si parla (specie in televisione) o si scrive con approssimazione su temi come islamismo, terrorismo, sovranità e territorio, è altrettanto realistico trovare pubblicazioni serie e articolate che finiscono per profondersi in «specialismi», dando vita ad analisi ricche e sicuramente originali, senza tenere conto però della concatenazione che esiste tra un determinato luogo, e tutto quanto vi accade, e processi in atto nel resto del mondo.

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Don Milani. Un disobbediente in direzione ostinata e contraria

Molte le iniziative sul prete di Barbiana, scomparso da 50 anni, domani ne avrebbe compiuti 94. Carte inedite nel volume «Lettera ai cappellani militari. Lettera ai giudici», a cura di Sergio Tanzarella. Testo collettivo e politico in difesa degli obiettori contro l’accusa di viltà

Negli ultimi mesi il nome di don Milani è risuonato in maniera quasi ossessiva sui principali canali d’informazione nazionale. Polemiche spesso vuote o comunque pretestuose, ma anche contributi di grande qualità e rilevanza, come l’opera omnia pubblicata in due tomi nella collana dei Meridiani di Mondadori e diretta da Alberto Melloni, a cui hanno collaborato Anna Carfora, Valentina Orlando, Federico Ruozzi, e Sergio Tanzarella. A quest’ultimo, docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, dobbiamo anche la pubblicazione del libro Lettera ai cappellani militari. Lettera ai giudici (Il Pozzo di Giacobbe, pp. 168, euro 14.90). Si tratta di due testi particolarmente importanti nella produzione di Milani, Tanzarella li inserisce nel loro contesto storico e nella biografia del prete di Barbiana.

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Il corpo virtuale del narcisismo

Nuova edizione aggiornata de «La psicologia di Internet» di Patricia Wallace per Raffaello Cortina. Sedici anni dopo, la studiosa è tornata online per indagare sulle dinamiche relazionali in Rete

Quanto tempo passiamo online? È una domanda ormai priva di senso. È difficile fare una distinzione tra la vita dentro e fuori dalla rete da quando i telefonini «smart» si sono diffusi tanto capillarmente nelle nostre abitudini. Per questo la nuova edizione di La psicologia di Internet di Patricia Wallace (Raffaello Cortina Editore, 521 pp.), a sedici anni di distanza dalla precedente, ha molte difficoltà a tracciare un identikit della personalità online. Le regole sono così cambiate che non è possibile isolare i comportamenti online dagli altri. Eppure quando il principio di responsabilità e le motivazioni dell’agire si manifestano sul palcoscenico digitale, alcune caratteristiche si modificano. Il corpo è assente, se non in immagine, e con lui si cancella la capacità empatica. La distanza e la possibilità dell’anonimato rendono le persone a volte insensibili alla sofferenza altrui e le spingono a ignorare o minimizzare le conseguenze delle proprie azioni sul vissuto dell’altro.

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Baudrillard e l’estasi della scrittura

Pubblicata una raccolta di saggi dello studioso francese sul rapporto tra media e terrorismo

Il terrorismo è purtroppo un tema di straordinaria attualità ed è di questi giorni la pubblicazione di una raccolta di testi scritti da Jean Baudrillard (1929-2007) intitolata Pornografia del terrorismo (Angeli, Milano, 2017, 80 pagg., 14,00 euro, a cura di Vanni Codeluppi). Il libro mette insieme le riflessioni dello studioso francese su un aspetto particolare: il rapporto tra media e terrorismo. Prima di entrare nell’argomento è necessario considerare che la parabola intellettuale di Baudrillard può essere sommariamente divisa in due fasi. La prima, critica e connotata da venature marxiste. Durante questa fase il sociologo francese ha pubblicato libri ancor oggi in grado di offrire chiavi di lettura della nostra contemporaneità quali ad esempio Il sistema degli oggetti (1968) e La società dei consumi (1974). La seconda fase segna una netta sterzata rispetto alla precedente. Possiamo etichettarla come estetica e connotata da venature nichiliste. Durante questa fase Baudrillard si occupa del terrorismo e pubblica numerosi libri tra cui quello che alcuni considerano la sua opera maggiore, Lo scambio simbolico e la morte (1976).

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