Oltre il capitalismo. L’umanesimo cristiano di Giulio Sapelli

L’economia è “la concretizzazione di una filosofia morale che si fonda su un’immagine antropologica dell’uomo. Lo è anche se gli addetti ai lavori, nella differenziazione sociale odierna sempre più autoreferenziale e frammentata, ne sono inconsapevoli, vista la stupefacente ignoranza dei più”. Chi scrive queste parole è Giulio Sapelli nel suo ultimo libro, Oltre il capitalismo. Macchine, lavoro, proprietà, (Guerini e Associati, Milano, 2018, 181 pagg., 18,50 euro). Parole dense, dure e anche molto impegnative perché, negano, ab origine, la pretesa scientificità dell’economia. Continua a leggere

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Società e potere. Le riflessioni di un gruppo di studiosi intorno a un tema sempre attuale

Per chi si occupa del rapporto tra cultura e comunicazione è uscito da qualche mese un libro intitolato Società, potere e influenza (a cura di Rolando Marini, Edizioni Altravista, 2017, Broni (PV), 276 pagg. 23,00 euro). Il volume è il risultato di un lungo seminario tenuto all’Università per Stranieri di Perugia nel 2015 e comprende undici saggi ognuno dei quali meriterebbe un’approfondita presentazione; cosa che in tutta evidenza non è possibile nell’ambito di una recensione e questo è un problema pressoché insuperabile per i libri scritti a più mani.

Dichiarata la forzata incompletezza di quanto diremo, a cimentarsi nella riflessione sui tre concetti che danno il titolo al volume sono sociologi e filosofi italiani accomunati dall’esigenza di perfezionare la comprensione su come si articola oggi il rapporto tra società e cultura e su come si esercita il potere sotto il profilo dell’influenza. Continua a leggere

Il papà dei libri

L’avventurosa storia del libro si arricchisce del racconto scritto da Giuliano Bernardi intitolato Cronache dell’editoria italiana del dopoguerra (Unicopli, Milano, 2018, 283 pagg., 16,00 euro). Bernardi è stato uno dei tanti personaggi poco noti al pubblico dei lettori e che tuttavia hanno avuto un ruolo importante per lo sviluppo dell’editoria italiana dopo la caduta del fascismo. Per circa mezzo secolo si è occupato della distribuzione libraria e per quanto dietro le quinte ha conosciuto come pochi altri il movimentato mondo composto da autori, editori, lettori, librerie e libri. Continua a leggere

Il populismo e il popolo. Le paure di Diamanti e Lazar

Se qualcuno è interessato a un libro che trasuda disprezzo nei confronti dei ceti popolari, dei comuni cittadini e di tutti coloro che non sono socialmente vincenti può acquistare il volume scritto da Ilvo Diamanti e Marc Lazar intitolato Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie (Laterza, Bari-Roma, 2018, 163 pagg., 15,00 euro). Naturalmente tale disprezzo – e in alcune pagine persino il livore – non è dichiarato apertamente (come potrebbe?), ma celato sotto una coltre di riflessioni politiche su un tema di grande attualità: il populismo. Partiti e movimenti catalogati con tale formula si sono presentati sulla scena occidentale mettendo in discussione assetti di potere che sembravano consolidati. Si pensi solo alla Brexit, all’elezione di Donald Trump negli USA, alle recenti elezioni politiche italiane col trionfo del M5S, il successo della Lega, il naufragio del PD e la riduzione ai minimi termini della sinistra. Continua a leggere

Riprendersi le parole rubate. Una proposta per riaffermare il vocabolario della sinistra

La fine dei partiti di massa e dei movimenti sociali ha avuto innumerevoli conseguenze sul piano politico e culturale segnando una cesura radicale tra il mondo in cui vivevamo appena ieri e quello di oggi. Nel giro di due generazioni siamo passati da un capitalismo in crisi a una società governata dal neoliberismo. Per realizzare questo passaggio il controllo del discorso pubblico è risultato strategico. E uno dei primi passi è stato quello di denigrare quotidianamente su ogni tipo di media le categorie del marxismo, le idee socialiste, le parole d’ordine dei sindacati. Denigrarle a tal punto che da tempo ormai perfino i loro stessi sostenitori si vergognano o hanno timore di utilizzarle. Ma la disumanità e persino l’inefficacia economica del neoliberismo sono tali che qualcosa del nuovo ordine discorsivo inizia a scricchiolare. Un segnale assai interessante in questa direzione è la recente pubblicazione di un libro scritto da Roberto Gramiccia e Simone Oggionni intitolato Le parole rubate. Contro-dizionario della Sinistra (Mimesis, Milano – Udine, 2018, pagg. 180, 14,00 euro).

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Ipotesi di futuro dentro la sconfitta

«Galera ed esilio», secondo volume dell’autobiografia di Toni Negri. Dall’esame della repressione politico-giudiziaria, all’incontro tra operaismo e poststrutturalismo. Spinoza, Leopardi e il Giobbe biblico, come «piste» di ricerca per vincere il nichilismo dell’epoca

Gran parte del mainstream culturale si è mostrata piuttosto irritata da questo Galera ed esilio, secondo volume di Storia di un comunista, autobiografia che Toni Negri sta scrivendo, con la compagnia, più che con la semplice cura editoriale, di Girolamo De Michele (Ponte alle grazie, pp. 447, euro 19,50). Ciò che probabilmente ha disturbato il conformismo di certi osservatori, è il fatto che Negri non rispetta per nulla la tradizione dei memoriali dei filosofi «impegnati».

Questi scritti si presentano solitamente in una tonalità melanconica, facendo mostra di una pensosa e «sapiente» distanza con il presente e i suoi conflitti. Negri invece fa tutto il contrario: legge il suo itinerario, di vita, di ricerca e di militanza, iscrivendolo in una storia collettiva, con il preciso intento di ricostruire ipotesi politiche per il presente. Continua a leggere

Oltre il lavoro, reddito di base come idea di conflitto

 “Manifesto per il reddito di base” di Federico Chicchi e Emanuele Leonardi pubblicato da Laterza

Il reddito di base, incondizionato, individuale e universale è la proposta politica del futuro. È la tesi del Manifesto per il reddito di base rilanciata da Federico Chicchi e Emanuele Leonardi in un testo breve ed efficace (Laterza, pp. 64, euro 7, con una postfazione di Marta e Simone Fana).

Per reddito di base si intende un trasferimento monetario finanziato per via fiscale, erogato a tutti i residenti indipendentemente dall’identità nazionale, volto ad assicurare un’esistenza autonoma e degna. Il reddito di base non evoca un’istanza trascendentale (il «popolo»), una forma partito («oltre la destra e la sinistra», «etno-nazionalista», populista o para-fascista), né consegna gli esseri umani al sogno del capitalismo digitale della Silicon Valley, denaro gratis per consumare sulle piattaforme in cambio della rinuncia al potere di decisione sulla propria vita e sulla società. Continua a leggere