Made in Italy, la via italiana alla società dello spettacolo

Le radici del Made in Italy affondano nella storia economica del nostro paese. Risalgono al tardo Medioevo e al Rinascimento con lo sviluppo di un artigianato di qualità che, insieme alla produzione di manufatti d’uso comune sempre più efficienti e raffinati, risultò decisivo per la realizzazione di innumerevoli capolavori d’architettura, scultura e pittura. Tra gli italiani tali capolavori hanno alimentato una diffusa sensibilità estetica che continua a palpitare ancora oggi. Passando a tempi assai più recenti il Made in Italy si intreccia con i processi di modernizzazione che hanno condotto oggi il nostro paese a diventare una nazione capitalistica avanzata, pur con tutti i suoi ritardi, squilibri e problemi. Continua a leggere

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La Generazione Z e la trasformazione dei social network

La Generazione Z è stanca dei social network? La domanda corre da un po’ di tempo sulla stampa e tra gli esperti del marketing. Il fatto che due tra i principali sistemi di potere della nostra società drizzino le antenne significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Il che costituisce un campanello d’allarme visti i cospicui  interessi in gioco, economici e politici. Come stanno esattamente le cose? Continua a leggere

La comunicazione sindacale come strumento di lotta e di conoscenza

In libreria e in formato e-book Comunicare il sindacato. Guida pratica. Una cassetta d’attrezzi per rappresentare efficacemente i diritti di lavoratori

Scrivere un volantino, un comunicato stampa, un’e-mail, impostare un manifesto, utilizzare dispositivi informatici, ascoltare attivamente, proporre uno stile comunicativo, intervenire in una riunione, partecipare a un negoziato, parlare in pubblico: ecco i principali momenti in cui si articola la comunicazione sindacale. Per ognuno di questi momenti – e per molti altri ancora Comunicare il sindacato offre gli strumenti operativi necessari al fine di trasmettere i propri messaggi in maniera chiara, efficace e convincente.

Per chi svolge l’attività sindacale Comunicare il sindacato costituisce la più completa cassetta d’attrezzi disponibile oggi nel panorama editoriale italiano. Ma non solo. La Guida inquadra la comunicazione all’interno delle più vaste dinamiche sociali, politiche e culturali che attraversano il mondo del lavoro con una particolare attenzione al pubblico impiego.

Per l’autore la comunicazione non è un fatto tecnico ma una relazione sociale. Osservata da questa prospettiva la comunicazione del sindacato è in lotta nell’arena pubblica per affermare i propri valori – in primis quello della solidarietà – e per difendere i diritti dei lavoratori. Diritti sempre più minacciati dalla mitologia della globalizzazione.

Proprio in nome della globalizzazione da tempo si sta riportando indietro l’orologio della storia a tutto vantaggio dei poteri economici. In una società sempre più diseguale la battaglia tra chi nega i diritti dei lavoratori e chi li afferma si gioca anche sulla capacità di utilizzare efficacemente i mezzi di comunicazione. Per questo motivo Comunicare il sindacato costituisce un indispensabile strumento a disposizione del sindacalista al fine di integrare le capacità acquisite sul campo con una serie di consigli pratici su come migliorarle. Continua a leggere

Quer pasticciaccio brutto del Nuovo Centro Congressi di Roma

Nuovo Centro Congressi di Roma. La Nuvola all’interno della Teca

Il Nuovo Centro Congressi di Roma rappresenta un tipico pasticcio all’italiana. Pasticcio i cui ingredienti sono costituiti dal velleitarismo del ceto politico, dalla scarsa capacità di pianificazione della pubblica amministrazione, dai costi stratosferici a carico dei contribuenti, dalla voracità delle élite al potere e da errori tecnici nella realizzazione del progetto. Ma per fortuna c’è chi ancora pensa al bene comune e in tanti hanno criticato e criticano tutt’oggi la grande opera pubblica della capitale – per dimensioni la più importante mai realizzata da cinquant’anni a questa parte. Continua a leggere

Le chiavi del ’68. Fine di un’epoca o apertura di un ciclo

Tra le molte domande che si sono fatte negli ultimi anni sul ’68, perlopiù astiose o retoriche, una ci pare invece importante: i movimenti che vi appaiono e vi si moltiplicano sono in qualche continuità con le lotte del passato (qualcuno afferma che il ’68 ne rappresenta l’ultima grande espressione) o sono in rottura con esse? Come rottura il ’68 è stato vissuto; Cours camarade, le vieux monde est derrière toi! E questo non può essere messo tra parentesi, chi in qualche modo vi partecipò non si sentì in serie a nulla, volle reinventare tutto. Ma non esime dal chiedersi fin dove fu realmente un separarsi e un innovare, se e su che cosa si innestava una discontinuità, e soprattutto se in essa si rivelava una sintomatologia che, al di là del momento eroico, sarebbe stata presente, significativa per il futuro. La domanda perciò non è accademica. Riguarda non solo i venti anni che sono trascorsi, ma l’oggi. Continua a leggere

La costruzione del nemico pubblico

Uno stralcio dal discorso del filosofo francese, Etienne Balibar,  in occasione del conferimento del premio Hannah-Arendt per il pensiero politico 2017

Una comunità politica non può durare, né svilupparsi, se i fondamenti della sua legittimità e della sua efficacia non vengono riattivati in permanenza. Questa tesi è valida anche per l’Unione europea. Ma l’esame della situazione attuale porta a una contraddizione flagrante a chiedersi per quanto tempo potrà durare. Da un lato è chiaro che «noi», cittadini europei (degli stati membri e l’insieme dei residenti nel «territorio» europeo) abbiamo bisogno della costruzione europea sul lungo periodo, nella forma attuale o modificata: una garanzia perché i conflitti non degenerino in ostilità violenta, al limite dello sterminio. In gioco non è solo un «principio di precauzione», ma la capacità collettiva dell’Europa a costruire una via collettiva che porti da un passato, pieno di violenze contro se stessa e contro gli altri, verso un avvenire pieno di incertezze e di sfide, nel contesto della mondializzazione dove l’Europa non occuperà mai più una posizione «centrale», tenuta lontana dal «grande gioco» dell’egemonia che si svolge ormai tra l’America e l’Asia. Continua a leggere

Breve cronaca della Scuola Radio Elettra

Nell’immaginario di molti italiani la Scuola Radio Elettra (S.R.E.) occupa un posto di rilievo. Dal 1951, anno della sua fondazione a Torino, fino alla prima metà degli anni ’90 tale scuola ha formato a distanza oltre un milione e mezzo di tecnici in Italia e all’estero. Purtroppo non si hanno studi approfonditi sulla storia della Scuola. E’ certo però che si è trattato di un fenomeno significativo che ha accompagnato la ricostruzione postbellica – col conseguente ingresso dell’Italia nel club delle nazioni più industrializzate – e che dagli anni ’80 ha subito i dolorosi contraccolpi dei processi di deindustrializzazione. Ma andiamo con ordine partendo dalle origini. Continua a leggere