Le minoranze da consumare

Candomblé brasiliano

Anticipazioni. Un estratto del testo che l’antropologo francese ha dedicato al festival Vicino/lontano di Udine, che verrà letto domenica 14 maggio

Da dove viene il malessere che caratterizza tutti i dibattiti sulla cultura e l’identità? Un paradosso è evidente: il mondo globalizzato è anche il mondo della più grande differenza, dove crescono la circolazione, la comunicazione e il consumo. Eppure coloro che circolano non consumano e non comunicano nelle stesse proporzioni e condizioni. Di qui l’attualità del paradosso: si cancellano le differenze e crescono le disuguaglianze; il mondo è ogni giorno più uniforme e più disuguale. Le conseguenze sono almeno due. Da un lato, su scala mondiale, l’esterno, anche quello di cui si nutre l’interno, è in via di sparizione e la distinzione interno-esterno perde la sua pertinenza. Si delineano tre tendenze che costituiscono, a diverso titolo, una minaccia o una costrizione per la vita culturale: la globalizzazione imperiale, quella «scoppiata» e la globalizzazione mediatica.

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Il blocco edilizio: la lotta per la casa è anticapitalista

Valentino Parlato (primo a sinistra) all’Università di Macerata nel 1972. Foto di Renato Pasqualetti

Valentino Parlato ci ha lasciati il 2 maggio scorso. Credo che il modo migliore per ricordarlo sia diffondere le sue analisi e  le sue idee. Quello che segue è un saggio pubblicato nel 1970  e ancor oggi di straordinaria attualità per il metodo con cui è indagato il rapporto tra potere politico, affare casa e società. [1]

Può anche apparire singolare, ma in Italia – dove la parte di ispirazione marxista ha tanto discusso e discute di processi di formazione di un nuovo blocco storico – manca, quasi del tutto, un’analisi del blocco storico esistente, quello dominante, che sarebbe necessario conoscere e disaggregare. Questa considerazione, non priva di significato culturale e politico, vale anche per la complessiva questione delle abitazioni, rispetto alla quale solo di recente, e di passaggio, a un convegno del PCI è stato detto che intorno ad essa “si cementa un blocco sociale, che è una delle cerniere essenziali del blocco di potere dominante”. Questa analisi però continua a mancare, nonostante che già un secolo fa Engels – schematicamente quanto si vuole – avesse individuato proprio questa capacità aggregante della questione, quando – in polemica con la rivendicazione proudhoniana di trasformare il canone di fitto in canone di riscatto – sosteneva che “gli esponenti più accorti delle classi dominanti hanno i sempre indirizzato i loro sforzi ad accrescere il numero dei piccoli proprietari, allo scopo di allevarsi un esercito contro il proletariato”. Al riguardo si può aggiungere che nello stesso arco della nostra esperienza (pensiamo alla secca liquidazione della legge Sullo) non ci sono mancate prove della potenza d’urto di questo esercito.

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Dita danzanti. Il tatto e lo smartphone

HILVERSUM, NETHERLANDS - FEBRUARY 06, 2014: Social media are trending and both business as consumer are using it for information sharing and networking.

Il modo di utilizzare lo smartphone (telefono intelligente) è il risultato di studi di ergonomia cognitiva focalizzati intorno al concetto di usabilità. Concetto tramite il quale viene stabilito il grado di facilità e di soddisfazione con cui l’utente interagisce con l’interfaccia grafica. Ovviamente per il successo del telefono intelligente insieme all’ergonomia cognitiva intervengono anche altri fattori quali il business, il marketing, il design, l’innovazione tecnologia, la moda e così via. A parte questi fattori sul piano dell’usabilità emergono alcuni aspetti distintivi dello smartphone: 1) costituisce uno strumento di successo planetario utilizzato nel 2015 da un miliardo e 300 milioni di persone; 2) ha comportato per gli utenti l’apprendimento di un nuovo saper fare delle mani caratterizzato da precisione e delicatezza; 3) per l’attenzione e la sensibilità richieste tale saper fare presenta una gestualità annoverabile tra le pratiche delle buone maniere. Riflettendo sugli ultimi due punti si può notare che già la tastiera del computer (e in precedenza quella delle macchine da scrivere) necessita di una forza fisica minima e di un trattamento assai garbato. Tuttavia, se è possibile “pestare sulla tastiera”, la stessa immagine non è pensabile per il touch-screen (schermo tattile). Per far funzionare lo smartphone è infatti sufficiente poggiare leggermente la punta delle dita sul display. Leggerezza peraltro obbligata perché è inutile e dannoso esercitare forti pressioni.

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Noam Chomsky. L’architettura innata del linguaggio

tre-lezioni-sulluomo-320x460Un’anticipazione dal volume «Tre lezioni sull’uomo» (Ponte alle Grazie). Da David Hume a Galileo, un volume che raccoglie le ultime riflessioni del linguista statunitense. La facile acquisizione dei neonati umani della «rigogliosa e ronzante confusione» delle parole

Esistono ragioni ancor più essenziali per cercare di determinare con chiarezza che cos’è il linguaggio, ragioni direttamente collegate alla questione di che genere di creature siamo. Charles Darwin non fu il primo a pervenire alla conclusione che «gli animali inferiori differiscono dall’uomo solo per il potere infinitamente maggiore che l’uomo ha di associare i suoni alle idee più diverse»; «infinitamente» è un’espressione tradizionale che oggi va interpretata alla lettera. Tuttavia Darwin fu il primo a esprimere questo concetto tradizionale nel quadro di un incipiente racconto dell’evoluzione umana.
Ian Tattersall, uno dei maggiori specialisti dell’evoluzione umana, ne ha fornito una versione contemporanea.

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Eppur si muore. Yves Bonnefoy e i sepolcri di Ravenna

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Yves Bonnefoy, © 2008 Derek Hudson

Ravenna, città di tombe

Il lutto si addice a Elettra, i sepolcri a Ravenna (ma Foscolo lo sapeva?). «Tante sono le filosofie che hanno voluto rendere conto della morte, ma credo che nessuna mai abbia considerato i sepolcri. Lo spirito che s’interroga sull’essere, ma ben di rado sulla pietra, si è distolto da queste pietre, così due volte abbandonate all’oblìo». Così scriveva Yves Bonnefoy, poeta e saggista, vincitore del premio Goncourt per la poesia, scomparso il 1° luglio di quest’anno, alla bell’età di novantatré anni, in Les Tombeaux de Ravenne (1), divenuto in seguito uno dei capitoli de L’Improbable, testo uscito in Francia nel 1959 (2) Ravenna, invece, i sepolcri li considera eccome, e, in questo, la nostra città sta alla pari con la grande civiltà dei morti, l’Egitto (qualche anno fa si tenne una mostra dal titolo Kemet, che forse all’epoca rese alcuni dubbiosi, ma che in quest’ottica non appare affatto peregrina (3): «Vi è […] un principio del seppellire, che dall’Egitto a Ravenna, e fino a noi, governa gli uomini con una certa costanza». Il grande difetto della nostra civiltà è il «rifiuto profondo della morte» (e della rovina, come ha scritto in un libro la mia amica Virginia Cardi (4). Per Bonnefoy, questo è un sintomo «evidente […] d’una fuga»: «Poiché – lo si voglia o no – in questo mondo si muore, e per negare il destino l’uomo ha costruito» una «dimora fatta di parole, ma eterna», nel tentativo di placare «l’inquietudine originaria», cercando di «mascherare la morte» (5).

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Il teatro di una società malata: la pornografia on-line

pornografia-causa-impotenzaNel mercato delle immagini il sesso costituisce una delle voci più importanti per dimensioni, fatturato e influenza culturale. All’interno di tale mercato è tuttavia decisivo distinguere tra hard-core, soft-core e corpo glamour. Le tre offerte sono destinate a consumatori differenti ma nella nostra società hanno finito per assumere alcuni rilevanti tratti in comune: 1) veicolano la medesima idea di orgasmocrazia, ossia un’idea del sesso concentrata sull’orgasmo e sul suo raggiungimento il maggior numero di volte possibile nella giornata e nel corso della vita; 2) azzerano o quasi gli aspetti emotivi della sessualità per cui la carne prevale sulla psiche; 3) erotizzano fino al parossismo il corpo della donna, la quale, nell’attuale ordine visivo, è sottoposta al piacere dello sguardo maschile che essa stessa ha interiorizzato. Movimento che John Berger ha ben riassunto – e ancor meglio problematizzato – nella formula: “Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano se stesse mentre sono guardate”.

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Gadget a stelle e strisce. La bandiera USA nell’immaginario collettivo

moda-americana1Ho deciso di scrivere questo articolo dopo avere visto in Tv un filmetto intitolato “Il mostro di Cleveland”. La pellicola si ispira a fatti realmente accaduti nella città dell’Ohio, dove nel 2002 un conducente di scuolabus rapì e tenne sequestrate nel seminterrato della propria abitazione tre giovani ragazze allo scopo di abusarne sessualmente. Dieci anni dopo le tre ragazze riescono fortunosamente a richiamare l’attenzione dei vicini e a evadere. Nel film, mentre una delle sfortunate protagoniste esce dalla casa del sequestratore scortata da un nugolo di poliziotti, appare all’improvviso la bandiera degli USA che sventola al ralenti. Cosa c’entra tale sequenza all’interno della narrazione di un terribile fatto di cronaca? Nulla. Anzi, ci sarebbe solo da vergognarsi che cose del genere accadano nel proprio Paese. Allora perché questa forzatura? Perché l’intento della regista, Alex Kalymnios, è ideologico: associare la bandiera USA alla libertà. A chi è diretto tale messaggio? A un pubblico acritico e culturalmente fragile dato che il film è di scarsissima qualità. Deficit che però ha autorizzato la forzatura narrativa.

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