Società e potere. Le riflessioni di un gruppo di studiosi intorno a un tema sempre attuale

Per chi si occupa del rapporto tra cultura e comunicazione è uscito da qualche mese un libro intitolato Società, potere e influenza (a cura di Rolando Marini, Edizioni Altravista, 2017, Broni (PV), 276 pagg. 23,00 euro). Il volume è il risultato di un lungo seminario tenuto all’Università per Stranieri di Perugia nel 2015 e comprende undici saggi ognuno dei quali meriterebbe un’approfondita presentazione; cosa che in tutta evidenza non è possibile nell’ambito di una recensione e questo è un problema pressoché insuperabile per i libri scritti a più mani.

Dichiarata la forzata incompletezza di quanto diremo, a cimentarsi nella riflessione sui tre concetti che danno il titolo al volume sono sociologi e filosofi italiani accomunati dall’esigenza di perfezionare la comprensione su come si articola oggi il rapporto tra società e cultura e su come si esercita il potere sotto il profilo dell’influenza. Continua a leggere

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Made in Italy, la via italiana alla società dello spettacolo

Le radici del Made in Italy affondano nella storia economica del nostro paese. Risalgono al tardo Medioevo e al Rinascimento con lo sviluppo di un artigianato di qualità che, insieme alla produzione di manufatti d’uso comune sempre più efficienti e raffinati, risultò decisivo per la realizzazione di innumerevoli capolavori d’architettura, scultura e pittura. Tra gli italiani tali capolavori hanno alimentato una diffusa sensibilità estetica che continua a palpitare ancora oggi. Passando a tempi assai più recenti il Made in Italy si intreccia con i processi di modernizzazione che hanno condotto oggi il nostro paese a diventare una nazione capitalistica avanzata, pur con tutti i suoi ritardi, squilibri e problemi. Continua a leggere

Le mani sull’infanzia per creare una scuola di bambini consumatori

Istruzione. Dal 1980 al 2004 gli investimenti per la pubblicità all’infanzia negli Usa passa da 15 milioni a 15 miliardi. Sotto attacco è il gioco, la ricreazione dei bimbi

È stata Juliet Schor, sociologa al Boston College, ad accorgersi del fenomeno. Stava studiando le famiglie che negli Usa praticano il cosiddetto downshifting, vale a dire la riduzione dei consumi, la decelerazione nella vita quotidiana, l’attitudine alla sobrietà e alla semplicità dei rapporti umani. E si accorse ben presto di una stranezza: nessuna delle famiglie che aveva fatto quella scelta aveva bambini in casa.

Da quella scoperta fu indotta a occuparsi del consumismo fra i bambini americani e scoprì un continente sommerso. In alcuni mesi di ricerca fu in grado di constatare una frattura storica sconvolgente: per la prima volta nella storia l’influenza formativa sui bambini dalle mani delle famiglie e degli insegnanti era passata alle imprese. Queste avevano lavorato alacremente per allargare un mercato ancora vergine e pressoché illimitato. Dal 1980 al 2004 gli investimenti in pubblicità destinata all’infanzia erano passati da 15 milioni di dollari l’anno a 15 miliardi. Continua a leggere

La Generazione Z e la trasformazione dei social network

La Generazione Z è stanca dei social network? La domanda corre da un po’ di tempo sulla stampa e tra gli esperti del marketing. Il fatto che due tra i principali sistemi di potere della nostra società drizzino le antenne significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Il che costituisce un campanello d’allarme visti i cospicui  interessi in gioco, economici e politici. Come stanno esattamente le cose? Continua a leggere

Georg Simmel, le regole del buon conflitto

«Sociologia», un grande classico del pensatore tedesco, rieditato da Meltemi. Pubblicato per la prima volta nel 1908, introduce l’idea di «interazione» anche detta «azione reciproca»

Poche opere mostrano come le scienze sociali siano la forma contemporanea della teoria politica al pari della Sociologia di Georg Simmel. Quanto mai opportunamente essa viene quindi riproposta (Meltemi, pp. 924, euro 40) con una approfondita introduzione di Massimiliano Guareschi e Federico Rahola.

Pubblicata per la prima volta nel 1908, essa non rappresenta solamente un passaggio fondamentale all’interno dell’opera simmeliana, né soltanto si limita a indicare sistematicamente gli elementi della scienza nuova che sta scuotendo la gerarchia consolidata delle discipline scientifiche. Come pochi altri classici, la Sociologia di Simmel mostra che studiare la società significa allo stesso tempo stabilire le coordinate di un discorso sulle regole di convivenza e di potere che presiedono ai rapporti tra gli individui che in essa vivono. Il suo scopo ultimo è quindi intimamente politico. Continua a leggere

Le trappole attive del socialismo

Axel Honneth

Un incontro con il filosofo e politologo tedesco Axel Honneth, in Italia per una serie di conferenze proprio durante i giorni del terremoto elettorale.  “La sinistra dovrebbe avere il coraggio di rendere nuovamente plausibile l’idea di una forte regolazione politica dell’economia e della finanza”

«Nel socialismo vi è ancora una scintilla viva. Per scorgerla bisogna separare nettamente l’idea guida del socialismo dal suo guscio concettuale, radicato nel terreno del primo industrialismo».

Da quando Axel Honneth – il direttore del celebre Istituto di ricerche sociali di Francoforte, l’autore di Lotta per il riconoscimento e uno dei più acuti filosofi contemporanei – ha invitato a rimettere al centro dell’agenda culturale e politica «l’idea di socialismo» con il suo libro del 2015 (tradotto in italiano nel 2016), la sinistra politica europea, specie quella di estrazione socialdemocratica, ha inanellato una sconfitta dietro l’altra. Ma per l’allievo di Habermas, in Italia per una serie di conferenze proprio nei giorni seguiti al terremoto politico del 4 marzo, gli ultimi risultati elettorali non hanno fatto altro che confermare l’urgenza di ritornare alle origini: di riaprire gli archivi dimenticati della storia del movimento socialista. Continua a leggere

Pensioni, vivere con meno di 750 euro al mese

Inps. Questo è il popolo dei pensionati poveri: su 11 milioni di persone, il 75% è donna. Cgil e Pd propongono un’assegno di cittadinanza per i giovani

Un popolo di pensionati poveri, in assoluta maggioranza donne (l’86%), vive con mille euro al mese: 12,8 milioni di persone (su 17). Questa è la base della povertà di massa in cui vive il nostro paese. Ai numeri, confermati ieri dall’Osservatorio sulle pensioni ai quali vanno aggiunte le masse di lavoratori giovani, e meno giovani, attualmente in attività. Per chi è entrato sul mercato del lavoro dal 1996 in poi, dopo la riforma pensionistica Dini, il presente composto di lavori precari, storie contributive dissestate, disoccupazione, lavoro nero e informale porterà a un futuro pensionistico peggiore. Siamo seduti su una bomba sociale. Continua a leggere