Occupare lo spazio, uccidere il tempo

Palestina/Israele 1967-2017. L’occupazione tridimensionale si fonda su una rete di checkpoint, strade separate, permessi, muri, terre inaccessibili. Un sistema imprevedibile e arbitrario, i tratti tipici dei regimi coloniali

In questi giorni l’occupazione della Cisgiordania e Gaza compie 50 anni, più di venti dei quali segnati dal tentativo frustrato di implementare gli accordi di ‘pace’ (gli accordi di Oslo) che dal 1993 avrebbero dovuto creare le basi per la costituzione di uno Stato palestinese accanto allo stato israeliano, realizzando la visione di “due Stati per due popoli”.

In realtà, gli accordi di Oslo hanno prodotto soltanto un embrione asfittico di apparente sovranità palestinese in Cisgiordania, l’assedio permanente di Gaza e consentito nel frattempo il quasi completamento del progetto radicale di colonizzazione ebraica di tutta la Palestina (tranne Gaza) cominciato agli inizi del ‘900.

L’occupazione israeliana da Oslo in poi si è fatta più aggressiva, più divisiva, più pervasiva segnando ogni minuscolo aspetto della vita quotidiana della popolazione palestinese. I governi israeliani (non importa se di destra o di sinistra) hanno messo in atto una violenta politica di confisca delle terre palestinesi in Cisgiordania allo scopo di accelerare in modo drammatico la costruzione di nuovi insediamenti per i coloni.

Continua a leggere

Annunci

Rileggere Spivak e pensare al nostro presente

Un libro complesso diventato cruciale per molte generazioni di ricercatori e attivisti. Il saggio della filosofa femminista ha condizionato il dibattito nell’ambito dei «subaltern studies»

È davvero una buona notizia che la casa editrice Meltemi riprenda le pubblicazioni, dopo essere stata rilevata da Mimesis. Nel catalogo della «Melusina», come anche la si è sempre chiamata per via del suo bel logo, ci sono infatti volumi importanti, che ora potranno tornare a essere disponibili. In particolare, per via dell’impegno e dell’intelligenza di Luisa Capelli (direttrice editoriale e amministratrice unica di Meltemi dopo la prematura scomparsa di Marco Della Lena nel 2003), la casa editrice romana svolse un ruolo fondamentale nell’introdurre in Italia gli studi postcoloniali – proponendo testi classici, per esempio di Paul Gilroy, Dipesh Chakrabarty, Homi Bhabha, Achille Mbembe e Partha Chatterjee. La Critica della ragione postcoloniale di Gayatri Spivak (1999) uscì nel 2004, nell’impeccabile traduzione di Angela D’Ottavio, e ne discussi i temi di fondo in una recensione pubblicata su queste colonne (Il Manifesto, 1.02.2005).

Molte cose sono cambiate in questi dieci anni. In Italia il postcoloniale è entrato nel dibattito critico, attraverso molteplici iniziative – tra cui la rete inteRGRace – e i lavori di una nuova generazione di studiosi e studiose (faccio solo due esempi: Gaia Giuliani, autrice di studi importanti su James Mill e il colonialismo britannico, sulla «bianchezza» nella storia italiana e sulle nuove figure della paura, e Gabriele Proglio, di cui è appena uscito Libia. 1911-1912. Immaginari coloniali e italianità, Le Monnier).

Continua a leggere

Attentati a Parigi. Il ruolo dei mass-media

terrore guerra stato emergenza Strategia del caos made in Usa

La strategia è disseminare i territori da conquistare di focolai di guerra e di resistenza. Armare la resistenza locale, fare la guerra con le vite degli altri. Una specie di strategia della tensione a livello mondiale. Da allora il mondo islamico si è rivelato nella sua profonda antidemocraticità. Ma qualcosa ormai è sfuggita di mano.

Usciamo da una total immersion mediatica nei fatti di Parigi e la prima impressione non è buona: un misto tra retorica, buoni sentimenti, privato delle vittime, ma anche un appello ai nostri istinti peggiori. Hollande chiama l’Europa ad una guerra di religione. L’immagine del mussulmano sanguinario svolge oggi nell’immaginario collettivo europeo lo stesso ruolo che ai tempi del fascismo era interpretato dall’Ebreo. Dall’antisemitismo all’antislamismo in nome dei valori della cultura occidentale: democrazia, libertà, giustizia. Ed intanto questi stessi valori sono già sacrificati sull’altare della sicurezza.

Continua a leggere