Un nuovo corso dopo la crisi socialdemocratica

Credo che sia gran merito di Mario Dogliani (il manifesto, 26 gennaio) aver posto la questione del «che fare» a fronte della sovrapproduzione e della sottoccupazione conseguenti alla digitalizzazione e alla robotizzazione del capitalismo liberista. Intendo il «che fare» della sinistra. Quella non accoppiata a prefissi dimezzanti e non aggiogata alla tirannia della governabilità, intendo quindi la sinistra che non c’è. Dopo il crollo del muro di Berlino si è via via svuotata della sua cultura politica, candidandosi poi alla gestione solo più soft della società del capitalismo liberista, rispettandone il dominio. Continua a leggere

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Le derive estremiste dell’insicurezza sociale

 «Capitale e disuguaglianza. Cronache dal mondo», gli articoli sui giornali di Thomas Piketty, per Bompiani

Thomas Piketty ha avuto un successo planetario nel 2013 quando ha pubblicato il ponderoso volume Il Capitale nel XXI secolo, esito di anni di ricerche condotte insieme a Emmanuel Saez sulla distribuzione del reddito e sulla sua crescente diseguaglianza. Come spesso succede in questi casi, una volta diventati intellettuali di riferimento, si è invitati dalle redazioni dei quotidiani nazionali a commentare la situazione socio-economica.

A QUESTO DESTINO non è sfuggito lo stesso Thomas Piketty e nel corso del periodo 2013-2016 ha pubblicato diversi articoli su Le Monde e Libération. Questi testi sono stati pubblicati in francese nel libro Aux urnes citoyens! (ed. Les LIens qui Libérent) in vista della passate elezioni presidenziali. Ora, grazie alla traduzione di Alberto Cristofori, sono disponibili al pubblico italiano nel libro Capitale e disuguaglianza. Cronache dal mondo (Bompiani, pp. 240, euro 14), raccolti in quattro parole chiave per comprendere il mondo di oggi: capitale, disuguaglianza, sicurezza ed Europa. Continua a leggere

La furia inarrestabile del mercato

«Presi per il Pil», una rigorosa storia del Prodotto interno lordo a firma di Lorenzo Fieramonti. Molte le proposte per misurare lo stato di salute dell’economia e della società

Le critiche teoriche avanzate nei confronti del Prodotto interno lordo (Pil) e le dimostrazioni pratiche della sua fallacia si vanno accumulando. Lorenzo Fioramonti, giovane economista approdato all’università di Pretoria e collaboratore del gruppo di ricerca «New Economy Foundation», le ha raccolte lungo la breve storia di «una delle più grandi invenzioni del XX secolo», secondo la definizione del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Dietro ad un titolo che vorrebbe essere scherzoso (Presi per il Pil. Tutta la verità sul più potente numero del mondo, L’asino d’oro, pp. 193, euro 20, con presentazione di Enrico Giovannini, già direttore dell’Istat e ministro con Letta), il volume ricostruisce rigorosamente l’evoluzione di un concetto che ha segnato la nostra epoca. Un sistema statistico che ha inventato la cifra con cui il discorso pubblico corrente indica il grado di sviluppo, progresso e benessere dell’intera società. Un sistema di contabilità che è diventato la base simbolica e retorica delle politiche tanto delle destre, quanto delle sinistre.

 

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