DIEGO FUSARO: Il gruppo Bilderberg, ecco chi governa il mondo

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Gli spacciatori di eterna gioia

copDesideri, bisogni e stili di vita sono sottoposti a un costante lavoro di manipolazione in nome delle virtù tossiche dell’individuo proprietario. «L’industria della felicità» di William Davies per Einaudi

Il carnet dei suoi prodotti è vario. Spazia da pillole che mettono a tacere tutte le inquietudini a promesse di un futuro radioso dove non ci sarà posto per dolore, fame, sofferenza, ma il core business è di quelli che non lasciano indifferenti, perché è il sogno inseguito da filosofi, preti, militanti politici di ogni tipo, visto che si tratta della felicità. Merce tanto pregiata quanto scarsa da diventare un manufatto sul quale si addensano, appunto, una miriade di stimati professionisti e una moltitudine di addetti alla sua produzione. Ha il potere di un oggetto mutante del desiderio, che si adatta a ogni richiesta del singolo. E tuttavia, avverte William Davies nel libro L’industria della felicità (Einaudi, pp. 233, euro 20), è una promessa quasi sempre non mantenuta. Sta di fatto che il potere seduttivo dell’industria della felicità sta nelle aspettative, sempre deluse, che continua ad alimentare.

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Pérez Esquivel sui fronti aperti dell’America Latina

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Pérez Esquivel

Il premio Nobel per la Pace nel 1980, racconta i tentativi di «golpe blando» che stanno mettendo in pericolo la democrazia in Argentina, Brasile e Venezuela. «Oggi sono le grandi corporazioni a dirigere gli stati»

In Italia per una fitta rete di incontri, conferenze e lezioni, Adolfo Pérez Esquivel, Premio Nobel per la Pace nel 1980, ci ha concesso un po’ del suo tempo per descrivere la realtà dell’America Latina.

Partiamo da una domanda un po’ teorica, secondo lei qual è il rapporto tra democrazia e diritti umani?
In principio sono valori indivisibili, se si violano i diritti umani la democrazia si indebolisce fino a non essere più democratica. I diritti umani sono integrali, hanno a che fare con la vita delle persone e dei popoli. Molte democrazie sono considerate tali solo per il fatto di andare al voto, ma sono solo governi autoritari.

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La lezione di Starace, l’inerzia dei media italiani

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Francesco Starace

Il cambiamento non riguarda la verità. Le strategie dell’ad di Enel sono passate inosservate da noi ma hanno dato scandalo dall’altra parte del mondo, in Cile. Il «pensiero unico» qui detta l’agenda indisturbato, e non reagiamo perché non ci piace soffrire

Il  15 aprile scorso l’ad di Enel Francesco Starace, persona di fiducia del nostro premier Matteo Renzi, intervenendo presso l’università Luiss con una lezione sulle sue tecniche aziendali innovative, ha tra l’altro dichiarato: «Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente quei centri di potere».

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Ecco cosa è la democrazia per l’amministratore delegato dell’Enel

 

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Francesco Starace, Amministratore delegato Enel

Di seguito un articolo uscito sul sito http://www.fanpage.it  in cui si riportano le dichiarazioni di Francesco Starace Amministratore delegato dell’Enel che risponde a una domanda sul cambiamento in azienda posta da studenti della LUISS. La risposta lascia interdetti. Non si sa se si ha a che fare con un individuo mentalmente disturbato o con un nazista, o con tutte e due le cose. In ogni caso va riconosciuto a Starace il merito di aver detto con estrema chiarezza quel che molti altri manager fanno di nascosto e nel silenzio della cosiddetta stampa indipendente. Un caso esemplare di terrorismo liberista. Per ascoltare la viva voce di Starace collegarsi qui: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VznKmeSw79M5dJn3

Amministratore Delegato di Enel, discorso choc: “Bisogna ispirare paura nei dipendenti”. Una lezione alla Luiss nel corso della quale l’ad di Enel Francesco Starace ha illustrato come si guida un’azienda

“Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, e poi “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”. Sono solo alcuni segmenti tratti dalle affermazioni fatte da Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, a un evento per gli studenti dell’Università LUISS di Roma lo scorso aprile.

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Il teorema del caffè

teorema caffè1Un’originale proposta per rinnovare il capitalismo italiano
Paolo Iacci è un uomo d’impresa e un esperto di marketing. Ha alle spalle numerose pubblicazioni e recentemente ha dato alle stampe un tascabile intitolato “Il teorema del caffè. Il paradosso che regola l’impresa” (Guerini Next, 115 pagg., 12,50 euro). Il titolo e le ridotte dimensioni del volume potrebbero far pensare a uno libro semiserio scritto per puro divertimento. Invece non è così. “Il teorema del caffè” è un libro impegnato e suggestivo. Organizzato in capitoli di poche pagine e scritto senza ricorrere al vocabolario degli specialisti il testo affronta i nodi principali del sistema produttivo italiano. E lo fa partendo dall’osservazione di un rito quotidiano: la tazzina di caffè che consumiamo la mattina al bar.

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