Anni ’80. L’era della grande normalizzazione

Di tanto in tanto assistiamo a campagne più o meno convinte sul ritorno degli anni ’80. Recentemente la convinzione si deve essere rafforzata perché da alcuni mesi è partita un’offensiva mediatica finalizzata a sostenere il ritorno di un decennio che non intende diventare una pagina di storia. E allora, se gli anni ’80 vengono costantemente riproposti, una qualche sorta di continuità tra passato e presente deve pur esserci. E in effetti c’è. Però, prima di entrare nel merito, corre l’obbligo di dire subito che l’attuale campagna stampa, così come le precedenti, nulla hanno a che fare con l’informazione. Si tratta invece di complesse operazioni di comunicazione commerciale che vedono, se mi si passa l’espressione, l’associazione d’impresa tra diverse industrie: mass-media, moda, cinema, Tv, musica e, come soci di minoranza, altre industrie ancora (dagli accessori ai giocattoli). Ognuna recita la propria parte in commedia avendo per stella polare l’interesse economico.

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La lezione di Starace, l’inerzia dei media italiani

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Francesco Starace

Il cambiamento non riguarda la verità. Le strategie dell’ad di Enel sono passate inosservate da noi ma hanno dato scandalo dall’altra parte del mondo, in Cile. Il «pensiero unico» qui detta l’agenda indisturbato, e non reagiamo perché non ci piace soffrire

Il  15 aprile scorso l’ad di Enel Francesco Starace, persona di fiducia del nostro premier Matteo Renzi, intervenendo presso l’università Luiss con una lezione sulle sue tecniche aziendali innovative, ha tra l’altro dichiarato: «Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente quei centri di potere».

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La favola dei troppi comunicatori e dei pochi ingegneri

1245La mattina presto mi capita di ascoltare le rassegne radiofoniche dei giornali appena usciti. Mi sintonizzo soprattutto su <Prima pagina>, trasmissione quotidiana che va in onda su Rai3. Recentemente un paio di giornalisti hanno mosso un’esortazione di questo tipo: <L’università italiana sforna una massa di laurearti in scienze della comunicazione che non troverà mai lavoro mentre abbiamo bisogno di più ingegneri per rispondere alle sfide della globalizzazione>. La stessa affermazione ho potuto ascoltarla anche in Tv. Continua a leggere

La resistibile ascesa del vocabolario neoliberista

2011_12_12_13_30_46Ogni società funzionalizza la lingua ai propri valori. Perciò non c’è da meravigliarsi più di tanto se un mondo fondato sulla merce mercantilizza parole, espressioni, discorsi. E’ il nostro mondo: un mondo dominato da una classe (la borghesia), un modo di produzione (il capitalismo), un modo di riproduzione (il consumismo), una filosofia (l’utilitarismo), una logica (il profitto), un sentimento (l’egoismo). Continua a leggere