L’economia condivisa e il controllo del lavoro al tempo di Uber

«Il capitalismo delle piattaforme», il volume di Benedetto Vecchi per la manifestolibri. Cosa c’è da sapere sulle imprese digitali e sui loro meccanismi, tra depotenziamento delle risorse umane e dispositivi di controllo politici

Il capitalismo delle piattaforme è un nome generale per un insieme di fenomeni diversi tra loro, ma accomunati da imprese basate su dispositivi e processi digitali. Le piattaforme identificano le aziende Internet più importanti come Facebook, Google, Amazon ecc., oltre a quelle della cosiddetta sharing o gig economy come Uber, Airbnb e altre che gestiscono la condivisione di beni e servizi attraverso software proprietari o aperti. La lista include anche le imprese della logistica che amministrano le merci e ne organizzano gli spostamenti, perché tutto il controllo sui beni è regolato da dispositivi e software che ne determinano le procedure di trasferimento e assemblaggio e ne verificano in ogni momento la posizione. La caratteristica centrale del capitalismo delle piattaforme è la transnazionalità di produzione e distribuzione che definisce regole autonome – indipendenti dalle autorità nazionali – che governano i dinamici spazi globali dove il business si sviluppa.

A QUESTO TEMA EMERGENTE è dedicato il nuovo libro di Benedetto Vecchi Il capitalismo delle piattaforme (Manifestolibri, 2017). Il volume di agile lettura, eppure molto denso, si pone l’obiettivo ambizioso di discutere del rapporto tra platform capitalism e processi lavorativi. Le piattaforme, infatti, sono descritte come strumenti integrati capaci di amplificare il potere delle macchine, rendendo sempre più marginali e irrilevanti le attività umane ai fini dell’esecuzione di processi per la «produzione, distribuzione e commercializzazione» di beni e servizi just in time.

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