Frattocchie, terreni comuni per fare egemonia

«A scuola di politica. Il modello comunista di Frattocchie», di Anna Tonelli per Laterza. In quel suburbio a sud di Roma, dal 1944 al 1993, un luogo di formazione per quadri e dirigenti del Pci. Tanti nomi hanno ruotato intorno all’esperienza: Alfredo Reichlin, Miriam Mafai, Pietro Ingrao e altri

Nei pieni anni settanta, non solo alle Feste dell’Unità ma anche nelle librerie «Rinascita» si vendevano i libri degli Editori Riuniti, la casa editrice del Partito comunista italiano. Oltre al cofanetto dei Quaderni gramsciani, oltre all’edizione in volumi innumerevoli (esemplata su quella ufficiale, ovviamente sovietica) delle opere di Lenin, oltre a un’antologica monumentale e in un solo volume (a cura di Ernesto Ragionieri e di un suo giovanissimo allievo, Gianpasquale Santomassimo) degli scritti e discorsi di Palmiro Togliatti, oltre a tutto questo che si imponeva per la mole e per un costo da acquisto rateale, erano invece disponibili, in volumetti molto più economici, i titoli di uno studioso e dirigente di partito, il suo nome era Luciano Gruppi, i quali spiccavano sia per la limpidezza del dettato e la capacità di sintesi sia soprattutto per la consonanza, per così dire sempre calcolata ora per allora, con la linea del Partito medesimo: Il pensiero di Lenin (’70), Il concetto di egemonia in Gramsci (’72), Togliatti e la via italiana al socialismo (’74) ne erano i titoli maggiori e dunque riassumevano con puntualità il punto di vista, così come di riflesso il senso comune, di una formazione politica che all’apice del consenso elettorale (più di un elettore su tre fra il ’75 e il ’76 aveva votato il Pci, tra le lezioni amministrative e politiche) proprio allora stava trapassando da partito di massa e di militanti a partito di amministratori con responsabilità di «governo» (e tale era la parola-chiave, quasi un mantra che di per sé additava debolezze e nequizie della Dc nello stesso momento in cui veniva avanzata la proposta del «compromesso storico»).

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Ripensare destra e sinistra

La politica è in crisi di identità? Per rispondere a questa domanda la verifica va fatta analizzando dei casi concreti. E per i suoi recenti mutamenti il caso italiano è uno dei più interessanti. Basti pensare alla trasformazione palingenetica che dal ben definito PCI ha condotto all’attuale e scolorito PD. Un partito difficile da collocare: è di sinistra? di destra? di centro? Ma si pensi anche all’avvento della videocrazia con Berlusconi, al partito-azienda targato Mediaset e alla riduzione della politica a puro marketing. Nel caso di Forza Italia non ci sono dubbi: è senz’altro un partito di destra. Ma a differenza delle cosiddette destre liberali europee è illiberale, profondamente corrotto e ha promosso il ritorno del fascismo in Italia. E allora, che tipo di destra è? Poi, non si può non rivolgere lo sguardo alla travolgente irruzione del Movimento 5 Stelle nello scenario politico italiano. Un movimento, appunto, e non un partito. Ma fino a quando? In quanto all’ecologismo e all’antiatlantismo professato dal suo fondatore sono posizioni di destra o di sinistra? Viste le numerose oscillazioni politiche è sufficiente l’etichetta “populismo” per definire il M5S? Infine, resta da menzionare il progressivo aumento dell’astensionismo, segno della sfiducia di tanti cittadini – in alcune elezioni addirittura la maggioranza – nei confronti di tutti i partiti. Questi cambiamenti e altri ancora riflettono la tormentata fine della Prima Repubblica e hanno indotto parecchi studiosi a riesaminare il significato delle categorie della politica rispetto a come le abbiamo conosciute fino a ieri. Uno di questi studiosi è il giovane filosofo Gianluca Galotta. Il quale, collocandosi nel solco di un lungo dibattito, ha dato alle stampe un denso volume intitolato Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra, (Mimesis, Milano, 2017, 327 pagg., 25,00 euro).

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La contraddizione immedicabile che assedia il mondo

«Il demone della politica»: un’antologia che raccoglie gli scritti di Mario Tronti dal 1958 al 2015, per Il Mulino. Non più lotte operaie nello sviluppo, ma masse organizzate all’interno dello Stato capitalistico. Marx si verifica nella contingenza, sperimentando il futuro: è questo l’assunto di metodo dell’autore

Per costruire una teoria critica del tempo in cui viviamo, non è necessario partire da Karl Marx. Impossibile invece è utilizzare Marx per pensare «contro il mondo, l’uomo, la società». Valutare l’arco complessivo della vicenda intellettuale di Mario Tronti significa sfidare questo estremo impossibile. Ne è occasione la bella pubblicazione, per il Mulino, di una poderosa antologia trontiana, Il demone della politica, che raccoglie scritti compresi tra il 1958 e il 2015. Il volume, curato con sapienza da Matteo Cavalleri, Michele Filippini e Jamila Mascat (Il Mulino, pp.656, euro 46), funziona attorno ad alcuni nuclei teorici – la scoperta del punto di vista di classe; il viaggio tra gli arcani del politico; l’asintotico dibattersi tra realismo e trascendenza – per approdare allo sguardo nostalgico che questo singolare Freigeist posa sul Novecento. Continua a leggere

Fare inchiesta: concetti–chiave

sicurezza-sul-lavoroNell’inchiesta politica gli strumenti della ricerca sono piegati ad esigenze pratiche. Il che vuol dire che:

a) la loro applicazione non è pura in quanto più che a finalità scientifiche la ricerca deve rispondere a finalità di lotta sociale;

b)non si insegue il mito dell’esattezza ma si procede per approssimazioni successive;

c) gli strumenti della ricerca sociologica subiscono una trasformazione dovuta proprio a come si utilizzano e per quali fini. Continua a leggere

Come la pubblicità fa politica (e tanta)

politica_italia1-638x425I modelli di donna privilegiati dalla pubblicità sono tre: la donna-oggetto, la donna-casalinga, la donna-mascolina. Il primo modello è quello più largamente utilizzato. I motivi sono vari: non richiede grandi sforzi di fantasia da parte dei pubblicitari; in
genere costa poco perché si utilizzano illustri sconosciute usa e getta; richiama immediatamente l’attenzione del potenziale cliente (maschio o femmina che sia); è in perfetta sintonia con l’ethos giovanilista imposto dal marketing delle aziende produttrici. Continua a leggere