Il populismo che interroga l’eclissi del conflitto sociale

L’eredità del 68 e dell’Ottobre alla sfida del presente nel nuovo saggio di Marco Maurizi che propone il ripensamento delle categorie critiche di analisi sociale e politica, a partire dal loro tratto più sintomatico, quello della loro scomparsa

Affrontare un’esigenza che si fa sempre più urgente, il ripensamento delle categorie critiche di analisi sociale e politica, a partire dal loro tratto più sintomatico, quello della loro scomparsa. È questo l’intento dell’ultimo saggio di Marco Maurizi, Quanto lucente la tua inesistenza. L’Ottobre, il Sessantotto e il socialismo che viene (JacaBook, pp. 277, euro 30), il cui titolo (che richiama l’ultimo verso di un sonetto di Franco Fortini dedicato ad Andrea Zanzotto) indica appunto la volontà di imbastire per via negativa un possibile discorso di sinistra, partendo da quello che appare come il sintomo della sua sparizione: il populismo. Che non è, e probabilmente non è mai stato, una categoria politica quanto, piuttosto, «un vero e proprio marcatore di un blocco nella capacità di esercizio del pensiero critico». Continua a leggere

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La non continuità del dominio

A partire da «Il potere temporaneo» di Maurizio Ricciardi per Meltemi. Lo sguardo marxiano non si appunta più sulla sua fondazione e legittimazione. Ne segue piuttosto la «costanza dell’esercizio»

Il potere temporaneo si intitola il libro di Maurizio Ricciardi su «Karl Marx e la politica come critica della società» (Meltemi, pp. 230, euro 18). Tema onnipresente nella sconfinata opera di Marx, il potere è stato in effetti raramente fatto oggetto di un’analisi sistematica nella altrettanto sconfinata letteratura a lui dedicata.

Una delle interpreti più brillanti e raffinate che si sono soffermate sulla questione negli ultimi anni, Wendy Brown, ha preso le mosse (in La politica fuori dalla storia, a cura di Paola Rudan, Laterza) dalla focalizzazione di Marx sulla logica del potere, ponendo criticamente in rilievo lo scacco del suo tentativo di coglierla in modo «trasparente» e «oggettivo». Non è questa la via seguita da Ricciardi: la questione del potere gli offre piuttosto un filo conduttore attraverso cui seguire l’intero sviluppo dell’opera marxiana a partire dallo scarto che la scoperta del rapporto di capitale e dell’antagonismo che lo costituisce determina nei confronti della riflessione politica precedente. Continua a leggere

Sinistra e sindacato: guardare al futuro senza perdere le proprie radici. Intervista a Giorgio Benvenuto

Giorgio Benvenuto

Per il suo ruolo di sindacalista e di uomo politico Giorgio Benvenuto ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia italiana. E’ stato dirigente della Uil, dove ha ricoperto l’incarico di segretario generale della Uilm, il sindacato dei metalmeccanici. Con Bruno Trentin (Fiom Cgil) e Pierre Carniti (Fim Cisl) ha fondato la Flm, il sindacato unitario dei metalmeccanici. E’ stato a lungo segretario generale della Uil e segretario del Psi succedendo a Bettino Craxi.

Oggi tutto si può dire di Benvenuto, tranne che appartenga al passato. È ancora estremamente attivo e partecipa alla vita pubblica del nostro paese. Lo andiamo a trovare a Roma, nelle bella sede della Fondazione Bruno Buozzi di cui è presidente, per parlare dell’attualità e raccogliere le sue opinioni sui temi della sinistra, del sindacato e del lavoro. Continua a leggere

Il neo-protestantesimo cambierà il nostro modo di fare politica?

Il mediologo Régis Debray ha pubblicato un breve scritto, a metà tra il saggio e il pamphlet, intitolato Il nuovo potere. Macron, il neo-protestantesimo e la mediologia (Angeli, Milano, 2018, 92 pagg., 13,00 euro). Con questo intervento lo studioso francese sostiene una tesi assai interessante: l’etica protestante sta influenzando la cultura politica europea in misura così profonda da segnare una netta cesura tra il passato e il presente. Continua a leggere

Identità personale e sinistra negli Usa

E’ sempre un’esperienza interessante leggere i libri dei politologi statunitensi. E lo è anche nel caso del pamphlet di Mark Lilla intitolato L’identità non è di sinistra. Oltre l’antipolitica (Marsilio, Venezia, 2018, 137 pagg., 12,00 euro). Uno dei motivi di interesse per il lettore europeo è la differenza abissale tra il discorso politico sviluppato oltreoceano e quello che caratterizza il Vecchio continente. Naturalmente parliamo di un europeo non ancora completamente americanizzato e dunque dotato di un minimo di senso critico, direi anzi di senso della realtà. Perché è proprio la realtà delle cose a vacillare leggendo Lilla. Continua a leggere

Frattocchie, terreni comuni per fare egemonia

«A scuola di politica. Il modello comunista di Frattocchie», di Anna Tonelli per Laterza. In quel suburbio a sud di Roma, dal 1944 al 1993, un luogo di formazione per quadri e dirigenti del Pci. Tanti nomi hanno ruotato intorno all’esperienza: Alfredo Reichlin, Miriam Mafai, Pietro Ingrao e altri

Nei pieni anni settanta, non solo alle Feste dell’Unità ma anche nelle librerie «Rinascita» si vendevano i libri degli Editori Riuniti, la casa editrice del Partito comunista italiano. Oltre al cofanetto dei Quaderni gramsciani, oltre all’edizione in volumi innumerevoli (esemplata su quella ufficiale, ovviamente sovietica) delle opere di Lenin, oltre a un’antologica monumentale e in un solo volume (a cura di Ernesto Ragionieri e di un suo giovanissimo allievo, Gianpasquale Santomassimo) degli scritti e discorsi di Palmiro Togliatti, oltre a tutto questo che si imponeva per la mole e per un costo da acquisto rateale, erano invece disponibili, in volumetti molto più economici, i titoli di uno studioso e dirigente di partito, il suo nome era Luciano Gruppi, i quali spiccavano sia per la limpidezza del dettato e la capacità di sintesi sia soprattutto per la consonanza, per così dire sempre calcolata ora per allora, con la linea del Partito medesimo: Il pensiero di Lenin (’70), Il concetto di egemonia in Gramsci (’72), Togliatti e la via italiana al socialismo (’74) ne erano i titoli maggiori e dunque riassumevano con puntualità il punto di vista, così come di riflesso il senso comune, di una formazione politica che all’apice del consenso elettorale (più di un elettore su tre fra il ’75 e il ’76 aveva votato il Pci, tra le lezioni amministrative e politiche) proprio allora stava trapassando da partito di massa e di militanti a partito di amministratori con responsabilità di «governo» (e tale era la parola-chiave, quasi un mantra che di per sé additava debolezze e nequizie della Dc nello stesso momento in cui veniva avanzata la proposta del «compromesso storico»).

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Ripensare destra e sinistra

La politica è in crisi di identità? Per rispondere a questa domanda la verifica va fatta analizzando dei casi concreti. E per i suoi recenti mutamenti il caso italiano è uno dei più interessanti. Basti pensare alla trasformazione palingenetica che dal ben definito PCI ha condotto all’attuale e scolorito PD. Un partito difficile da collocare: è di sinistra? di destra? di centro? Ma si pensi anche all’avvento della videocrazia con Berlusconi, al partito-azienda targato Mediaset e alla riduzione della politica a puro marketing. Nel caso di Forza Italia non ci sono dubbi: è senz’altro un partito di destra. Ma a differenza delle cosiddette destre liberali europee è illiberale, profondamente corrotto e ha promosso il ritorno del fascismo in Italia. E allora, che tipo di destra è? Poi, non si può non rivolgere lo sguardo alla travolgente irruzione del Movimento 5 Stelle nello scenario politico italiano. Un movimento, appunto, e non un partito. Ma fino a quando? In quanto all’ecologismo e all’antiatlantismo professato dal suo fondatore sono posizioni di destra o di sinistra? Viste le numerose oscillazioni politiche è sufficiente l’etichetta “populismo” per definire il M5S? Infine, resta da menzionare il progressivo aumento dell’astensionismo, segno della sfiducia di tanti cittadini – in alcune elezioni addirittura la maggioranza – nei confronti di tutti i partiti. Questi cambiamenti e altri ancora riflettono la tormentata fine della Prima Repubblica e hanno indotto parecchi studiosi a riesaminare il significato delle categorie della politica rispetto a come le abbiamo conosciute fino a ieri. Uno di questi studiosi è il giovane filosofo Gianluca Galotta. Il quale, collocandosi nel solco di un lungo dibattito, ha dato alle stampe un denso volume intitolato Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra, (Mimesis, Milano, 2017, 327 pagg., 25,00 euro).

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