Il popolo scomparso nella crisi democratica

Un itinerario di letture sul passato presente. Il ritorno della narrazione collettiva in chiave magica e infatiloide è un fattore di cui il fascismo storico prima, e oggi i populismi, si nutrono evitando la condivisione delle decisioni

La discussione sulla radice di questa lunga stagione populista, che da tempo ci accompagna e della quale il cosiddetto «sovranismo» è solo una variante intervenuta recentemente, non finirà di certo in tempi brevi. Posto che il populismo sia essenzialmente rappresentanza senza regole di garanzia, ovvero in assenza di Costituzione, così come il sovranismo raccolga l’esigenza di confini simbolici in un’epoca tanto globale quanto agorafobica, la riflessione sul loro manifestarsi ha come radice comune l’interrogativo della fine della politica in età moderna. Infatti, se la politica è esercizio inclusivo, ossia riconoscimento e inserimento di una pluralità di soggetti individuali e collettivi nella sfera pubblica, oggi è la sfera pubblica medesima ad essersi trasformata. Per più aspetti frantumata. Poiché non è più il campo delle decisioni strategiche e neanche il luogo privilegiato di contrattazione e di realizzazione dei processi redistributivi. Continua a leggere

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Il populismo, significante «vuoto» e contraddittorio

«La politica senza politica», l’ultimo volume di Marco Revelli edito da Einaudi

Una accorta e riuscita ripresa di temi che hanno costituito il filo rosso di una riflessione sull’Italia con la dichiarata ambizione di analizzare la grande trasformazione del capitalismo dopo la crisi della grande fabbrica, la scomposizione delle classi sociali e il tramonto della forza politica del movimento operaio. Questo si prefigge La politica senza politica (Einaudi, pp. 224, euro 14), volume di Marco Revelli che tuttavia non è un semplice tirar le somme di un percorso di ricerca che lo ha occupato per quasi un ventennio. È piuttosto il tentativo di fare i conti con un fenomeno sociale prima ancora che istituzionale che si è soliti chiamare «populismo»; spesso, e a torto, viene ritenuto una parentesi, un incidente di percorso nello sviluppo capitalistico dopo la grande recessione del 2007-2008 – di cui non si vede fine – ritenuta l’avvio di una secolare stagnazione dell’economia mondiale. Il populismo non è un fenomeno contingente, bensì la dimensione politica di chi compete con le odiate élite per amministrare e gestire senza cambiare nulla del capitalismo, eletto, da populisti ed élite, a fenomeno naturale come naturale è l’avvicendarsi del giorno con la notte. Continua a leggere

Il populismo che interroga l’eclissi del conflitto sociale

L’eredità del 68 e dell’Ottobre alla sfida del presente nel nuovo saggio di Marco Maurizi che propone il ripensamento delle categorie critiche di analisi sociale e politica, a partire dal loro tratto più sintomatico, quello della loro scomparsa

Affrontare un’esigenza che si fa sempre più urgente, il ripensamento delle categorie critiche di analisi sociale e politica, a partire dal loro tratto più sintomatico, quello della loro scomparsa. È questo l’intento dell’ultimo saggio di Marco Maurizi, Quanto lucente la tua inesistenza. L’Ottobre, il Sessantotto e il socialismo che viene (JacaBook, pp. 277, euro 30), il cui titolo (che richiama l’ultimo verso di un sonetto di Franco Fortini dedicato ad Andrea Zanzotto) indica appunto la volontà di imbastire per via negativa un possibile discorso di sinistra, partendo da quello che appare come il sintomo della sua sparizione: il populismo. Che non è, e probabilmente non è mai stato, una categoria politica quanto, piuttosto, «un vero e proprio marcatore di un blocco nella capacità di esercizio del pensiero critico». Continua a leggere

Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Populismo, riformismo, Europa

Come interpreti il fenomeno del populismo?

Il populismo è frutto della globalizzazione e della rivoluzione comunicativa. Dunque non è un fenomeno semplice da analizzare e da comprendere. Semplificando si può dire che sul piano politico è il frutto di tanti pensieri distinti, tanti quanto sono i motivi per protestare. Tant’è che in questi primi mesi di governo i populisti di casa nostra sembrano inseguire ogni contestazione. Ma in questo modo si uccide il riformismo. Che invece è progetto, coinvolgimento, dialogo. In sostanza col riformismo si affrontano i problemi tramite una strategia, una tempistica e non semplicemente schiacciando un bottone. E’ questo il modo per governare una società complessa. Continua a leggere

Il populismo e il popolo. Le paure di Diamanti e Lazar

Se qualcuno è interessato a un libro che trasuda disprezzo nei confronti dei ceti popolari, dei comuni cittadini e di tutti coloro che non sono socialmente vincenti può acquistare il volume scritto da Ilvo Diamanti e Marc Lazar intitolato Popolocrazia. La metamorfosi delle nostre democrazie (Laterza, Bari-Roma, 2018, 163 pagg., 15,00 euro). Naturalmente tale disprezzo – e in alcune pagine persino il livore – non è dichiarato apertamente (come potrebbe?), ma celato sotto una coltre di riflessioni politiche su un tema di grande attualità: il populismo. Partiti e movimenti catalogati con tale formula si sono presentati sulla scena occidentale mettendo in discussione assetti di potere che sembravano consolidati. Si pensi solo alla Brexit, all’elezione di Donald Trump negli USA, alle recenti elezioni politiche italiane col trionfo del M5S, il successo della Lega, il naufragio del PD e la riduzione ai minimi termini della sinistra. Continua a leggere

L’esistenza fittizia di un «noi» senza conflitti

«Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra» di Alessandro Dal Lago, per Cortina editore. Quale forma di partecipazione si offre con la promessa dell’agire collettivo e dell’appartenenza?

«Questa è l’essenza di ciò che si chiama populismo: parlare per conto di un popolo che non c’è». Proviamo a prendere le mosse da questa affermazione di pregevole nettezza tratta dal primo capitolo del nuovo libro di Alessandro Dal Lago (Populismo digitale, Raffaello Cortina, pp. 170, euro 14). Nella sua semplicità la definizione ha il merito di mettere a fuoco la coincidenza tra l’idea di popolo e il suo uso politico, di cui l’autore ripercorre sommariamente la storia fino alla nostra contemporaneità digitale. Continua a leggere