Tre domande a… Giorgio Benvenuto. Tav, elezioni europee, vento di destra

La questione del Tav ha occupato per settimane il dibattito politico nazionale e continuerà a occuparlo in futuro. Qual è la sua opinione in proposito?

Sulle opere infrastrutturali l’Italia deve rimboccarsi le maniche e recuperare il tempo perduto. Credo sia una scelta obbligata sia per la complessità geografica del nostro Paese sia per rilanciare l’immenso patrimonio di competenze professionali che abbiamo. Mi riferisco all’ingegneria italiana che è stata capace, e lo è tuttora, di fare nel mondo cose eccezionali. Se abbiamo una responsabilità è proprio quella di aver privilegiato troppo il trasporto su gomma e di aver ignorato, rallentato e rinviato il trasporto su rotaia. Non che uno escluda l’altro, ma è necessario trovare l’equilibrio che oggi manca. Sono stato parlamentare in Piemonte per tre legislature e non ho mai avuto tentennamenti sul Tav. In merito alle obiezioni di ambientalisti, di esponenti della sinistra e persino di amministratori della cosa pubblica non le ritengo convincenti. Mentre noi discutiamo la Cina ha realizzato al suo interno opere straordinarie. Per di più ha lanciato il progetto della nuova Via della seta, ossia un ciclopico piano transnazionale di infrastrutture dei trasporti. Si guardi al Pireo, i cinesi lo hanno preso in mano e lo hanno trasformato in un porto straordinario. Insomma, la tutela dell’ambiente non può avere un valore ideologico ma concreto perché può e deve conciliarsi con il progresso. Oggi abbiamo l’esperienza e le capacità per farlo. Continua a leggere

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Antipatici di sinistra imparate ad ascoltare

Matteo Renzi

Pare che Matteo Renzi sia oggi l’uomo politico meno amato dagli italiani. E’ probabile che tra costoro vadano annoverati cittadini amareggiati dalle politiche del PD o in fuga dal PD, dato che sotto la gestione dell’ex golden boy il maggior partito della sinistra italiana è passato dal 40 per cento nel 2014 (europee) a poco meno del 20 per cento nel 2018 (politiche). Immaginiamo che sul piano psicologico sia dura precipitare nel volgere di pochi anni dal ruolo di rottamatore a quello di rottamato. Ma qui non sono in discussione le disgrazie di un leader politico. Bensì come si sia giunti a una così profonda disaffezione tra gruppi dirigenti della sinistra e gran parte del suo popolo. Continua a leggere

Sinistra e sindacato: guardare al futuro senza perdere le proprie radici. Intervista a Giorgio Benvenuto

Giorgio Benvenuto

Per il suo ruolo di sindacalista e di uomo politico Giorgio Benvenuto ha contribuito a scrivere pagine importanti della storia italiana. E’ stato dirigente della Uil, dove ha ricoperto l’incarico di segretario generale della Uilm, il sindacato dei metalmeccanici. Con Bruno Trentin (Fiom Cgil) e Pierre Carniti (Fim Cisl) ha fondato la Flm, il sindacato unitario dei metalmeccanici. E’ stato a lungo segretario generale della Uil e segretario del Psi succedendo a Bettino Craxi.

Oggi tutto si può dire di Benvenuto, tranne che appartenga al passato. È ancora estremamente attivo e partecipa alla vita pubblica del nostro paese. Lo andiamo a trovare a Roma, nelle bella sede della Fondazione Bruno Buozzi di cui è presidente, per parlare dell’attualità e raccogliere le sue opinioni sui temi della sinistra, del sindacato e del lavoro. Continua a leggere

Ventidue parole chiave per la sinistra che verrà

Con le ultime elezioni politiche la sinistra italiana ha subito una storica sconfitta. Dopo aver toccato il fondo riuscirà a risalire? Sul piano elettorale è difficile fare previsioni. Sul piano culturale qualcosa invece sembra muoversi. Lo testimoniano le sempre più numerose pubblicazioni che aggiornano i concetti classici del socialismo, propongono nuove categorie interpretative del capitalismo e si pongono sul piano intellettuale in netta contrapposizione all’ideologia neoliberista oggi egemone. Un ottimo esempio in tale direzione è il libro curato da Giuliano Battiston e Giulio Marcon intitolato La sinistra che verrà. Le parole chiave per cambiare, (minimum fax, Roma, 2018, 258 pagg., 16,00 euro). Continua a leggere

Riprendersi le parole rubate. Una proposta per riaffermare il vocabolario della sinistra

La fine dei partiti di massa e dei movimenti sociali ha avuto innumerevoli conseguenze sul piano politico e culturale segnando una cesura radicale tra il mondo in cui vivevamo appena ieri e quello di oggi. Nel giro di due generazioni siamo passati da un capitalismo in crisi a una società governata dal neoliberismo. Per realizzare questo passaggio il controllo del discorso pubblico è risultato strategico. E uno dei primi passi è stato quello di denigrare quotidianamente su ogni tipo di media le categorie del marxismo, le idee socialiste, le parole d’ordine dei sindacati. Denigrarle a tal punto che da tempo ormai perfino i loro stessi sostenitori si vergognano o hanno timore di utilizzarle. Ma la disumanità e persino l’inefficacia economica del neoliberismo sono tali che qualcosa del nuovo ordine discorsivo inizia a scricchiolare. Un segnale assai interessante in questa direzione è la recente pubblicazione di un libro scritto da Roberto Gramiccia e Simone Oggionni intitolato Le parole rubate. Contro-dizionario della Sinistra (Mimesis, Milano – Udine, 2018, pagg. 180, 14,00 euro).

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Rossana Rossanda: «Non dobbiamo semplificare il nuovo caso italiano»

Rossana Rossanda

«Il dramma del risultato elettorale di marzo non è tanto nella separazione non nuova tra nord e sud. La cosa più grave è che l’Italia non è mai stata così totalmente a destra»

«A dir la verità, gli interrogativi e le domande che proponi meriterebbero un libro. Del resto la mia idea del manifesto era già negli anni ‘80 del secolo scorso che dovesse essere un laboratorio nel quale coinvolgere alcune persone appunto attorno ai temi principali». Così inizia la nostra intervista a Rossana Rossanda.

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Ripensare destra e sinistra

La politica è in crisi di identità? Per rispondere a questa domanda la verifica va fatta analizzando dei casi concreti. E per i suoi recenti mutamenti il caso italiano è uno dei più interessanti. Basti pensare alla trasformazione palingenetica che dal ben definito PCI ha condotto all’attuale e scolorito PD. Un partito difficile da collocare: è di sinistra? di destra? di centro? Ma si pensi anche all’avvento della videocrazia con Berlusconi, al partito-azienda targato Mediaset e alla riduzione della politica a puro marketing. Nel caso di Forza Italia non ci sono dubbi: è senz’altro un partito di destra. Ma a differenza delle cosiddette destre liberali europee è illiberale, profondamente corrotto e ha promosso il ritorno del fascismo in Italia. E allora, che tipo di destra è? Poi, non si può non rivolgere lo sguardo alla travolgente irruzione del Movimento 5 Stelle nello scenario politico italiano. Un movimento, appunto, e non un partito. Ma fino a quando? In quanto all’ecologismo e all’antiatlantismo professato dal suo fondatore sono posizioni di destra o di sinistra? Viste le numerose oscillazioni politiche è sufficiente l’etichetta “populismo” per definire il M5S? Infine, resta da menzionare il progressivo aumento dell’astensionismo, segno della sfiducia di tanti cittadini – in alcune elezioni addirittura la maggioranza – nei confronti di tutti i partiti. Questi cambiamenti e altri ancora riflettono la tormentata fine della Prima Repubblica e hanno indotto parecchi studiosi a riesaminare il significato delle categorie della politica rispetto a come le abbiamo conosciute fino a ieri. Uno di questi studiosi è il giovane filosofo Gianluca Galotta. Il quale, collocandosi nel solco di un lungo dibattito, ha dato alle stampe un denso volume intitolato Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra, (Mimesis, Milano, 2017, 327 pagg., 25,00 euro).

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