Il caso Weinstein tra la Waterloo del giornalismo e il lavoro servile

All’improvviso le luci di Hollywood sono letteralmente esplose e la più importante fabbrica dei sogni dell’Occidente si è rivelata al mondo come una tenebrosa casa degli orrori per tante, tantissime donne che lavorano nel celeberrimo quartiere di Los Angeles. A fare da detonatore è stato il caso del molestatore seriale Harvey Weinstein, potentissimo produttore cinematografico statunitense, fondatore di una macchina da Oscar come la Miramax e in altri tempi definito “Dio” da Meryl Streep. Il caso è esploso grazie a un’inchiesta del New Yorker condotta per oltre un anno da Ronan Farrow (figlio di Mia Farrow e Woody Allen). Dall’inchiesta è emerso che per decenni Weinstein ha molestato attrici, impiegate e collaboratrici. Da parte del magnate sono seguite scuse contrite, qualche smentita e il momentaneo ritiro dall’attività. Lo scoop di Ronan Farrow non si è fermato al cinema e ha varcato i confini della città degli angeli generando un effetto domino in diverse nazioni e settori produttivi: il cinema appunto, ma poi la televisione, il mondo dell’alta tecnologia, quello della politica. Il sexgate parla anche italiano. L’attrice Asia Argento ha accusato Weinstein di averla stuprata nel 1997 in un hotel di Cannes, poi è scoppiato il caso del regista Fausto Brizzi e le molestie hanno lambito anche il mondo dello sport. Continua a leggere

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La perdita di originalità del pop

“L’era pop in cui viviamo è impazzita per tutto ciò che è rétro e commemorativo. Gruppi che si riformano, reunion tour, album tributo e cofanetti, festival-anniversari ed esecuzioni dal vivo di album classici: quanto a passione per la musica di ieri, ogni anno supera il precedente. E se il pericolo più serio per il futuro della nostra cultura musicale fosse… il passato?”. E’ con questo interrogativo che si apre il libro di Simon Reynolds, Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato, (minimun fax, Roma, 2017, 528 pagg., 20,00 euro, traduzione di Michele Piumini, edizione originale 2011).

La domanda è chiara e ben posta. La risposta tuttavia non può esaurirsi nell’alternativa sì/no. Tant’è che occorrono oltre cinquecento pagine per affrontare un problema così complesso. Cinquecento pagine in cui Reynolds dà fondo al suo sterminato repertorio di informazioni prendendo in esame stili e tendenze, generi e microgeneri che si sono affacciati sulla scena musicale da cinquant’anni a questa parte.

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Neurotecnologie. L’identità nuova con un microchip

 A che punto è la ricerca sull’interfaccia «cervello-computer». Un tempo, le onde cerebrali riguardavano solo psichiatri e neurologi, oggi fanno gola a molti e si concentrano su di loro diversi interessi, non ultimi quelli commerciali

Salito sull’automobile, Rodrigo Mendes non trovò né i pedali né il volante. L’auto iniziò a muoversi e imboccò la strada. Rodrigo non aveva mai guidato in vita sua, ma la macchina seguì gli ordini che lui impartiva col pensiero. Non è l’incipit di romanzo di fantascienza sudamericano, ma la fedele cronaca dell’impresa del quarantatreenne Rodrigo Mendes, paraplegico da quando, nel 1992, prese una pallottola alla nuca durante il furto di un’auto a San Paolo del Brasile.

Mendes, che oggi dirige un istituto dedicato alla riabilitazione e all’inserimento sociale delle persone con disabilità di vario tipo, nello scorso aprile ha guidato un’auto da corsa grazie a una speciale apparecchiatura in grado di «leggere» le onde cerebrali e tradurle in istruzioni eseguite da altre macchine, come «gira a destra», «rallenta» o «accelera». Continua a leggere

La biblioteca è una performance

«Umberto Eco: Tra Ordine e Avventura» di Claudio Paolucci, per Feltrinelli. Quando la chiave di accesso al sapere unico non esiste

Umberto Eco: Tra Ordine e Avventura di Claudio Paolucci (Feltrinelli, pp.240, euro 16) è la prima biografia postuma, un’indagine avvincente del fattore x dell’uomo di cultura più noto della seconda metà del Novecento, il più particolare e universale. Paolucci, l’ex studente sostenuto da Eco alla laurea con una tesi contro il suo Kant e l’ornitorinco (1997), vira dal personaggio Eco all’uomo Eco: un talento assoluto coniugato con una ferrea etica lavorativa. Eco non ha mai smesso di studiare, si isolava prima delle lezioni per riordinare le idee, amava chi instillasse in lui dubbi, lo invitava al bar senza vincoli di rango accademico. Se ha rinnovato il fare filosofia e cultura, è perché ha rovesciato le gerarchie, nelle idee e nei comportamenti.

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Lessico famigliare interno al Pci

«Al lavoro e alla lotta», il libro di Franca Chiaromonte e Fulvia Bandoli: il glossario è una «lezione vivente», per ricordare che il discorso politico non si riduce a un tweet

Raccontare un grande partito come fu il Pci facendo «un glossario» delle parole che usava per definire la sua strategia e la sua pratica politica: è l’idea geniale che hanno avuto Franca Chiaromonte e Fulvia Bandoli e che hanno concretizzata in un libro originale, bello, coinvolgente, utile, che si legge tutto d’un fiato: Al lavoro e alla lotta. Le parole del Pci (Harpo editore, pp. 240, euro 16).

Scrivono le autrici: «Questo lavoro nasce da un idea di Franca, per lei le parole sono sempre state importanti. E dal 2004, quando, si fa per dire, è andata sotto un treno, sono diventate essenziali. Ma anche Fulvia, avendo scelto la politica, ha lavorato molto con le parole. Abbiamo cominciato per gioco a far rivivere il lessico del Pci cercandone le parole più in uso, quelle che ci piacevano e quelle no, quelle che ancora ci parlano e quelle che invece non significano nulla oppure indicano tutt’altro nel presente. Le abbiamo scritte in ordine alfabetico e confrontate con amiche e amici (pochi) e a un certo punto ci siamo rese conto che questo piccolo glossario poteva avere un senso e persino raccontare un pezzetto della storia di quello che, secondo noi, è stato ’il partito comunista più bello dell’Europa Occidentale’» . Continua a leggere

Guardare oggi il mondo. I saggi di Mirzoeff e Grusin

Come è cambiata la visione di noi stessi e della realtà che ci circonda e, soprattutto, come si è modellata in relazione ai rinnovati sistemi mediatici di rappresentazione?

Provano a rispondere a queste e ad altre questioni nell’ambito dei visual e dei media studies, due saggi da poco usciti: Come vedere il mondo. Un’introduzione alle immagini: dall’autoritratto al selfie, dalle mappe ai film (e altro ancora) di Nicholas Mirzoeff (Johan & Levi editore) e Radical Mediation. Cinema, estetica e tecnologie digitali di Richard Grusin (Pellegrini editore).

Si tratta di due teorici giù noti nel nostro paese per altri contributi: del primo Meltemi ha pubblicato anni fa Introduzione alla cultura visuale; il secondo è invece famoso per il suo Re-mediation, scritto con Jay David Bolter ed edito nel 2001 da Guerini e associati, diventato una bibbia degli studi sui nuovi media insieme al libro di Lev Manovich. Continua a leggere

Tecniche di comunicazione del sindacato

Recensione a Comunicare il sindacato di Patrizio Paolinelli

Sono molti i campi in cui i sindacalisti sono chiamati a confrontarsi per affermare i diritti dei lavoratori che rappresentano. Il fronte della comunicazione rappresenta sicuramente uno di quelli più complessi essendo composto da elementi che non necessariamente rientrano di default nel bagaglio culturale di un lavoratore che sceglie la via della rappresentanza. Le tecniche di comunicazione vanno dunque studiate e comprese nel dettaglio per poter svolgere al meglio l’attività di sindacalista.

Comunicare correttamente il sindacato non è, d’altra parte, un esercizio fine a se stesso ma si può inquadrare nel quadro di una vera guerra mediatica che, in epoca di globalizzazione, i grandi poteri economici stanno conducendo basandosi sui dogmi del neoliberismo. Un esercizio che ha fra i suoi obiettivi l’erosione sistematica dei diritti dei lavoratori con il fine, ben chiaro, di aumentare il margine di profitto di dirigenti e azionisti. I sistematici attacchi mediatici nei confronti del sindacato fanno dunque parte di una strategia ben precisa che va necessariamente identificata, svelata e combattuta con gli strumenti più idonei.

 

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