Da Montaguto, paesino dell’avellinese una Web Tv visibile in tutto il mondo

Michele Pilla

Una Web TV dedicata alla vita e alla cultura degli emigrati italiani. Ne parliamo con il fondatore Michele Pilla

Patrimonio Italiano TV è una Web TV nata nell’ottobre del 2018 ed è l’unica dedicata ai nostri connazionali residenti all’estero visibile in tutto il mondo, se si fa eccezione del canale Rai Italia, che però in Europa non trasmette. Si tratta di un’interessante iniziativa che raccoglie in un unico contenitore sia le celebrazioni che richiamano l’appartenenza alla cultura italiana sia le esperienze dei nostri connazionali emigrati in altri paesi. I dati sembrano incoraggianti. In meno di un anno Patrimonio Italiano TV ha raggiunto circa cinquemila contatti quotidiani distribuiti tra i cinque continenti. Ovviamente gli ascolti maggiori si registrano nelle Americhe, ma la Web TV è in crescita anche in Asia. Per saperne di più su questa iniziativa abbiamo intervistato uno dei due fondatori di Patrimonio Italiano TV, Michele Pilla, giovane videogiornalista campano che vive e lavora a Roma. Continua a leggere

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Whistleblowing, informazione e potere

Il dibattito italiano su whistleblowers e trasparenza ha avuto tutta una serie di problemi, legati anche alla ricerca costante del sensazionalismo e della verosimiglianza, ma ha finito per depositare i propri rivoli in una opinione pubblica sempre più vicina ai temi sollevati: sia le guerre e le sue atrocità rivelate da WikiLeaks grazie a Chelsea Manning, sia tutti gli interrogativi e i dilemmi di una società sempre più controllata – i casi Nsa e Cambridge Analytica – ci riguardano, trattandosi di temi, specie i secondi, quotidiani, alla portata di tutti, quanto meno nei loro effetti. Continua a leggere

Carta, la filiera delle meraviglie

Luoghi da visitare. Dai fogli speciali per Canova agli ordini della famiglia Leopardi: un viaggio a Fabriano, fra le collezioni della Fondazione Fedrigoni

Si potrebbe dire che tutto è cominciato con l’apertura straordinaria, nel giugno scorso, del Complesso Storico delle Cartiere Miliani a Fabriano per il Fabriano Paper Pavilion – A Wonderful Journey, ma tutto iniziò, in realtà, nel XIII secolo quando lungo il fiume Giano nacquero le prime cartiere che di molta acqua hanno bisogno. La carta è il risultato di un lunghissimo processo impossibile a descriversi in poche righe, che si è anche srotolato lungo un arco di tempo ampissimo e un giro del mondo che parte dalla Cina, passa per gli Arabi e giunge a perfezionamento, otto secoli fa, tra Genova e le Marche, che impasta acqua, cellulosa, stracci, moltissimo e faticoso lavoro, grande perizia. Anche oggi, anche per quella che si tiene tra le mani leggendo il giornale.

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La propaganda politica americana degli anni ’50 applicata a Internet

La diffusione del commercio elettronico ha dato un enorme impulso al processo di disintermediazione. Basti pensare all’acquisto di libri Rete saltando la tradizionale libreria. Di conseguenza questo tipo di negozi chiudono uno dietro l’altro lasciando il campo alle grandi piattaforme digitali. Tuttavia la disintermediazione ha assunto anche un altro significato, ossia la produzione autonoma di informazioni da parte di non professionisti causata anche da una crescente sfiducia verso la carta stampata. Fenomeno che contribuisce a mettere in crisi il mestiere del giornalista, a sua volta colpito da pesanti processi di concentrazione editoriale. Si tratta di un fatto recente, conseguenza di una più generale rivoluzione digitale che ha investito le società occidentali e contro cui si scaglia l’osservatore (così si autodefinisce) Christian Rocca in un tascabile intitolato “Chiudete Internet. Una modesta proposta” (Marsilio, Venezia, 2019, 141 pagg., 12,00 euro). Continua a leggere

Il populismo mediatico è evergreen. Rete e tv. Il libro «Rosso digitale» di Vincenzo Vita, manifestolibri

Composta in oltre venti anni, è una carrellata di scritti sulla Rete, il suo rapporto con gli altri media, il suo ruolo nella formazione dell’opinione pubblica. Esempio di una storia del presente nel suo divenire, Rosso Digitale (manifestolibri, pp. 140, euro 16) di Vincenzo Vita, firma nota ai lettori del manifesto per suoi contributi sull’evoluzione dei media, è anche un’appassionata cronaca della formazione di un populismo mediatico che vede nelle tecnologie digitali un potente dispositivo performativo della vita sociale.

L’AUTORE È INIZIALMENTE convinto che la tv sia il media principe nella formazione dell’opinione pubblica e che la Rete non possa che attestarsi su una funzione ancillare degli old media. Un punto di vista maturato nell’analisi di quel laboratorio sociale e ideologico che sono state le tv commerciali e che ha avuto, nel sorriso beffardo di Silvio Berlusconi, la sua silhouette pacioccona. Continua a leggere

Sintetica storia dei videogiochi

Chi è William Higinbotham? E Steve Russel? Difficile rispondere a queste domande se non si è amanti dei videogiochi. Il primo è l’inventore del videogioco moderno, Tennis for Two (del 1958), mentre Russel fu il creatore del secondo, Spacewar (del 1961). Queste come altre informazioni sulla breve e turbolenta storia dei videogiochi è possibile trovarle in un libriccino scritto da Francesco Tissoni e Stefano Zocchi intitolato “I videogiochi. Breve storia di un’industria miliardaria, (Unicopli, Milano, 2018, 61 pagg., 9,00 euro). Continua a leggere

La Grande guerra cantata

La Prima guerra mondiale ha costituito uno spartiacque nella storia umana facendola definitivamente passare nella modernità. Il tributo di sangue pagato dall’Italia fu altissimo. Il nostro esercito era composto da poco meno di sei milioni di arruolati, di cui oltre quattro milioni impegnati direttamente sul fronte. Si calcola che i morti furono circa 600mila, i feriti un milione e mezzo e 463mila i mutilati permanenti. Quattro quinti delle famiglie italiane furono coinvolte nella guerra e come sempre a pagare il prezzo maggiore dei conflitti armati voluti dalle élite furono i più poveri, ossia la massa di contadini che costituiva le nostre forze armate.

Quest’anno ricorre il centenario della fine di quell’apocalisse e allo scopo sono state messe in piedi diverse iniziative culturali. Tra le quali la pubblicazione di un eccellente volume intitolato “Al rombo del cannon. Grande Guerra e canto popolare” (Neri Pozza, Vicenza, 2018, 831 pagg., 29,99 euro), firmato da tre studiosi della cultura orale, Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto. Corredato da illustrazioni d’epoca e accompagnato da due CD con 161 registrazioni originali, il libro tratta il canto della Grande Guerra a tutto campo affrontandolo, da un lato, con gli strumenti della filologia folclorica e, dall’altro, tramite l’analisi etnomusicologica unita a una sensibilità storico-antropologica. Continua a leggere