Società e potere. Le riflessioni di un gruppo di studiosi intorno a un tema sempre attuale

Per chi si occupa del rapporto tra cultura e comunicazione è uscito da qualche mese un libro intitolato Società, potere e influenza (a cura di Rolando Marini, Edizioni Altravista, 2017, Broni (PV), 276 pagg. 23,00 euro). Il volume è il risultato di un lungo seminario tenuto all’Università per Stranieri di Perugia nel 2015 e comprende undici saggi ognuno dei quali meriterebbe un’approfondita presentazione; cosa che in tutta evidenza non è possibile nell’ambito di una recensione e questo è un problema pressoché insuperabile per i libri scritti a più mani.

Dichiarata la forzata incompletezza di quanto diremo, a cimentarsi nella riflessione sui tre concetti che danno il titolo al volume sono sociologi e filosofi italiani accomunati dall’esigenza di perfezionare la comprensione su come si articola oggi il rapporto tra società e cultura e su come si esercita il potere sotto il profilo dell’influenza. Continua a leggere

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Il papà dei libri

L’avventurosa storia del libro si arricchisce del racconto scritto da Giuliano Bernardi intitolato Cronache dell’editoria italiana del dopoguerra (Unicopli, Milano, 2018, 283 pagg., 16,00 euro). Bernardi è stato uno dei tanti personaggi poco noti al pubblico dei lettori e che tuttavia hanno avuto un ruolo importante per lo sviluppo dell’editoria italiana dopo la caduta del fascismo. Per circa mezzo secolo si è occupato della distribuzione libraria e per quanto dietro le quinte ha conosciuto come pochi altri il movimentato mondo composto da autori, editori, lettori, librerie e libri. Continua a leggere

Riprendersi le parole rubate. Una proposta per riaffermare il vocabolario della sinistra

La fine dei partiti di massa e dei movimenti sociali ha avuto innumerevoli conseguenze sul piano politico e culturale segnando una cesura radicale tra il mondo in cui vivevamo appena ieri e quello di oggi. Nel giro di due generazioni siamo passati da un capitalismo in crisi a una società governata dal neoliberismo. Per realizzare questo passaggio il controllo del discorso pubblico è risultato strategico. E uno dei primi passi è stato quello di denigrare quotidianamente su ogni tipo di media le categorie del marxismo, le idee socialiste, le parole d’ordine dei sindacati. Denigrarle a tal punto che da tempo ormai perfino i loro stessi sostenitori si vergognano o hanno timore di utilizzarle. Ma la disumanità e persino l’inefficacia economica del neoliberismo sono tali che qualcosa del nuovo ordine discorsivo inizia a scricchiolare. Un segnale assai interessante in questa direzione è la recente pubblicazione di un libro scritto da Roberto Gramiccia e Simone Oggionni intitolato Le parole rubate. Contro-dizionario della Sinistra (Mimesis, Milano – Udine, 2018, pagg. 180, 14,00 euro).

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L’informazione oscura la realtà e la politica o si adegua o affonda

Nell’era dei paradossi accade che mai la società umana ha prodotto tanta ricchezza e mai così alto è stato il numero di chi muore di fame. Più tecnologia e conoscenze produciamo e più ci avviciniamo alla soglia della catastrofe ambientale e nucleare.

Mai abbiamo avuto tanti mezzi di informazione, tanta facilità di comunicazione in tempo reale e contemporaneamente tanta ignoranza a livello di massa. Naturalmente con conseguenze enormi sul piano politico. Continua a leggere

Operai «esagerati» alla Fiat

Mimmo Mignano

Parla Mimmo Mignano, uno dei cinque lavoratori licenziati nel 2014 dalla Fiat per aver messo in scena con un fantoccio il suicidio dell’ad. Marchionne, dopo che due operai cassintegrati si erano tolti la vita. «La Fca prima ci ha tenuto nel reparto confino di Nola, poi ha fatto di tutto per tenerci fuori e ora vuole continuare a farlo. È discriminazione. Spero che i giudici lo capiranno»

Il 5 giugno 2014, cinque operai vennero licenziati dalla Fiat per aver protestato davanti al reparto logistico di Nola – succursale dello stabilimento di Pomigliano D’Arco – mettendo in scena, con un fantoccio, il suicidio dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Una protesta che seguiva il funerale di Maria Baratto, cassintegrata come loro, che pochi giorni prima si era tolta la vita squarciandosi il ventre con un coltello. «Non si può continuare a vivere per anni – aveva scritto – sul ciglio del burrone dei licenziamenti». Pochi mesi prima si era tolto la vita impiccandosi anche Pino De Crescenzo. Sui licenziamenti il Tribunale di Nola, diede due volte ragione all’azienda, ma a settembre 2016 la Corte d’Appello del Tribunale civile di Napoli emise una sentenza opposta, disponendo l’immediato rientro al lavoro e il risarcimento. L’azienda ricorse in Cassazione vietando loro di rimettere piede in fabbrica. In vista della sentenza di domani, ne parliamo con Mimmo Mignano, uno dei cinque operai licenziati: «Siamo arrivati fino alla Cassazione – ci dice – perché la Fiat non si ferma mai contro chi non è d’accordo con lei. Ci hanno tenuto fuori dal reparto anche se avevamo diritto di lavorare. Ci siamo presentati ogni giorno ai cancelli, ma non c’è stato nulla da fare. Ci hanno versato il salario pieno, mentre per il resto delle maestranze il salario era falcidiato dai contratti di solidarietà». Continua a leggere

Liv Ullmann, la mia vita con Bergman

Liv Ullmann e Ingmar Bergman

Una personale al Bergamo Film Meeting e una mostra sono dedicate all’attrice

Liv & Ingmar, una mostra fotografica. Liv & Ingmar, un film. Liv e Ingmar, una vita. Mostra e film sono il gioiello della 36a edizione del Bergamo Film Meeting, dal 9 al 18 marzo. La vita, d’amore e intima collaborazione, con Ingmar Bergman, la porterà lei, Liv Ullmann, d’energia torrenziale e trasparente sincerità nordica, i capelli a cascata sugli splendidi occhi azzurri, sempre fiammanti e dolci, alla vigilia degli ottant’anni, che compirà il 16 dicembre. Dentro una trentina di titoli, suoi e di Bergman, che compongono l’omaggio cinematografico (con rincalzo della mostra nella Sala alla Porta Sant’Agostino), spicca il documentario Liv & Ingmar di Dheeraj Akolkar, a Bergamo dopo la prima mondiale al Festival di Montreal, dove abbiamo incontrato l’attrice norvegese, accolta da standing ovation. Bella fiammata di riconoscenza, ma anche amara constatazione cinefila davanti a una platea di vecchietti, neanche uno sotto i sessanta, segno che, a 11 anni dalla morte e a 15 dall’ultimo film, Ingmar è rimasto leggenda per i suoi contemporanei, ma è il grande sconosciuto dell’attuale tv-generation, sperabilmente alla riscossa durante l’Omaggio al Film Meeting. Continua a leggere

La cultura di massa in quel saggio di Eco dimenticato

Pubblicato su Rinascita nel 1963, è un sasso nello stagno delle certezze marxiste. Sottolineava l’esigenza, per porre nuove analisi sulla situazione culturale, di considerare come il cambiamento tecnologico mutasse anche la filosofia con cui interpretare la realtà

A due anni dalla morte di Umberto Eco, il 19 febbraio del 2016, ci piace ricordarlo riportando alla memoria uno dei suoi interventi più ‘politici’: un articolo su Rinascita pubblicato, il 5 e il 12 ottobre del 1963. Un saggio sostanzialmente dimenticato.

Rubricato, quel saggio così importante, come un intervento di critica letteraria. Lui stesso annetteva ad esso una certa importanza se è vero che lo ricordava più volte, l’ultima delle quali proprio nell’intervista a Valentino Parlato per i 40 anni di questo giornale. Continua a leggere