Il caso Weinstein tra la Waterloo del giornalismo e il lavoro servile

All’improvviso le luci di Hollywood sono letteralmente esplose e la più importante fabbrica dei sogni dell’Occidente si è rivelata al mondo come una tenebrosa casa degli orrori per tante, tantissime donne che lavorano nel celeberrimo quartiere di Los Angeles. A fare da detonatore è stato il caso del molestatore seriale Harvey Weinstein, potentissimo produttore cinematografico statunitense, fondatore di una macchina da Oscar come la Miramax e in altri tempi definito “Dio” da Meryl Streep. Il caso è esploso grazie a un’inchiesta del New Yorker condotta per oltre un anno da Ronan Farrow (figlio di Mia Farrow e Woody Allen). Dall’inchiesta è emerso che per decenni Weinstein ha molestato attrici, impiegate e collaboratrici. Da parte del magnate sono seguite scuse contrite, qualche smentita e il momentaneo ritiro dall’attività. Lo scoop di Ronan Farrow non si è fermato al cinema e ha varcato i confini della città degli angeli generando un effetto domino in diverse nazioni e settori produttivi: il cinema appunto, ma poi la televisione, il mondo dell’alta tecnologia, quello della politica. Il sexgate parla anche italiano. L’attrice Asia Argento ha accusato Weinstein di averla stuprata nel 1997 in un hotel di Cannes, poi è scoppiato il caso del regista Fausto Brizzi e le molestie hanno lambito anche il mondo dello sport. Continua a leggere

Annunci

Il reddito di base non è un’utopia

Philippe Van Parijs

Il filosofo della politica belga Philippe Van Parijs è in Italia per presentare il suo ultimo libro uscito per Il Mulino e per partecipare al meeting del Basic Income Network-Italia sul reddito di base oggi a Roma

«L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro». Lo ha detto l’ex ministra del lavoro Elsa Fornero nel 2012. A Philippe Van Parijs, il più noto dei teorici del reddito di base, autore con Yannick Vanderborght del monumentale Reddito di base. Una proposta radicale (Il Mulino, pp.488, euro 29), abbiamo chiesto di rispondere a questa obiezione classica.

Continua a leggere

Joseph Stiglitz: «Non usciremo dalla crisi senza una vera politica redistributiva»

Joseph Stiglitz

All’Istituto Cattaneo a Bologna, dopo la laurea honoris causa al Politecnico delle Marche. E’ intervenuto anche Romano Prodi: «Non vedo in giro progetti credibili per invertire questa tendenza»

Una diagnosi spietata e assai colta sulle cause della diseguaglianza nel mondo ma anche una constatazione di impotenza verso lo strapotere delle multinazionali, verso la globalizzazione e verso l’avanzare della tecnologia, fonte della prima delle diseguaglianze: la disoccupazione.

Dunque una sorta di funerale, se mai ce ne fosse bisogno, delle politiche del welfare, unica cura possibile per frenare la diseguaglianza, divenuta d’altronde un arma che i governi preferiscono non usare malgrado, sono in molti a ricordarlo, sia stata la cura che sanato il capitalismo mondiale dopo la crisi del ‘29.

Continua a leggere

Breve cronaca della Scuola Radio Elettra

Nell’immaginario di molti italiani la Scuola Radio Elettra (S.R.E.) occupa un posto di rilievo. Dal 1951, anno della sua fondazione a Torino, fino alla prima metà degli anni ’90 tale scuola ha formato a distanza oltre un milione e mezzo di tecnici in Italia e all’estero. Purtroppo non si hanno studi approfonditi sulla storia della Scuola. E’ certo però che si è trattato di un fenomeno significativo che ha accompagnato la ricostruzione postbellica – col conseguente ingresso dell’Italia nel club delle nazioni più industrializzate – e che dagli anni ’80 ha subito i dolorosi contraccolpi dei processi di deindustrializzazione. Ma andiamo con ordine partendo dalle origini. Continua a leggere

Tecniche di comunicazione del sindacato

Recensione a Comunicare il sindacato di Patrizio Paolinelli

Sono molti i campi in cui i sindacalisti sono chiamati a confrontarsi per affermare i diritti dei lavoratori che rappresentano. Il fronte della comunicazione rappresenta sicuramente uno di quelli più complessi essendo composto da elementi che non necessariamente rientrano di default nel bagaglio culturale di un lavoratore che sceglie la via della rappresentanza. Le tecniche di comunicazione vanno dunque studiate e comprese nel dettaglio per poter svolgere al meglio l’attività di sindacalista.

Comunicare correttamente il sindacato non è, d’altra parte, un esercizio fine a se stesso ma si può inquadrare nel quadro di una vera guerra mediatica che, in epoca di globalizzazione, i grandi poteri economici stanno conducendo basandosi sui dogmi del neoliberismo. Un esercizio che ha fra i suoi obiettivi l’erosione sistematica dei diritti dei lavoratori con il fine, ben chiaro, di aumentare il margine di profitto di dirigenti e azionisti. I sistematici attacchi mediatici nei confronti del sindacato fanno dunque parte di una strategia ben precisa che va necessariamente identificata, svelata e combattuta con gli strumenti più idonei.

 

Continua a leggere

La comunicazione sindacale come strumento di conoscenza e di lotta

In libreria e in formato e-book Comunicare il sindacato. Guida pratica. Una cassetta d’attrezzi per rappresentare efficacemente i diritti di lavoratori

Scrivere un volantino, un comunicato stampa, un’e-mail, impostare un manifesto, utilizzare dispositivi informatici, ascoltare attivamente, proporre uno stile comunicativo, intervenire in una riunione, partecipare a un negoziato, parlare in pubblico: ecco i principali momenti in cui si articola la comunicazione sindacale. Per ognuno di questi momenti – e per molti altri ancora Comunicare il sindacato offre gli strumenti operativi necessari al fine di trasmettere i propri messaggi in maniera chiara, efficace e convincente.

Per chi svolge l’attività sindacale Comunicare il sindacato costituisce la più completa cassetta d’attrezzi disponibile oggi nel panorama editoriale italiano. Ma non solo. La Guida inquadra la comunicazione all’interno delle più vaste dinamiche sociali, politiche e culturali che attraversano il mondo del lavoro con una particolare attenzione al pubblico impiego.

Per l’autore la comunicazione non è un fatto tecnico ma una relazione sociale. Osservata da questa prospettiva la comunicazione del sindacato è in lotta nell’arena pubblica per affermare i propri valori – in primis quello della solidarietà – e per difendere i diritti dei lavoratori. Diritti sempre più minacciati dalla mitologia della globalizzazione.

Proprio in nome della globalizzazione da tempo si sta riportando indietro l’orologio della storia a tutto vantaggio dei poteri economici. In una società sempre più diseguale la battaglia tra chi nega i diritti dei lavoratori e chi li afferma si gioca anche sulla capacità di utilizzare efficacemente i mezzi di comunicazione. Per questo motivo Comunicare il sindacato costituisce un indispensabile strumento a disposizione del sindacalista al fine di integrare le capacità acquisite sul campo con una serie di consigli pratici su come migliorarle.

Continua a leggere