Lavoro, la «segregazione» all’italiana

timthumbFondazione Di Vittorio: i lavoratori stranieri guadagnano il 27% in meno e rischiano molto più degli altri. Secondo il centro studi della Cgil gli immigrati producono l’8,6% del Pil e coprono il 63% dei lavori più umili o faticosi (braccianti, facchini, pulizie). Sono i primi a essere licenziati e il divario con gli «autoctoni», soprattutto donne, si aggrava

Con il ricatto della Bossi Fini sempre pendente come una spada di Damocle sul proprio futuro, gli immigrati in Italia hanno affrontato gli anni della grande crisi caricandosi sulle spalle più di un peso, e riuscendo comunque a produrre sempre più ricchezza.
Pagando però prezzi molto salati. A partire dal salario, più basso di circa un quarto rispetto allo stipendio dei lavoratori italiani (-24,2%), con un differenziale che arriva al -27,6% per le donne.

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I terminator del lavoro

robotNel futuro la disoccupazione sarà generalizzata. È la previsione che segue le analisi sull’automazione delle attività produttive. Una tesi che ritorna ciclicamente, da oltre cinquant’anni, ogni volta che viene annunciata qualche innovazione tecnologica.

Lo scorso anno ha provocato un certo scalpore in Italia un articolo del saggista britannico John Lanchester pubblicato dalla London Review of Books e tradotto in italiano da Internazionale intitolato Il capitalismo dei Robot. Il testo di Lanchester consta di una documentata analisi della situazione planetaria del lavoro sotto la pressione dello sviluppo tecnologico e dell’automazione. Tra i dati più spettacolari presentati da Lanchester spiccano la netta vittoria di Watson, ultimo software Ibm in materia di intelligenza artificiale, al gioco a quiz televisivo Jeopardy!, i successi del traduttore di Google e l’annuncio di Terry Gou, fondatore di Foxconn, della sua intenzione di sostituire il milione di dipendenti della celebre azienda elettronica con dei robot.

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Un «algoritmo definitivo» ci seppellirà

lalgoritmo-definitivo-coverIntelligenza artificiale . Nel suo ultimo libro, edito da Bollati Boringhieri, il computer scientist Pedro Domingos ragiona intorno alla capacità di calcolo sempre più veloce delle macchine, ormai pronte a sganciarsi dall’abilità umana

 

L’immagine che meglio si addice alla storia dell’Intelligenza artificiale è quella delle montagne russe. Salite percorse lentamente, con la sensazione di tornare rovinosamente al punto di partenza e poi la vertigine entusiasmante di scendere a precipizio verso il traguardo. È dagli anni Cinquanta del Novecento che l’andamento alterni grandi momenti di euforia a rallentamenti prossimi al blocco totale. All’annuncio della produzione di macchine pensanti seguiva la smentita data dalla realtà. Sta di fatto che l’Intelligenza artificiale ha compiuto grandi passi in avanti, ma computer capaci di apprendere e mostrare qualcosa dell’intelligenza umana non ce sono in giro.

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La lezione di Starace, l’inerzia dei media italiani

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Francesco Starace

Il cambiamento non riguarda la verità. Le strategie dell’ad di Enel sono passate inosservate da noi ma hanno dato scandalo dall’altra parte del mondo, in Cile. Il «pensiero unico» qui detta l’agenda indisturbato, e non reagiamo perché non ci piace soffrire

Il  15 aprile scorso l’ad di Enel Francesco Starace, persona di fiducia del nostro premier Matteo Renzi, intervenendo presso l’università Luiss con una lezione sulle sue tecniche aziendali innovative, ha tra l’altro dichiarato: «Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente quei centri di potere».

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Ecco cosa è la democrazia per l’amministratore delegato dell’Enel

 

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Francesco Starace, Amministratore delegato Enel

Di seguito un articolo uscito sul sito http://www.fanpage.it  in cui si riportano le dichiarazioni di Francesco Starace Amministratore delegato dell’Enel che risponde a una domanda sul cambiamento in azienda posta da studenti della LUISS. La risposta lascia interdetti. Non si sa se si ha a che fare con un individuo mentalmente disturbato o con un nazista, o con tutte e due le cose. In ogni caso va riconosciuto a Starace il merito di aver detto con estrema chiarezza quel che molti altri manager fanno di nascosto e nel silenzio della cosiddetta stampa indipendente. Un caso esemplare di terrorismo liberista. Per ascoltare la viva voce di Starace collegarsi qui: http://youmedia.fanpage.it/video/aa/VznKmeSw79M5dJn3

Amministratore Delegato di Enel, discorso choc: “Bisogna ispirare paura nei dipendenti”. Una lezione alla Luiss nel corso della quale l’ad di Enel Francesco Starace ha illustrato come si guida un’azienda

“Bisogna distruggere fisicamente i centri di potere che si vuole cambiare”. “Creare malessere all’interno di questi”, e poi “Colpire le persone opposte al cambiamento, nella maniera più plateale possibile, sicché da ispirare paura”. Sono solo alcuni segmenti tratti dalle affermazioni fatte da Francesco Starace, amministratore delegato di Enel, a un evento per gli studenti dell’Università LUISS di Roma lo scorso aprile.

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Il trionfo della socio-stilistica

moda--pubblicita-una-storiaIn libreria l’ultimo lavoro di Vanni Codeluppi, Moda & pubblicità

Non c’è moda senza pubblicità. D’altra parte, con l’avvento del prêt-à-porter l’abbigliamento è diventato un fiorente mercato in cui, come in ogni comparto economico, valgono le regole del marketing mix. Le quali prevedono che la pubblicità sia intesa come l’ultimo anello della catena produttiva. E tuttavia i prodotti della moda non si limitano a soddisfare le griffe per il loro valore di scambio e i clienti per il loro valore d’uso. Contengono anche un valore simbolico che cresce sempre più grazie al matrimonio tra moda e pubblicità. Due attività ormai inseparabili che caratterizzano il costume nella civiltà delle immagini.

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