Oltre il capitalismo. L’umanesimo cristiano di Giulio Sapelli

L’economia è “la concretizzazione di una filosofia morale che si fonda su un’immagine antropologica dell’uomo. Lo è anche se gli addetti ai lavori, nella differenziazione sociale odierna sempre più autoreferenziale e frammentata, ne sono inconsapevoli, vista la stupefacente ignoranza dei più”. Chi scrive queste parole è Giulio Sapelli nel suo ultimo libro, Oltre il capitalismo. Macchine, lavoro, proprietà, (Guerini e Associati, Milano, 2018, 181 pagg., 18,50 euro). Parole dense, dure e anche molto impegnative perché, negano, ab origine, la pretesa scientificità dell’economia. Continua a leggere

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Made in Italy, la via italiana alla società dello spettacolo

Le radici del Made in Italy affondano nella storia economica del nostro paese. Risalgono al tardo Medioevo e al Rinascimento con lo sviluppo di un artigianato di qualità che, insieme alla produzione di manufatti d’uso comune sempre più efficienti e raffinati, risultò decisivo per la realizzazione di innumerevoli capolavori d’architettura, scultura e pittura. Tra gli italiani tali capolavori hanno alimentato una diffusa sensibilità estetica che continua a palpitare ancora oggi. Passando a tempi assai più recenti il Made in Italy si intreccia con i processi di modernizzazione che hanno condotto oggi il nostro paese a diventare una nazione capitalistica avanzata, pur con tutti i suoi ritardi, squilibri e problemi. Continua a leggere

Oltre il lavoro, reddito di base come idea di conflitto

 “Manifesto per il reddito di base” di Federico Chicchi e Emanuele Leonardi pubblicato da Laterza

Il reddito di base, incondizionato, individuale e universale è la proposta politica del futuro. È la tesi del Manifesto per il reddito di base rilanciata da Federico Chicchi e Emanuele Leonardi in un testo breve ed efficace (Laterza, pp. 64, euro 7, con una postfazione di Marta e Simone Fana).

Per reddito di base si intende un trasferimento monetario finanziato per via fiscale, erogato a tutti i residenti indipendentemente dall’identità nazionale, volto ad assicurare un’esistenza autonoma e degna. Il reddito di base non evoca un’istanza trascendentale (il «popolo»), una forma partito («oltre la destra e la sinistra», «etno-nazionalista», populista o para-fascista), né consegna gli esseri umani al sogno del capitalismo digitale della Silicon Valley, denaro gratis per consumare sulle piattaforme in cambio della rinuncia al potere di decisione sulla propria vita e sulla società. Continua a leggere

Incentivi milionari ai manager e 400 dipendenti sulla strada

Presidio dei lavoratori di Italiaonline

Italiaonline prepara un piano shock di premi alla dirigenza mentre licenzia a Torino. L’ex Seat Pagine gialle, oggi controllata dal magnate egiziano Sawiris, aveva già distribuito un maxi dividendo in un periodo di cassa integrazione

L’ultimo schiaffo – bello dritto in faccia – ai lavoratori di Italiaonline è arrivato ieri: mentre con una mano il gruppo controllato dal magnate egiziano Naguib Sawiris si dispone a licenziare 400 dipendenti e a chiudere la storica sede torinese – già sede della Seat Pagine gialle – con l’altra distribuirà un lauto premio ai top manager, una incentivazione di ben 6,7 milioni di euro. Continua a leggere

Operai «esagerati» alla Fiat

Mimmo Mignano

Parla Mimmo Mignano, uno dei cinque lavoratori licenziati nel 2014 dalla Fiat per aver messo in scena con un fantoccio il suicidio dell’ad. Marchionne, dopo che due operai cassintegrati si erano tolti la vita. «La Fca prima ci ha tenuto nel reparto confino di Nola, poi ha fatto di tutto per tenerci fuori e ora vuole continuare a farlo. È discriminazione. Spero che i giudici lo capiranno»

Il 5 giugno 2014, cinque operai vennero licenziati dalla Fiat per aver protestato davanti al reparto logistico di Nola – succursale dello stabilimento di Pomigliano D’Arco – mettendo in scena, con un fantoccio, il suicidio dell’amministratore delegato Sergio Marchionne. Una protesta che seguiva il funerale di Maria Baratto, cassintegrata come loro, che pochi giorni prima si era tolta la vita squarciandosi il ventre con un coltello. «Non si può continuare a vivere per anni – aveva scritto – sul ciglio del burrone dei licenziamenti». Pochi mesi prima si era tolto la vita impiccandosi anche Pino De Crescenzo. Sui licenziamenti il Tribunale di Nola, diede due volte ragione all’azienda, ma a settembre 2016 la Corte d’Appello del Tribunale civile di Napoli emise una sentenza opposta, disponendo l’immediato rientro al lavoro e il risarcimento. L’azienda ricorse in Cassazione vietando loro di rimettere piede in fabbrica. In vista della sentenza di domani, ne parliamo con Mimmo Mignano, uno dei cinque operai licenziati: «Siamo arrivati fino alla Cassazione – ci dice – perché la Fiat non si ferma mai contro chi non è d’accordo con lei. Ci hanno tenuto fuori dal reparto anche se avevamo diritto di lavorare. Ci siamo presentati ogni giorno ai cancelli, ma non c’è stato nulla da fare. Ci hanno versato il salario pieno, mentre per il resto delle maestranze il salario era falcidiato dai contratti di solidarietà». Continua a leggere

L’intelligenza artificiale e un nuovo compromesso sociale

Secondo Raymond Kurzweil, futurologo visionario, l’anno della svolta universale sarà tra 10/12 anni quando il robot trascenderà il cervello umano

Lo rilevava già Enrico Berlinguer in una intervista rilasciata a Ferdinando Adornato nel dicembre del 1983, dove ricordava come egli stesso avesse proposto al 22° congresso della Fgci un convegno sulla futurologia, come capacità di affrontare le nuove contraddizioni del tempo.

Alla maliziosa domanda dell’intervistatore sul «sole dell’avvenire», mantra di un futuro socialista mai avveratosi, il segretario del Pci rispondeva che “c’è un paradosso: sul sole dell’avvenire oggi discutono più gli scienziati che i comunisti”. Sono passati 35 anni e la situazione non è mutata se non in peggio, visto il disgregarsi del pensiero e della forza comunisti. Continua a leggere

Un nuovo corso dopo la crisi socialdemocratica

Credo che sia gran merito di Mario Dogliani (il manifesto, 26 gennaio) aver posto la questione del «che fare» a fronte della sovrapproduzione e della sottoccupazione conseguenti alla digitalizzazione e alla robotizzazione del capitalismo liberista. Intendo il «che fare» della sinistra. Quella non accoppiata a prefissi dimezzanti e non aggiogata alla tirannia della governabilità, intendo quindi la sinistra che non c’è. Dopo il crollo del muro di Berlino si è via via svuotata della sua cultura politica, candidandosi poi alla gestione solo più soft della società del capitalismo liberista, rispettandone il dominio. Continua a leggere