Rapporto Istat. Donne e uomini vittime di molestie sui luoghi di lavoro

Nove milioni le persone di sesso femminile che hanno subito abusi nel corso della loro vita. Molto alto anche il dato sull’universo maschile: 3,7 milioni. Ricatti al momento dell’assunzione o per la progressione di carriera. C’è chi è costretto a cedere per non perdere il posto. I sindacati: in tanti non denunciano per paura

Quasi 9 milioni di donne molestate sessualmente e ben 3,7 milioni di uomini: è il quadro che esce dall’ultimo rapporto Istat, che per la prima volta rileva anche il dato per l’universo maschile. In particolare, il rapporto si concentra sugli abusi sui luoghi di lavoro: molestie all’atto dell’assunzione o della progressione di carriera, ricatti per mantenere un posto. L’orribile campionario è vario, e a compiere l’abuso è principalmente l’uomo, sia quando la vittima è dell’altro che quando è del proprio sesso. Gli autori delle molestie a sfondo sessuale sono in gran parte uomini, spiega infatti l’Istat: 97% per le vittime donne e 85,4% per vittime uomini. Continua a leggere

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Processo a porte chiuse per Ahed Tamimi

Ahed Tamimi

Territori palestinesi occupati. Il giudice militare Menachem Lieberman ha giustificato la decisione con la necessità di proteggere la minore palestinese, sotto processo per aver schiaffeggiato due soldati. Per la difesa è solo un modo per non dare risonanza internazionale al caso

Processo a porte chiuse per tutelare Ahed Tamimi, ancora minorenne, o per evitare ulteriori imbarazzi a Israele che sta processando una 17enne che ha schiaffeggiato due soldati? L’avvocato Gabi Lasky, che assiste la ragazza palestinese, non ha dubbi. «La corte ha deciso per un processo in presenza solo degli avvocati e dei familiari per tutelare i propri interessi», ossia perché il caso avesse la minore risonanza internazionale possibile, ha spiegato Lasky la decisione presa ieri dal giudice militare Menachem Lieberman di vietare a reporter e diplomatici la presenza alla prima udienza del processo a carico di Tamimi. La 17enne fu arrestata lo scorso dicembre in seguito alla diffusione di un filmato girato dalla madre, Nariman, anche lei sotto processo, in cui l’adolescente prende a schiaffi e sferra un calcio a due soldati davanti alla sua abitazione nel villaggio di Nabi Saleh. Immagini virali, che hanno fatto il giro del mondo, e alle quali gran parte dell’opinione pubblica e del mondo politico in Israele ha reagito con sdegno e rabbia chiedendo una punizione esemplare per la ragazza palestinese. Continua a leggere

Il ritorno impossibile del lavoro per tutti

«Il diritto a un reddito di base» di Giuseppe Bronzini, edito da Abele. La riduzione quantitativa dell’occupazione, la sua intermittenza e volatilità, non sono un malfunzionamento correggibile del sistema economico, ma la sua realtà sistemica

Durante le campagne elettorali la discussione attorno al reddito garantito è solita toccare livelli infimi, qualunque sia la forma o l’estensione nelle quali la proposta di un reddito di base venga formulata. Nel regno del pregiudizio e dei luoghi comuni lo spazio per le argomentazioni razionali è ridotto al minimo. Cosicché, messo da parte ogni sguardo d’insieme sulla struttura della società in cui viviamo e sui modi in cui essa produce e si riproduce, per non parlare delle sue tendenze di sviluppo, è un moralismo ottuso e stantio a dettare le regole del gioco. Continua a leggere

Festival di Sanremo 2018. Lo Stato Sociale: «Il lavoro deve essere soprattutto dignità»

Lo Stato Sociale

Il quintetto bolognese ha spopolato nelle giornate del festival complice una messa in scena vincente. «Vogliamo fare politica anche con la musica, perché se il testo di una canzone non fa scattare qualcosa allora non serve proprio a niente»I nomi, anzi i nomignoli, Albi, Bebo, Carota, Checco e Lodo sembrano personaggi mancati di una sit-com bolognese che spopolò quasi quindici anni fa. Si chiamava Via Zanardi 33, la sigla era di Cesare Cremonini e voleva essere la risposta «damsina» a Friends e non è un caso che proprio in quella strada si trovi la sede di Radio Città Fujiko, emittente vicina all’area della sinistra libertaria, da dove alcuni membri del collettivo Lo Stato Sociale sono «partiti». In questa triangolazione temporale e di rimandi, la band, che sembra tracciare coordinate musicali che partono dagli Skiantos, passano per i CCCP e sfiorano i Lùnapop, ha spopolato in queste giornate sanremesi, complice una «messa in scena» musicale vincente che ha unito le acrobazie della sempiterna ballerina Paddy Jones alla solidarietà per gli operai Fiat licenziati a Pomigliano d’Arco. Continua a leggere

La crudele morsa del «lavorismo»

A proposito di «Economia politica del comune», di Andrea Fumagalli, pubblicato da DeriveApprodi. Nuove produzioni prendono piede a partire dagli affetti, dalle attitudini, dagli stili e dalle mentalità delle persone in carne ed ossa

Considerato un argomento esotico il «reddito» sta invece riscuotendo un insospettabile interesse nella scialba campagna elettorale in vista del 4 marzo. Berlusconi ha parlato di «reddito di dignità», rovesciando l’originale significato stabilito da una campagna di Libera e del Basic Income Network-Italia. I Cinquestelle hanno fatto del «reddito di cittadinanza» – in realtà una forma arcigna di workfare e lavoro coatto – una bandiera da sventolare sul loro 25% e più di voti.

Dopo decenni di ostilità, anche a sinistra il «reddito minimo garantito» ha fatto capolino nel programma di Potere al Popolo, sia pure inteso come una forma di lotta contro la povertà e non come redistribuzione della ricchezza prodotta dagli esseri umani connessi 24 ore su 24 sulle piattaforme digitali, ad esempio. Continua a leggere

Ripensare destra e sinistra

La politica è in crisi di identità? Per rispondere a questa domanda la verifica va fatta analizzando dei casi concreti. E per i suoi recenti mutamenti il caso italiano è uno dei più interessanti. Basti pensare alla trasformazione palingenetica che dal ben definito PCI ha condotto all’attuale e scolorito PD. Un partito difficile da collocare: è di sinistra? di destra? di centro? Ma si pensi anche all’avvento della videocrazia con Berlusconi, al partito-azienda targato Mediaset e alla riduzione della politica a puro marketing. Nel caso di Forza Italia non ci sono dubbi: è senz’altro un partito di destra. Ma a differenza delle cosiddette destre liberali europee è illiberale, profondamente corrotto e ha promosso il ritorno del fascismo in Italia. E allora, che tipo di destra è? Poi, non si può non rivolgere lo sguardo alla travolgente irruzione del Movimento 5 Stelle nello scenario politico italiano. Un movimento, appunto, e non un partito. Ma fino a quando? In quanto all’ecologismo e all’antiatlantismo professato dal suo fondatore sono posizioni di destra o di sinistra? Viste le numerose oscillazioni politiche è sufficiente l’etichetta “populismo” per definire il M5S? Infine, resta da menzionare il progressivo aumento dell’astensionismo, segno della sfiducia di tanti cittadini – in alcune elezioni addirittura la maggioranza – nei confronti di tutti i partiti. Questi cambiamenti e altri ancora riflettono la tormentata fine della Prima Repubblica e hanno indotto parecchi studiosi a riesaminare il significato delle categorie della politica rispetto a come le abbiamo conosciute fino a ieri. Uno di questi studiosi è il giovane filosofo Gianluca Galotta. Il quale, collocandosi nel solco di un lungo dibattito, ha dato alle stampe un denso volume intitolato Immediatezza e riflessività. Ripensare destra e sinistra, (Mimesis, Milano, 2017, 327 pagg., 25,00 euro).

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Lo sfruttamento dei viventi è sempre questione di potere

 «Dalla predazione al dominio. La guerra contro gli animali», un saggio filosofico a cura di Raffaella Colombo, Gianfranco Mormino, Benedetta Piazzesi, edito da Raffello Cortina

«Una guerra perpetua». Così Thomas Hobbes definì nel 1642 il nostro rapporto con le altre specie, un dominio istituzionalizzato, tanto rimosso dalla nostra coscienza quanto sapientemente pianificato, pervasivo e dalle dimensioni immani. E a ben vedere, gli animali sono ovunque nelle nostre vite, senza tuttavia lasciarne traccia apparente: alimentazione, vestiario, intrattenimento, sperimentazione medica e farmaceutica, sono solo alcuni degli ambiti che si reggono sulle vite brevi e «indegne» degli animali non umani.

LA RECENTE pubblicazione del volume Dalla predazione al dominio. La guerra contro gli animali (Raffaello Cortina, pp. 247, euro 21) del filosofo Gianfranco Mormino e delle filosofe Raffaella Colombo e Benedetta Piazzesi mira a indagare la genealogia di questa guerra attraverso tre direttrici principali – la religione, il diritto e la scienza – che, a detta dell’autore e delle autrici, rappresentano quegli snodi privilegiati dove osservare i meccanismi attraverso i quali abbiamo reso accettabile e naturale l’uccisione massificata di altri esseri viventi. Si tratta di un volume importante che in Italia segna la nascita del primo corso universitario in Human-Animal Studies – di cui il libro sarà il principale manuale – attivato presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Milano. Continua a leggere