Neurotecnologie. L’identità nuova con un microchip

 A che punto è la ricerca sull’interfaccia «cervello-computer». Un tempo, le onde cerebrali riguardavano solo psichiatri e neurologi, oggi fanno gola a molti e si concentrano su di loro diversi interessi, non ultimi quelli commerciali

Salito sull’automobile, Rodrigo Mendes non trovò né i pedali né il volante. L’auto iniziò a muoversi e imboccò la strada. Rodrigo non aveva mai guidato in vita sua, ma la macchina seguì gli ordini che lui impartiva col pensiero. Non è l’incipit di romanzo di fantascienza sudamericano, ma la fedele cronaca dell’impresa del quarantatreenne Rodrigo Mendes, paraplegico da quando, nel 1992, prese una pallottola alla nuca durante il furto di un’auto a San Paolo del Brasile.

Mendes, che oggi dirige un istituto dedicato alla riabilitazione e all’inserimento sociale delle persone con disabilità di vario tipo, nello scorso aprile ha guidato un’auto da corsa grazie a una speciale apparecchiatura in grado di «leggere» le onde cerebrali e tradurle in istruzioni eseguite da altre macchine, come «gira a destra», «rallenta» o «accelera». Continua a leggere

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Frankenstein. Frutto della scienza non della magia

Duecento anni fa veniva pubblicato «Frankenstein, o il moderno Prometeo». La forza del capolavoro di Mary Shelley sta nella sua ambiguità, nel suo prestarsi a interpretazioni diverse. Considerato il primo romanzo di fantascienza, è però dotato di atmosfere gotiche, e effetti visionari. L’autrice concepì la sua mostruosa creatura a diciannove anni, tra il 1816 e il 1817

Quando Lord Byron, assediato con quattro amici dal maltempo e dalla noia in una villa sul lago di Ginevra, sfidò tutti a inventare una storia gotica non immaginava probabilmente che quel gioco letterario avrebbe aperto la strada a un filone del tutto inedito nella letteratura fantastica. Un fiume destinato a gonfiarsi nei decenni fino a sfociare con Blade Runner nella battuta forse più citata del cinema moderno, «Ho visto cose che voi umani…», passando per i robot di Asimov e gli androidi di Dick. Ancora meno avrebbe supposto che ad aprire quella nuova strada sarebbe stata la giovanissima Mary Wollstonecraft Godwin, amante e futura sposa di Percy Shelley.

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Una tecnoutopia che domina il mondo

L’ultima tecnoutopia che ha occupato la scena pubblica per oltre quarant’anni è quella che ha a che fare con la Rete: per Kevin Kelly è salvifica, come dice nel suo ultimo libro «L’inevitabile», uscito per Il Saggiatore. Ma dovrà fare i conti con alcuni dati discordanti dall’eden promesso

Le utopie sono affascinanti, anche quando sono messe all’indice. Con la sua nota sagacia, lo scrittore britannico James Ballard ne ha parlato, riferendosi all’ecologismo, come l’inferno edificato in nome del paradiso, facendo il verso a un antico detto popolare sui buoni propositi trasformati nel loro opposto. E non se ne dovrebbe sentire la necessità dopo che, per decreto, è stato stabilito che l’umanità vive nel migliore dei mondi possibili, suscitando non pochi dubbi da chi quel mondo migliore non lo ha mai neppure intravisto.

Ciononostante, la saggistica, nonché i media mainstream postulano il teorema che non ci può essere nessuna alternativa agli stili di vita dominanti, mentre la narrativa arranca dietro un eterno presente che lascia poco spazio a un futuro che non sia la ripetizione del già noto.

 

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Cioran, la Storia nei camei della maldicenza

I protagonisti della «grandeur» francese dalla Reggenza al Secondo Impero, infilzati in una formidabile collezione di profili «mostruosi»: Emil Cioran, «Antologia del ritratto», per Adelphi

«Il ritratto come genere è nato per lo più dal risentimento e dall’esasperazione dell’uomo di mondo che ha frequentato troppo i suoi simili per non aborrirli…». Così scrive Emil M. Cioran (1911-’95) introducendo questa sua Antologia del ritratto. Da Saint-Simon a Tocqueville che Adelphi manda in libreria («Piccola Biblioteca», pp. 316, € 15,00) nella raffinata traduzione di Giovanni Mariotti: notiamo tuttavia con disappunto che l’editore milanese, un tempo così metodico e preciso, spesso licenzia lavori infarciti di refusi. Il libro, uscito postumo da Gallimard nel 1996, rappresenta un unicum nell’itinerario di Cioran, essendo una raccolta di cammei, da lui stesso curata, dedicati alla malignità e al rancore con cui venivano giudicati (e giudicavano) alcuni protagonisti della grandeur francese dall’epoca della Reggenza a quella del Secondo Impero.

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I bambini e l’amore per il sapere

Nicola Zippel ha appena pubblicato I bambini e la filosofia (Carocci, Roma, 2017, 142 pagg., 12,00 euro). Innanzitutto, due parole sull’autore. Zippel è professore di filosofia in un liceo romano, ha insegnato all’università, ha pubblicato saggi sulla fenomenologia e da oltre dieci anni conduce un laboratorio di filosofia nelle scuole elementari della capitale intitolato “L’alba della meraviglia”. Il laboratorio ha formato circa 2mila bambini, si svolge a latere della programmazione ministeriale, è triennale – dalla terza alla quinta elementare – ed è così articolato: cinque incontri con cadenza settimanale di un’ora ciascuno nella terza classe, sei incontri in quarta e sette in quinta.

I bambini e la filosofia è un libro diviso in due parti. Nella prima Zippel polemizza con la celebre Philosophy for Children (P4C) di cui non condivide lo spirito di fondo. Nella seconda propone la sua visione alternativa e racconta come si articolano le lezioni che tiene nelle scuole elementari. Prima di illustrare le posizioni di Zippel occorre ricordare che la P4C è stata elaborata tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso da Matthew Lipman (1922-2010). Il filosofo statunitense insegnò Logica all’università, era di formazione deweyana e molto attento ai problemi pedagogici.

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Sulla pelle degli ultimi, la costruzione di un disciplinamento

«Il governo dei poveri all’inizio dell’età moderna», un saggio di Lorenzo Coccoli edito da Jouvence. Come l’Europa del Cinquecento può interrogare il buio e disumano presente

Tra gli anni ’60 e gli anni ’70 del secolo scorso, grazie alle indagini di storici come il futuro eurodeputato polacco Bronisław Geremek, riemerse un dibattito poco noto che aveva diviso i fronti nel lontano secolo della Riforma. Protagonisti della disputa alcuni teologi, umanisti e giuristi celebri e meno celebri (un nome per tutti: quello di Thomas More). Il tema discusso era la gestione della povertà e della carità in anni di crescita urbana e di incipiente inflazione, quando cioè la miseria aveva cominciato ad apparire sempre più come una minaccia all’ordine, e la mobilità come il veicolo di infezioni al tempo stesso medicali e sociali. Continua a leggere

Il reddito di base non è un’utopia

Philippe Van Parijs

Il filosofo della politica belga Philippe Van Parijs è in Italia per presentare il suo ultimo libro uscito per Il Mulino e per partecipare al meeting del Basic Income Network-Italia sul reddito di base oggi a Roma

«L’Italia è un paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l’anno e con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro». Lo ha detto l’ex ministra del lavoro Elsa Fornero nel 2012. A Philippe Van Parijs, il più noto dei teorici del reddito di base, autore con Yannick Vanderborght del monumentale Reddito di base. Una proposta radicale (Il Mulino, pp.488, euro 29), abbiamo chiesto di rispondere a questa obiezione classica.

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