Le mani sull’infanzia per creare una scuola di bambini consumatori

Istruzione. Dal 1980 al 2004 gli investimenti per la pubblicità all’infanzia negli Usa passa da 15 milioni a 15 miliardi. Sotto attacco è il gioco, la ricreazione dei bimbi

È stata Juliet Schor, sociologa al Boston College, ad accorgersi del fenomeno. Stava studiando le famiglie che negli Usa praticano il cosiddetto downshifting, vale a dire la riduzione dei consumi, la decelerazione nella vita quotidiana, l’attitudine alla sobrietà e alla semplicità dei rapporti umani. E si accorse ben presto di una stranezza: nessuna delle famiglie che aveva fatto quella scelta aveva bambini in casa.

Da quella scoperta fu indotta a occuparsi del consumismo fra i bambini americani e scoprì un continente sommerso. In alcuni mesi di ricerca fu in grado di constatare una frattura storica sconvolgente: per la prima volta nella storia l’influenza formativa sui bambini dalle mani delle famiglie e degli insegnanti era passata alle imprese. Queste avevano lavorato alacremente per allargare un mercato ancora vergine e pressoché illimitato. Dal 1980 al 2004 gli investimenti in pubblicità destinata all’infanzia erano passati da 15 milioni di dollari l’anno a 15 miliardi. Continua a leggere

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Ipotesi di futuro dentro la sconfitta

«Galera ed esilio», secondo volume dell’autobiografia di Toni Negri. Dall’esame della repressione politico-giudiziaria, all’incontro tra operaismo e poststrutturalismo. Spinoza, Leopardi e il Giobbe biblico, come «piste» di ricerca per vincere il nichilismo dell’epoca

Gran parte del mainstream culturale si è mostrata piuttosto irritata da questo Galera ed esilio, secondo volume di Storia di un comunista, autobiografia che Toni Negri sta scrivendo, con la compagnia, più che con la semplice cura editoriale, di Girolamo De Michele (Ponte alle grazie, pp. 447, euro 19,50). Ciò che probabilmente ha disturbato il conformismo di certi osservatori, è il fatto che Negri non rispetta per nulla la tradizione dei memoriali dei filosofi «impegnati».

Questi scritti si presentano solitamente in una tonalità melanconica, facendo mostra di una pensosa e «sapiente» distanza con il presente e i suoi conflitti. Negri invece fa tutto il contrario: legge il suo itinerario, di vita, di ricerca e di militanza, iscrivendolo in una storia collettiva, con il preciso intento di ricostruire ipotesi politiche per il presente. Continua a leggere

La Generazione Z e la trasformazione dei social network

La Generazione Z è stanca dei social network? La domanda corre da un po’ di tempo sulla stampa e tra gli esperti del marketing. Il fatto che due tra i principali sistemi di potere della nostra società drizzino le antenne significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Il che costituisce un campanello d’allarme visti i cospicui  interessi in gioco, economici e politici. Come stanno esattamente le cose? Continua a leggere

L’irriducibilità dell’oggetto

Nuova edizione per i testi di Alfred Schmidt e Hans-Georg Backaus, due classici francofortesi che indagano l’opera di Marx in relazione con l’idealismo tedesco. «La realtà sfugge sempre alla presa del concetto, che non si lascia identificare»

Gli anni Sessanta del Novecento non sono stati solo la grande stagione dei movimenti, ma anche un periodo di straordinario rinnovamento e ripensamento del marxismo. A mio modo di vedere, il maggior rilievo lo hanno avuto tre correnti di pensiero che proprio in quella fase si sono sviluppate, non senza rapporto con i movimenti che attraversavano la società.

Le tre nuove letture del marxismo che hanno segnato il periodo sono state quella operaista di Panzieri, Tronti e Negri, quella althusseriana e quella francofortese. Tre esperienze nate nel cuore del vecchio continente (Italia, Francia, Germania) e molto diverse, anzi persino antagoniste, tra loro. Continua a leggere

Oltre il lavoro, reddito di base come idea di conflitto

 “Manifesto per il reddito di base” di Federico Chicchi e Emanuele Leonardi pubblicato da Laterza

Il reddito di base, incondizionato, individuale e universale è la proposta politica del futuro. È la tesi del Manifesto per il reddito di base rilanciata da Federico Chicchi e Emanuele Leonardi in un testo breve ed efficace (Laterza, pp. 64, euro 7, con una postfazione di Marta e Simone Fana).

Per reddito di base si intende un trasferimento monetario finanziato per via fiscale, erogato a tutti i residenti indipendentemente dall’identità nazionale, volto ad assicurare un’esistenza autonoma e degna. Il reddito di base non evoca un’istanza trascendentale (il «popolo»), una forma partito («oltre la destra e la sinistra», «etno-nazionalista», populista o para-fascista), né consegna gli esseri umani al sogno del capitalismo digitale della Silicon Valley, denaro gratis per consumare sulle piattaforme in cambio della rinuncia al potere di decisione sulla propria vita e sulla società. Continua a leggere

Rossana Rossanda: «Non dobbiamo semplificare il nuovo caso italiano»

Rossana Rossanda

«Il dramma del risultato elettorale di marzo non è tanto nella separazione non nuova tra nord e sud. La cosa più grave è che l’Italia non è mai stata così totalmente a destra»

«A dir la verità, gli interrogativi e le domande che proponi meriterebbero un libro. Del resto la mia idea del manifesto era già negli anni ‘80 del secolo scorso che dovesse essere un laboratorio nel quale coinvolgere alcune persone appunto attorno ai temi principali». Così inizia la nostra intervista a Rossana Rossanda.

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Frattocchie, terreni comuni per fare egemonia

«A scuola di politica. Il modello comunista di Frattocchie», di Anna Tonelli per Laterza. In quel suburbio a sud di Roma, dal 1944 al 1993, un luogo di formazione per quadri e dirigenti del Pci. Tanti nomi hanno ruotato intorno all’esperienza: Alfredo Reichlin, Miriam Mafai, Pietro Ingrao e altri

Nei pieni anni settanta, non solo alle Feste dell’Unità ma anche nelle librerie «Rinascita» si vendevano i libri degli Editori Riuniti, la casa editrice del Partito comunista italiano. Oltre al cofanetto dei Quaderni gramsciani, oltre all’edizione in volumi innumerevoli (esemplata su quella ufficiale, ovviamente sovietica) delle opere di Lenin, oltre a un’antologica monumentale e in un solo volume (a cura di Ernesto Ragionieri e di un suo giovanissimo allievo, Gianpasquale Santomassimo) degli scritti e discorsi di Palmiro Togliatti, oltre a tutto questo che si imponeva per la mole e per un costo da acquisto rateale, erano invece disponibili, in volumetti molto più economici, i titoli di uno studioso e dirigente di partito, il suo nome era Luciano Gruppi, i quali spiccavano sia per la limpidezza del dettato e la capacità di sintesi sia soprattutto per la consonanza, per così dire sempre calcolata ora per allora, con la linea del Partito medesimo: Il pensiero di Lenin (’70), Il concetto di egemonia in Gramsci (’72), Togliatti e la via italiana al socialismo (’74) ne erano i titoli maggiori e dunque riassumevano con puntualità il punto di vista, così come di riflesso il senso comune, di una formazione politica che all’apice del consenso elettorale (più di un elettore su tre fra il ’75 e il ’76 aveva votato il Pci, tra le lezioni amministrative e politiche) proprio allora stava trapassando da partito di massa e di militanti a partito di amministratori con responsabilità di «governo» (e tale era la parola-chiave, quasi un mantra che di per sé additava debolezze e nequizie della Dc nello stesso momento in cui veniva avanzata la proposta del «compromesso storico»).

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