Esoterismo, sicurezza e comunicazione. Il caso dei Bambini di Satana

stor_5093414_47160

Marco Dimitri
guida dei Bambini di Satana

Gli ambienti di informazione elettronica essendo estremamente eterei favoriscono l’illusione del mondo come sostanza spirituale. Si tratta di un ragionevole facsimile del corpo mistico, di una manifestazione evidente dell’Anti-Cristo. 

M. McLuhan (1)

Prologo. Discorsi in sospeso tra due metanarrazioni

Il conflitto tra satanisti e antisatanisti è di lunga durata. Inizia nel XVII secolo e prosegue tutt’oggi a fasi alterne. Attualmente la spia forse più significativa per cogliere la rilevanza del fenomeno consiste nell’atteggiamento dei mass-media. Che spesso e volentieri attribuiscono agli adoratori dell’Angelo del Male una serie di reati ripugnanti come violenze sessuali, omicidi apparentemente inspiegabili o particolarmente efferati. Attribuzioni infondate nella quasi totalità dei casi ma che generano e rafforzano lo stigma sociale.
Sul piano dei processi di costituzione dell’identità e di etichettamento per mezzo del linguaggio un fattore fondante del conflitto che oppone religioni maggioritarie e satanisti risiede nella dialettica tra ritmi del tempo. Dialettica che si esprime: a) nella permanenza attraverso i secoli di uno scontro culturale; b) nella modernizzazione degli strumenti messi in campo dagli avversari. La permanenza non significa ripetizione della storia e la modernizzazione non significa eternizzazione del presente. E’ evidente che due negazioni non fanno un metodo. Al massimo tagliano la strada ad interpretazioni fuorvianti. Continuità e discontinuità vanno cercate nelle relazioni tra dramma e farsa che caratterizzano l’interazione tra mondo esoterico e mondo della comunicazione. Dramma perché nella lotta tra satanisti e antisatanisti delle vite umane vengono tormentate anche, e talvolta a causa, della sovraesposizione mediatica. Farsa perché le strategie di offesa e di difesa adottate dalle parti in lotta costituiscono un investimento di risorse materiali e psichiche che deviano intenzionalmente dalla razionalità comunicativa producendo discorsi che non dialogano tra loro. In entrambe le varianti la teatralizzazione del conflitto costituisce il campo di battaglia in cui si confrontano le rispettive forze. E la loro capacità di fuoco è fatta principalmente di parole sotto forma di accuse e controaccuse, obiettivi dichiarati e non dichiarati, manipolazione e controinformazione, nemici visibili ed invisibili, detti e non detti, beffe e beffati, dibattimenti processuali e libri, libertà di espressione e censura, credenze ultramondane e pensiero secolarizzato. Nella vicenda che oppone satanisti e antisatanisti il verbo è il soggetto della contesa, i vecchi e nuovi media sono il palcoscenico e il possesso della storicità è la posta in gioco (2).

Atto primo. Satanisti, antisatanisti e roghi post-moderni

Nella ricca, laica, dotta Bologna da circa dieci anni si combatte una piccola guerra di religione dal sapore medioevale. E’ il potere secolare, tramite diverse Procure, ad esporsi inizialmente in prima linea inquisendo l’Associazione Bambini di Satana (BdS) guidata da Marco Dimitri. Così come nel medioevo era del tutto sproporzionato il rapporto tra Tribunali (laici o religiosi che fossero) ed eretici, anche nel XX secolo l’asimmetria ha caratterizzato la vicenda di Marco Dimitri e del suo gruppo. Ma ai nostri tempi non si può mettere sotto processo qualcuno per le proprie idee, almeno non in Europa. Così tra il 1989 e il 1999 la Magistratura scarica sulla testa dei BdS accuse pesantissime come quelle di pedofilia, violazione di sepolcro, profanazione di cadavere, violenza carnale, usura e addirittura l’apertura di un filone d’inchiesta sulla pratica di sacrifici umani (3). Tra il 1996 e il 1997, durante il processo più importante, il primo in Italia contro un gruppo di satanisti, il PM Lucia Musti giunge persino a paragonare i BdS alla mafia e alla < banda della Uno Bianca> che ha terrorizzato l’Emilia-Romagna dal 1987 al 1994, commesso 90 rapine, 24 omicidi e rivelatasi poi formata da Agenti di Polizia (4). Le ripetute assoluzioni/archiviazioni dei BdS hanno dimostrato abbondanti dosi di arbitrarietà nel comportamento degli organi istituzionali: da quelli giudiziari a quelli repressivi. Rari come mosche bianche i credenti che hanno mantenuto un atteggiamento distaccato. Tra questi Massimo Introvigne che così si esprime su uno dei primi coinvolgimenti giudiziari di Dimitri: <Tra il 1989 e il 1992 infiltrati dei Carabinieri –forse in parte <<volontari>>, che hanno cercato di spingere l’Arma, più o meno entusiasta, sulle tracce dei Bambini di Satana- hanno provocato noie per Dimitri e perfino un’irruzione nel 1992 a Savignano sul Rubicone, nel Riminese…> (5).
Probabilmente lo scopo principale di questa prima ondata di accuse è quello di far uscire allo scoperto il piccolo gruppo di satanisti per dissolverlo come capita ai vampiri a contatto con la luce del sole nei film di cassetta. Dimitri ne è certo: obiettivo degli antisatanisti <è quello di terrorizzare. Infiltrandosi, facendo irruzione con i mitra spianati durante un rituale e aprendo un’inchiesta, che subito cade, il fine è quello di mettere paura a dei ragazzi… Io stesso mi sono spaventato…> (6).
La strategia delle istituzioni, anche se in determinati casi composte da volontari tra virgolette, si rivela efficace sul piano censorio ma rozza sul piano comunicativo e in alcuni casi profondamente sbagliata. Decisamente la denuncia del 1992 non è al passo con i tempi per quanto utilizzi gli strumenti del proprio tempo. Ed è dettata più dalla paura del ritorno del satanismo durante tutti gli anni ’80 che da una lucida considerazione del fenomeno: risibile in termini quantitativi e culturalmente ininfluente in termini qualitativi. Non solo: la manovra repressiva non tiene conto che nell’era della televisione e di Internet il passato non è morto e sepolto ma è parte del nostro orizzonte immediato e può essere attualizzato con una certa facilità. La compresenza di tempi storici che conduce alla tribalizzazione della società è uno dei principi che il cattolico McLuhan ha appassionatamente divulgato. Ma a Bologna evidentemente non è stato troppo ascoltato. Così, nel corso di dieci anni la logica con cui le istituzioni affrontano i BdS è quella di una pratica discorsiva che modernizza la caccia alle streghe e mediovalizza il moderno maccartismo. La finalità è l’esclusione sociale. Nel medioevo portare le streghe allo scoperto significa più o meno automaticamente metterle al rogo presumendo di risolvere alla radice il problema dei saperi pagani. Ma l’era del villaggio globale, per quanto difettosa possa essere questa misura del mondo, permette l’esposizione di punti di vista differenti in tempo reale. Dimitri e alcuni esponenti del suo gruppo difendono tenacemente e pubblicamente le proprie scelte con conferenze stampa e denunce. Di più: subito dopo l’irruzione a Savignano sul Rubicone i BdS chiedono un processo. Che non ottengono. Pagheranno assai care le loro rivendicazioni. In un certo senso per le istituzioni bolognesi i secoli sembrano passati invano. Ma non del tutto. Investono nelle moderne forme di comunicazione, dalla stampa quotidiana alla consulenza di esperti in scienze sociali, sostituendole alla gogna medioevale. Nel corso degli anni la Magistratura formula altre accuse nei confronti dei BdS: sempre più pesanti, sempre più infamanti quale quella di pedofilia. Accuse che cadono una dopo l’altra. E nonostante abbiano l’effetto di scompaginare le file dei BdS non riescono ad annientarli. La giustizia e l’integralismo perdono battaglie importanti. L’irruzione del 1992 ad esempio accende i riflettori su Dimitri e il suo gruppo. La giostra mediatica si mette in moto con tutta la sua insana voglia di scoop. E Dimitri si trasforma in una novità da dare in pasto al pubblico dei telespettatori. Ma sul piano della comunicazione la sconfitta più clamorosa subita dalla istituzioni è quella del 1996. All’ondata di imputazioni più pesanti contro i BdS interi settori dell’opinione pubblica bolognese si sollevano a difesa del diritto di libertà di espressione. I BdS non sono più soli. Dimitri, che tra i tanti capi di imputazione si ritrova anche quello di aver fatto a pezzi delle persone a colpi d’ascia durante un rito satanico, vede avvicinarsi inaspettati alleati. Le inchieste e i processi si trasformano in un film splatter dove al montaggio della Pubblica Accusa corrisponde lo smontaggio della controinformazione.

Atto secondo. La sostenibile normalità di un leader

Marco Dimitri nasce a Bologna il 13.02.1963. E’ il secondogenito di una famiglia di immigrati provenienti da una colonia greca della provincia di Lecce. Ironia della sorte il padre è Appuntato di Polizia, mestiere, a detta di Dimitri, scelto non per vocazione ma per necessità. La madre è casalinga con la licenza elementare. I rapporti con i genitori non sono dei migliori, <quasi inesistenti>: così li definisce Marco. La mancanza di intesa e di comunicazione è accentuata con il padre. Ma è la madre ad essere particolarmente severa tanto da far pensare a Marco che soffra di <esaurimento nervoso> e di essere <un figlio non voluto, un incidente>. Le condizioni economiche della famiglia sono difficili. Tuttavia Dimitri trascorre un’infanzia non differente da quella di tanti altri coetanei appartenenti alla piccolissima borghesia urbana: frequenta le scuole e conduce un’esistenza regolare. A 14 anni uno choc che segna per sempre la sua esistenza: resta orfano della madre. Circa un anno dopo il padre si risposa. Dimitri si ritrova a vivere da solo nell’appartamento dei genitori situato nel centro storico di Bologna. La strada lo attrae. Fa vita notturna. Frequenta compagnie equivoche. Abbandona al primo anno l’Istituto Tecnico Industriale Statale (ITIS). Ma subito riprende gli studi e frequenta per tre anni una scuola professionale (ECAP). Ottiene l’attestato di Tecnico specializzato in telecomunicazioni. Le scelte scolastiche di Marco sono motivate da una passione manifestata sin da piccolo per la tecnologia. Nel 1979 muore il padre. I rapporti con il fratello, di 10 anni più grande, sono frammentari e distaccati e tali resteranno. Nonostante le difficoltà la sua esistenza è simile a quella di molti adolescenti: è volontario sulle ambulanze della Pubblica Assistenza Bologna, frequenta gruppi di amici, va in palestra e impara il kung fu, smanetta con il computer, pratica videogiochi, frequenta comunità di radioamatori. I suoi primi PC sono: Spectrum Sincalir, Texas T99 A, Atari ST.
Così come la passione per la tecnologia si manifesta sin dall’infanzia, altrettanto precoce è l’attrazione di Marco per l’esoterismo. A soli 12 anni Dimitri frequenta un gruppo chiamato Fratellanza Cosmica. Gruppo che esiste tutt’oggi sotto altro nome. L’attività prevalente di Fratellanza Cosmica è di tipo culturale e consiste in conferenze tenute ogni sabato su temi quali: misteri egiziani, occultismo ecc. Contemporaneamente, con alcuni compagni di scuola, Marco utilizza le 12 ore disponibili concesse in autogestione per fare sedute spiritiche, discutere <sui vari perché dell’esistenza>. Dopo due anni Dimitri lascia Fratellanza Cosmica ritenendola ormai un’esperienza insoddisfacente. Si accentua l’attrazione per il satanismo che è <latente da una vita>. Insoddisfatto dai messaggi offerti dalla società dell’informazione perché <tutto è filtrato, tutto è finto…>, compresa la politica, Dimitri approda ad una concezione vitalista dell’essere: <L’unica verità è che la vita è espressione dell’Ego>. E così il giovane Marco abbandona il gioco delle sedute spiritiche. Le quali: <sostanzialmente divertenti, non ti danno nulla>. L’adolescente Dimitri s’incammina alla <ricerca della forma geometrica della vita>. Da qui: <il simbolismo, la magia. Da qui si arriva ad una presa di coscienza e all’espressione di una visione magica della vita>.
A prima vista può sorprendere l’accostamento tra la ricerca del passato remoto e il presente dell’alta tecnologia. Non è così se si osserva l’uso sociale del computer. La cui <vera funzione è quella di programmare e di orchestrare ambienti ed energie terrestri e galattici in modo armonioso. Da secoli la mancanza di simmetria e di proporzione in tutti questi campi ha creato una specie di condizione spastica universale, dovuta alla mancanza di inter-relazioni tra essi. … Il computer abolisce il passato umano rendendolo interamente presente> (7).
A differenza delle ottimistiche previsioni di McLuhan con le nuove tecnologie non si supera il movimento a scatti, tipico dello spastico, dei ritmi storici: l’armonia tra terrestre e galattico, tra finito e infinito è ben lungi dall’essere raggiunta. Tantomeno quella tra immanente e trascendente. Tuttavia l’attualizzazione del passato per mezzo della cultura scientifico/tecnologica, l’uso collettivo dei nuovi ambienti di servizio, dalle strade d’asfalto ad Internet, e la tribalizzazione dei comportamenti autorizzata da questi stessi ambienti permettono in qualche misura l’emergere della lunga durata nella contemporaneità, aprono territori per la ricerca di un nuovo senso dell’esistenza. Nel caso dei BdS hanno ammesso la sperimentazione di una nuova identità, il tentativo di migrare dall’attuale ordine del tempo. E ai primi approcci di Marco con la magia segue il passo decisivo: <Sono arrivato ad abbracciare il satanismo perché è l’unica forma che ti rende te stesso. Perché le filosofie sociali e le religioni ti spingono a non essere quello che sei. Ti spingono a vedere il leader e i suoi seguaci, Iddio e i sottomessi. Per me quello che è vero è la presa di coscienza di se stessi>.
Il nome da iniziato di Marco è: Bestia 666 (colui che identifica se stesso dio). Nell’Apocalisse il numero 666 corrisponde alla Bestia, ossia a Satana. Ma il Satana a cui fa riferimento Dimitri non è quello veicolato dalla Chiesa Cattolica. Non è il cosiddetto diavolo. Bisogna intendersi sui termini. Marco si accosta al demoniaco, non al dio del male della tradizione cristiana. L’approdo è alla parte pagana di Satana, al mito di Pan.
<Pan è l’istinto, la dualità, il sapere. Rappresenta la verità, il lampo di genio, la forza che t’assale. Nella mitologia greca Pan ha un aspetto animalesco. Ha la barba, le corna, i piedi da capro. Questa figura è stata poi adottata dalla Chiesa per rappresentare Satana come un’entità che spaventa, fa paura, è malvagia. Il caprone che si vede all’interno della stella e che è il simbolo dei BdS è Pan, il demone pagano… I demoni esistono in tutte le culture, anche in Cina. Sono forze che muovono eventi, saperi, linguaggi…> (8)

Nel 1984 Dimitri inizia a lavorare come guardia giurata. Attività che manterrà per 5 anni. Nel 1989 viene licenziato a causa del clamore suscitato dall’apertura della prima inchiesta provocata da un carabiniere infiltrato in uno dei gruppi satanisti organizzati da Marco. Inchiesta che come quelle successive si rivelerà una bolla di sapone. Non è che l’inizio di un’escalation d’accuse che finiranno per ridurre la vita di Dimitri ad un vero e proprio inferno. Per un breve periodo Marco si mantiene leggendo le carte. Attività che va contro i suoi principi. Lascia la magia a pagamento e sbarca il lunario con lavoretti saltuari. Ma dopo le inchieste del 1996 e del 1999 per il leader dei BdS trovare lavoro è un problema serio. Dal 2001 è collaboratore esterno di una cooperativa sociale per la quale insegna informatica, realizza pagine web, svolge attività di Web-Master per il sito della cooperativa e di altre strutture. Si tratta di un’attività precaria e mal retribuita. Dimitri vive a Bologna nella casa dei genitori, in un condominio di proprietà dell’Iacp. Attualmente ha mesi e mesi di affitto arretrato da pagare per l’insolvenza causata da oltre un anno di carcere e dall’odissea giudiziaria. L’ormai quasi quarantenne fondatore dei BdS è una persona minuta, emaciata, piccola di statura. Veste sempre di nero, ha le braccia coperte di tatuaggi, una discreta teoria di piercing alle orecchie, fuma come un turco, è animalista e vegetariano. A guardare le foto che lo ritraggono dieci anni prima si percepisce un individuo fortemente provato nonostante il look sia sempre lo stesso: capelli corvini pettinati in avanti che nascondono gli occhi, giubbotto di pelle nera e mise da metallaro. Il più delle volte lo sguardo di Marco è spento, parla a voce bassa, le sue risate sono brevi, nervose. Spesso un forte tremore gli percorre le mani. Soffre di attacchi di panico ed è perennemente in bolletta.

Atto terzo. Molti attori per due società

Contrariamente alle conclusioni a cui probabilmente giungerebbe un teorico post-moderno il conflitto satanisti/antisatanisti mostra che le metanarrazioni (religioni e ideologie politiche) abitano ancora la mente e il cuore degli esseri umani. La vicenda dei BdS non rappresenta solo un tentativo da parte di una subcultura metropolitana di differenziarsi nella babele di stili e significati, o il confronto tra una piccola certezza neo-pagana e la grande certezza cattolica. Tutto cambia nel momento in cui i linguaggi e il senso del tempo di cui sono portatori entrano in collisione. A questo livello finisce la pacifica convivenza post-moderna tra innumerevoli soggettività e si torna allo scontro politico. Caduta la fiducia reciproca comunicare è combattere. Nel caso dei BdS il conflitto è giocato nelle aule dei tribunali ma anche e forse soprattutto sul piano mediatico privilegiando la stampa e il suo strumento preferito, la scrittura. Certo, TV e radio locali, e in misura minore quelle nazionali daranno spazio alle vicende processuali del 1996 e del 1999. Ma sarà soprattutto il quotidiano bolognese il Resto del Carlino a sferrare gli attacchi più violenti, quelli maggiormente continui e che etichetteranno Dimitri come deviante. Tramite il <Carlino> i BdS sono protagonisti di una drammatizzazione della realtà che spesso entra nella farsa per riemergere come fiaba o come favola. Protagonisti ma non primi attori. Tutt’altro.
Nella dimensione bolognese il fronte degli antisatanisti comprende: la Pubblica Accusa, ossia il Sostituto Procuratore Lucia Musti che incriminerà due volte i BdS; il Gris (Gruppo Ricerca e Informazione sulle Sette); il Resto del Carlino. Con circa 40.000 copie giornaliere il <Carlino> egemonizza la comunicazione della carta stampata in città e scatenerà una vera e propria campagna di linciaggio mediatico contro i BdS facendo da grancassa alle accuse della Musti. Il <Carlino> rappresenta l’emittente ufficiale/ufficiosa del fronte antisatanista. La battaglia del quotidiano bolognese contro i BdS presenta una caratteristica che ne segna per intero la performance: il linguaggio che adopera non significa tanto l’uscita dal quel teatro della rappresentazione chiamato Informazione quanto l’ingresso in una nuova finzione narrativa. Nei confronti dei BdS il <Carlino> rinuncia alle funzioni di mediazione e di negoziazione della comunicazione premendo principalmente sulla funzione emotiva del linguaggio: il sensazionalismo e l’idea che vince chi convince sono i pilastri su cui si basa il suo modo di fare informazione. Rispetto ai BdS la scrittura del <Carlino> è prevalentemente connotativa: realizza un alone semantico tramite il quale produce un significato secondo, nascosto tra le pieghe delle parole. Risultato: gli articoli si trasformano in armi, in manganelli, in gogna. E un “pestaggio mediatico” per lasciare il segno non ha che una strada: inventare una favola e ripeterla il più possibile. Lo scopo di impartire una morale attraverso la ridondanza è evidente sin dal “colore emozionale” dei titoli dei 93 articoli che abbiamo preso in considerazione nel periodo che va dal 24 gennaio 1996 al 26 giugno 1997. Una breve rassegna: Messe nere a luci rosse; La messa è finita, andate in galera; Diavoli sotto torchio; A dodici anni si consegnavano a Satana; Bambini a luci rosse; ‘Dimitri è libero, io mi uccido’; Il diavolo in Cassazione; A tre anni nelle mani della setta; Messe nere, caccia al quarto uomo; Satanisti e seviziatori; La maledizione della statua dei satanisti; Il bimbo contro Satana; Violentato a 3 anni nella bara col morto; Bambini di Satana, spa del crimine; L’avvocato di Satana attacca il pm; Satana non fa miracoli; Il pm, quella setta è come una cosca; Il licantropo in gonnella; E la difesa di Dimitri aspetta la luna piena; Baby nomade offerto a Satana; L’orrendo disegno del diavolo; ‘Satanisti, siete perduti’. Talvolta, sembra di leggere titoli di film-spazzatura. Non a caso diversi articoli sono corredati da foto tratte da film horror e vignette dello stesso tenore (9).
A questo punto ci si aspetterebbe un fronte di satanisti. Attesa delusa. Il fronte non c’è. Ed è una fortuna. Altrimenti la trama sarebbe scontata. Certo ci sono i BdS che del satanismo fanno una bandiera. Ma con i processi del 1996 e del 1999 il loro potenziale comunicativo è ridotto pressoché a zero. Dimitri e i suoi sono comparse shockate e balbettanti che protestano la propria innocenza. Solo dopo oltre nove mesi di carcerazione preventiva quando ormai il teorema della Procura bolognese sta cigolando paurosamente, il quotidiano la Repubblica intervista Dimitri. E’ l’11.02.1997. Per la campagna del <Carlino> è arrivato l’inverno. Ormai gli altri organi di informazione locale hanno più che subodorato l’inverosimiglianza delle accuse e la scarsa attendibilità dei testimoni chiamati dalla Magistratura. Ma è dal 1996 che la parte più garantista della società civile bolognese reagisce con forza ad una caccia alle streghe allestita sul finire del XX secolo con buona pace per i “tramontatori” delle ideologie. Dopo alcuni iniziali tentennamenti e le prove mai provate della Procura, le pagine locali dei quotidiani la Repubblica e l’Unità assumono un atteggiamento meno emotivo soprattutto dinanzi all’accusa di pedofilia, all’epoca molto sentita dall’opinione pubblica dopo la scoperta della fitta rete di compravendita di bambini in Belgio organizzata da Marc Dutroux diventato tristemente noto come il <mostro di Marcinelle>. L’atteggiamento equilibrato di questi due quotidiani è preceduto dalla netta presa di posizione della sinistra antagonista, della stampa alternativa come il periodico Zic (Zero in Condotta) e principalmente da un <ironico guerrigliero dell’informazione>: Luther Blissett (10). Né Blissett né gli altri gruppi della sinistra bolognese aderiscono al satanismo. E in questo senso non si può parlare di un fronte satanista. Ma interpretano la vicenda processuale dei BdS come un pretesto per limitare le garanzie costituzionali in materia di libertà di parola. A colpi di comunicati stampa, articoli, trasmissioni radiofoniche dalla locale Radio Città del Capo e altre iniziative pubbliche Blissett guida la controffensiva antigiustizialista che dietro la vicenda dei BdS nasconde un tentativo assai più ambizioso: imbavagliare la comunicazione sociale, imbrigliare l’orizzontalità dell’informazione permessa dai new media come Internet (11). Si apre un nuovo orizzonte semantico: la vicenda BdS non è più una faccenda privata data in pasto al pubblico ma un caso politico. Tanto politico che come spesso accade in queste circostanze si costituisce spontaneamente un collegio di quattro avvocati che difende gratuitamente gli accusati.
E i satanisti dichiarati? Sin dalle sue prime battute nel periodo 1989-1992 e tanto più con le incriminazioni del 1996 e 1999 il fronte dell’antisatanismo è riuscito a depistare l’opinione pubblica: il confronto non è tra culture differenti, tra credenti e non credenti, tra pagani e cristiani. Il <Carlino> cuce addosso a Marco Dimitri l’immagine del criminale e i BdS dei colpevoli condannati in partenza: per questo quotidiano la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva non è mai valsa. Per mezzo di una pratica discorsiva orientata a produrre rigetto sociale nei confronti del piccolo gruppo dei BdS, o, in parole più povere, tramite la collaudatissima tecnica dello <sbatti il mostro in prima pagina>, torna a funzionare egregiamente il meccanismo del capro espiatorio. Ma soprattutto torna a funzionare il modello comunicativo autoritario teso a creare il diverso su cui indirizzare le pulsioni aggressive di masse frustrate e rafforzare l’identità collettiva dominante attraverso l’esclusione di chi è considerato estraneo. Nei confronti dei BdS il <Carlino> fa perennemente leva sull’irrazionalità offuscando la corretta informazione e la dovuta obiettività. Un esempio: l’articolo del 10.06.1996, La mia battaglia con Satana, firmato da Biagio Marsiglia: Si tratta di un’intervista concessa dal Sostituto Procuratore Lucia Musti. Ecco l’incipit: <Gli occhi del diavolo. Si addormenta scacciandoli, si sveglia sfidandoli. Se li sente addosso tutto il giorno, ma non li teme. Perché lei li combatte … Agli occhi del Maligno oppone i suoi, quelli di una donna con la toga addosso … Oggi andrà in carcere assieme al Gip Grazia Nart per l’interrogatorio di rito. Due donne contro gli occhi del Diavolo>. L’articolo è corredato di due foto: una ritrae la Musti in versione acqua e sapone, l’altra un inquietante primo piano degli occhi di Dimitri. Esempio di pura fiaba giornalistica articoli come questo sono moneta corrente sul quotidiano bolognese. L’obiettivo è la gestione tecnica dell’opinione pubblica. E, coerentemente, la politica dell’informazione del <Carlino> è quella di fabbricare pregiudizi: nei confronti degli immigrati extracomunitari, della microcriminalità, dei tossicodipendenti, dei contestatori, dei punkabbestia (12). D’altra parte il pubblico del maggior quotidiano bolognese è tradizionalista. Non potrebbe non esserlo in una città che su 380.000 abitanti conta 90.000 anziani (dati relativi alla seconda metà degli anni ’90). Assai fiacco sul piano culturale il <Carlino> riproduce l’intolleranza verso i più deboli e le fasce marginali della popolazione più come atteggiamento mentale che come atteggiamento politico pur essendo sempre schierato dalla parte dei dominatori e pur avendo alle spalle una storia nerissima come quella del pieno appoggio al regime fascista durante il ventennio. Ieri come oggi la funzione del <Carlino> è quella di coltivare la società di massa, farla crescere, educarla alla fiaba dell’orco cattivo, alla paura, all’ossequio nei confronti dell’autorità. E’ così che sul piano comunicativo si costituisce l’uomo medio, l’uomo della strada contrapposto al deviante e al delinquente. Foucault avrebbe forse trovato il quotidiano bolognese un interessante documento/monumento della governamentalità (13).
Alla massificazione sociale si oppongono alcuni segmenti della società civile bolognese. Luther Blissett in testa. A quale società appartengono costoro? Alla società dello spettacolo (14). A questa dimensione corrisponde la concezione del tempo soggettivo e molteplice. Alla società di massa corrisponde la concezione escatologica e finalistica del tempo. Due società si contendono il dominio dell’avvenire. E la lotta per il possesso della storicità è una chiave di volta per interpretare il conflitto tra satanisti e antisatanisti. In palio c’è il tempo: dimensione costitutiva dell’identità individuale e collettiva. Anche i BdS fanno parte della società dello spettacolo. La loro specifica sub-cultura si richiama tra l’altro alle provocazioni Heavy Metal, al rock satanico, alla musica death metal (rock della morte). Esplosive miscele che coniugano visioni horror, trasgressioni sessuali, uso di droghe, immaginario delle miscredenze medioevali. Tutte espressioni che il fondamentalismo cristiano ritiene sataniche. Leggende, oltretomba, miti, esoterismo, occultismo, antichi saperi, lingue morte, civiltà scomparse, culti misterici sono punti di riferimento per una nutrita fascia di giovani dagli anni ’80 ad oggi. Anni pericolosissimi per le confessioni maggioritarie che minacciate dal proliferare di nuove religioni iniziano a derogare dall’habeas corpus.
Certo, il lillipuziano esercito dei BdS non dà spettacolo: è in rotta, i capi incarcerati. I BdS non fanno fronte ma resistono per interposta persona. Luther Blissett raccoglie la bandiera e passa al contrattacco politicizzando il caso Dimitri. Una solidarietà inattesa dall’esercito compatto e armato fino ai denti degli antisatanisti. Imprevisto che costerà loro la vittoria sperata: la colonizzazione della memoria collettiva, il controllo totale dell’opinione pubblica. A Bologna, la società di massa confina ancora con la società dello spettacolo. Due realtà che si integrano e si combattono, che continuano a lasciare in sospeso discorsi provenienti dal lontano passato. Oggi le grandi narrazioni non hanno forse più grandi narratori in odore di santità o eresia ma continuano ad attraversare la lingua: all’interno e all’esterno, nel suo doppiofondo e nelle sue esibizioni.

Atto quarto. La valle della visibilità

L’Associazione Bambini di Satana nasce nel 1982 e raduna una decina di giovanissimi aderenti. Prima di allora le riunioni sono praticamente un gioco tra compagni di scuola capitanati da Marco Dimitri che fonderà l’Associazione di cui tutt’oggi è il leader. In quegli anni le liturgie del gruppo sono ovviamente clandestine anche se Marco è personaggio assai noto negli ambienti underground bolognesi: un metallaro con il pallino del diavolo non è un soggetto propriamente ordinario per quegli anni. Finché nel 1989 un infiltrato dei carabinieri fa esplodere il caso giudiziario. Viene aperta un’inchiesta. Marco è accusato pubblicamente dall’Arma di organizzare i <Venerdì delle vergini> dove a detta del carabiniere infiltrato <stupravo, sverginavo uomini e donne. Per fortuna avevo un alibi a prova di bomba. Proprio il venerdì facevo servizio di scorta ad un industriale di Bologna. Era la mia unica sera di servizio>. Così il caso viene presto archiviato. Ma la stampa, bisognosa di novità e di sensazionalismo non molla. Addirittura battezza il gruppo di ragazzi e li chiama Bambini di Satana mutuandolo da quello di Bambini di Dio con il quale nulla ha a che spartire (15). Ma l’appellativo piace a Dimitri che lo adotta <perché ha a che fare con la purezza, la creazione propria interiore del bambino, l’autofecondazione della volontà>.
Inizia con un nome imposto dalla carta stampata la lunga discesa di Dimitri nella gola profonda dei mass-media. Non è un caso. La nominazione è un marchio che contrassegna e ordina, concede appartenenza e riconoscibilità, è un atto di dominio e un’appropriazione che passano inosservati agli stessi battezzati. Una genesi battesimale che nel vocabolario dell’interazionismo simbolico significa dare forma al sé, modellare l’identità. Oppure, nel linguaggio di Foucault, significa assegnare una genealogia, attribuire il potere di costruire un oggetto d’osservazione. Una concessione non da poco insomma. Tuttavia l’uscita allo scoperto dei BdS è nell’aria. Da tempo il gruppo di ragazzi riuniti attorno al cerchio magico ha in mente di rendere pubblico il loro pensiero, il loro modo d’essere, l’ostilità antistituzionale. La morbosa curiosità della stampa dà la stura all’uscita dalla clandestinità: l’informazione dell’opinione pubblica sulle attività dei BdS diventa un imperativo per gli stessi associati. L’obiettivo è quello di: <riarticolare il pensiero magico, il demoniaco. La funzione è soprattutto quella di studio e informazione perché il demoniaco, alla fine, è anche alla base della scienza, dell’arte. E’ come l’Ego-Istinto. E’ la voglia di eiaculare nel mondo a livello mentale, di espandere il proprio istinto, di assaggiare, toccare, essere, di armonizzare ma di andare anche oltre. Penso che il demoniaco sia la base di ogni cultura. Almeno di ogni scienza e di ogni arte. Se non c’è la carica istintiva della superbia, del volere e vedere oltre nella scienza o nelle varie arti non saremmo arrivati qua>.

In un paese cattolico come l’Italia la morale dominante è ordinata dalla parola scritta, stampata nella Bibbia. E’ fondata sul valore dello spazio visivo dell’alfabeto fonetico e permette l’autonoma creazione di immagini mentali. Non così nel linguaggio televisivo. Le cui immagini, contrariamente a quello che intuitivamente si potrebbe pensare, non esaltano il senso della vista ma quello del tatto. Per McLuhan l’immagine televisiva conduce ad un declino della cultura visiva a favore di quella audio-tattile. L’immagine televisiva non è tanto visiva quanto tattile perché coinvolge totalmente lo spettatore. Coinvolge tutti i suoi sensi facendoli convergere nel tatto che è il senso integrale: quello che mette in relazione tutti gli altri sensi tra loro. In ambienti come quello televisivo il coinvolgimento è viscerale anziché visuale (16).
Fondati su un linguaggio tattile di tipo televisivo, contenuti tribali come quelli proposti da Dimitri (assaggiare e toccare, essere e armonizzare) destano la famelica attenzione dei media, a loro volta grandi catalizzatori/produttori di tribù post-moderne. Inizia per Marco un lungo tour di apparizioni radiofoniche e televisive. E’ corteggiato da giornalisti e presentatori che soffiano sulle fiamme dell’inferno per fare audience. Anche se oggi riconosce una certa ingenuità Dimitri sta al gioco. Capisce che si tratta di uno scambio. Si concede a servizi fatti di immagini neo-gotiche, di oscuri rituali allestiti ad hoc con tanto di teschi, draghi alati e candele accese. Tutto per soddisfare le esigenze del piccolo schermo. Naturalmente si tratta di rappresentazioni. Oggi Dimitri lamenta che queste messe in scena hanno concesso poco ai contenuti culturali: <mentre non veniva tagliata l’immagine veniva tagliato il dialogo>. Ma non c’è altra strada che quella per farsi conoscere. E la strategia sembra avere successo.
La TV spalanca le braccia al Diavolo. Nel 1993 Dimitri partecipa a programmi che Gramsci avrebbe definito nazional-popolari come <Maurizio Costanzo Show> ideato dall’omonimo giornalista; <Fatti vostri> condotto da Alberto Castagna il presentatore più amato dalle casalinghe, <Il gioco della verità> condotto dalla star del piccolo schermo Marco Balestri. Partecipa a trasmissioni del conduttore Tv Funari ed è intervistato dalla Rai (Italia in diretta). Guru del giornalismo italiano come Enzo Biagi lo invitano nella trasmissione <Linea diretta> e Bruno Vespa nella celebre <Porta a Porta>. Partecipa a talk show, dibattiti (uno addirittura con Monsignor Milingo). E’ intervistato da emittenti televisive straniere. E’ ospite di una miriade di trasmissioni secondarie su TV nazionali e locali. Insomma, Marco Dimitri diventa un personaggio pubblico. <Perché mi correvano dietro? Per un fatto commerciale. Un gruppo di satanisti in Italia non si era mai visto>. I BdS insomma costituiscono la prima associazione satanista dotata di una così forte esposizione mediatica dell’Italia repubblicana. Ecco definitivamente consacrata alla platea del piccolo schermo la tribù dei BdS. Ma ecco la precipitazione del discorso pubblico nella dimensione del combattimento. I media, in particolare la Tv, sono l’arena per allestire lo spettacolo della guerra delle parole: <ogni medium è tra l’altro un’arma poderosa per aggredire altri media e altri gruppi> (17). I motivi dello scontro sono vari e classici. Lo spazio, il verbo e la verità per esempio. Secondo Dimitri la Chiesa gode di una visibilità maggiore rispetto ad altre confessioni e ad altre filosofie perché <è un altro tipo di Satanismo. La Chiesa usa riti e strumenti magici come l’altare, la coppa, la campanella, l’incenso. Ma hanno talmente devastato la magia che adesso i maghi sono solo i ciarlatani>. In una trasmissione televisiva il servizio d’ordine dello studio interviene per contenere un sacerdote che in diretta tenta di aggredire il leader dei BdS per le sue affermazioni contro la Chiesa di Roma bollata come <criminale storica>.

Atto quinto. Il prezzo del successo

Contrariamente alle aspettative degli antisatanisti l’esposizione mediatica moltiplica le iscrizioni all’associazione BdS. Che partiti da una decina di iniziati arriva <intorno alla prima metà degli anni ’90 a 700-800 iscritti>. Secondo Introvigne non hanno superato i 200, mentre dagli elenchi sequestrati dalla Magistratura nel 1996 risultano circa 600. Comunque sia sono troppi. Soprattutto sono sparsi in tutta Italia. Le forze dell’antisatanismo reagiscono con violenza alla possibilità che quella che si presenta ai loro occhi come una setta si allarghi e magari possa addirittura trasformarsi in un piccolo movimento di opinione. Siamo lontanissimi dalla strategia dei dotti cattolici del XIX secolo che con erudizione sconfinata tentavano di superare in sapienza i chierici dell’esoterismo. Nel XX secolo niente più guerra dei libri. Niente più scontro tra intelletti puri. E così dalle parole si passa ai fatti. Il 24 gennaio 1996 nei confronti dei BdS scattano nuove imputazioni: ratto a fini di libidine e violenza carnale nei confronti di una sedicenne. <I carabinieri arrivano a casa con un mandato d’ arresto e un’accusa: stupro di gruppo nei confronti della ragazza di un mio amico. Veniamo ingabbiati in tre (18).Tento il suicidio ma me la cavo (19). Il 12 febbraio, siamo scarcerati dal Tribunale del Riesame per mancanza di prove. Torno a casa, ovviamente devastata dalle perquisizioni. Intanto attorno a me s’è creato il vuoto. Ritento il suicidio. Il perché è evidente. Mi salvo una seconda volta. Ma pochi mesi dopo a me e i miei amici piove addosso una nuova accusa. Violenza su un bambino di tre anni dentro una bara con un cadavere il cui nome è Margherita. Reato avvenuto in luogo e data sconosciuti. Però secondo la magistratura il bambino è attendibile e così sono stato in prigione per un anno. Un anno di isolamento nel carcere bolognese della Dozza>.

Un cadavere di nome Margherita. Potrebbe essere il titolo di un romanzo poliziesco o di un film di Dario Argento. Invece è la sequenza di una fiaba partorita dalla mente di un bambino di tre anni allevato in una famiglia timorata di Dio e in contatto con due esorcisti: Padre Clemente della Chiesa di S. Francesco a Bologna e padre Francois Dermine, sacerdote canadese della Diocesi di Ancona. Due esorcisti all’opera in una città apparentemente laica. Un anacronismo nella Bologna soffocata dal moderno smog automobilistico e dal post-moderno Dams (Discipline Arti, Musica e Spettacolo) della locale Università? Nient’affatto se si osserva la produzione di verità sul piano teatrale. E’ a questo crocevia che dramma e farsa si combinano trasformando una commedia in un coinvolgimento del pubblico. Non ci troviamo dinanzi all’iperrealtà di Baudrillard e dei post-moderni ma ad una sottorealtà in cui la finzione acquista spessore simbolico, evocazione esistenziale. Ci troviamo dinanzi a forme costanti: simboli e credenze provenienti dalla storia. La storia delle religioni e del loro smarrimento nella notte dei tempi. E’ l’emergere dei processi di lunga durata nel presente moderno e post-moderno.
Due esorcisti in azione contro il demonio. Anzi tre. A Padre Clemente e Padre Dermine successivamente si unisce un demonologo della parrocchia di S. Lucia di Firenze, Padre Francesco. Ma è Padre Clemente ad impartire <robuste benedizioni> ad un bambino che a detta della famiglia è indemoniato e si agita alla sola vista delle foto di Dimitri. La squadra di esorcisti tenta di liberare dal Maligno anche la ragazza che accusa di stupro i BdS e che è considerata da magistratura e <Carlino> la superteste nel processo sulla presunta violenza al bambino. Senza riuscirci. Dopo la vicenda processuale la superteste finisce a fare foto osé per riviste dozzinali in una scenografia da messa nera (il copione ha le sue esigenze). Ma la realtà dello spettacolo non supera lo spettacolo della realtà. Alla fine del XX secolo il medioevo rigurgita la modernità o forse il contrario. Per affrontare il dubbio andrebbe analizzato a fondo il ruolo del Gris, il centro studi che ha fatto da tramite tra testimoni della Pubblica Accusa ed esorcisti. A noi basti osservare che nel caso dei BdS l’oscillazione tra dramma e farsa si rivela nell’istruttoria e nell’andamento processuale. L’inattendibilità dei testi, il cambiamento delle deposizioni, il mutamento dei capi di imputazione durante il dibattimento fanno della farsa un dramma e del dramma una farsa. C’è qualcos’altro in questa commedia oltre ad un tentativo di normalizzazione, un incedere della repressione, una reazione del potere per il potere. C’è l’interdizione a qualsiasi altra risposta che non sia quella della morale dominante al dolore collettivo prodotto dalla modernità e dalla sua specifica esperienza del tempo. Il tribalismo che caratterizza l’era tecnologica semina il panico nelle confessioni maggioritarie perché i mondi tribali si presentano come stabili, forniscono certezze e danno risposte esistenziali. Sicurezze che il cristianesimo ormai corrotto dal suo essere mondano è sempre meno in grado di fornire.

Atto sesto: la guerra dei mondi inventati

Il fitto scambio tra reale e irreale che caratterizza la vicenda dei BdS rappresenta una fuga dall’idea di razionalità comunicativa fondata sulla reciproca comprensione e teorizzata da Habermas (20). Se si può considerare l’intervento degli esorcisti un eccesso, significativo ma socialmente residuale, non altrettanto si può dire della linea del <Carlino>. Nel caso dei BdS, ma vale anche per immigrati e microcriminalità, la strategia del quotidiano bolognese si articola su un quadrilatero di posizioni: creare scientificamente allarme sociale, <panico morale> per dirla in termini più tecnici; definire comportamenti e gruppi marginali come socialmente pericolosi, come puro male da estirpare; colpevolizzare il presunto deviante in nome di un’astratta normalità; invocare la repressione poliziesca. Strategia comunicativa che ha un risultato: spaventare l’opinione pubblica costringendola ad uno stadio infantile, irrazionale di lettura della realtà. Gli adulti, i razionali nel medioevo post-Gutemberg prodotto dal <Carlino> sono: il giornalista, il magistrato, il carabiniere: colui che crea l’evento, colui che lo giudica, colui che lo sancisce. Sotto questa prospettiva il quotidiano bolognese racconta ai suoi lettori delle fiabe di cui sarebbe interessante ricostruire l’esatta morfologia. Ma oltre la fiaba ci sono gli interessi materiali, ci sono i giochi di potere. E dagli elementi che abbiamo messo insieme risulta assai probabile che la comunicazione amplificata prodotta dal Carlino rispetto al processo contro i BdS abbia avuto la funzione di creare uno scandalo immaginario anche per allontanare i riflettori dallo scandalo reale: il contemporaneo processo contro la banda di criminali della Uno Bianca composta da Agenti di Polizia. Distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da gravissime responsabilità istituzionali scatenando l’indignazione collettiva su un piccolo gruppo sovraccaricato di valenze antisociali ha contribuito potentemente ad impedire la messa in crisi delle locali forze dell’ordine e della magistratura ed anzi ha creato loro un sostegno in nome della legge e della giusta morale.
Con il caso dei BdS siamo dinanzi ad una produzione/circolazione di segni che formulano altri segni. Siamo dinanzi ad una specifica semiosi che si traduce in una guerra di parole. Come in ogni guerra saltano le regole della reciproca comprensione e della vita civile. Ma anche la guerra ha le sue regole e la sorpresa rappresenta spesso una mossa vincente. Ecco entrare in scena Luther Blissett. Personaggio dotato di una strategia comunicativa da far girar la testa: <Luther Blissett non crede alla classica, inefficace “controinformazione” (il cercare di “ristabilire la verità”). Al contrario, vuole spingere le cose al limite, dove del tutto naturalmente esse si capovolgeranno e sfasceranno. Bisogna andare più lontano nel sistema della simulazione. Spiazzare ed esagerare la paranoia, portare il loro gioco (la “disinformazione”) fino all’estremo paradosso, passare ai bounty-killer mediatici informazioni stupide e sbagliate (notizie di assurde cospirazioni, depistaggi, indizi intollerabilmente ambigui…). Fare della logica propria del sistema l’arma assoluta. Omeopatia mediatica: superare l’intossicazione (panico morale) aumentando la dose di veleno (psicosi del complotto) può renderci immuni e rivelare l’intima assurdità dei loro teoremi>. (21)
Alla fiaba del <Carlino>, Blissett oppone una fitta serie di beffe mediatiche (22). E’ il muro contro muro di un conflitto narrativo. E’ l’incomunicabilità. Luther organizza una burla in cui il quotidiano felsineo cade in pieno. Abbandona al deposito bagagli della stazione ferroviaria di Bologna uno zainetto contenente un vecchissimo teschio proveniente forse da un istituto universitario. Dopo circa tre mesi invia una lettera anonima al giornale bolognese con relativo scontrino spacciandosi per cacciatori di satanisti e sostenendo che nello zainetto depositato alla stazione si trovano i resti dei rituali dei BdS. I giornalisti del <Carlino> abboccano. Pagano 295.000 £ di cauzione e il giorno dopo (3 agosto 1996) sul quotidiano bolognese compare la notizia con richiamo in prima pagina e un succoso articolo all’interno con tanto di macabra foto. Subito scatta la rivendicazione di Luther Blissett che conclude un comunicato-stampa con la frase: <Per una balla che ho inventato io, quante se ne è inventate il <Carlino>?>. Sia sul piano professionale che culturale la figura del quotidiano bolognese è a dir poco pessima. E scredita ulteriormente la campagna di criminalizzazione messa in atto contro i BdS da parte di un giornale che neppure per un momento ha tentato di comprendere il fenomeno non fosse altro che per rispetto dei propri lettori. A difesa del quotidiano bolognese si può dire che la concorrenza televisiva costringe la carta stampata alla notizia gridata e che i giornalisti sono anche loro vittime del ritmo accelerato con cui si producono le informazioni. Ma a Blissett non basta. E le beffe non finiscono qui. Luther si scatena. Cambia scenario. Meglio: altri Blissett allestiscono un nuovo palcoscenico. E per un anno intero tengono impegnati i media del viterbese spacciando notizie false e inscenando finte messe sataniche nei boschi di Valle Spina e dintorni. Il Corriere di Viterbo, ma anche il Tempo e il Messaggero cadono nella trappola pubblicando articoli su articoli tra l’allarmato e l’agghiacciante producendo un effetto-valanga. Così, giornalisti che non si preoccupano minimamente di controllare la veridicità delle informazioni che ricevono/producono ricamano sopra l’accozzaglia di resti sparpagliati a casaccio che Blissett fa trovare di volta in volta per provare le avvenute liturgie sataniche. Si soffia sul macabro. Compaiono vittime che regolarmente non si trovano, ma la cui scomparsa genera ansia collettiva. Vengono intervistati maghi ed esorcisti che “approfondiscono” il significato di candele nere, peli pubici, foto bruciacchiate ed altre cianfrusaglie che Luther abbandona in disordine nelle pinete viterbesi. I quotidiani parlano dell’opera di professionisti dell’occulto. L’opinione pubblica è scossa. Il dramma sociale lievita. Il Questore di Viterbo è seriamente preoccupato: <Vi sono indagini accurate per inquadrare il fenomeno… nelle indagini di Squadra Mobile e Digos ho inserito anche l’accertamento di eventuali riti, per vedere di portare serenità nelle famiglie che, inaspettatamente potrebbero trovarsi di fronte ad un fenomeno sconosciuto: quello di figli che, a loro insaputa, frequentano sette, come succede a Bologna> (23).
In tutta questa antifiaba i blissettiani devono essersi divertiti come matti. Sicuramente non si sono divertiti i tre ragazzi dei BdS in isolamento nel carcere di Bologna. Neppure devono essersi divertiti i numerosi giornalisti che hanno scambiato una rappresentazione per la realtà. Blissett ha recitato. I media hanno raccontato una realtà che risiede nella loro testa ma non per questo meno vera. Così come va preso sul serio chi parla con gli angeli, e la New Age ha prodotto un’infinità di personaggi simili, altrettanto sul serio vanno presi giornalisti e mass-media che riproducono i propri fantasmi narrandoli e contagiando psichicamente il pubblico. Siamo al di là dell’inganno, al di qua dell’impostura. Siamo in un territorio dove il falso è vero e il vero è falso. Esiste una parola per spiegare questi movimenti: ideologia. E l’ideologia, per dirla con Althusser, non ha storia: è uno strumento astorico per dominare la storicità. Neppure ha a che fare con la coscienza: è profondamente inconscia. Ma esiste anche una ragionevolezza dell’irrazionale che trova nello spettacolo universi di lecite finzioni legate al desiderio di desiderare quello che non c’è. Per i moderni e i post moderni la vita è sempre di più un film. Lo sa bene Luther Blissett che fa della realtà una commedia e della commedia una realtà. Nasce così il Co.Sa.Mo.- Comitato per la Salvaguardia della Morale.
Il Corriere di Viterbo, un quotidiano culturalmente e politicamente del tutto simile al <Carlino> ma con meno mezzi economici, produce una lunghissima serie di articoli sulla base delle lettere anonime di un gruppo di cacciatori di satanisti, inventato di sana pianta da Luther e battezzato appunto Co.Sa.Mo. Il Comitato stabilisce un clandestino filo diretto con il quotidiano rifornendolo di false notizie regolarmente pubblicate. Breve rassegna di titoli: Riti satanici in riva al lago; Ragazza “sacrificata”. Aperta un’inchiesta; La mappa dei satanisti. L’esorcista si confessa; Riti satanici: la Digos sapeva; C’è gente influente che protegge i satanisti; Il vescovo Tagliaferri tuona contro i satanisti… Il Corriere di Viterbo non verifica nessuna delle informazioni che gli vengono inviate, ricorre al sensazionalismo, in alcuni casi (pochissimi a dire il vero) deforma nei titoli inviti alla prudenza dei suoi stessi intervistati: per un anno intero produce un’allarmistica campagna stampa basata sulla fantasia di Blisset. Il quale clandestinamente gira persino un video di una messa nera nella notte tra il 14 e il 15 luglio ’96 in un casale abbandonato con tanto di vergine sverginata e piangente che partorirà due articoli gemelli: La “messa nera” filmata dalle vittime d’una violenza; Le urla strazianti di una ragazza violentata durante un rito satanico. Ovviamente è tutta una recita con tanto di attori e buontemponi. Ma il Corriere di Viterbo casca in pieno nella truffa mediatica coinvolgendo il <TG3 Lazio>. E fa di peggio: vende il presunto video-shock che va in onda nella nota trasmissione televisiva <Studio Aperto> di Italia1. La farsa di Blissett continua con lettere anonime inviate ai quotidiani da parte di studentesse stuprate durante riti satanici (“Sono io la ragazza violentata”. Una lettera agghiacciante) ed altre beffe tutte pubblicate con commenti che richiamano all’ordine, la disciplina e la famiglia. Finché, il 2 marzo 1997, Blissett rivendica la truffa mediatica. Patetici i tentativi di difesa degli organi di informazione gabbati. Nessuna testa salta. Nessuna assunzione di responsabilità. L’info-guerriglia di Luther ha dimostrato che sul tema del satanismo gli organi di informazione sono fabbriche di ignoranza e pregiudizio, inventori del deviante. Pressappochismo e disinformazione generano paure collettive laiche e religiose. E la paura impoverisce la comunicazione, alimenta conflitti culturali, manipola i comportamenti dell’opinione pubblica, riduce la proliferazione di immaginari.

Atto settimo. Dialettica del dramma e della farsa: per un’estetica della simulazione

<Noi come Luther Blissett abbiano iniziato a riflettere sulle emergenze sociali analizzandole sul piano della filosofia politica e delle tecnologie di controllo e repressione. Abbiamo individuato una tendenza negli ultimi trent’anni che accompagna quello che Foucault e Deleuze chiamano il passaggio dalla vecchia società disciplinare alla società del controllo diffuso: le emergenze sociali servono a sollevare panico morale e a trovare un nemico pubblico in modo da far passare attraverso un’opportuna campagna mediatica leggi liberticide. Dagli anni ‘70 fino a ieri queste emergenze si sono spostate sempre di più dal campo dell’ordine pubblico, quindi della politica, dello scontro tra una massa e un’altra, ossia dello scontro molare a emergenze molecolari, nel senso che vanno ad incidere direttamene sui legami tra una persona e l’altra, sulle scelte sessuali, le differenze culturali. Insomma le emergenze si sono spostate sempre di più dall’ordine pubblico alla privacy, in un certo qual modo si sono smaterializzate: l’orco, il cattivo, il male può essere dappertutto è invisibile e investe non le piazze ma i microlegami sociali. A un certo punto ci siamo trovati davanti l’emergenza pedofilia: sia con il caso BdS sia con l’emergenza più generale della pedofilia su Internet. Così abbiamo iniziato a indagare e abbiamo notato che all’emergenza pedofilia si accompagna l’emergenza gemella: quella sulle sette. Perché molto spesso alle accuse di abusi su minori salta fuori che è anche un abuso rituale. Spesso il cammino è inverso. Si comincia ad attaccare una nuova religione e poi da lì si dice che abusano di bambini. Negli USA in questi mesi sotto tiro sono gli Hare Krishna. Con i BdS è stata immediatamente chiara la dinamica inquisitoria. Prima di allora noi non conoscevamo né Dimitri né i BdS. Per capire cosa stava succedendo abbiamo utilizzato il metodo suggerito da Edgar Allan Poe in un suo racconto, Il mistero di Marie Roget, in cui dice: cominciate dai giornali evidenziando le distorsioni della cronaca e da lì risalite all’indietro. In questo racconto lui parte da un omicidio effettivamente avvenuto a New York, lo sposta per esigenze narrative a Parigi, la ribattezza, e semplicemente commenta, articolo dopo articolo, come la stampa di New York ha descritto le indagini della polizia, il ritrovamento del cadavere ecc., e segnala tutte le incongruenze, le prende, le estrapola, le lega una all’altra. Da lì si fa una teoria completamente diversa che è il negativo, l’esatto opposto, diciamo il buco nero della teoria investigativa ufficiale della polizia. Noi abbiamo seguito la stessa procedura. Abbiamo preso tutta l’annata de il Resto del Carlino, da quando si è iniziato ad indagare su Marco, abbiamo seguito come siano stati trasformati pian piano i capi di imputazione, come cambiavano gli aggettivi nei confronti di Dimitri e dei BdS, il ricomparire improvviso di personaggi di anni prima tipo Efrem del Gatto il capo dei satanisti romani, la comparsa improvvisa di supertesti che non si sapeva bene chi erano, non venivano nominati, si scriveva: fonti dicono che …, abbiamo riunito tutte le incongruenze. Soprattutto quelle del giornalista Roberto Canditi. Poi abbiamo pubblicato un articolo di due pagine su Zero in Condotta che si intitolava: I Carlini di Satana. Un anno di Canditi allo zolfo. Da lì siamo partiti dicendo: le cose non sono come sembrano. Poi siamo andati all’indietro. Abbiamo contattato gli avvocati della difesa, li abbiamo intervistati. Abbiamo condotto un’indagine sul Gris par capire cosa fosse. Il Gris si definisce come gruppo non confessionale invece abbiamo scoperto che ha l’indirizzo dentro il palazzo della Curia, in via del Monte. Quindi hanno poco da dire che non sono confessionali. Abbiamo scoperto che il Gris fa riferimento alla Congregazione per la difesa della fede che è l’ex Sant’Uffizio, cioè l’Inquisizione rimodernata con il Concilio Vaticano II al cui capo c’è Ratzinger. Andando sempre più indietro abbiamo visto che il caso BdS era stato preparato da una serie di articoli che erano usciti sull’Osservatore Romano, sulla stampa cattolica sul pericolo delle nuove religioni. L’abbiamo collegato ad altre prese di posizione specificatamente papali come l’Enciclica Ut unum sint che, pur non andando direttamente contro i nuovi culti, diceva, bisogna riunire i monoteismi, vedasi le giornate di preghiera comune ad Assisi. Riunire i monoteismi vuol dire lasciar fuori i politeismi. E chi sono i politeisti? Sono i neo-pagani. I BdS non sono satanisti nel senso cattolico. Non sono dei cattolici al rovescio. Si riferiscono a Satana come ad un principio panteistico. Loro, era nostra opinione non avessero danneggiato nessuno. Ci sembrava che i capi di imputazione fossero grotteschi. Abbiamo trovato questa nebulosa di riferimenti che ci faceva dubitare un po’ di tutto. Poi abbiamo ordinato via Internet Satan’s Silence di Nathan e Snedeker (24) e ci si sono aperti gli occhi. Perché le imputazioni che loro smontano pezzo per pezzo sono assolutamente identiche a quelle che vengono fatte qui a Bologna dal PM Lucia Musti. Da lì in poi abbiamo iniziato a tirare tutti i fili e a fare controinformazione sull’argomento.
All’inizio del caso BdS tutta la stampa locale era colpevolista, comprese la Repubblica e L’Unità. Quando abbiamo iniziato ad indagare e a scrivere su Zic hanno cambiato posizione e sono diventate garantiste. Questo ha allentato la pressione sugli imputati e ha permesso agli avvocati della difesa di lavorare meglio. Inoltre ha fatto innervosire moltissimo l’accusa, la Musti ha iniziato a sbagliare delle mosse. Abbiamo fatto una guerra psicologica e credo che abbiamo contribuito in maniera significativa all’assoluzione dei BdS, anche se il merito è ovviamente degli avvocati che sono stati bravissimi. Però gli avvocati hanno potuto lavorare in un ambiente più favorevole perché noi fuori dal Tribunale abbiamo spostato una parte dell’opinione pubblica cittadina. Una minoranza. Ma una minoranza forte, sensibile. Nel frattempo l’inchiesta si è anche sgretolata un po’ da sola perché alcuni testi si sono dimostrarti non solo inattendibili ma anche veri e propri psicopatici. L’accusa ha preso delle cantonate sia nella fase istruttoria, sia nella fase del dibattimento facendo pure delle figure abbastanza barbine. Poi è venuto fuori che alcuni esperti utilizzati all’inizio delle indagini erano preti esorcisti. Da lì anche l’opinione pubblica ha cominciato ad avere dubbi. Consulenti forniti dal Gris e utilizzati dai Carabinieri facenti funzioni di Polizia Giudiziaria erano due preti esorcisti! E gli esorcisti credono davvero che Satana sia quello con gli zoccoli e le corna, neppure un principio metafisico. L’ho sentito con le mie orecchie da uno di loro in una conferenza pubblica. E’ il paradigma dell’emergenza molecolare. Persino il Papa di recente ha confermato che Satana è una persona che si trova in mezzo a noi nella vita quotidiana> (25)

Atto ottavo. Partita di andata e ritorno: individuo vs massa, massa vs individuo

Anche la società di massa ha il suo palcoscenico: dai retaggi del theatrum mundi medioevale alle parate militari di ieri e di oggi, alle apparizioni televisive di questo o quel prelato. Ciò che separa la società di massa dalla società dello spettacolo non è solo il senso dell’avvenimento (l’esibizione di un corpo di ballo non è l’esibizione di un corpo di ballo e basta) quanto il sentimento del tempo: finalistico e sacrale per la dimensione di massa, immanente e secolare per la dimensione dello spettacolo. Per i BdS non c’è rivelazione extramondana, non c’è liberazione che nel presente. Non c’è un solo Dio ma un intero pantheon. Una volta che le élite determinano la comunicazione tramite la concentrazione in poche mani dei media, le masse hanno tecnicamente necessità di qualcuno che le controlli e ne gestisca il destino. I BdS no: loro sono una tribù e non un gregge da guidare. Dal neo-paganesimo dei BdS il grande assente è l’uomo della provvidenza, il pastore di anime. Nella filosofia dei satanisti non c’è giudizio universale, non c’è redenzione, non c’è volontà divina. Per i cristiani il tempo è irreversibile, corre in una direzione ed è orientato al futuro: la vita è preparazione per l’avvento del Regno di Dio. Per i neo-pagani il tempo è reversibile, vola in più direzioni ed è astorico: la vita è sperimentazione. Eppure satanisti e antisatanisti sono alla ricerca dello stesso oggetto: l’eterno. La fine del tempo giunge con la seconda venuta di Cristo per gli uni, con il ritorno alle forze istintive e perenni della natura per gli altri. L’attesa del giudizio universale e la ricerca di sé costituiscono due viaggi nel tempo che muovono forze inevitabilmente in collisione: l’anima da salvare contro l’emancipazione da conquistare, l’utopia del passato contro l’utopia del remoto. Sia per il satanismo che per l’antisatanismo il senso del tempo è attraversato da significati che conducono al conflitto. Alle virtù cristiane ecco opporsi tre parole-chiave dei BdS: Io, volontà, azione.
<Dall’ebraico Satana vuol dire avversario, accusatore. Un avversario del monoteismo. Un avversario che è il pensiero magico. Credere in se stessi è già un’opera satanica perché va contro il pensiero cattolico. Che dice: tu sei una creatura che si deve genuflettere al Dio che noi ti diamo e a cui devi credere per fede. Se credi in te stesso e non credi nel nostro Dio automaticamente sei Satana. Lo scienziato che curiosa nell’atomo è Satana. D’altra parte alla base di ogni ricerca di ogni scienza c’è la carica sessuale, c’è la carica istintiva. Infatti la Chiesa ha demonizzato e demonizza ancora scienza e sessualità. E ha associato il Demone ad eventi sempre negativi. Mentre anticamente ogni forma di sapere aveva il suo demone: la musica, l’arte, l’erboristeria, la poesia, la matematica, la logica… E poi nei confronti dei gruppi esoterici l’inquisizione c’è ancora oggi. Ci perseguitano per i nostri riti. Perché nel rito satanista viene fuori il dramma psichico. Che è l’istinto creativo, folle, il senso che sfugge a te stesso nell’espressione e nell’esprimerlo. E’ il proprio orgasmo mentale, il proprio dramma, perché di dramma si tratta, nel creare attorno a te, in quell’universo che stai realizzando in quel preciso spazio in quel preciso momento, il tuo grande quadro, il tuo grande risultato. E alla base di tutto questo c’è l’Io voglio. Nel rito richiamo in me la forza antica, ed esprimo me stesso come un folle danzatore, come arlecchino. Esprimo con la composizione di tutto l’universo perché sono così>.

Tanto timido, emaciato e dark è Dimitri quanto aperto, solare e casual è il giovane Vicepresidente dei BdS: Alessandro Chalambalakis. Di padre greco e madre italiana, nasce a Bologna il 30.07.1979. E’ figlio unico. Diplomato all’Istituto d’Arte è iscritto al primo anno della facoltà di filosofia. I genitori sono separati da 12 anni e Alessandro vive con la madre in una casa ordinata e che sa di fresco, di appena pulito. La sua camera è quella tipica di uno studente: letto ad una piazza, scrivania, stereo e CD musicali, scaffali occupati da libri ben riposti, poster di Hans Reudi Giger. La distingue qualche foto dei riti satanici e una spada appesa alla parete. Alessandro viene a sapere dei BdS dalla stampa in occasione del processo del 1996. Alle udienze non lo fanno entrare perché ancora minorenne. Ma quando Marco esce di galera eccolo presentarsi ed entrare a far parte dell’Associazione. Ironia della sorte tanta pubblicità negativa ha avuto l’effetto di avvicinare ai BdS altri ragazzi. Alessandro conduce una vita del tutto simile a quella di molti giovani universitari bolognesi divisa tra studi, preoccupazione per gli esami, cene in pizzeria con amici tolleranti verso la sua attrazione per il Demonio, lavori saltuari, buone letture, diversi hobby quali suonare la chitarra in un complesso rock, scrivere poesie, scattare foto. Il suo nome da iniziato è Los. Ed è mutuato dal poema di W. Blake, Il canto di Los. Nel 1999 Chalambalakis è coinvolto nell’inchiesta di usura. Subisce interrogatori e la perquisizione della propria abitazione. Dopodiché l’inchiesta sarà archiviata.
<Direi che se c’è qualcosa che sin da bambino mi ha influenzato nell’avvicinarmi all’esoterismo è il rapporto con me stesso. Esoterismo infatti significa interiore, che viene da dentro. Io tendo ad avere una personalità individualista e questo c’entra con l’esoterismo perché il mago è al centro dell’universo ed è colui che si mette al posto di Dio e plasma la materia. E’ l’opposto del cosiddetto bagaglio culturale. Brutta parola. Sembra una cosa che pesa. Mentre la cultura è l’opposto del bagaglio culturale. La cultura è azione, sentire. In questa prospettiva il satanismo è un atto di coscienza, di consapevolezza nei confronti della realtà e della natura umana. Nel senso che è un’interpretazione magica, culturale di ciò che è alla base dei nostri desideri, delle nostre azioni. Per esempio di come viviamo la sessualità, l’arte, il concetto di bello. Credo che fondamentalmente l’uomo sia il demone. Demone inteso come energia, forza, avversario. Satana è il contestatore. E’ colui che pone il dubbio. Fa parte di quella dialettica volta allo scontro, alla conoscenza. Perché è dalla contrapposizione che si definisce una verità. Il demoniaco esercita una funzione critica. Siamo tutti uomini e possessori del demone. Da un punto di vista magico personaggi storici che nulla hanno avuto a che fare con il satanismo erano abitati da un demone, Giordano Bruno, Lenin… Il mio personale concetto del demoniaco si riferisce più all’arte, alla magia nel senso della volontà espressiva che va a fecondare la realtà. Quindi l’uomo che costruisce, agisce, crea la sua realtà. Un uomo attivo che costruisce il mondo> (26).

Il primato dell’immaginazione sulla Verità, l’affermazione dell’Io e l’abbandono a forze primordiali echeggia in una qualche misura il romantico teatro della mente che dal sogno transita facilmente alla visione: <… non il mondo delle larve e dei fantasmi che esprimono le lacerazioni dell’io senza che l’io possa esercitarvi il suo controllo dev’essere riportato alla coscienza, bensì la coscienza bisogna sia tratta fuori di sé e messa di fronte ad una realtà che l’oltrepassa, la investe estaticamente, infine la rende capace di un’esperienza spaesante ma rivelativa> (27).
Dinanzi alle potenzialità offerte dalla forza del pensiero, la massa sembra lo spettro dei BdS. L’autodirezione è la loro stella polare. L’eterodirezione il vero male (28). Emerge un’idea particolare del satanismo che tuttavia non rappresenta una novità. Nel romanticismo ottocentesco e nel decadentismo fin de siécle il satanismo diventa un atteggiamento artistico e una scelta filosofica (29). Nella versione dei BdS il Demonio è sia una chance per liberarsi dal giogo della morale cattolica, sia una forza che si oppone a Dio in nome di un altro livello esistenziale. La folla spaventa i BdS. Il culto dell’Io li esalta. Tant’è che alla precisa domanda se sognino una società di satanisti la risposta è perfettamente coerente: <No perché la società di massa contiene in sé una contraddizione: cancella l’individualità. Noi BdS vogliamo liberare il satanismo dalla condanna, vogliamo farlo conoscere, non massificarlo né renderlo dominante perché credo che la potenza stia nella minorità. E’ una potenza interiore, il magico sta nella minoranza. Lì c’è più valore. C’è meno dispersione. Non si creano quelle che vengono chiamate le opinioni comuni. Si cerca invece di valorizzare le sacre differenze. Quelle che a volte nella società si tendono a smantellare in nome di un’uguaglianza che è profana. Ovviamente non mi riferisco all’uguaglianza giuridica che non è in discussione> (30).

In fondo è una borghese uguaglianza civile quella che chiedono i BdS, una moderna libertà di pensiero, una pubblica rivendicazione di soggettività (31). Afferma Dimitri: <Personalmente sarei già felice se ci lasciassero liberi di parlare. Se a livello epidermico riuscissi a far sentire l’Antico che non si è spento. Per Antico intendo il valore del grande Io, del grande esprimere, del grande calpestare, del toccare, sentire… Chiedo di far arrivare questa esperienza ad alcuni. Non mi interessa che tutti siano satanisti… Noi BdS non abbiamo un progetto politico. Non siamo una setta. Siamo un’associazione culturale. Stiamo parlando di persone, di altri, di perle preziose, di cose che non possono appartenere a tutti. L’evoluzione umana non genera lo stesso standard di individui capace di recepire. Inoltre siamo tutti sotto controllo. Fai un’associazione come la nostra e ti ritrovi in galera. Ti chiudono. E così tu non sei quello che sei in realtà. Sei il tuo lavoro, quello che preghi, quello che consumi, come ti comporti in società. Questo è il problema, Non viene visto l’uomo nella sua natura, in quello che è. Nella società la persona non è valorizzata. Infatti le lotte sono nate per esprimere parti dell’uomo che sono represse>.

Atto nono. Teatro di un desiderio: il rito satanista

I riti dei BdS costituiscono un ritorno alla dimensione orale. Con parecchie differenze rispetto al passato originario delle società preindustriali. Il ritorno è perfettamente consapevole, è un divorzio razionalmente motivato dal proprio tempo: è la biografia che si ribella alla storia, è la rivolta dell’individuo contro la società, è un racconto che chiede la parola. Nel rifiuto della morale dominante e nel privilegiare il tempo privato su quello pubblico si situa il discrimine che permettere di distinguere una tribù premoderna da una tribù post-moderna qual è quella dei BdS. La pratica di riti esoterici nella versione BdS costituisce la ricerca di un tempo ciclico, tipico delle dimensioni arcaiche, all’interno di una contemporaneità sempre più frantumata in una miriade di appartenenze. La loro performance non è un intervallo, non è l’interruzione del continuum, non è la liturgia di un culto. E’ un modo per: a) prendere alla gola il dramma e la farsa insiti nei rapporti comunicativi; b) impossessarsi della storicità annullandola; c) valorizzare la persona al di sopra del ruolo. Su questa lunghezza d’onda suonano profetiche le parole di McLuhan: <L’alfabetismo crea tipi di individui assai più semplici di quelli che si sviluppano normalmente nella complessa rete delle società tribali e orali. L’uomo frammentato crea infatti l’omogeneo mondo occidentale, mentre le società orali si compongono di persone differenziate … dalle loro singole e inconfondibili miscele di sentimenti. Il mondo interiore dell’uomo orale è un groviglio di emozioni e sentimenti complessi che il pratico uomo d’occidente ha da tempo corroso o eliminato a vantaggio dell’efficienza e della praticità> (32).
<Il rituale satanista non è codificato. Non ci sono regole fisse da seguire. Non ci sono frasi da leggere di volta in volta. E’ istintivo espressivo, è il tuo impeto, un tuo orgasmo interiore. La carica è nella testa. Certo parliamo della carica sessuale perché questa è l’ego creativo che ricerca, è la base di ogni scienza di ogni cultura. Da qui a dire che nei riti ci accoppiamo come matti, rispondo: magari! In realtà gli incontri sessuali sono stati rari, belli, forti, ma la parte principale è a livello mentale è lì che si polarizza l’orgasmo. Noi utilizziamo percorsi possessivi, l’immedesimarsi nell’energia che chiami in te, l’energia antica che incameri e immedesimi per esprimere. Puoi farlo attraverso la danza che ad esempio accompagna le possessioni voodoo. Ma nel rito satanista la possessione è conscia. Come un attore che recita. Per questo devi sentirti in armonia con le persone che hai attorno. Il rito satanista è un fatto collettivo, non individuale. Nel rituale la persona si esprime, cambia voce, fa gesti strani. E’ una pratica simile a quella del teatro. Se ti senti un lupo fai il lupo. E questo non c’entra nulla con la licantropia che si vede nei film. Ma significa far emergere l’istinto animale che è in te. Quindi la persona si comporta un po’ come animale: ringhia e libera energia. La volta successiva o anche mezz’ora dopo se ti senti qualcos’altro esprimi quel qualcos’altro. Se ti va ti siedi e ti metti a scrivere, se vuoi urli, oppure reciti poesie. Liberi quello che hai dentro. Noi siamo contro ogni dogma. Il rituale sei tu, non c’è nessuno che dirige. Chiediamo all’energia del mondo e dell’uomo di sorgere all’interno di noi e tra noi. Ma non ci sono formule. Quando suona la campanella inizia il rituale ed esprimi te stesso, prendi coscienza di te, di quello che hai attorno a te e della forma che evochi. Quando l’unione magico-energetica si placa il rito finisce>.

La ripetizione del cambiamento tramite performance di volta in volta differenti conferisce al rito satanista sia una continuità senza tradizione, sia la cattura del passato, presente e futuro in una proiezione ciclica: nel rito satanista il tempo appartiene al singolo performer e a nessun’altro, punto di partenza e punto di arrivo coincidono. Così desacralizzato il rito dei BdS assume i contorni del dramma.
<La possessione del rituale non è da intendere come quella dell’esorcista cristiano che deve riportarti alla normalità Ma come possessione degli stati di trance che sono parte di antiche culture. Culture che rivivono nella nostra società. La musica e l’arte fanno spessissimo riferimento a questi stati come fonte di ispirazione. Nel rito domina l’energia inconscia. Possiamo dire che ti confronti con i demoni della mente. E’ una liberazione dell’inconscio che porta ad una conoscenza di te stesso, delle persone che ti circondano e degli archetipi collettivi. Pan per esempio è un archetipo di fusione con il bosco, con la natura nel senso silvestre del termine, nel senso della fecondità, dell’istinto, della liberazione della sessualità e della musica. Poi c’è Dioniso, archetipo dell’ebbrezza, dell’ispirazione attraverso la danza, la tragedia, la teatralità del gesto, della scena, della parola. Così l’inconscio arriva a una consapevolezza che poi diviene arte. Nel rito vivi la contraddizione tra il tuo essere energia e il tuo essere persona inserita nella società. Il rito è volto al caos. Tende all’eccesso. In questo senso il rituale è tragico perché ci mette davanti al nostro conflitto. Ne prendiamo atto e attraverso il caos arriviamo alla conoscenza> (33).

Atto decimo. Incanto e disincanto

I BdS costituiscono una società di discorso (34) sottoposta a due tensioni contrapposte: sono una presenza sinistra per la morale cattolica che non la tollera e la combatte; sono una fonte di identità, un’espressione di valori per una soggettività ribelle che non si rassegna e resiste. Sembra riproporsi un conflitto di tipo antropologico: quello tra cultura dominante da un lato, culture subalterne e subculture dall’altro. E’ una delle possibili chiavi di lettura. Spingendola fino in fondo e girandola nella serratura si apre la porta del modernismo (35). Nei BdS la riabilitazione del paganesimo si combina con l’amore per la tecnologia e un approccio vagamente materialista alla vita.
Innanzitutto le letture dei BdS intervistati: un mix di occultismo, esoterismo, filosofia. Dimitri, seguendo il proprio istinto di leader, non si sbottona troppo sull’argomento: <Ho fatto riferimento solo a me stesso. Poi ho trovato analogie con il pensiero di Crowley ma anche di Michael Ende, lo scrittore tedesco figlio di un pittore surrealista. Anche qualcosa di Eliphas Levi mi ha ispirato… Ho fatto un’infinità di letture sulla cultura esoterica… Molti testi mi sono stati sequestrati dalla polizia e non li ho più…>.

Rispetto a Dimitri, Chalambalakis è più cerebrale e maggiormente disponibile a dichiarare le proprie ascendenze culturali. Padroneggia discretamente una buona massa di opere e denota forte tensione intellettuale. Fermo restando Crowley, aggiunge i racconti di un classico del satanismo, Joris-Karl Huysmans, poi le poesie di William Blake. Ma non gli sono affatto estranei i templi del sapere ufficiale. Tutt’altro. Dichiara la sua smisurata passione per Rimbaud e Baudelaire. Seguono i racconti di Kafka, incursioni nella teoria degli archetipi e nel simbolismo di Jung, numerosi testi di filosofia. In questo campo le letture vanno dai classici greci alle sfide di Nietzsche a Dio e alla Ragione passando per Giorgio Colli e Roberto Calasso. I sentieri della ricerca filosofica sono: la messa in crisi della razionalità, l’attenzione per l’irrazionale, il ruolo giocato dalle emozioni. Altro cult è Aldous Huxley per i suoi tentativi di aprire le porte della percezione all’assoluto, ad esempio attraverso lo sciamanesimo. Da qui l’approdo al non-sapere come via alla creazione in Bataille e il conseguente ancoraggio alla “follia” di Artaud. L’approccio a questi autori è ancora acerbo in quanto prevalentemente orientato a trovare conferme del proprio sentire. Ma a parte l’inevitabile fase di crescita la ricerca di nuovi stati di coscienza rappresenta una tappa del percorso intellettuale del giovane Chalambalakis. A partire da qui l’apertura di un altro fronte: l’arte con le sue vertigini, scandali, aperture estatiche e le sue affinità con il pensiero magico in quanto <territorio della non-ragione>: un percorso da compiere per raggiungere superiori livelli di consapevolezza (36).
La critica alla ragione dei BdS non si risolve nel nichilismo, né in una sorta di avanguardismo, né in un pensiero della crisi. Non si risolve in uno dei tre principali sbocchi del modernismo quanto forse un’alleanza più o meno riuscita tra moderno e premoderno. C’è una logica conoscitiva in questa dinamica. E segue tre passaggi: disincanto del mondo attraverso il conflitto con l’antisatanismo, reincanto attraverso il rito, disincanto attraverso una consapevolezza antispiritualista. A questa logica corrispondono le tre canoniche fasi del tempo così organizzate: critica del presente dominato dalla morale cristiana, recupero del passato tramite lo spaesamento e il libero flusso di coscienza, azzeramento del futuro in quanto non c’è premio finale, ma convergenza del particolare con l’universale.
<Il principio motore di ogni cosa è l’Io che da una parte riceve ed elabora i dati e l’universo dall’altra parte con i suoi principi oggettivi di funzionamento: la costituzione della materia, il moto dei pianeti, il passaggio dal giorno alla notte, la formazione di uragani, terremoti. C’è una dialettica fra l’uomo e l’universo che noi BdS scarnifichiamo dalla formalità religiosa. Noi siamo più essenziali, andiamo più dritti al punto. Abbiamo una visone analogica, simbolica. Per esempio, il demone secondo noi, è sì bello da vedere rappresentato con le sue ali, le sue corna ecc. Ma le sue ali e le sue corna non sono tali in quanto io credo che esista un essere che svolazza, ma in quanto sono significative dei principi che rappresentano. In questo senso noi cogliamo le analogie che ci sono nella realtà per dargli un significato tramite l’elaborazione dell’Io. Le strade che portano alla conoscenza sono passione e ragione esercitate in due momenti differenti. La passione nel vivere l’esperienza attraverso il rituale per esempio. E la ragione che successivamente analizza cosa è accaduto per riportarci nella realtà. Senza questa dialettica vivremmo nell’illusione. E noi satanisti non siamo dei sognatori> (37).

Atto undicesimo: una logica del tempo

Il ripiegamento dell’Io nel mondo e del mondo nell’Io passa attraverso una modernità esplosa a cui è negata la nostalgia e la speranza di una comunità originaria: il tempo dei satanisti si sottrae al calcolo della razionalità strumentale. <Nell’era elettrica abbiamo sempre meno ragione di imporre un unico sistema di rapporti a ogni oggetto o gruppo di oggetti. … Nel Rinascimento l’orologio si associò alla rispettabilità uniforme della tipografia per estendere il potere dell’organizzazione sociale su scala quasi nazionale. Nell’Ottocento esso poteva ormai offrire una tecnologia coesiva inseparabile dall’industria e dai trasporti in grado di far agire un’intera metropoli quasi come un automa. Ora nell’era elettrica del potere e dell’informazione decentrati incominciamo a dolerci dell’uniformità scandita dall’orologio. Cerchiamo una molteplicità di ritmi anziché una ripetibilità.> (38).
Ma è nel tempo che si costituisce la soggettività, una dimensione ineludibile per chiunque. E’ nel senso del tempo che troviamo una chiave per la comprensione delle relazioni sociali. Sono le pratiche temporali a indicare il contenuto dell’agire. Tanto che lo scontro satanisti/antisatanisti può essere letto come un conflitto tra un ordine socio-temporale fondato sulle convenzioni, l’horarium benedettino, e un ordine socio-temporale fondato sulla natura, il rito magico. Poiché l’ordine del tempo è attraversato dall’ordine del discorso ecco il recupero neo-pagano di due parole-chiave: energia e divenire.
<Nel rito satanico tu sei uno con l’energia che evochi e fai sorgere dentro di te. Energia che porta conoscenza, che fai esprimere per uscire dalla normalità. Alla fine il rituale serve per assaporare ciò che è natura e uomo, ciò che è natura e vita. Serve per essere te stesso, la terra e quello che la calpesta. Alla base c’è la carica erettiva che ti spinge ad ergere, a intraprendere vari ruoli, a indossare le maschere. La carica erettiva è quella che ti erge: che ti pone al centro dell’universo, come l’uomo di Leonardo. Per energia intendo la materia. Come la corrente elettrica, il magnetismo. Tutte forze intangibili ma che si sentono. Realtà oggettive però a stato energetico. Non intendo uno stato spirituale perché non credo agli spiriti. E’ una dimensione affascinante ma non ci credo. Trovo le correnti New-Age ridicole. Sono distorsioni di pensieri antichi. Gli angeli non esistono. Così come non credo a fatture, scongiuri, gatti neri e superstizioni varie. La vita sei tu in quanto animale che proclami te stesso, prendi il tuo territorio, lo senti tuo, esprimi dentro di te con la tua passione, forza, coraggio, sentimento. Ma sei solamente tu. Quando ti dicono che sei uno spirito ti vogliono portare via il tuo territorio. E lo fanno inventando che sei la reincarnazione di chissà cosa. Lo scopo dell’umanità è quello di conquistare il mondo e distruggerlo. Perché di naturale non c’è lo stato di pace. C’è una continua mutazione che porta alla distruzione e a nuova creazione. Questo è il pulsare della materia. Che non è una cosa grezza. La materia è il demoniaco. Perché con il corpo esprimi, con la mani dipingi. L’espressione è tua energia è tua materia. Ma qualsiasi cosa che tu insemini avrai sempre un anticorpo che la distrugge. La materia ha una sua regola dettata da nessuno. E’ un po’ delirante ma è così>.

Con un linguaggio chiaramente tribale l’idea di energia è utilizzata da Dimitri come spinta per la conquista del potere individuale: una sorta di naturalismo universale basato sulla forza. Unicità, Io imperiale, narcisismo: termini differenti che si adattano al gruppo dei satanisti senza tuttavia comprenderlo per intero. Torna il modernismo con tutta la sua ambiguità di repulsione/attrazione per la modernità. Fa capolino la cultura post-moderna con la sua insistente ricerca di valori post-materialisti centrati sull’autorealizzazione, l’autonomia individuale, la diversità, l’autoaffermazione (39). Ma nel caso dei BdS la carica antigerarchica è dichiaratamente antispiritualista. E’ in netta controtendenza rispetto alla New Age e alla Next Age. L’oggetto BdS non è coerente. Oscilla costantemente tra diacronia e sincronia. Insegue l’autenticità del passato remoto poi si ferma al “localismo” della propria filosofia. Certo gli spazi per esprimersi sono ristretti. Tuttavia l’ambivalenza è innegabile. Ed è visibile nel significato assegnato all’idea di energia grazie all’inclinazione per le tecnologie informatiche: <Il carattere tattile, estremamente pervasivo del nuovo ambiente elettrico deriva da una rete di energia pervasiva che penetra incessantemente nel nostro sistema nervoso. … Questo ambiente già di per sé costituisce un trip interiore, collettivo, senza utilizzare droghe. … <<andare fuori>> è soltanto molto incidentalmente un fatto chimico e su scala infinitamente più vasta è invece una questione di ingegneria elettrica> (40).
Nei BdS la ricerca del principio attivo si coniuga con un’idea precristiana tramite la quale il divenire è al servizio dell’essere: <Fondamentalmente il demoniaco contesta il concetto di sacro storicamente costruito dal cristianesimo. La nostra filosofia dice che il sacro non è il luogo della passività della famiglia e del pane quotidiano ma dell’attività, quindi dell’arte, del fare, dell’agire. La sacralità per me è sfida, rottura dei limiti. Satana è avversario del limite. Con il satanismo si passa dall’organizzazione alla distruzione feconda, figlia del creare. Ecco che tornano in ballo i processi magici, la cultura esoterica. La bipolarità, bene e male, i contrasti che si bilanciano, che si escludono e che volgono poi in un sapere diverso. Satana è l’estremo del possibile e realizza la sua sacralità in senso individuale. Questa sfida ai limiti sociali io la ritrovo nella cultura dionisiaca. Però noi non facciamo riferimento a delle divinità, non offriamo doni a nessuno. Noi non adoriamo nessuno all’infuori delle potenzialità umane. Quindi in questo senso siamo anche dei materialisti e siamo sicuramente moderni perché per quanto tu possa concepire una cosa astratta sei tu che la concepisci, sei un Ego che si espande attraverso l’interpretazione della realtà. I principi che seguiamo sono quelli che governano l’universo, il cosmo: la creazione, la distruzione, il piccolo, il grande, il bello, il brutto. Opposti che stanno alla base della costituzione estetica e formale di una divinità. Possiamo fare riferimento è Dioniso, oppure altri culti come quello della Terra-Madre. Noi liberiamo la divinità dalla dimensione idolatra, formale per far rimanere solo il principio che sta alla base poi del mondo della materia: il movimento dell’universo>. (41)

Atto dodicesimo. Dioniso: un corpo estraneo nel tempo sacro

Se parlare è combattere allora due match dell’incontro satanisti/antisatanisti vanno, seppur di misura, a favore dagli antisatanisti. Il primo: l’esperienza carceraria ha liquidato il vertice dei BdS. Luongo e Bonora lasciano i BdS. Resta solo Dimitri che però in poco tempo rimpiazza i vecchi dirigenti. Il secondo: nella coscienza collettiva l’immagine dei BdS oscilla tra quella di un gruppo che pratica messe nere, adora il Diavolo della Bibbia, profana cimiteri alla luce della luna e quella di ragazzi disturbati, sicuramente poco raccomandabili. Non convince l’opinione pubblica l’idea di Dimitri e del suo gruppo di un satanismo come forma di espressione culturale neo-pagana. Tuttavia, il processo di criminalizzazione non è pienamente riuscito: i BdS non sono stati trasformati in devianti: <Dopo l’accusa di pedofilia e un anno di prigione sono assolto perché il fatto non sussiste. Chiedo l’Appello e sono assolto una seconda volta. Io sono incensurato>.

Un piccolo esercito di giornalisti attende i BdS all’uscita da carcere. Le domande sono quasi tutte di colore. Le grandi TV nazionali riprendono a corteggiare Dimitri. Ma lui preferisce fare controinformazione. Organizza conferenze. Al suo fianco la realtà alternativa bolognese. Il Teatro Polivalente Occupato (TPO) allestisce uno spettacolo dal provocatorio titolo: Il caso Musti. La Procura di Bologna chiede lo sgombero del TPO. Ma il tentativo di censura fallisce. Lo spettacolo si tiene la sera del 30 gennaio 1999 con successo di pubblico. Tuttavia la luna di miele di Marco con i mass media è in declino. Per giunta i guai giudiziari di Dimitri non finiscono. Nel febbraio 1999 ecco spuntare una nuova accusa: usura nei confronti di una ex iscritta ai BdS.
<Ridevano persino gli agenti della Squadra Mobile di Bologna quando sono venuti a notificarmi la cosa. Mi hanno trovato 15.000 £ e mi hanno detto: qui ti vogliono incastrare. Poi è venuta la Squadra Mobile di Roma. Mi hanno schiaffeggiato, portato in caserma, costretto a denudarmi.. Mi chiedevano se avevo paura… certo che ho paura, rispondevo… Hanno sequestrato quaderni di poesie, CD, libri, il computer, l’elenco degli iscritti, disegni e materiale del genere… E’ ancora tutto al deposito… non ho i soldi per il dissequestro>.

Anche queste accuse verranno presto archiviate. Nel gennaio del 2002 Dimitri e gli altri due componenti del gruppo BdS coinvolti nell’inchiesta del 1996 tornano in Tribunale ma per chiedere tre miliardi di £ di risarcimento a causa dell’ingiusta carcerazione (42). In attesa del lieto fine, ancora oggi Marco viene intervistato da questo o quel canale televisivo. Nel marzo del 2002 una Tv Los Angeles produce un intero servizio su di lui. Ma per lo più è contattato come “esperto” quando dinanzi a reati difficilmente spiegabili o controversi dalla penna di qualche giornalista spunta la coda del Diavolo. E’ il caso della sparizione della bara del finanziere Cuccia. Rivelatasi poi l’avventura di due balordi. Oppure quello dell’omicidio della suora a Chiavenna, in provincia di Sondrio, da parte di tre ragazze decisamente disturbate. E’ il recentissimo caso di infanticidio a Cogne, in provincia di Aosta. Un delitto ancora senza colpevole e che in un paio di occasioni ha chiamato in causa l’opera del Maligno. Dimitri viene intervistato come una sorta di consulente per cercare di comprendere se il satanismo è in relazione con queste vicende. Togliersi di dosso l’odore di zolfo si rivela un’impresa impossibile. Ma sembra che prima ancora dei BdS a non poter fare a meno dell’odore di zolfo sia la società dello spettacolo. Da molti anni la fantasia notturna del satanismo occupa la scena con eccellenti risultati in termini di audience. Complessi musicali come i brasiliani Sepultura riscuotono un successo di nicchia ma comunque notevole. Esistono poi artisti noti al grande pubblico come il dissacrante Marylin Manson che incide album intitolati AntiChrist Superstar e in un suo videoclip fa saltare da un braccio all’altro di una croce di legno un divertito scimpanzé mentre la star canta indossando un costume simile alla tonaca di un alto prelato. Perché perseguitare i BdS dal momento che calcano la scena personaggi simili o gruppi hard rock quali le Rockbitch famose per praticare sesso libero e che si esibiscono seminude su palcoscenici infiammati da teschi, caproni e diavoli? Come mai non è possibile interrompere i riti notturni delle discoteche romagnole dove nudità, droga e trasgressioni di ogni tipo abbondano e negli anni i morti del sabato sera per incidenti automobilistici si contano a centinaia? I BdS in fin dei conti non hanno ammazzato nessuno. La risposta non può essere univoca. Intanto, gli incubi di Bosch e Jung trasmessi dalla società dello spettacolo godono di franchigia perché mettono in moto il lucroso giro d’affari. In secondo luogo, il post-moderno fa delle subculture giovanili un vettore determinante dei modelli di consumo culturale. Ma l’interesse economico non basta a spiegare tutto perché non tutto può essere tenuto sotto il controllo del denaro. Né è necessario. Certo, larghe frange del cattolicesimo non vanno per i sottile e bollano in blocco il rock come demoniaco. Ma talvolta per la cultura dominante il nemico interno è politicamente indispensabile. E se non c’è bisogna produrlo. Basta cercare nelle altre società che compongono il sistema sociale. La società di massa condanna rock satanico e affini in contumacia, conosce Simmel e attende pazientemente il riflusso di una moda. Ecco una parola magica: <La moda è contemporaneamente essere e non essere, essa sta sempre sullo spartiacque di passato e futuro e ci dà, finché è in voga, una così forte sensazione del presente come pochi altri fenomeni riescono a darci> (43).
La moda è inevitabile, effimera e transitoria. La moda è astratta in quanto estranea al reale, e gode di un movimento autonomo che poco ha a che fare con l’individuo, il quale più che giocatore è giocato. La moda tende all’autodistruzione e alla perdita della propria memoria. Tutto questo i gestori della società di massa lo sanno bene. La moda di Satana passerà. Certo, il fenomeno va tenuto sotto controllo perché l’eterno cova nel transitorio, cova nel ritorno delle dimensioni tribali per quanto sfruttate dall’industria culturale. Perciò è inutile sprecare troppe energie per combattere l’inevitabile della società dello spettacolo. Nella sua variante metal il rapporto tra consumi e identità che si richiamano alla simbologia demoniaca è una cosa. Il satanismo è un’altra. Senz’altro ci sono delle affinità tra due sponde bagnate dalle acque dello stesso immaginario. Ma Dimitri e il suo gruppo non hanno mai inteso proporsi come il gusto di un momento. Se avessero utilizzato i media per vendere qualcosa non avrebbero avuto problemi come non ne hanno cantanti indiavolati ma neppure indovini, astrologi e cartomanti che si esibiscono quotidianamente in Tv consegnando ad ognuno il futuro di una superstizione (44). I BdS hanno rivendicato una memoria, un essere, un passato. Hanno tentato una forma di socializzazione a cui tendono tutti i costruttori di memoria collettiva: la coalescenza tra socializzazione primaria e socializzazione secondaria, l’equilibrio tra routine e spontaneità, l’alleanza tra razionale e irrazionale. Praticando il ritorno di una tribù pagana i BdS hanno riproposto come attuale un ordine sociale del passato remoto. Per la cultura dominante non è un fenomeno da sottovalutare perché l’integrazione sociale dell’individuo si realizza quando dal rapporto tra socializzazione primaria e socializzazione secondaria sintetizza un’immagine dell’esistenza. Un’immagine che fornisce alle continuità imposte dall’ordine sociale del tempo (l’orario ecc.) l’elasticità necessaria per sopportare le discontinuità cercate dai singoli attori attraverso il movimento, la spontaneità, la protesta. I sistemi condivisi di credenze, dalla morale alla pubblicità, assolvono questo scopo: ricondurre la ricerca di cambiamenti dentro la cornice delle continuità in modo da sostenere l’autocontrollo individuale sul controllo sociale e viceversa. Ma il neo-paganesimo dei BdS ha questo di particolare: non possiede un calendario né aderisce alle “feste comandate” come ad esempio il Capodanno di Satana il 31 ottobre o la prima notte di Tregenda il 21 dicembre. I BdS si sottraggono al canone a favore dell’istinto: non diventeranno mai un modello di consumo perché non sono riproducibili. Possono diventarlo ad una condizione: rinunciare alla lotta per il possesso della storicità.
Pan, Dioniso e Narciso sono le principali figure mitiche a cui i BdS rinviano il loro essere neo-pagani. Un’altra continuità, altre discontinuità, un altro incanto. In una parola: un’altra immagine dell’esistenza. Pan, la spinta sessuale, e Narciso, l’amore di sé, sono le polarità del dio dei boschi, della vite e dell’ebbrezza. Dioniso: il dio dal doppio volto, allo stesso tempo padre e sposo; il bambino abbandonato dalla madre e perseguitato dalle sue stesse nutrici per averle gettate nel furore dell’amore e dell’ira; il nuovo culto che porta scompiglio a Tebe (45). Dioniso è un altro ritmo della vita individuale, di gruppo e sociale. Un pericolo pubblico per chi crede nell’immortalità dell’anima. Un virus che infetta le partizioni dell’ordine del tempo: sacro/profano, pubblico/privato, libero/lavoro. E attacca alla base il potere dei costruttori della coscienza collettiva: religione e politica, informazione e apparati di repressione. Dioniso redivivo è la rottura del codice temporale. E nessuna resurrezione è permessa a un’esistenza così estranea al mondo cristianizzato. Dioniso può sopravvive nell’emarginazione dei ricordi libreschi ma non ha diritto alla storia. Non ha diritto a riproporre al mondo il suo essere naturale e divino. Il fronte antisatanista sembra non aderire affatto alle intime convinzioni del cattolico McLuhan: <Ciò che è necessario è esser disposti a sottovalutare completamente il mondo. Ciò è possibile solo ad un cristiano. … Oggi non c’è passato. Tutte le tecnologie, e tutte le culture, antiche e moderne sono parte del nostro orizzonte immediato> (46). Né sembra che il Gris o il <Carlino> abbiano minimamente appreso la lezione dello studioso canadese. Grazie alla quale la tribù dei BdS è da considerare il ritorno di un fenomeno arcaico come la minigonna, il piercing, il tatuaggio: del tutto comprensibile nel modo post-industriale avviato alla compresenza di più tempi negli ambienti tecnologici: <Poiché l’Era elettronica inevitabilmente ci spinge di nuovo verso un mondo di visioni mitiche in cui … è bene liberarci del <<senso mitico>> di irrealtà o falsità. E’ stato il frammentato e letterato intellettualismo dei Greci a distruggere la visione mitica integrale alla quale ora facciamo ritorno> (47).

Atto tredicesimo. Il Diavolo nella Rete

<Internet è follia. Come la vita. Perché la dinamica della vita è caos. Caos che si esprime>.
Il sito Web dei BdS nasce nel 1998, dopo la contraddittoria esperienza mediatica di Dimitri: un luccicante palcoscenico che può trasformarsi facilmente in gogna. Sia quando era avviato a diventare una piccola star televisiva sia quando è precipitato nella polvere della cronaca nera, Dimitri ha vissuto sulla sua pelle il comportamento dei mezzi di comunicazione di massa: il loro interesse per il satanismo alimenta quasi esclusivamente fantasmi. Nell’intera vicenda dei BdS il sistema dominante della comunicazione ha oscillato tra il superficiale e l’ostile: è l’altra faccia della società dello spettacolo. Così, per i BdS Internet diventa una “terra promessa” in cui migrare e in cui esprimersi liberamente. Attualmente il loro sito è reperibile all’indirizzo: http://www.bambinidisatana.com e l’approccio al nuovo mezzo di comunicazione è sintonizzato sulla terza fase della vita di Internet: quella comunitaria (48): <L’idea è quella di fare informazione. Di dire chi siamo, proporre la nostra filosofia e radunare un po’ di gente in grado di scrivere. Tutto questo senza necessariamente incontrarci di persona perché l’incontro fisico comporta troppi rischi, tipo accuse false, perquisizioni in casa, parenti spaventati, carcere… Io mi trovo anche nella condizione di dover proteggere le persone che si iscrivono all’Associazione. Perciò debbo rispondere all’esigenza di incontrarsi senza creare delle condizioni per essere attaccati. E Internet è lo strumento adatto sia per informare, sia per ricevere informazioni, sia per scambiare opinioni. Appena abbiamo aperto il sito sono arrivate migliaia di contatti. Negli primi due anni abbiamo avuto 46.000 accessi. Ma la cifra è imprecisa. A un certo punto i contatori si sono rotti, poi li abbiamo azzerati perché abbiamo cambiato server. Adesso ci stiamo attrezzando>.

Per limitare al massimo gli incontri face-to-face gli attuali associati ai BdS sono nella grande maggioranza alfabetizzati all’uso dei nuovi media e si sono conosciuti prevalentemente tramite Internet (49). Il sito è realizzato prevalentemente in Flash e Html ed è quotidianamente aggiornato dallo stesso Dimitri. Il quale, dopo l’odissea giudiziaria che lo ha escluso dallo show televisivo, ha fatto di necessità virtù e si è ingegnato con le opportunità offerte dal Web per <liberare le persone dal pregiudizio nei confronti della nostra cultura> e per trasmettere all’esterno i contenuti del satanismo.
<Sono diventato Web-master perché a furia di fare il sito dei BdS ho scoperto che sono bravo e i siti che creo piacciono. Così mi sono detto: perché non lo faccio per mestiere? Sostanzialmente sono un artista. Almeno così io mi sento. Bene o male ogni giorno devo dare spazio alla creatività, all’istinto: scrivo, disegno, porto avanti il sito dell’associazione… Devo realizzare qualcosa di mio altrimenti non mi sento bene. In questo senso penso di aver dato di tutto, di più alla società. Penso di aver piantato un seme per andare un po’ oltre il modo convenzionale di vedere. Di aver dato anche il mostro. La figura del mostro non è quella che mi hanno appiccicato addosso i media. Il mostro è colui che sa che non c’è alternativa dal non essere che se stessi. Ecco, quando uno è conscio di questo socialmente è un mostro. Perché il mostro è sempre il saggio. E’ sempre quello che alla fine sa distinguere. Il dottor Jekyll della situazione> (50).

Il luogo dove vengono realizzate le pagine web del sito è anche la sede dei BdS e si trova nell’appartamento di Dimitri. Uno spazio a metà tra l’anticamera dell’Inferno e la casa intelligente. Marco vive immerso in un ambiente colonizzato dall’Hi-Tech. La sua casa è una narrazione di macchine con le quali entrare in contatto: un circuito interno di videosorveglianza; illuminazione automatica delle stanze tramite fotocellula; due postazioni di lavoro complete di PC e relativi accessori, dallo scanner alla stampante al collegamento Adsl (le forze dell’ordine hanno sequestrato ai BdS altri 2 PC); Tv da 36 pollici; console playstation con annessi numerosi videogiochi; vari joystick; videoregistratore; stereo con relative opzioni, amplificatore, torre CD ecc.; radiotrasmittente; cellulare ultraminiaturizzato che squilla perennemente.
Certo non è la casa intelligente di Bill Gates. Ma è senz’altro un ambiente tecnologicamente più avanzato della media. Ambiente costantemente immerso in una cupa penombra, ammorbato dal fumo di sigaretta, attraversato da cavi elettrici sommariamente intrecciati e integrato con un arredo dark: nere le pareti e le porte, nere le scrivanie e le varie suppellettili, nere le tende alle finestre, nero il vessillo dei BdS che campeggia alle spalle della scrivania di Dimitri. Ovunque simboli che richiamano il Principe delle Tenebre: draghi alati, teschi (di materiale sintetico), candelabri, candele consumate, quadri che ritraggono il Demonio sotto forma di caprone, decine di fotografie (rigorosamente in bianco e nero) appese ai muri e sulle porte e che propongono teatralmente la messa in scena di riti satanici. Dimitri vive solo. Unica sua compagnia Astaroth. Un magro e silenzioso gatto certosino con una ciste rosa-pallido in mezzo alla fronte che gli conferisce un’aria decisamente inquietante. Salvo circostanze particolari, Marco lavora mediamente circa tre ore al giorno alla tenuta del sito dei BdS. Mentre per l’aggiornamento professionale dedica circa due ore la sera leggendo riviste specializzate, sperimentando programmi ecc. Se a questi impegni si aggiunge l’attività di Web-master e la creazione di siti per conto terzi, la realtà virtuale è parte integrante dell’esperienza quotidiana di Marco, il suo stile di vita è un modo di essere pienamente integrato con la <cultura del computer> (51).
L’architettura del sito dei BdS non segue le regole di economicità di tempo a cui in molti oggi si attengono (52) e fa sfoggio dei programmi di computer grafica di maggiore tendenza sulla Rete. Il sito è diviso in due parti: un’HP sonora che contiene le sezioni: chi siamo, negozio, arte foto, cultura pagana, libri, forum, chat, iscrizioni, filosofia dei BdS, vampirismo, stregoneria, demoni, antisatanismo, comunicati. Nella stessa HP si trova il link al <portale nero> che contiene una serie di servizi tipici dei portali: dai giochi all’edicola, dai link con siti affini a orari utili ecc. Il <negozio> è un piccolo spazio dedicato all’e-commerce. Ma nessuno pensi di trovarci talismani e feticci simili ritenuti dai BdS sciocchezze per gonzi, <una bestemmia nei confronti del pensiero magico che è la propria ritualità esistenziale>. Il merchandising dei BdS si riduce a poca cosa: la vendita di T-Shirt, medaglioni e della loro rivista, Kaffeina, organizzata per numeri monografici e che tratta le varie tematiche del paganesimo ma anche voodoo, vampirismo, cultura e magia dell’antico Egitto ecc. Chat e forum non registrano numeri da capogiro: attualmente gli iscritti al forum sono una sessantina e i messaggi scambiati nell’ordine di alcune decine al giorno.
Fatta eccezione delle band metallare, nel panorama Web italiano i siti dichiaratamente satanisti sono pochi: una decina. Di questi solo tre, forse quattro non hanno intenti commerciali mascherati con paraventi esoterici. Da notare che sui motori di ricerca italiani la gran maggioranza dei siti richiamati con la voce <satanismo> sono in realtà antisatanisti. Uno sbilanciamento che tradisce più la paura che la realtà del fenomeno. Numerosissimi sono invece i siti che si richiamano al neo-paganesimo. Ma qui distinguere tra ciò che è satanismo e ciò che è vago occultismo o addirittura ideologia New-Age richiederebbe un’indagine ad hoc tanto è il mixaggio di stili, richiami e citazioni esoteriche.
Al di là dei possibili limiti tecnici, il sito dei BdS non è nelle sue intenzioni di tipo immersivo. Non è uno spazio in cui abitare, o in cui accadono eventi immaginari vissuti come reali. Non è la riproduzione immateriale di uno spazio reale. E’ fondamentalmente un teatro dell’immaginario satanista. Un uso pacifico di Internet come lavagna, vetrina, esposizione, spazio culturale. Nel sito dei BdS non ci sono maschere ma poesie. Non ci sono personaggi virtuali ma fotografie. Non ci sono giochi di simulazione ma scrittura. Non c’è l’elogio spinto del macabro. Non c’è sesso. Un racconto disarmato se confrontato con quello che si può vedere in Rete. Ma dove l’identità del BdS si presenta per quella che è: una tribù della società dello spettacolo. Conclusione generale: i BdS sono un gruppo che rappresenta principalmente lo stile del satanismo, ossia un gioco di apparenze tipico di una sottocultura in guerra contro la morale dominante. Lo dimostra la formula comunicativa del sito Web curato da Dimitri: uno spazio informativo che esprime una tendenza. Certamente la scarsa aggressività è dovuta al timore di prestare il fianco a pretesti buoni per censure o peggio. Ma c’è dell’altro. Il navigatore alla ricerca di emozioni forti deve andare a cercarle altrove. Nel sito dei BdS non le troverà. Neppure troverà una guerra al cristianesimo. La scelta dei BdS è orientata da una strategia comunicativa leggera. Ancor più leggera di numerosi siti Web di gruppi shock rock. Un sito che non fa magie è il gesto magico dei BdS.
<Non posso parlare di una missione vera e propria del sito dei BdS. Internet è come l’universo, come la materia. Prende vita dalle nostre azioni. Da quello che noi immettiamo. Questa è una forma magica. Quindi Internet dipende dalla nostra disponibilità e capacità di dialogo, dal nostro insegnare, imparare. Impariamo e creiamo allo stesso tempo. Assembliamo degli oggetti virtuali. Diamo loro una forma. La tecnologia cerca di emulare l’Antico Valore. Ad esempio cerca di far comunicare. Tenta di far viaggiare oltre il muro dei cinque sensi. Questo Valore, che è poi un’acquisizione di coscienza, è sia antico che moderno. E’ un’emulazione tecnologica di quello che erano virtù umane primordiali. Poter sentire quello che normalmente non si sente… Stiamo parlando della trasmissione via radio, dei radar, delle onde elettromagnetiche. Stiamo parlando di essere onnipresenti. Prendiamo un cellulare per esempio. Ci fa comunicare ovunque noi siamo. E’ il cervello che fa un atto magico, che crea uno strumento per andare oltre lo spazio. E’ una forma di telepatia elettronica. La telepatia ha preso come veicolo la tecnologia. E questo fa pensare. Non basta dire tecnologia per intendere l’evoluzione, la modernità. L’Ego si evolve quando la propria coscienza è unica e una con l’universo. Qui c’è la crescita, la presa di consapevolezza che ha poi bisogno della sua espressione rituale. Mentre la tecnologia è un albore, una derivazione>.

La tribù dei BdS si trova a proprio agio nell’Era tecnologica perché tenta di valicare il senso comune. Al gruppo di satanisti si può forse applicare la nota deduzione di McLuhan sul ruolo dell’artista: che raccoglie le sfide lanciate dalle innovazioni tecnologiche e <Gioisce delle novità percettive offerte dall’innovazione. Il dolore provato dalla persona media nel percepire la confusione si carica di eccitazione per l’artista nella scoperta di nuove frontiere e nuovi territori per lo spirito umano. Si gloria di nuove identità, collettive e private, le quali però, negli establishment politico ed educativo come nella vita domestica, portano invece anarchia e disperazione> (53).

Atto quattordicesimo. L’incanto del mondo digitale

L’equazione energia = magia è talmente intuitiva da apparire quasi un automatismo culturale. D’altra parte la tentazione è assai forte dal momento che i nuovi media sono considerati estensioni del corpo umano: <La continuità tra i due campi, il tecnologico e il biologico, è stabilita dal fatto che c’è elettricità sia all’interno che all’esterno del corpo. … le reti tecnologiche hanno dimostrato una tendenza a crescere in modo esplosivo, come quelle biologiche del nostro sistema nervoso subito dopo la nascita> (54).
Non è la prima volta nella storia che tecnologia e magia si trovano a fare i conti l’una con l’altra in una commistione di ruoli che per la coscienza scientifica è oggi del tutto improponibile. Tuttavia l’intangibilità della Rete unita alla sua tendenza alla tribalizzazione ripropone alla ragione un confronto che sembrava ormai sepolto: <E’ sorprendente come la rete possa privarti delle tue convinzioni adulte sulle leggi della fisica. Sei costretto ad adottare un approccio quasi infantile al mondo digitale: chiedi sempre perché, perché, come un bambino di cinque anni e accetti le risposte per quanto ti possano apparire strampalate, perché l’alternativa è credere che accada tutto per magia> (55).
E se certo di magia non si tratta la Rete è un mondo parallelo a quello off-line dove tecnologia, parole e immagini si fondono in una dimensione immateriale che genera vite artificiali. Fiabe popolate da una non-vita che vive in maggiordomi, ragni e robot digitali; racconti di apparenze reali come gli avatar, i nickname e le false identità; fughe dalla realtà che educano alla realtà come i giochi di ruolo, i party elettronici e il cybersex; trame di apparizioni/sparizioni come l’allentamento dell’autocensura, il cambiamento dell’identità sessuale e l’anonimità nelle chat; immaginari fatti di formule rituali come l’uso di acronimi, forme linguistiche contratte, emoticone; messe in guardia dai pericoli come quelli causati dalla perdita di orientamento durante la navigazione, dall’eccesso di informazioni, dalla tecnologia opaca (56).
<Con Internet si presenta la stessa dinamica che si ritrova nel rito satanico. La ritualità è un riconoscimento della propria natura, e del connubio che ha con tutto quello che c’è attorno, in una forma precisa che è energetica. Come la scheda del PC si carica di energia così il tuo corpo si carica di un’energia che tu evochi principalmente a te stesso. In quell’Uno che sei tu e l’Universo. La scheda del PC incamera in sé una forma energetica e la esprime all’interno dell’elaboratore per arrivare ad un risultato di un mondo creato, sia pure virtuale ma creato. Se invece della bacchetta usiamo il mouse la cosa non cambia. Non usiamo più la bacchetta magica, il famoso simbolo attivo, fallico, ma il mouse per creare attorno un nostro universo, una nostra forma, un nostro colore, che diventa sempre e in ogni modo un metodo di comunicazione>.

L’informazione come energia è stata ed è ancora in parte un motivo guida di molti guru dei new-media. D’altra parte, la sua concettualizzazione in termini sociali ha alle spalle una storia. La si ritrova sotto varie forme in più punti della cultura occidentale: dalla volontà di potenza nella filosofia di Nietzsche e nella psicologia di Adler alle idee di macchine organizzative e gruppi di pressione nella sociologia. La si ritrova anche nell’uso sempre più allargato di Internet. La vita virtuale ha messo all’ordine del giorno il problema dell’abolizione del tempo e dello spazio restituendo al linguaggio esoterico il potere perduto, restituendo alla parola la sua carica magica: <L’elemento importante consiste nel riconoscere che i sistemi informativi elettrici sono ambienti vivi nel senso più organico del termine. … Mentre la ruota è un’estensione del piede, il computer ci offre un mondo dove mano umana non ha mai posto piede. … Non meno di quanto la ruota è un’estensione del piede, il computer è un’estensione del nostro sistema nervoso, che esiste grazie a feedback e a circuiti>. (57)
Il cyberspazio gode ormai di una relativa autonomia (58). E’ un luogo di pura informazione definito da William Gibson, inventore del termine: <un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno>. Chi percepisce Internet come un mondo incantato <dove mano umana non ha mai posto piede> non necessariamente deve navigare tra i siti delle nuove religioni. Può tranquillamente iscriversi ad un gioco di ruolo. I più amati sono universi fantasy popolati da creature irreali: elfi, umanoidi, mostri, gnomi, esseri immortali e mistici la cui parola ha carattere evocativo, si carica di magia e permette di costruire mondi. Nei MUD giocatori esperti hanno la possibilità di diventare <maghi> e di ottenere poteri sovrannaturali come rendersi invisibili. I più abili acquisiscono addirittura il titolo di <dio>.
Nonostante il reincanto che offre Internet non è irreale. E’ una nuova realtà. Per i BdS rappresenta la parziale soluzione per combattere la struttura comunicativa egemone; per affermare la propria specificità culturale. E la virtuale abolizione del tempo e dello spazio non fa che spostare il conflitto tra cultura dominante e gruppi subalterni su un altro piano. Anche sulla Rete comunicare non significa affatto mettere in comune. La virtualità di Internet non abolisce la società. Che di incantevole ha assai poco e si ripresenta con tutte le sue contraddizioni. Come ogni media Internet riproduce i rapporti sociali di potere: le sue pratiche di inclusione e di esclusione.
In generale nella Rete: si formano comunità virtuali e ci si ammala di net-addiction (Internet-dipendenza), si acquista volenti o nolenti una data-image (identità personale costruita attraverso archivi e data-base); si lavora e si consuma; si formano nuove opportunità e nuove disuguaglianze; si lotta per la libertà di parola come fanno i siti di informazione indipendente e si tiene sotto controllo la libertà di parola come il vagheggiato grande fratello sotto le vesti del marketing, della pubblicità, della repressione poliziesca; si commercia e si stringono amicizie; si sperimentano nuove espressioni artistiche e si torna ad usare massicciamente la parola scritta; si aiuta il prossimo e si cerca di frodarlo; prendono corpo nuove speranze comunitarie e nuove paure collettive. Nel caso particolare dei BdS Internet è un mezzo per creare legami sociali partendo dalla singola soggettività. E in questo senso il loro sito non è meramente autoreferenziale:
<Siamo in Internet ma ci sentiamo ancora soli nonostante le chat, l’e-mail, i news group. Siamo su Internet ma siamo ancora da soli. Per cui nel nostro sito ognuno dà un’informazione che informa ad informare. Informa se stesso innanzitutto. Scrivendo, e in un certo senso l’attività di scrittura è anche terapeutica, una persona inserisce delle informazioni, poi si rende conto che sono utili per se stesse, si rende conto è bello e scrive ancora. Dopo, con il tempo, quello che ha scritto diviene informazione di utilità per un dialogo comune, per abbattere barriere. All’inizio la persona dà un mirror di se stessa. Parla di sé, io sono questo, la penso così. La sua scrittura diventa una realtà oggettiva e il sito viene visitato. Internet permette alle persone di andare oltre il loro messaggio tirando fuori quello che non hanno mai detto, forse neanche a se stesse. Internet è fatta per cospirare se per cospirare si intende parlare di quello di cui si è sempre taciuto. Dire la propria. Che poi quando una cosa è scritta diventa una piccola verità, c’è. E’ la magia della scrittura. Non è più il giornalista, la Tv che fanno informazione, ma è il singolo con il proprio quoziente di intelligenza. L’informazione a parere mio deve rimanere sempre incensurata. E certo, cospirazione è una parola grossa perché ha tante sfaccettature. Ma se Internet è uno strumento sovversivo verso lo Stato lo è se lo Stato è uno strumento repressivo verso la libera informazione>.

Atto quindicesimo. Preistoria contro storia: la guerra continua

Senz’altro il computer è un modo rivoluzionario di comunicare ma la fonti dell’informazione restano le persone in carne ed ossa con i loro pensieri, capacità creative, vocazioni, portati culturali, redditi differenti, appartenenze di classe. Internet e il multimediale costituiscono la prosecuzione in un’altra dimensione degli scontri tra individui, gruppi e società sui significati dell’esistenza. Scontri che, come nella partita satanisti/antisatanisti, sono combattuti tra discorsi trincerati su fronti opposti e dove l’incomunicabilità prevale sulle possibilità di reciprocità. Peggio ancora: dove i discorsi non finiscono mai di misurarsi e ricadono in qualche maniera all’interno della guerra perpetua nella quale siamo definitivamente entrati (59).
Nel momento in cui la tecnologie della comunicazione sprigionano nuove possibilità di interazione, la lunga durata, verrebbe da dire la preistoria per usare il vocabolario di Marx, ritorna a galla: riemerge lo spazio/tempo in cui la vita sociale dell’uomo è determinata in larga misura da forze esterne. A suo modo McLuhan è perfettamente consapevole di questo processo e ha insistito sull’idea di tribalizzazione. Ma il suo pensiero, pur senza scadere nel determinismo tecnologico (60), è altrettanto perfettamente orientato dal prevalere del dato tecnico sul contenuto, del percetto sul precetto: il mezzo è il messaggio. Non può essere altrimenti. Chi non riconosce il primato del conflitto nella comunicazione orientata dai vecchi e nuovi media cerca altrove. Così l’inventore del villaggio globale resta prigioniero della strega elettronica. Anche per lui il Diavolo esiste. Scrive in una lettera indirizzata a R.J. Leuver, direttore di un giornale clericale di Chicago: <Non è male che di tanto in tanto ricordiamo a noi stessi che il <<Principe di questo Mondo>> è un grande addetto alle pubbliche relazioni, un grande venditore di nuovi hardware e software, un grande ingegnere elettronico, e un gran maestro nell’uso dei media. > (61).
Forse McLuhan avrebbe interpretato come tribale anche il massiccio ritorno della religiosità visionaria sostenuta dalle tecnologie della comunicazione. Internet è oggi uno dei tramiti e dei territori delle apparizioni di Maria. La Rete: <è anche un luogo di organizzazione della cultura visionaria cattolica, poiché le offre una straordinaria infrastruttura, consentendo di stringere relazioni e moltiplicare contatti in una maniera inimmaginabile in passato. … è inoltre un luogo di devozioni mariane, perché attraverso esso si prega, si visitano devotamente siti, vi si dirigono pratiche rituali. … è un luogo di comunità, perché vi si organizzano gruppi di devozione, di preghiera, di corrispondenza visionaria e ci si scambiano oggetti, oltre che preghiere e consigli. … per i devoti Internet è anche un luogo di prodigi, in cui si vede direttamente il Cielo, in cui il Cielo parla> (62). Nei territori virtuali diavolo e acqua santa vivono in spazi separati di espressione. Esattamente come nella vita off-line ognuno racconta la propria fiaba.

Note

La presente inchiesta è iniziata nel novembre 2001 e conclusa nell’aprile 2002. Per la sua pubblicazione sono occorsi circa due anni. Sul piano della ricerca dobbiamo dire che siamo stati fortunati: a distanza di tempo il quadro descritto è rimasto sostanzialmente invariato. Sono intervenuti pochi e scarsamente rilevanti fatti nuovi che comunque convergono nel confermare la direzione assunta dall’indagine. Per questi motivi gli aggiornamenti si limitano a brevi segnalazioni inserite nelle note n° 24, 25, 26, 42.

(1) M. McLuhan, Corrispondenza 1931-1979, Sugarco Edizioni, Varese, 1990, Lettera a J. Maritain, pag. 239. Per McLuhan l’idea di <ambienti di informazione elettronica> non significa solo la rete dei computer ma più complessivamente l’estensione del sistema nervoso umano determinata dai mezzi di comunicazione. McLuhan è un fervente cattolico che ritiene Tv, radio e telefono strumenti del Maligno. Posizione che può sorprendere in quanto il celebre studioso ha mantenuto sempre segrete al vasto pubblico queste sue profonde convinzioni. L’idea che il Male si alligni nelle pieghe della tecnologia affiora sporadicamente solo dalla corrispondenza privata, di gran lunga meno nota delle altre sue opere. Il profilo che emerge dalle lettere di McLuhan è quello di un battagliero credente che sopporta per devozione e studia con passione la società in cui vive e i suoi motori quali l’industrialismo, il consumismo, i mass media. Per meglio combattere il Male annidato negli ambienti elettronici McLuhan adotta la strategia di affrontare la cultura secolare da un punto di vista laico guardandosi bene dal fare pubblica professione dei propri intimi convincimenti. Una delle ragioni che motiva la lotta clandestina condotta dal mistico McLuhan contro l’indipendenza raggiunta dai mezzi di comunicazione nei confronti degli individui è la sottrazione di identità cui sono sottoposti gli abitanti della Città Elettronica. La sistematica erosione del confine tra vero e falso indotta dai mezzi di comunicazione è per McLuhan opera di Satana e costituisce il pericolo maggiore per la coscienza umana. Nell’epistolario sono poche le affermazioni nette sulla “missione per conto di Dio” di cui McLuhan si sente investito. Vanno davvero trovate con il lanternino. Non solo. In alcune lettere lo studioso canadese protesta la propria neutralità di scienziato dichiarando di non esprimere giudizi di valore sui processi tecnologici che analizza. Sicuramente è sincero. Ma parallelamente aggiunge che gli effetti della tecnologia sulla psiche sono cose più grandi di noi e del tutto indipendenti da opinioni personali così come la verità rivelata e la realtà della Chiesa. Vedi ad es. le lettere a F. Sheed e E. Havelock, pag. 259-262 cit.

(2) Sul concetto di lunga durata cfr. F. Braudel, Storia e scienze sociali. La “lunga durata”, in, Scritti sulla storia, Bompiani, Milano, 2001, pag. 37 e segg. Sul concetto di razionalità comunicativa intesa come <azione orientata alla reciproca comprensione> cfr. J. Habermas, Teoria dell’agire comunicativo, il Mulino, Bologna, 1986. Sulla crisi delle metanarrazioni (religioni e ideologie politiche) cfr. F. Lyotard, La condizione postmoderna, Feltrinelli, Milano, 1981. Come si vedrà, mettiamo in discussione alcune posizioni di Habermas e Lyotard. Nel suo piccolo la vicenda satanisti/antisatanisti contribuisce a dimostrare che, al di là di ogni formalizzazione teorica più o meno riuscita, oggi comunicare è essenzialmente guerreggiare. All’interno di questa lotta il senso del tempo e il linguaggio che lo motiva generano il discorso satanista e quello antisatanista. Più che giochi linguistici e possibilità di concordia i prodotti finali sono ferite materiali e psichiche, vinti e vincitori, intolleranze e resistenze. In estrema sintesi: il linguaggio è un’istituzione regolatrice della realtà sociale e in quanto tale strumento di potere tendenzialmente orientato a fissare ritmi e durate. A partire da queste basi utilizziamo uno strumento elaborato da Touraine, il possesso della storicità, in quanto muove da una prospettiva aderente alla dimensione del conflitto: <La storicità della società è la capacità di produrre i propri orientamenti sociali e culturali a partire dalla propria attività, dando così un <<senso>> alle sue pratiche. … La storicità determina le condizioni del gioco politico, che produce a sua volta le regole entro cui agiscono le organizzazioni. … La classe dirigente gestisce la storicità, ma la identifica anche con i suoi interessi particolari. La classe popolare si protegge da questa dominazione, ma si richiama anche alla storicità, contestandone l’appropriazione da parte della classe dirigente. … la storicità guida le istituzioni politiche e l’organizzazione sociale e culturale, mediante il sistema d’azione storica. Quest’ultimo è l’insieme dei modelli che orientano le pratiche del lavoro: produzione, organizzazione, distribuzione e consumo; è l’impatto della storicità sulle risorse che essa utilizza e mobilita>. A. Touraine, Per la sociologia, Einaudi, Torino, 1974, pagg. 47-49. <Ho chiamato storicità l’insieme dei modelli culturali mediante i quali una società produce le proprie norme negli ambiti della conoscenza, della produzione, della morale. Tali modelli culturali costituiscono le poste in gioco dei conflitti tra movimenti sociali che lottano per dare loro una forma sociale conforme agli interessi di varie categorie sociali>. A Touraine, Critica della modernità, il Saggiatore, Milano, 1993, pag. 427. Dello stesso cfr. La produzione della società, il Mulino, Bologna, 1973, in part. il cap. La storicità, pag. 31 e segg. L’applicazione del concetto di storicità al caso che abbiamo indagato autorizza la seguente sequenza interpretativa: l’immagine del tempo difesa da satanisti e antisatanisti è il reticolo che li collega/divide e permette di comprenderne le rispettive identità; tale reticolo è costituito da segni tramite i quali sono stati osservati: il conflitto, il linguaggio e la teatralizzazione di entrambi; la combinazione di questi elementi ha dato vita alla rappresentazione pubblica satanismo/antisatanismo osservata attraverso l’idea di Marx sull’irripetibilità della storia se non come dramma o farsa.
Due parole sui criteri dell’indagine. Dinanzi ai materiali raccolti per condurre l’inchiesta: a) ci siamo basati sull’idea di comunicazione come forma d’azione; b) abbiamo adottato un approccio che collega sfera macrosociale e sfera microsociale; c) abbiamo analizzato il rapporto tra morale dominante e vissuti soggettivi dalla parte degli oppressi: i BdS.

(3) Il discorso giudiziario che coinvolge i BdS muove da valanghe di accuse. Un’incompleta rassegna. 1989: violenza carnale su uomini e donne nel corso di riti nominati <I venerdì delle vergini>. 1992: sfruttamento della prostituzione per la presenza di una ragazza seminuda che funge da altare simbolico durante un rito satanico. Gennaio 1996: violenza sessuale durante una messa nera su una ragazza di 16 anni ex fidanzata di un adepto dei BdS. Febbraio 1996: violenza sessuale su un bambino di tre anni. All’accusa seguono 13 mesi di carcerazione preventiva in isolamento da parte di Dimitri e Piergiorgio Bonora (Presidente e Vice dei BdS, 33 e 21 anni) e sei mesi per Gennaro Luongo (iscritto all’Associazione, 28 anni). Durante l’inchiesta seguono nuove imputazioni: licantropia, occultamento di cadavere, associazione mafiosa. 1999: estorsione e minacce nei confronti di un’ex iscritta ai BdS. A queste accuse si aggiungono altre imputazioni aderenti e non all’immaginario popolare sul satanismo che coinvolgeranno persone del tutto estranee al mondo dell’occulto come il marchese Ippolito Bevilacqua Ariosti (cattolico praticante e agricoltore) inquisito per il presunto omicidio di un extracomunitario ucciso con 21 coltellate durante un sacrificio umano. Episodio rivelatosi pura fantasia. Poiché i BdS saranno completamente assolti da queste ed altre incriminazioni risulta assai improbabile parlare di errori giudiziari.

(4) La vicenda della Uno bianca è una delle più oscure del dopoguerra italiano e di quello dell’Emilia-Romagna in particolare. La banda è formata da cinque poliziotti (quattro della Questura di Bologna e uno del Commissariato di Rimini) e da altre due persone. Oltre all’impressionante numero di rapine (90), che in poco più di sette anni fruttano circa 2 miliardi e mezzo di vecchie lire, una cifra straordinariamente modesta se si tiene conto dei rischi, la banda tenta estorsioni, compie raids xenofobi contro comunità nomadi e extracomunitari, attentati contro rappresentanti delle forze dell’ordine lasciando dietro di sé una lunga scia di sangue (24 morti e 104 feriti). Sorprendente il comportamento della magistratura locale che per anni insegue false piste e condanna 55 innocenti. L’arresto dei componenti della banda avviene in circostanze mai chiarite. Per quanto non apertamente professata la pseudo-cultura politica dei componenti della Uno Bianca è di matrice fascista. Diversi crimini della banda, in particolare quelli più violenti e quelli contro le istituzioni come ad esempio l’agguato che conduce alla morte di tre carabinieri nel quartiere bolognese del Pilastro, vengono strumentalmente rivendicati dalla Falange armata (gruppo di estrema destra) che adotta una raffinata strategia mediatica indubbiamente orchestrata da abili professionisti. Sull’intera vicenda le versioni ufficiali sono tese a mitigare il più possibile le responsabilità delle istituzioni e ad accreditare pubblicamente l’idea di una banda di pazzi sanguinari. Operazione che riuscirà perfettamente. Sul piano dell’informazione pochi e destinati all’insuccesso i tentativi di fare luce sulle anomalie della Questura bolognese e sullo strabismo della magistratura locale. Per un’attenta ricostruzione del caso e la relativa bibliografia si veda il sito web http://www.misteriditalia.com/unobianca/

(5) Massimo Introvigne, Indagine sul satanismo. Satanisti e antisatanisti dal Seicento ai nostri giorni, Mondatori, Milano, 1994, pag. 403-404. Dello stesso cfr. Il satanismo, Elledici, Leumann, Torino. Introvigne definisce <il satanismo come la venerazione organizzata in forme liturgiche dell’angelo del Male chiamato Satana nella Bibbia>, Indagine… cit. pag 21. E distingue 4 tipi di satanismo: 1) razionalista: Satana è il simbolo del Male e di una visione del mondo anticristiana; 2) occultista: Angeli ribelli divenuti demoni che si sono posti al servizio del diavolo; 3) acido: i riti si basano sull’uso di sostanze stupefacenti, orge e abusi psicologici/sessuali; 4) luciferino: Lucifero e Satana sono venerati all’interno di cosmogonie che ne fanno un aspetto del sacro. I BdS non si riconoscono in nessuna di queste categorie. Ma è la posizione dello studioso e del devoto che al momento è importante registrare. Per Introvigne il satanismo è un fenomeno sovradimensionato dalla pubblicità dei media <che di per sé ha scarso spessore culturale e sociale>. La sua reale importanza risiede nel costituire <la metafora di una modernità brutale a cui sono stati tolti tutti i paraventi retorici> e la sua forza risiede <nel contesto singolarmente favorevole che il mondo moderno gli offre – gli antisatanisti attribuiscono alle sette sataniche poteri magici e misteriosi che sono ben lontane dal possedere, e finiscono per rimanere intrappolati nel groviglio delle loro stesse esagerazioni. Se la storia del satanismo è interessante, è per il suo valore emblematico di icona di una certa modernità. Se la storia dell’anti-satanismo è interessante, è perché mostra l’incapacità di forze socialmente significative, laiche e religiose, di identificare la causa profonda del disagio che pure avvertono di fronte a certi aspetti della modernità, e la loro ricerca di diversivi e capri espiatori>. Indagine… cit. pag. 408. I numeri che emergono dalla ricerca di Introvigne sono i seguenti: <le formazioni sataniste di una qualche consistenza in Italia sono soltanto quattro: le due Chiese di Satana a Torino, la Confraternita di Efrem del Gatto a Roma, e i Bambini di Satana a Bologna. Se si crede alle stime piuttosto generose fornite dai loro dirigenti, questo satanismo <<ufficiale>> italiano conterebbe nel suo complesso un migliaio di adepti; è più probabile che i membri effettivamente impegnati in questi movimenti siano, globalmente, non più di cinquecento>. Indagine… cit. pag. 404-405. Per il suo carattere spesso clandestino la quantificazione del fenomeno satanismo è controversa. Ai gruppi individuati da Introvigne potremmo aggiungere: in Calabria, l’Ordine del Triangolo Nero che adora Satana come vero Dio; in Piemonte, i Figli di Satana principalmente dediti a riti notturni; dalle parti di Pescara, Ierudole di Ishtar composto da sole donne; a Napoli, il Tempio di Seth, filiale Italiana del gruppo californiano fondato nel 1975 da Michael Aquino ex luogotenente di Anton LaVey ispiratore del satanismo contemporaneo. Esistono poi problemi metodologici: spesso il satanismo viene fatto rientrare all’interno degli oltre 600 culti presenti in Italia o tra fenomeni criminali impedendo così una stima ufficiale universalmente accettata. Tuttavia, anche l’ipotesi più ottimistica di un migliaio di adepti in tutt’Italia fa del satanismo un fenomeno poco consistente. E la sua importanza va cercata in due direzioni: per ciò che rappresenta all’interno della modernità e per gli antichi tabù che solleva.

(6) Salvo diversa indicazione i periodi in corsivo racchiusi tra parentesi uncinate corrispondo a brani di interviste rilasciate allo scrivente da Marco Dimitri. L’insieme delle interviste qui contenute sono: di tipo semistrutturato, registrate su nastro magnetico, raccolte tra novembre 2001 e marzo 2002.

(7) M. McLuhan, Q. Fiore, Guerra e pace nel villaggio globale, Urra, Apogeo, Milano, 1995, pag. pag. 89-90. Sugli ordini socio-temporali cfr. E. Zerubavel, Ritmi nascosti. Orari e calendari nella vita sociale, il Mulino, Bologna, 1985.

(8) I demoni della mitologia greca sono esseri divini, positivi e negativi, buoni e malvagi. Individui, famiglie e città avevano i propri demoni tutelari. Pan è un dio fallico legato al mondo pastorale e ai suoi riti orgiastici. Figlio di Ermes e della ninfa Driope fu abbandonato dalla madre tanto era brutto con i suoi piedi caprini, le corna, la folta peluria e la coda. Così il padre <lo avvolse in una pelle di lepre e lo portò in fretta sull’Olimpo. Lo pose a sedere accanto a Zeus e agli altri dei e presentò loro suo figlio. Gli dei si rallegrarono, più di tutti Dioniso. Lo chiamarono Pan perché <<tutti>> ne provarono piacere. <<Tutto>>, nella nostra lingua si diceva pan, e benché il nome del dio – a parte l’assonanza – nulla avesse a che vedere con questa parola, il dio stesso più tardi venne identificato con l’universo. … In numerosi racconti minori gli venivano attribuiti: il carattere oscuro, spaventoso, fallico, ma non sempre malvagio. Certamente poteva diventare anche cattivo, specialmente quando veniva svegliato dal suo sonno meridiano. Guidava la danza corale delle ninfe nella notte, conduceva anche il mattino e guardava in giro dalle cime dei monti. Si raccontavano sul suo conto diverse storie d’amore …>. K. Kerényi, Gli Dei e gli Eroi della Grecia, Garzanti, 1976, Vol. 1, pag. 163-164. Nonostante l’attrazione verso il pantheon della mitologia greca l’opzione per Satana dell’Associazione di Dimitri è una scelta determinata dalla volontà di: a) contrapporsi ad una storia che non si può eludere, quella del cristianesimo; b) distinguersi dalle correnti New-Age che eludono la storia; c) riproporre il paganesimo nella versione satanista come sfida alla mistica cattolica e a quella dei nuovi culti. Nel IV Concilio Lateranense del 1215 il cattolicesimo stabilisce che esiste un unico principio dell’universo, creatore di tutte le cose visibili e invisibili. Anche il diavolo è una creatura di Dio, naturalmente buona ma diventata cattiva di sua iniziativa e che corrompe gli esseri umani. Per le sue caratteristiche, zoomorfiche e caratteriali, Pan rappresenta la figura tipica del diavolo cristiano. Cfr. M. Centini, Le bestie del diavolo. Gli animali e la stregoneria tra fonti storiche e folklore, Rusconi, Milano, 1998, in partic. pagg. 68-72. Viceversa nella tradizione magica si assiste a tutt’altra narrazione. I demoni principali sono settantadue, divisi in re, duchi, marchesi, conti, presidenti. Sono forze della natura, creatori di scienze. In quanto energie contengono in se stessi la conoscenza, il bene, il male e possono essere associati ad eventi positivi e negativi. Nei rituali satanisti le energie demoniache sono rievocate e gestite dalla volontà del partecipante. Per <una storia naturale del diavolo> e per la sua archetipa presenza nei miti e nelle religioni cfr. A. M. Di Nola, Il diavolo, Newton Compton, Roma, 1997. Sommariamente, il neo-paganesimo a cui i Bds si richiamano e a cui effettivamente appartengono è: un sentimento che si richiama alla materia; un’idea della natura come forza vitale; una sorta di divinizzazione della natura con cui dialogare nelle pratiche rituali.

(9) Il fronte degli antisatanisti è compatto e agisce in maniera coordinata. Gli obiettivi non sono dichiarati. Ma è possibile individuare due polarità: la tutela della morale cattolica e la repressione dei nuovi culti. All’interno dei due poli si situa il discorso dell’antisatanismo. Ovviamente la presente inchiesta, per limiti di spazio e finalità, non costituisce un’analisi esaustiva dell’intero campo di azione né dei singoli attori/narratori. Per quanto concerne il ruolo della Pubblica Accusa parlano le sentenze pienamente assolutorie. Più problematico il ruolo del Gris. Si tratta di un centro studi collegato alla Curia bolognese il cui Arcivescovo, Cardinale Giacomo Biffi, si è così espresso rispetto alla credenza collettiva del diavolo: <Nella nostra epoca il demonio ha sferrato i suoi attacchi più virulenti contro la famiglia, con il divorzio, con una legislazione contraria all’istituto familiare, con l’ossessivo terrorismo antidemografico e con l’idea che in questo mondo nessun impegno sia più definitivo>. Cfr. G. Pagani, Biffi: <Contro la famiglia gli attacchi del demonio>, il Domani di Bologna, 16.03.2002. Forte della propria autorità scientifica il Gris recita un ruolo importante nella vicenda dei BdS che qui ci limitiamo solo a segnalare: è consulente della Magistratura; è interlocutore del <Carlino>; è in relazione diretta con diversi soggetti che accusano i BdS; considera il satanismo un fenomeno criminale. Il <Carlino> è il terzo componente principale del fronte antisatanista. Il suo ruolo non è certo quello del favoleggiato giornalismo indipendente. In generale, e non solo nei confronti dei BdS, la sua linea di comportamento è di tipo militante e apertamente schierata a destra. Per un’introduzione al ruolo dei media nella produzione della verità cfr. D. McQuail, Sociologia dei media, il Mulino, Bologna, 2001, in particolare, Parte sesta, Effetti, pag. 325 e segg.

(10) Luther Blisset è un autore collettivo no-copyright in attività dal 1994 al 1999. Nel biennio 1996-1997 sotto questo nome multiplo si sono ritrovate circa 400 persone unite dalle nuove potenzialità espressive offerte da Internet. L’abolizione dell’autore e dell’identità personale significa sia la demolizione di ruoli sociali, sia un riorientamento della comunicazione. Chi è Blissett? <Io sono uno di voi. Anzi io sono voi. Eppure non esisto. Come è possibile tutto questo? E’ la nuova norma della vita virtuale… Cosa vogliamo noi? La risposta è una sola: libertà. … Essere e non esistere è un’ambizione comune in questa Babele liberatoria che è la Rete. … Tutto per noi è periferia. Ciò che sta ai margini, che letteralmente è emarginato, noi lo proponiamo, rovesciando il senso, come un modello centrale. … Noi abbiamo un solo Nemico: è il Potere>. L. Blissett, Net.gener@tion manifesto delle nuove libertà, A. Mondatori, Milano, 1996. pag. 18, 42, 48. Dopo la cessazione delle proprie attività di <spiazzamento cognitivo> la componente bolognese dei blissettiani ha dato vita a un nuovo autore collettivo: Wu Ming.

(11) Nel 1996 la campagna stampa di demonizzazione del demonio conosce un’impennata: si allarga in tutta Italia fiutando una serie di piste regionali. Da parte delle forze dell’ordine scatta l’<Operazione Diablo>. Che si conclude in un nulla di fatto. Ma floppy disk, cd-rom ed altro materiale informatico assumono decisamente un aspetto sinistro. L’associazione tra Internet e pedofilia è un virus penetrato nell’opinione pubblica. Un figlio della Rete quale Blissett si trova indirettamente coinvolto. Scrive polemicamente Luther: <Per ragioni connesse alla sua natura transnazionale, orizzontale e virtualmente “incontrollabile”, Internet è guardata con sospetto dai politici, dai preti, dai giornalisti dei vecchi media e dagli stracchi intellettuali accademici; in pratica dai reazionari di ogni istituzione e latitudine. Ogni scusa è buona per calunniare questo mezzo, invocarne la censura, sparare impressionanti cazzate confidando nella beata ignoranza del “pubblico”. Nella migliore delle ipotesi, le correnti descrizioni di Internet sono caricature malriuscite di ciò che la rete è ed offre>. L. Blissett, Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe, Castelvecchi, Roma, 1997, pag. 79. Il libro nasce per denunciare pubblicamente la vicenda giudiziaria che coinvolge i BdS. Blisset la smonta e passa in rassegna numerosi casi in cui l’orrore derivato dallo sfruttamento di minori a fini sessuali è utilizzato per chiedere leggi restrittive sull’uso della Rete: <La maggior parte delle dicerie sulla “pedofilia” via Internet (dicerie che, amplificate da stampa e TV, danno origine a vere e proprie psicosi) nasce da spams e dal mix di crassa ignoranza, preoccupazione e invidia con cui gli operatori dei media tradizionali guardano all’estendersi di Internet>. L. Blissett, Lasciate che i bimbi, cit. pag. 86. Sull’onda dell’emergenza creata dalla carta stampata nei confronti della pedofilia, in Italia passa una Legge restrittiva (n. 269 del 3/8/1998) che concede alla Polizia ulteriori poteri per chiudere server, censurare siti, criminalizzare il possesso di materiale interpretabile come pedofilo. Nel dicembre 2001 il PM Lucia Musti ottiene una piccola rivincita e riesce a far sequestrare il libro dal Tribunale Civile in quanto due paragrafi sono stati ritenuti lesivi della sua immagine. Una strategia censoria che ha il difetto di rendere più appetibile l’oggetto. Il Libro di Blissett è venduto sottobanco nei circuiti underground ed è scaricabile integralmente da parecchi siti web. Dopo il sequestro, Blissett, ormai Wu Ming, pubblica sul proprio sito Internet, Back Pages, Storia di un libro maledetto: “Lasciate che i bimbi” di Luther Blissett, no (c) dicembre 2001. E’ una seconda ricostruzione del caso BdS accompagnata dall’iter processuale della causa civile vinta dalla Musti e da cui emerge, forse ancor meglio che nel primo libro, la guerra delle parole combattuta senza quartiere con vari tipi di strumenti comunicativi: dagli articoli sui quotidiani ai comunicati-stampa, dai volantini agli atti processuali (citazioni, esposti, difesa), dalle e-mail agli appelli nei confronti dell’opinione pubblica per finire con le solite beffe come un volantino firmato, tra gli altri, dal Coordinamento Maghi Marxisti e da Stregoneria Operaia.

(12) Sui meccanismi di produzione della discriminazione sociale cfr. T.W. Adorno ed altri, La personalità autoritaria, Comunità, Milano, 1973; W. Reich, Psicologia di massa del fascismo, Mondadori, Milano, 1974. Per Reich e la Scuola di Francoforte il fascismo non nasce e non muore con Hitler e Mussolini ma è espressione irrazionale dell’individuo massificato, psicologicamente represso. E la massa, secondo Horkheimer e Adorno, <è un prodotto sociale –non un’invariante naturale; un amalgama ottenuto sfruttando razionalmente fattori psicologici irrazionali– non una comunità posta in originaria prossimità all’individuo. Essa dà agli individui un illusorio senso di prossimità e unione: ma proprio questa illusione presuppone l’atomizzazione, alienazione e impotenza dei singoli>, cfr. M. Horkheimer, T.W. Adorno Lezioni di sociologia, Einaudi, Torino, 1979 (9), pag 96.

(13) Il neologismo indica una modalità di esercizio del potere statale il cui bersaglio è la popolazione nel suo insieme e l’obiettivo politico la sicurezza sul territorio. Cfr. M. Foucault, La “governamentalità”, in aut-aut, n. 167-168, sett.-dic. 1978. Dello stesso, L’ordine del discorso, Einaudi, Torino, 1979 (5); Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane, Rizzoli, Milano, 1978 (2). Sui mutevoli rapporti tra mezzi di comunicazione (schedari, stampa, fotografia) e gestione delle soggettività sociali, tra saperi (la psicologia delle folle, l’antropologia criminale) e controllo dei comportamenti collettivi cfr. A. Mattelart, L’invenzione della comunicazione, il Saggiatore, Milano, 1998, in part. il cap. Il profilo delle masse, pag. 235 e segg. Dello stesso cfr. Storia della società dell’informazione, Einaudi, Torino, 2002. Sull’elasticità del concetto di devianza cfr. la seconda edizione di, A. Dal Lago, La produzione della devianza. Teoria sociale e meccanismi di controllo, ombre corte, Verona, 2000. Sul rapporto tra controllo sociale e istituzionalizzazione di quotidiane crudeltà cfr. G. Salierno, La violenza in Italia, Mondatori, Milano, 1980.

(14) Cfr. G. Debord, La società dello spettacolo, Vallecchi, Firenze, 1979. L’elaborazione di Debord è molto complessa e non può essere affrontata nello spazio di una nota. Possiamo sommariamente dire che utilizziamo il concetto di società dello spettacolo riferito a Blissett e ai BdS in questo senso: <Il soggetto della storia non può essere che il vivente producente se stesso, che si fa signore e padrone del suo mondo che è la storia, e che esiste come coscienza del suo gioco>. G. Debord, op. cit. pag 65. Affermare la compresenza della società dello spettacolo e della società di massa significa che oggi il sistema sociale comprende varie e distinte società. E’ un’ipotesi che in questa sede è possibile a malapena enunciare. Nell’ambito della nostra indagine ci limitiamo a dire che nasce da tre osservazioni: i processi di comunicazione sono prevalentemente rapporti di forza tra discorsi che si combattono; la mancanza di dialogo prevale sull’intesa; la comunicazione come partecipazione è dipendente dai poteri/saperi messi in campo dalle diverse identità collettive.

(15) I Children of God sono un movimento fondato nel 1969 dal pastore metodista David Berg nella frontiera delle nuove religioni che è la California. Attualmente la sede principale del movimento si trova a Montreal (Canada) e ha cambiato nome in Famiglia dell’amore (Family of Love).

(16) <…l’immagine televisiva, suscitando un appassionato desiderio di coinvolgimento profondo di ogni aspetto dell’esperienza, crea l’ossessione del benessere fisico> M. McLuhan Gli strumenti del comunicare, il Saggiatore, Milano, 1974 (4), pag. 350. La tribalizzazione è conseguente al declino dell’alfabetismo e all’apparizione delle tecnologie elettriche/elettroniche che riconvertono i cinque sensi umani a favore del mondo televisivo fatto di immagini tattili o iconiche. Secondo McLuhan, a partire da questa riconversione della percezione non viviamo più in un mondo visivo ma tribale. Un mondo teso al recupero di esperienze ancestrali, orientali e occulte.

(17) M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, cit. pag 29-30.

(18) Gli altri imputati sono P. Bonora e G. Luongo entrambi appartenenti ai BdS (vedi nota n. 3). Luongo è l’ex fidanzato di una giovane iscritta ai BdS, in sede processuale convenzionalmente chiamata “Simonetta”. E’ lei che accusa il gruppo di violenza carnale e successivamente di aver violentato un bambino di tre anni. Il PM Lucia Musti considera la ragazza una superteste e dalle sue accuse scatta l’inchiesta che manderà in prigione il vertice dei BdS. Nella sentenza depositata dai giudici e che porta alla completa assoluzione dei BdS “Simonetta” viene definita <inattendibile> e le sue testimonianze <inverosimili>.

(19) A proposito del detto, ne ammazza più la penna che la spada, scrive Roberto Canditi sul <Carlino> del 4.03.1996: <Dimitri sembra Calimero, tanto piccolo e tanto nero. Si taglia i polsi in galera e ingoia flaconi di tranquillanti per attirare su di sé l’attenzione. L’unica cosa che non fa (almeno non risulta), è ricorrere al suo Satana per essere difeso da magistrati “persecutori” e giornalisti cinici e senza cuore>.

(20) J. Habermas, Teoria dell’agire comunicativo, cit.

(21) Cfr. L. Blissett, Lasciate che i bimbi, cit. pag. 31-32.

(22) Per beffa mediatica si intende: la diffusione di informazioni false finalizzata a generare eventi veri. Nel caso di Blisset la strategia è quella di smontare le falsità ufficiali costruite intorno al satanismo. Questo tipo di simulazione attuata dalla sinistra antagonista permette di rovesciare la verticalità dell’informazione imposta dal sistema mediatico. Il produttore di notizie false: dà per scontato che l’informazione è più o meno pesantemente manipolata/distorta; è un soggetto attivo che non subisce l’informazione; crea ad arte lo scoop agendo all’interno del sistema comunicativo ufficiale; ha lo scopo politico di dirottare l’informazione e tenta di pilotarla allargando il discorso pubblico ad altre voci per lo più in controtendenza. Sulle varie pratiche di comunicazione antisistema cfr. AAVV, Comunicazione-guerriglia. Tecniche di agitazione gioiosa e resistenza ludica all’oppressione, DeriveApprodi, Roma, 2001.

(23) Cfr. L. Blissett, Lasciate che i bimbi, cit. pag.169.

(24) D. Nathan, M. Snedeker, Satan’s Silence. Ritual Abuse and the making of a moderne witch hunt, Basic Books, New York, 1995. Si tratta di un’inchiesta nata dall’emergenza nel corso degli anni ’90 dei Satanic Ritual Abuse (SRA) sui bambini. I risultati sono impressionanti e hanno messo in luce come i SRA siano stati per lo più un lucroso business. Questi i dati statunitensi: l’88% delle accuse di violenze sui bambini sono infondate e nel 1993 su 2.300.000 accuse avanzate 2.020.000 si rivelano false. Non solo: 1) gli psicologi che applicano la Recovered Memory Teherapy (far rivivere ai pazienti gli abusi subiti nell’infanzia) sono costretti a confrontarsi con una nuova patologia scatenata dalla loro stessa pratica: la sindrome da falso ricordo; 2) in risposta agli usi illeciti della psichiatria e della psicologia si forma Vocal (Victim of child abuse law); un gruppo, si badi bene, politicamente conservatore e ispirato a valori tradizionali a difesa delle vittime della legge sugli abusi sui bambini. Ancora prima che esplodesse il caso giudiziario BdS, Introvigne problematizza le fin troppo facili accuse sulle molestie sessuali <rituali> e <sataniche>: <Per quanto riguarda queste ultime la montagna costituita da diverse migliaia di casi portati all’attenzione delle autorità americane nel decennio 1983-1993 ha partorito soltanto un topolino in termini di condanne nei tribunali: secondo il conto più generoso, quello degli stessi antisatanisti, i casi conclusi con una condanna sarebbero stati tredici. Alcuni di questi casi hanno suscitato del resto perplessità notevoli>. Indagine… cit. pag 342, in partic. il cap. La grande caccia ai satanisti (1980-1990), pag. 321 e segg.
Appena ultimata la stesura della presente ricerca giunge anche in Italia notizia del clamoroso scandalo che travolge la Chiesa Cattolica USA: i preti pedofili. Risultano essere centinaia i bambini molestati in 30 anni in varie parrocchie. Interviene direttamente il Papa con parole di condanna; quattro vescovi e 250 sacerdoti si dimettono; la Chiesa costretta a risarcimenti miliardari. In una tormentata conferenza episcopale convocata d’urgenza a Dallas nel giugno del 2002 i vescovi americani recitano il mea culpa e offrono alla nazione le loro “profonde scuse”.

(25) Dall’intervista a Wu Ming 1. Per motivi di spazio nella presente inchiesta il ruolo del Gris non è analizzato. Tuttavia all’interno della vicenda giudiziaria dei BdS risulta centrale così come emerge anche dalle parole di Wu Ming 1. Desta pertanto stupore leggere sul <Carlino> del 26 marzo 2003, in un’intervista a firma di Rita Bartolomei, la seguente dichiarazione dell’animatore del Gris, Giuseppe Ferrari, in merito a fenomeni quali occultismo, esoterismo e satanismo: <Alla fine è tutta una moda. Voglio dire che spesso c’è un’adesione superficiale al fenomeno. Questo mi pare l’aspetto prevalente>. Nella stessa intervista Ferrari dichiara che nell’ambiente esoterico esistono anche gruppi chiusi socialmente pericolosi di cui non intende fare i nomi. Le parole di Ferrari lasciano aperto quantomeno un problema: al di là del rapporto BdS-Gris attraverso quali criteri è possibile distinguere la qualità del condizionamento di una moda rispetto a quello di una setta? Se la variabile è il tempo, nel senso che gli effetti della moda su un individuo sono tendenzialmente più brevi ed epidermici rispetto a quelli di una setta e se dunque chi segue una moda può ritornare più facilmente all’ovile, l’argomentazione pare interessata. Ma la discussione è ovviamente da destinare ad altra sede.

(26) Dall’intervista ad Alessandro Chalambalakis. Presidente e Vice dei BdS hanno ascendenze greche. Sicuramente è un caso. Ma fa da pendant alla matrice neo-pagana di questa Associazione. Considerati i precedenti giudiziari la discrezione sul numero attuale di iscritti ai BdS rasenta la segretezza. A detta di Dimitri gli associati hanno raggiunto quota 750. Cifra che ci è stata confermata anche nel marzo 2003 e che non abbiamo l’opportunità di verificare. Dopo la chiusura della nostra inchiesta il gruppo dirigente dei BdS si è allargato e oggi comprende un secondo Vice Presidente, Mirko Moretti e un Direttore, Federico Gallina.

(27) Cfr. S. Givone, L’intellettuale, in, F. Furet, (a cura di), L’uomo romantico, Laterza, Roma-Bari, 1995, pag. 270-271. In quanto appartenenti alla società dello spettacolo i BdS non possiedono una rigida ascendenza culturale. Forzando un po’ su di loro calza l’idea weberiana di politeismo di valori. Infatti, nelle parole di Dimitri e Chalambalakis sono rintracciabili varie vocazioni: razionalista, libertina, materialista e persino romantica. Ma dalla vicenda satanisti/antisatanisti pluralismo morale e pluralismo sociale fanno molta fatica ad andare d’accordo. In definitiva: ancora oggi la tolleranza resta più un problema aperto che una certezza, più un campo di battaglia che una conquista definitiva.

(28) Oltre le note categorie di D. Riesman (cfr. La folla solitaria, il Mulino, Bologna, 1973) lo scontro satanisti/antisatanisti ripropone le differenze tra la forma-potere greca e quella ebraico/cristiana fondata sulla metafora del pastore che: a) guida il popolo; b) presta un’attenzione individuale ad ogni singolo membro del gregge. <Al dio greco si domandavano una terra feconda e dei raccolti abbondanti. Non gli si chiedeva di allevare un gregge giorno per giorno>. M. Foucault, Omnes et singultim. Verso una critica della ragion politica, in, M. Foucault, Biopolitica e liberalismo, medusa, Milano, 2001, pag. 114.

(29) Il satanismo confessato e militante della seconda metà del XIX secolo è preceduto dall’esplosione di interesse per lo spiritismo nella Francia post-rivoluzionaria e nell’attrazione per l’occultismo che caratterizza la fine dell’Ottocento. Cfr Introvigne, Indagine… cit, in particolare il cap. Intorno a Huysmans (1870-1891), pag. 104 e segg.

(30) Dall’intervista ad A. Chalambalakis.

(31) <L’individuo diviene soggetto strappandosi dal Sé, solo in quanto si oppone alla logica di dominio sociale in nome di una logica della libertà, della libera produzione di sé>. A. Touraine, Critica della…. cit. pag. 275.

(32) M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, cit. pag 60. Come noto, gli echi provenienti da mondi ancestrali hanno interessato la sensibilità moderna e post-moderna. Veblen, ad esempio, vede nel consumo vistoso la persistenza del medioevo. Ma per non stendere una inutile lista di nomi ecco un passo di Horkheimer che rende bene l’idea della persistenza delle metanarrazioni: <Il fatto che, in qualunque cultura moderna, l’<<alto>> goda di più prestigio del <<basso>>, che la pulizia appaia attraente e la sporcizia ripugnante, che certi odori sembrino buoni e altri disgustosi, è la conseguenza di antichi tabù, miti, culti e del destino ch’essi hanno subito nella storia più che per motivi igienici o della altre ragioni pragmatiche avanzate da individui illuminati o da religioni liberali. A queste vecchie forme di vita che resistono sotto la superficie della civiltà moderna si deve, in molti casi, il calore insito in ogni piacere, nell’amore di una cosa amata per se stessa e non in quanto mezzo per ottenerne un’altra. Il piacere di possedere e coltivare un giardino risale ai tempi remoti in cui i giardini appartenevano agli dei ed erano coltivati per loro. Il senso della bellezza, così della bellezza di natura come di quella artistica, è legato da mille delicatissimi fili a queste antiche superstizioni. Se l’uomo moderno taglia quei fili –esagerandone o negandone la forza- il piacere può continuare, ma è ormai privo di vera vita>. M. Horkheimer, Eclisse della ragione, Einaudi, Torino, 1969. pagg. 36-37.

(33) Dall’intervista ad A. Chalambalakis. In questa sede non possiamo approfondire i portati culturali che emergono dal rito praticato dai BdS. Portati che per numerosi aspetti si rifanno ai contenuti dell’opera di A. Crowley, Magick, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1976, a cui rinviamo. Sulla continuità storica della possessione cfr. G. Lapassade, Dallo sciamano al raver. Saggio sulla transe, Urra, Milano, 1997, in partic. il cap. Dioniso, il dio che danza, pag. 23 e segg. Per dare un’idea di massima di come si svolge il rito dei BdS bastino queste poche indicazioni tratte dalle loro interviste. Il rito satanico può svolgersi al chiuso o all’aperto, preferibilmente di notte. All’interno di un cerchio tracciato sul suolo è collocato un altare quadrato o rettangolare che può essere costituito da un semplice banchetto di legno. Il cerchio rappresenta l’infinito. L’altare rappresenta la staticità, la base sulla quale il partecipante <costruisce il proprio Ego, la propria opera>. Sopra l’altare sono posti alcuni <oggetti-metafora>. 1) la bacchetta: <rappresenta il tramite attivo con cui si crea. E’ il numero 1, la parte maschile. E’ il tramite creativo tra la tua volontà e l’universo. La “bacchetta magica” possiamo vederla in mano al pittore, è la penna dello scrittore>. 2) la coppa: <rappresenta la terra. E’ il numero 2, la parte femminile, lo sdoppiamento, la dualità>. 3) la campanella: <rappresenta l’unione dell’attivo e del passivo. Suonando si uniscono le due parti e si genera il numero 3, che magicamente diventa un’unica cosa. E’ la mia volontà che si feconda nell’universo>. 4) la spada: <rappresenta il concetto di giustizia personale nella propria opera>. 5) il pentacolo: <rappresenta il tutto, le opposte direzioni. E’ a forma di stella a cinque punte al cui interno è raffigurato Satana, la nostra interiorità animale. Le due punte verso l’alto rappresentano le dualità della vita, bene e male, buono e cattivo, bello e brutto, tutto ciò che contrastando ti porta al sapere, alla ragione. La punta verso il basso rappresenta la terra, quelle laterali le direzioni est – ovest>. Ai quattro angoli della stanza dove si celebra il rito, o del perimetro se ci si trova all’aperto, sono collocati quattro recipienti che contengono i quattro elementi primordiali: terra, aria, acqua fuoco. Solo gli iniziati indossano una tunica nera con cappuccio. <La veste permette di entrare nel ruolo di essere una parte centrale dell’universo. In quel momento rappresenti un Ego assoluto. Il nero della veste permette di essere concentrati su quello che si sta facendo e di non essere distratti da altri colori. Il cappuccio copre il volto perché quello che sei tutti i giorni non lo sei in quel momento. La verità è sempre un cappuccio nero. La pratica magica è estranea al concetto di persona. Non partecipi al rito in quanto Marco Dimitri. Sei lì come energia. In quel momento sei tu la divinità>.

(34) Le società di discorso <hanno la funzione di conservare o di proteggere dei discorsi, ma per farli circolare in uno spazio chiuso, per distribuirli solo secondo regole strette e senza che i detentori vengano spossessati da questa stessa distribuzione>. M. Foucault, L’ordine del discorso, Einaudi, cit. pag 31.

(35) Il modernismo è un movimento culturale del XIX secolo che contemporaneamente afferma e nega la modernità. All’ordine imposto dalla tecnologia e dall’industrializzazione oppone la libertà soggettiva, l’impulso all’autorealizzazione; al freddo razionalismo oppone il paesaggio dell’irrazionalità; alla vita come calcolo oppone la vita come opera d’arte; alle regole del perbenismo oppone la sregolatezza dei sensi; al borghese e al cristiano oppone il flaneur (perdigiorno) e il dandy (estetico cultore del proprio sé); alla folla oppone l’artista. Tuttavia il modernismo è un movimento che appartiene alla metropoli, si riconosce in essa, apprezza il progresso e in alcuni casi addirittura simpatizza con le idee socialiste. Sulle continuità/discontinuità tra modernità, modernismo e post-moderno cfr. K. Kumar, Le nuove teorie del mondo contemporaneo. Dalla società post-industriale alla società post-moderna, Einaudi, Torino, 2000; A. Touraine, Critica della modernità, cit.; D. Harvey, La crisi della modernità, il Saggiatore, Milano, 1993.

(36) Nonostante un paio di comunanze i riferimenti culturali dei BdS sono lontanissimi dall’elenco proposto da G. Weher e in cui compaiono pensatori cristiani, Novecento occulto. I grandi maestri dell’esoterismo contemporaneo, Neri Pozza Editore, 2002. Tuttavia sono almeno tre i punti di contatto tra satanismo e antisatanismo. Sommariamente: 1) l’aspirazione all’eterno; 2) i rapporti storici tra cristianesimo e religiosità precristiane; 3) il distacco rituale dalla realtà ordinaria.

(37) Dall’intervista ad A. Chalambalakis.

(38) M. McLuhan, Gli strumenti del comunicare, cit. pag. 158-159.

(39) Per la definizione di valori post-materialistici cfr. R. Inglehart, La società post-moderna. Mutamento, valori e ideologie in 43 paesi, Editori Riuniti, Roma, 1998. La riconcettualizzazione dell’idea di energia è un leit-motiv anche della New-Age. In proposito cfr. B. A. Brennan, Mani di luce. Come curarsi e curare tramite il campo energetico umano, Longanesi & C., Milano, 1998 (10).

(40) M. McLuhan, Q. Fiore, Guerra e pace, cit. pag. 77 e 79.

(41) Dall’intervista ad A. Chalambalakis.

(42) Con una sentenza che troverà spazio nelle cronache dei quotidiani nazionali il 25 gennaio 2003 la Corte di Appello di Bologna riconosce un risarcimento economico per ingiusta detenzione a Marco Dimitri, Gennaro Luongo (400 giorni di prigione ciascuno) e Piergiorgio Bonora (135 giorni di prigione). Per i primi due il risarcimento è di 35.000 euro per il terzo di 13.500 euro. I tre ritengono insufficiente l’indennizzo e presentano ricorso chiedendo per ognuno il massimo consentito dalla legge: 500.000 euro.

(43) G. Simmel, La moda e altri saggi di cultura filosofica, Longanesi & C. Milano, 1985, pag. 37.

(44) Sulla credenza nei poteri delle stelle e il loro ruolo nel sottomettere gli individui al sistema sociale cfr. la ricerca qualitativa di T.W. Adorno, Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea, Einaudi, Torino, 1985. Senza addentrarci nella critica della Scuola di Francoforte alla pseudorazionalità delle società tecnologicamente evolute cfr. M. Horkheimer, T. W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo, Einaudi, Torino, 1976, (2).

(45) Sui molti volti di Dioniso cfr. K. Kerényi, Dioniso, Adelphi, Milano, 1993 (3). Le intuizioni di M. Maffesoli contenute in, L’ombra di Dioniso, Garzanti, Milano, 1990, collocano il ritorno del tribalismo dionisiaco sul piano di una socializzazione orgiastica che coincide poco con la nostra prospettiva d’indagine né con il caso BdS. Va detto tuttavia che in uno scritto a quattro mani dei primi anni ’90 e mai pubblicato, Vangelo infernale, la sessualità riveste un ruolo centrale per i BdS. Ruolo che sarà successivamente ridimensionato a favore di un satanismo decisamente razionalista.

(46) M. McLuhan, Corrispondenza 1931-1979, cit. pag 247 e 248.

(47) M. McLuhan, Q. Fiore, Guerra e pace nel villaggio globale, cit. pag.185.

(48) Internet è maggiorenne da parecchio tempo: ha ormai 30 anni. Le quattro stagioni della sua vita sono collegate alla sua principale forma d’uso sociale: fase militare, fase della ricerca scientifica, comunità virtuali, business. Cfr. F. Carlini, Chips & salsa. Storie e culture del mondo digitale, manifestolibri, Roma, 1995, pag. 163 e segg. Come noto, la quarta fase è strettamente legata alla New Economy e alla fine degli anni ’90 ha conosciuto una pesantissima battuta di arresto: Internet si è dimostrata poco incline al broadcasting e ad un uso di massa. Ridimensionate le ambizioni economiche attualmente la Rete vive in una sorta di coesistenza pacifica tra le differenti modalità d’uso sociale. L’utilizzazione che ne fanno i BdS è aderente a quella anarchico/partecipativa tipica delle comunità virtuali con una minima attenzione alla dimensione di servizio per l’utenza. Sulla fase comunitaria di Internet cfr. J.C. Hertz, I surfisti di internet, Feltrinelli, Milano, 1995. Il lavoro della allora appena ventiduenne Hertz è il risultato di lunghi mesi di navigazione nel Web condotti in prima persona dall’autrice. Dall’esperienza della Hertz il mondo delle comunità virtuali si caratterizza, tra l’altro, per la repulsione nei confronti delle masse vissute come una calata di barbari distruttori dello spirito comunitario. Atteggiamento ancora oggi assai diffuso per il pericolo reale o presunto che comporta l’allargamento della Rete al grande pubblico. Ossia: la riduzione di Internet ad una sorta di Tv interattiva totalmente sottomessa alla logica del mercato, all’invasione della pubblicità e al conseguente impoverimento contenutistico. Se in questo timore c’è sicuramente del vero, e lo dimostra l’assoluta omogeneità paratelevisiva dei portali commerciali, va detto tuttavia che Internet è anche uno strumento di comunicazione indipendente che permette una libera e immediata circolazione delle informazioni. Ed è in questa chiave che viene utilizzato dai BdS. La versione tecno-ottimista delle comunità virtuali gode di un vasta letteratura e di molti narratori. Ci limitiamo a citare uno dei suoi principali guru H. Rheingold, Comunità virtuali, Sperling & Kupfer, Milano, 1997.

(49) Obtorto collo i BdS non rientrano nella casistica degli utenti <tecnologicamente orientati> né in quella degli utenti <socialmente orientati>. Intendendo con i primi navigatori esperti interessati alle potenzialità espressive della Rete come ad esempio quelle rese possibili nei party virtuali; e con i secondi: <utenti – probabilmente la maggioranza- meno interessati ai giochi di simulazione che gli incontri in rete rendono possibili>. Cfr. A. Roversi, Chat Line. Luoghi ed esperienze della vita in Rete, il Mulino, Bologna, 2001 pag. 56-57. Dopo due anni di osservazione partecipante, dalla ricerca di Roversi emerge che i chatter italiani (35/40.000 unità) rientrano nella tipologia degli utenti socialmente orientati in quanto finalizzano le loro frequentazioni digitali per ampliare relazioni amicali ed affettive nella vita off-line, vedi pag. 112-113.

(50) La contrapposizione frontale alla società è uno scarto che separa nettamente l’estetica della vita di Dimitri dal dandysmo.

(51) La cultura del computer: a) scaturisce dalla recente espansione del mercato delle comunicazione; b) sta producendo una profonda mutazione antropologica; c) il linguaggio del PC è parte del senso comune. Secondo S. Turkle, il concetto di “uomo nuovo” corrisponde alla capacità individuale di sviluppare un Io multiplo in grado di muoversi tra le diverse finestre che si aprono sullo schermo del monitor di un PC. Finestre che si trasformano simbolicamente in stanze dove si consumano esperienze del tutto simili a quelle della vita reale. S. Turkle, Il secondo io, Frassinelli, Milano, 1985 e, della stesa, La vita sullo schermo, Apogeo, Milano, 1998.

(52) Per la realizzazione di un sito web il noto decalogo di J. Nielsen stabilisce i seguenti punti: <assicurare un collegamento veloce, non più di 15 secondi; evitare sofisticazioni tecniche, non necessarie; evitare troppe elaborazioni grafiche; evitare l’utilizzo di frame, cioè di spezzare troppo la pagina; il tempo di risposta non deve superare i 10-15 secondi; scegliere un indirizzo semplice, facile da ricordare; aggiornare frequentemente il sito; evitare gli scroll troppo lunghi, inserire sempre una mappa del sito; utilizzare colori standard non troppo vistosi per i link; marcare tutte le pagine per semplificare la navigazione>. Cfr. A. Forbice, Tutti gli uomini della rete, RAI Eri, luca sossella editore, Roma, 2000, pag 71-72. Lo spirito anarchico che aleggia tra i creativi del Web è insofferente alle regole fisse. E il miglior modo per non lasciarsi irretire dalla logica di Nielsen è quello di inventarne un’altra attraverso al continua sperimentazione.

(53) M. McLuhan, Q. Fiore, Guerra e pace nel villaggio globale, cit. pag. 12.

(54) D. de Kerckhove, L’intelligenza connettiva, Multimedia, Roma, 1999, pag. 179.

(55) Hertz, I surfisti di Internet, Feltrinelli, cit. pag. 96.

(56) La tecnologia opaca, è una delle varie contraddizioni delle macchine a base informatica e consiste nell’impossibilità per l’utente di comprendere anche solo intuitivamente come funziona l’oggetto che si ha tra le mani. La perdita di orientamento costituisce uno dei più frequenti elementi di disturbo del navigatore on-line il quale non solo non riesce a fare il punto della rotta ma perde di vista anche la meta mettendo così in discussione il senso del suo stare seduto per ore davanti al monitor. L’eccesso di informazione conduce al paradosso della comunicazione: la possibilità di comunicare che è possibile comunicare. Un atto di presenza privo di spessore, di qualità, di personalità.

(57) M. McLuhan, Q. Fiore, Guerra e pace nel villaggio globale, cit. pag 36 e 53.

(58) Sul concetto di cyberspazio cfr. M. Benedikt, Cyberspace, Muzzio, Padova, 1993.

(59) Sulla caduta della distinzione tra militare e non-militare cfr. Q. Liang, W. Xiangsui, Guerra senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica fra terrorismo e globalizzazione, LEG, Gorizia, 2001, a cura del Gen. F. Mini. <In larghissima parte, la guerra non è nemmeno più guerra, quanto piuttosto uno scontrarsi su Internet, fronteggiare i mass media, attaccare e difendersi in transazioni di cambio a termine, insieme a tutta una serie di realtà che non abbiamo mai considerato come “guerra”, e che potrebbero coglierci di sorpresa> pag. 123.

(60) Il determinismo tecnologico è un atteggiamento mentale e culturale pseudorazionale assai diffuso che suppone lo sviluppo delle macchine come un progresso in sé senza alcuna considerazione delle scelte politico-economiche che hanno determinato tale sviluppo e senza considerarne l’impatto sociale reale, anzi vagheggiando il più delle volte scenari tecnoutopici in virtù dei quali le macchine risolvono i problemi umani modificando in meglio la vita di tutti. E’ una concezione ingenua che assegna alla tecnologia virtù mistiche e universalizzanti. E’ una ideologia diffusa soprattutto da un marketing disonesto che ha dalla sua il sostegno acritico dei mezzi di comunicazione di massa. Con l’avvento del digitale e di Internet sono state allestite ultraventennali campagne propagandistiche sulla rivoluzione del silicio come se la tecnologia avesse potuto cambiare l’intera società. Storicamente non è mai stato così e non lo è oggi. Gli effetti sociali del computer non sono affatto ovvi e scontati ma dipendono da scelte politiche e commerciali che in primis favoriscono le élite ed escludono la società civile: la tecnologia non è partecipata ma è subita dal grande pubblico. Persino le scelte tecniche sono il risultato di un condizionamento sociale (da come escludere un determinato gruppo di lavoratori specializzati indirizzando la ricerca o la scelta di questo o quel software, ai tempi di aggiornamento di un determinato programma di videoscrittura ecc.). Una vera e propria demolizione della retorica del determinismo tecnologico (ad es. nella versione del Media Lab di Negroponte) è riscontrabile in W. H. Dutton, La società on-line. Politica dell’informazione nell’era digitale, Baldini & Castoldi, Milano, 2001. Nonostante limiti e contraddizioni dovuti ad un approccio politico estremamente moderato, a sua volta riflesso del dichiarato orientamento cristiano-sociale, sono comunque di una certa utilità i lavori di D. Lyon, sull’impatto sociale delle ICT, La società dell’informazione, il Mulino, Bologna, 1991; L’occhio elettronico. Privacy e filosofia della sorveglianza, Feltrinelli, Milano, 1997, La società sorvegliata, Tecnologie di controllo della vita quotidiana, Feltrinelli, Milano, 2002.

(61) M. McLuhan, Corrispondenza 1931-1979, cit. p. 248.

(62) P. Apolito, Internet e la Madonna. Sul visionarismo religioso in Rete, Feltrinelli, Milano, 2002, pag. 21.

Patrizio Paolinelli, La Critica Sociologica, 161, Primavera 2007.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...